lunedì, 17 Gennaio 2022
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Rubrica: L’oggi nella letteratura di ieri 4^ Puntata

(a cura di Arturo Buzzat e Daniella Dall’ Anese)

Sullo sfondo della società comunale toscana (secolo XIII) si sviluppa quella che possiamo definire una poesia di tono burlesco e parodistico, che fa da contraltare al raffinato intellettualismo del dolce stil novo.

I temi e i sentimenti cantati sono i più elementari:

il bisogno di denaro, la rabbia contro i rivali in amore e in politica, ecc..

Secondo il principio medioevale della congruenza fra il tema e lo stile, le scelte lessicali dei poeti burleschi sono comuni e triviali e contrappongono all’astrattezza della poesia illustre il gusto per la definizione concreta di nomi, oggetti, luoghi, circostanze.

La sintassi è elementare e vicina al parlato.

A differenza degli stilnovisti, questi autori, che ci piace indicare come gli indignados del loro tempo,  non costituiscono un gruppo compatto.

La loro rozzezza è comunque solo apparente; si tratta, in realtà, di poeti colti e consapevoli, che sperimentano un altro tipo di scrittura e spesso si divertono a parodiare i loro contemporanei seri.

Tra questi ricordiamo:

Rustico Filippi (attivo tra il 1260 e il 1290), considerato l’iniziatore della poesia comico realista in volgare, la cui produzione è costituita sia da sonetti aulici di stampo guittoniano, sia da sonetti comici.

La sua specialità sono le invettive contro nemici reali o inventati di rude e grossolana violenza.

Qualche critico ha pensato che i personaggi da lui caricaturati siano avversari politici derisi e svergognati.

Se così fosse con certezza, questo fatto rappresenterebbe  un aspetto molto interessante della vita comunale e della lotta tra le fazioni fiorentine del tempo.

Accanto a lui non possiamo non porre Cecco Angiolieri, nato a Siena nel 1260 circa e morto tra il 1311 e il 1313. Sulla vita di questo autore possediamo solo scarne notizie, per lo più desunte dai suoi stessi versi. Nell’epoca in cui visse, la sua figura bizzarra e stravagante divenne leggendaria ed egli stesso, con molta probabilità, contribuì con compiacimento alla costruzione del suo mito. Ebbe moglie e figli, ma non fu né marito né padre esemplare. Da documenti rimastici risulta che subì vari processi, fu allontanato da Siena e che morendo lasciò parecchi debiti.

E’ autore di un canzoniere abbastanza cospicuo, dove si rivela letterato abile e colto che sa scimmiottare beffardamente la lirica stilnovista alternando stile sublime e basso, piazzando le sue battute dopo un sapiente dosaggio degli effetti, passando dalle iperboli più paradossali alla quotidianità più comune (la sua S’ì fossi foco ne è l’esempio più famoso).

Guardando a loro due e ai molti altri del loro tempo che hanno percorso la loro stessa strada, ci risuona forte nella mente la parola quotidiano.

Questo perché loro ci appaiono come poeti della quotidianità, un genere letterario che, secondo noi a torto, molti considerano minore nella nostra letteratura.

Nella realtà si tratta di una vera poesia del tempo, che ha sempre caratterizzato con forza e non ha mai  abbandonato la nostra storia letteraria (si pensi, ad esempio, alla poesia del grande e forse più famoso poeta domestico, Giovanni Pascoli).

Non può essere altrimenti, perché in fondo, in fondo, se ci pensiamo bene, la vita è fatta proprio di quotidianità ed è con la quotidianità che dobbiamo fare i conti ogni giorno. Raccontare e condividere aiuta. Aiuta, non poche volte, anche a superare i momenti spesso più difficili della profonda solitudine.

Come al tempo di  Rustico e Cecco, anche il nostro tempo vede poeti del quotidiano.

Assieme al Pascoli ricordiamo Nicola Manicardi, poeta modenese dallo stile lineare, tagliente, molto attivo sui social, che ha definito la sua poesia un’analisi del giorno, un commento del giornoAntonio Rubino (memorabili rimangono le storie della sua indimenticabile Titina) del quale  nell’Encicopedia Treccani si legge che seppe rinnovare l’illustrazione e la letteratura per l’infanzia in Italia, immettendovi una carica di irriverente fantasia e cogliendo nel mondo infantile il gusto per la negazione dei ruoli e la disponibilità all’imprevistoEmilia Villoresi, anche lei, come Rubino scrittrice e poetessa dell’infanzia; Umberto Saba, che la critica letteraria indica come il cantore della quotidianità (La capra; il Borgo; Trieste; Città vecchia; Amai, La tristezza, Ulisse, ecc.).

Potremmo citarne tanti altri.

Il nostro finale rimarrebbe comunque invariato.

Questo racconta che la letteratura del quotidiano è una pagina importantissima del tempo che sa andare oltre il tempo, al punto che saperla cogliere e leggere può aiutare non poco anche a comprendere meglio il mondo nel quale viviamo e operiamo.

Si legge nella menzione del premio Nobel per la letteratura assegnato nel 1996 alla scrittrice polacca Wisława Szymborska, che ha saputo portare la poesia del quotidiano nell’olimpo letterario:

«… per una poesia che, con ironica precisione, permette al contesto storico e biologico di venire alla luce in frammenti d’umana realtà».

Il mondo, qualunque cosa noi ne pensiamo, spaventati dalla sua immensità e dalla nostra impotenza di fronte a esso, amareggiati dalla sua indifferenza alle sofferenze individuali … esso è stupefacente…. ha spiegato lei agli accademici che la premiavano, raccontando la sua poesia.

Come possiamo non possiamo che condividere.

Alla prossima. Buon viaggio con la letteratura da A & D.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 13 Dicembre 2021

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