martedì, 18 Gennaio 2022
HomeCULTURALetteraturaRubrica: L’oggi nella letteratura di ieri 5^ Puntata

Rubrica: L’oggi nella letteratura di ieri 5^ Puntata

a cura di Arturo Buzzat e Daniella Dall’ Anese

Nella storia della letteratura italiana trova spazio e grande importanza anche Francesco D’Assisi.

E’ di lui e della sua modernità che vogliamo raccontarvi oggi.

Nato nel 1182, da una ricca famiglia di mercanti, Francesco trascorre la sua adolescenza  tra gli agi e le abitudini raffinate proprie dei giovani della borghesia mercantile. Presto comincia a sentirsi attratto da un’intensa vocazione religiosa che lo porta a rinunciare alla vita mondana e ad andare incontro ai più bisognosi. Il padre non approva le sue scelte e lui lascia la famiglia scegliendo di vivere in una condizione di carità e povertà. Attira intorno a sé gruppi di seguaci, per i quali stende una regola, che già nel 1210 ebbe l’approvazione formale da Papa Innocenzo III. Nasce l’ordine dei frati minori, vincolati dal voto di povertà, che nel 1223 riceve la definitiva approvazione pontificia. Povertà e umiltà, amore per il prossimo e per tutte le creature di Dio sono le caratteristiche dello spirito francescano, che contro l’attaccamento ai beni materiali e le gravi ingiustizie volle richiamarsi alle motivazioni originali del Vangelo e al modello di Cristo. La predicazione di Francesco rappresentò una proposta di rifondazione della spiritualità cristiana in nome di una religiosità vissuta nella piena coerenza tra ideali e pratica di vita. Dopo un fallito tentativo, nel 1212, di raggiungere la Terra Santa, il mancato superamento di alcuni problemi che gli impediscono di  diffondere la sua opera missionaria in Spagna, un viaggio in Egitto, nel 1219, con tentativo non riuscito di convertire il Sultano, Francesco si  reca, finalmente,  nei luoghi della nascita di Cristo, rimanendovi fino al 1220. Al suo  rientro in Italia trova il dissenso tra i frati. Si dimette dall’incarico di superiore, dedicandosi a quello che  sarebbe stato, dopo i conventuali e gli spirituali, il terzo ordine dei francescani, i terziari. Nel settembre del 1224 si ritira sul monte della Verna dove, dopo 40 giorni di digiuno e sofferenza, riceve le stigmate, segni della crocifissione sui  quali però le fonti non concordano. Nel 1226, mentre si trova a Bogogno, presso Nocera  Umbra, chiede di poter tornare a morire nel suo luogo santo preferito: la Porziuncola, dove si spegne il successivo  3 ottobre. Il suo corpo, dopo aver attraversato Assisi ed essere stato portato in San  Damiano, è sepolto nella chiesa di San Giorgio. Nell’attuale basilica la salma viene traslata nel 1230. Patrono d’Italia, è stato canonizzato da Papa Gregorio IX nel 1228.

Considerato da molti il primo vero poeta italiano, Francesco è autore, oltre che di varie opere in latino, del Cantico delle creature, una preghiera in versi in volgare umbro scritta ad uso dei frati, modellata sulla struttura dei salmi biblici, che canta l’amore per tutti gli aspetti della creazione.A distanza di secoli, specialmente per il suo spirito di umiltà e povertà, Francesco è ancor oggi uno dei santi più amati dalla gente,  che vede in lui il carisma di chi sa dare concretezza e forza alle proprie scelte e convinzioni, che sa abbassarsi al livello dei più umili,  persino nel linguaggio, perché ciò deve essere se si ritiene che tutti, per davvero, debbano comprendere. In questo direzione, fatto che lo pone di diritto tra i grandi comunicatori della nostra storia, smette l’uso del latino e utilizza la parlata vulgare, quella della vita quotidiana. Molti, nel nostro tempo dovrebbero prendere esempio da lui e forse, noi ne siamo certi, se molti lo facessero la comunicazione avrebbe oggi altra sostanza e altro valore.

Se leggiamo attentamente e per bene le opere di Francesco e nella vita di lui ci addentriamo, ci ricorda Padre Enzo Fortunato che del Santo di Assisi è uno dei maggiori studiosi, non può sfuggirci il fatto che il Poverello ci consegna tre parole:

libertà, apertura, inclusività.

Sono parole che lui non pronuncia mai, ma che mette costantemente in pratica. Lui non esclude nessuno dalla sua vita, anzi, gli va incontro”.

La sua rinuncia a ogni possesso, il suo essere nudo e indifeso, non è solo una scelta di sobrietà, pur così importante e necessaria allora come oggi: è una logica che appare sovversiva rispetto agli arrivismi ed alle avidità di questo mondo, ha scritto qualcuno.Che poi continua spiegando che non è l’ “audience” che conta, né il successo o il denaro, ma la nuda verità di ciò che siamo davanti a Dio e per gli altri! Ed è proprio questa libertà dell’essenziale che avvicina il Poverello d’Assisi a tutti e lo rende inquietante per tutti.

Allora come oggi, aggiungiamo noi.

Alla prossima. Buon viaggio con la letteratura da A & D.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 20 Dicembre 2021

Most Popular

Recent Comments