domenica, 26 Giugno 2022
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Cosa c’era nelle pergamene di Bérenger Saunière? di Francesco Lamendola

Dal santo Graal alla confraternita del Priorato di Sion: la vicenda misteriosa delle pergamene ritrovate sotto un antichissimo altare visigoto e il cui contenuto è rimasto ignoto di Francesco Lamendola  

Chiunque si sia interessato, anche superficialmente, al mistero legato alla chiesa di Rennes Le Chateau sa che la vicenda delle pergamene ritrovate sotto un antichissimo altare visigoto, e il cui contenuto è rimasto ignoto al pubblico, ma si dice sia d’incalcolabile valore storico, ruota intorno alla figura enigmatica del parroco di quel paesino, François Bérenger Saunière,  nato a Montazels nel 1852 e giunto da poco nella sua nuova sede, povero e sprovvisto di mezzi. La svolta nella vita di questo strano personaggio avviene quando, durante i lavori di restauro della chiesa, avviati con le prime somme ottenute a prestito dal comune, scopre, sotto l’altare, dei rotoli di pergamena che appaiono subito difficili da decifrare, e che il suo stesso vescovo lo incarica di far decifrare recandosi a Parigi: un viaggio che cambierà la sua vita, portandolo a contatto con personalità celebri dell’arte e dello spettacolo, ma anche, o contemporaneamente, dell’esoterismo  e dell’occultismo, specie di area martinista e rosacrociana. A partire da quel momento, l’oscuro parroco di campagna diventa un’altra persona: pensa in grande, mette mano a una sontuosa villa a due piani, denominata Villa Bethania, destinata a ricevere gli ospiti di riguardo, e una serie di opere impressionanti, in particolare la cosiddetta Torre Magdala, affacciata a strapiombo sul paesaggio circostante e nella quale si trasferisce a vivere; abbellisce (o imbruttisce) la sua chiesa con una serie di opere inquietanti, come il diavolo Asmodeo, dallo sguardo veramente pauroso, e di strane e sibilline iscrizioni (come questa: terribilis est locus iste): ma, soprattutto, dispone di molto denaro, di moltissimo denaro, che gli consente di avviare lavori di grande respiro, anche nel vicino cimitero, scavando, manomettendo le tombe, il tutto in un clima di mistero e di segretezza, senza mai rivelare ad alcuno le sue scoperte, né spiegando che cosa va cercando con tanta ostinazione, sia di giorno che di notte. E non è che il denaro lo nasconda sotto il materasso, come potrebbero fare tanti altri parroci di campagna; lo investe in svariatI istituti bancari non solo in Francia, ma anche all’estero; e tali viaggi d’affari non li delega a qualche persona di fiducia, ma li fa di persona, piantando le sue incombenze pastorali, per recarsi fino a Budapest.

E intanto dice messe, tante: troppe. Dai registri parrocchiali risulta che ne aveva accumulate più di quante un sacerdote ne potesse dire in tutta la sua vita, anche perché aveva adottato la “tecnica” di pubblicare sulla stampa degli annunci pubblicitari per invitare i fedeli a prenotare le messe, anche a distanza, sulla base di un tariffario vero e proprio. Per questa sua incredibile disinvoltura, o peggio, viene indagato dal vescovo, si rifiuta di rispondere, viene censurato ma fa appello in Vaticano, e infine riesce a ottenere, incredibilmente, una sospensione del provvedimento disciplinare a suo carico. Si dice anche che celebri delle “messe inutili”, rituali blasfemi, apparentemente regolari ma in realtà commissionati da persone desiderose di provocare la morte di qualcuno (cfr. il nostro precedente articolo: La messa di s. Sicario: un omicidio rituale mascherato, pubblicato sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 30/11/2021). Intanto ha pagato fior di avvocati che seguano la sua causa a Roma, e questo conferma la sua misteriosa disponibilità di grandi somme di denaro, e aumenta l’aura di mistero che lo circonda. Quando, alla fine, il vescovo esasperato gli ordina di trasferirsi in un’altra parrocchia, egli semplicemente si rifiuta di obbedire e i suoi parrocchiani, che gli restano fedeli, seguitano ad ascoltare la “sua” messa in una cappella privata, mentre il nuovo curato deve contentarsi di dir Messa in una chiesa deserta. Stranezze, inesplicabili situazioni e comportamenti sconcertanti costellano tutta questa vicenda. Uomini e donne del gran mondo parigino, frattanto, continuano a recarsi a Rennes Le Chateau, per incontrare Bérenger Saunière, come se costui eserciti un’inspiegabile attrazione su di loro. E si tratta sovente di esponenti dell’occultismo e dell’esoterismo più spinti, personaggi a dir poco ambigui, sospesi a metà strada fra cattolicesimo tradizionalista e gnosticismo, sapere alchemico e addirittura il mondo della magia nera, come nel caso di Stanislas de Guaita.

Tuttavia non è esatto dire che Sauniére non si confidasse con alcuno. Aveva due amici, che come lui svolgevano, non sappiamo con quanto zelo e soprattutto con quanta ortodossia, le funzioni di parroci in due villaggi non lontani: Henri Boudet (che alcuni indicano come il vero regista di tutte queste strane operazioni, nonché il burattinaio di Sauniére) a Rennes les Bains, e Antoine Gélis a Coustaussa. Saunière morirà il 22 gennaio 1917 per gli effetti di un’emorragia cerebrale verificatasi qualche giorno prima. Boudet era già morto il 30 marzo 1915, per un cancro intestinale, nel villaggio di Axat ove si era trasferito: molti anni prima aveva pubblicato a sue spese un libro a dir poco stravagante, La vraie langue celtique et le Cromlech de Rennes les Bains, nel quale sosteneva che moltissime lingue antiche e moderne, fra cui la lingua celtica, erano imparentate con l’inglese. Il terzo, Gélis, era morto prima ancora, il 31 ottobre 1897, facendo una fine orribile: lo avevano trovato massacrato a colpi d’ascia sulla testa nella sua canonica (ma il corpo era stato ricomposto dall’assassino con strana delicatezza, le mani giunte); da tempo appariva spaventato, non usciva più se non per dir Messa, non riceveva nessuno e aveva piazzato dei campanelli in tutta la casa, in modo da sentire se qualcuno entrava senza farsi annunciare.

Riportiamo un passaggio del libro di Giorgio Baietti, massimo studioso italiano di quella vicenda L’enigma di Rennes le Chateau. I Rosacroce e il tesoro perduto del Graal (Roma, Edizioni Mediterranee, 2003, pp. 36-39):

Visto che il cuore di ogni chiesa è l’altare, il curato decide di iniziare proprio lì la sua opera di ristrutturazione. Il manufatto era costituito da una spessa lastra di pietra finemente lavorata, infissa nel muro e sostenuta dall’altro lato da un pilastro scolpito dai Visigoti. Subito Saunière si accorge che il pilastro è cavo e che contiene all’interno dei cilindri di legno sigillati. Dentro sono custodite quattro pergamene; due riportano delle genealogie e due la trascrizione latina di brani del Vangelo. Su tutte vi sarebbe inciso il sigillo della regina Bianca di Castiglia.

Le iscrizioni sono redatte in modo piuttosto strano se non bizzarro, con vocaboli alterati, lettere senza senso inserite nel testo e grossolani errori. Il tutto appariva, anche ad un occhio inesperto come quello di Saunière, indecifrabile e particolarmente misterioso.

E qui ci troviamo di fronte al primo inesplicabile aspetto della vicenda. Il suo diretto superiore, monsignor Félix Arsène Billard, lo invia subito a Parigi con la missione di decifrare le enigmatiche scritture. Il fatto è particolarmente strano, perché a Carcasonne, a casa sua, esisteva uno tra i migliori centri di decifrazione d’antichi documenti di tutta la Francia, se non d’Europa e quindi sarebbe stato il luogo ideale per lasciare le pergamene, senza attraversare completamente il paese da sud a nord. Sicuramente un viaggio di tale portata, con i mezzi di trasporto esistenti all’epoca, si giustifica soltanto con la volontà di mantenere il più assoluto riserbo sul contenuto delle pergamene. Forse il vescovo già ne conosceva l’esistenza e attendeva soltanto che si scoprissero.

Comunque, Saunière è inviato presso il seminario di Saint Sulpice, che all’epoca era situato a fianco dell’omonima chiesa, in piena “Rive gauche”, a pochi passi da Saint Germain des Prés. Qui il parroco entra in contatto con il direttore, l’abate Jean-François Victor Bieil, che gli fa gli onori di casa e lo presenta al nipote, Emile Hoffet, considerato, nonostante la giovane età, uno dei massimi esperti di paleografia e diplomatica. Hoffet non era, comunque, soltanto un ‘topo da biblioteca’, addetto esclusivamente a decifrare antiche carte, tutt’altro; era un fine cultore d’arti esoteriche e pratiche occulte è tra i fondatori di “Regnabit”, rivista nata per dare il pieno valore al simbolo del Sacro Cuore. Questa diventerà il campo d’azione di alcuni personaggi di spicco della cultura cattolica ed esoterica di Francia, tra i quali si evidenziano Louis Chrbonneau-Lassay e René Guénon.

Il soggiorno a Parigi del nostro parroco non si riduce ad un semplice appuntamento culturale. Tutt’altro. Accompagnato da Emile Hoffet, che lo presenta alla celebre cantante lirica Emma Calvé, Saunière inizia a frequentare i migliori circoli culturali della città e, parlando della Parigi di fine secolo, vera capitale mondiale in ogni campo dell’arte, non è certo cosa da poco. Ecco un piccolo elenco delle persone che solitamente, la Calvé frequentava: Oscar Wilde, Paul Verlaine, Eleonora Duse, Gabriele D’Annunzio, Mistral, Stephane Mallarmé, Ckaude Debussy e Sarah Bernhardt.

Il fatto stesso che una ‘star’ come la Calvé, consacrata a Londra dalla regina Vittoria come la più grande soprano vivente, omaggiata dallo zar Nicola II che le getta ai piedi il suo mantello per non farle bagnare i piedi (oltre al gesto galante, è ravvisabile un preciso aspetto legato al rituale martinista) e alla quale il compositore Massenet dedicò l’opera “Saffo” e Maurice Maeterlinck il celebre “Pelleas et Mélisande” (musicata, tra l’altro, da Debussy nel 1902), potesse trovare interesse in un umile e oscuro curato della sperduta provincia francese, meriterebbe la stesura di un libro.

Eppure l’interesse ci fu ed anche molto intenso, A partire dal loro primo incontro a Parigi, tra i due nasce un’amicizia particolarmente stretta, tanto che la cantante farà spesso dei viaggi a Rennes le Chateau negli anni a seguire. (…)

Emma Calvé non si circondava soltanto di musicisti ma, pare, preferisse la compagnia di personaggi più o meno in vista dell’immenso mondo esoterico di fine Ottocento. Camille Flammarion, Stanislas de Guaita, Josephin Peladan e Gerard Encausse, meglio noto come Papus, sono solo alcuni tra gli esponenti di maggior spicco di questa ‘compagnia’. (…)

Del gruppo della Calvé, tre personaggi meritano un approfondimento, sia per la loro storia specifica che per il ruolo che, sicuramente, hanno rivestito nella nuova vita del parroco.

De Guaita, Peladan e Papus costituiscono il Supremo Consiglio della Rosacroce Cabalistica, società iniziatica che vuol fondere l’antica sapienza rosicruciana, i riti egiziani e l’esoterismo imperante nella Parigi di fine secolo.

Sul contenuto delle misteriose pergamene trovate sotto l’altare, come è noto, si sono fatte ipotesi su ipotesi. Si è tirato in ballo il santo Graal, il quadro di Poussin Et in Arcadia ego, la confraternita del Priorato di Sion; e poi, ancora, Hitler e il nazismo magico, la linea di sangue dei Merovingi con la sua ipotetica discendenza da Gesù Cristo, e chissà che altro. Qualcuno sostiene che il segreto riguarda il luogo della sepoltura di Gesù e quindi la prova della sua mancata resurrezione, e ipotizza che il denaro di Saunière venisse dalla Chiesa, che glielo dava per indurlo serbare il più rigoroso silenzio sulla faccenda. C’è anche un risvolto politico, perché fra gli amici e i frequentatori del salotto di Emma Calvé figurava anche un Asburgo, il discusso Giovanni Salvatore, cugino di Francesco Giuseppe, il quale entrò a far parte degli estimatori di Bérenger. Di certo c’è che un sacerdote dell’Occitania profonda (anzi tre, come abbiamo visto) poteva dedicarsi a ricerche, studi e attività edilizie alquanto eccentrici per l’abito che portava, frequentare persone ancor più insolite e “pericolose” dal punto di vista cattolico, non solo massoni, ma Rosacroce, martinisti, occultisti e praticanti della magia (la quale è sempre nera, checché se ne dica), e spargere ovunque simboli ambigui delle sue credenze, tenendo a bada il proprio vescovo e riuscendo perfino a vincere una causa ecclesiastica a Roma: il tutto disponendo di somme enormi di denaro che non ha mai spiegato donde provenissero. Ciò getta una luce significativa sullo stato del clero tra la fine dell’800 e i primi del ‘900, i suoi orientamenti spirituali deviati e la sua intima irrequietezza intellettuale. Il Vangelo non bastava più a costoro: avevano bisogno di cibi più piccanti per nutrire il loro palato. La superbia che li divorava impediva loro di contentarsi, come la gente semplice, della fede dei padri e della dottrina appresa in seminario: avevano bisogno di un “cristianesimo” esoterico, nel quale le ombre del demoniaco si avvicinano pericolosamente alla luce della Rivelazione.

Qualche studioso, e fra essi l’autore sopra citato, ha accostato l’inquietante scultura di Asmodeo nella chiesa di Rennes a quella che si può ammirare nella chiesa di Santa Lucia di Piave, in provincia di Treviso, ricamando chissà quali sotterranee relazioni fra le due. In realtà, nulla di più lontano dall’ambiguo esoterismo di Saunière dell’acquasantiera in marmo di Carrara che rappresenta il demonio, scolpita da un artista santamente ispirato, il beato Claudio Granzotto (1900-1947), frate francescano. In quest’ultima il demonio, se pur si tratta di Asmodeo, è schiumante di furore, ma ridotto all’impotenza. Ciò che vedono i fedeli, entrando nel sacro luogo, è la sua sconfitta e umiliazione. Del tutto diverso il clima che si respira nella chiesa di Rennes Le Chateau…

Vedi anche:

La messa di s. Sicario: un omicidio rituale mascherato – LE MESSE “INUTILI” DI SAN SICARIO

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 20 Dicembre 2021

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