lunedì, 17 Gennaio 2022
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Cronache dal Draghistan di Roberto Bonuglia

Cronache dal Draghistan: tra Green Pass, blockchain e deriva della privacy di Roberto Bonuglia

Nel febbraio 2018, come noto, Mario Draghi era ancora in sella alla Banca Centrale Europea (BCE). In questa veste partecipò ad un “dibattito” organizzato dalla piattaforma Debating Europe che, un mese prima, fornì su Twitter la possibilità di rivolgere all’intervistato delle domande usando l’hashtag #AskDraghi.

Secondo la vulgata uno studente italiano, non a caso dal nome di Italo, ne inviò una che fu scelta e posta all’attenzione dell’economista: «Se lei fosse un giovane studente universitario come me, investirebbe in Bitcoin?» [1].

Bella domanda, non c’è dubbio. D’altra parte, Draghi ha da sempre studiato i temi monetari, come conferma il titolo della tesi ‒ Integrazione economica e variazione dei tassi di cambio ‒ con la quale si laureò, nel 1970, in Economia presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. Un elaborato del quale fu relatore Federico Caffè [2]: un lavoro approfondito, originale e in larga parte anche critico, visto e considerato che, nel presentare il Piano Werner [3], l’allora giovane laureando ‒ a soli 23 anni ‒ ne criticava l’impianto generale relativamente al suo indice di fattibilità nella realtà fattuale dell’epoca in cui era stato concepito.

Il documento analizzato da Draghi in seduta di laurea era stato stilato da una commissione di esperti guidata da Pierre Werner, Primo Ministro lussemburghese del Partito Popolare Cristiano Sociale (che darà poi alla Commissione Europea due Presidenti, Jacques Santer e Jean-Claude Juncker). De facto, il Piano Werner conteneva un programma di unione in 3 stadi, per molti versi simile a quello che ‒ riproposto nel 1987 dal Comitato Delors ‒ avrebbe successivamente dato luogo alla nascita dell’euro. Ma, al contrario del Rapporto Delors, il documento firmato da Werner ‒ commissionatogli dall’allora Comunità Economica Europea (CEE) ‒ non proponeva una nuova moneta con una propria banca centrale, bensì solo la fissazione irrevocabile dei tassi di cambio e lo stretto coordinamento delle politiche monetarie [4].

Lo stesso Draghi ricordando il suo “scomparso” maestro ‒ di Caffè, lo ricordiamo, si persero misteriosamente le tracce all’alba del 15 aprile 1987, quattro giorni dopo il suicidio di Primo Levi ‒ sottolineò quanto il nucleo fondante della sua tesi fosse quello di sostenere che le condizioni per l’attuazione del Piano Werner «allora non esistevano» [5] e che «la moneta unica era una follia, una cosa assolutamente da non fare» [6]. Eppure, per uno scherzo del fato, sarà proprio lui a salvarla, nel luglio 2012, quando con il discorso “Whatever it takes” si rivolse al mondo annunciando che la BCE sarebbe stata «pronta a fare tutto il necessario per preservare l’euro» [7].

Ma torniamo al febbraio 2018. Dalla condanna della moneta unica a quella del bitcoin il passo è breve: Draghi, infatti, rispose così al giovane “Italo”: «Non sta a me dire a Italo cosa fare, ma francamente ci penserei in modo attento. […] Il valore di Bitcoin oscilla fortemente. Non definirei Bitcoin una moneta per questa ragione e per un’altra: l’euro è sostenuto dalla Banca Centrale Europea, il dollaro dalla Federal Reserve, le valute sono sostenute dalle banche centrali dei loro governi. Nessuno lo fa con Bitcoin» [8]. E poi aggiunse: «Bitcoin o qualcosa del genere non sono davvero valute, sono beni. Un euro è un euro: oggi, domani, tra un mese, è sempre un euro» [9].

Nel corso dell’intervento, Draghi condivise, sì, le sue perplessità sulle criptovalute, ma lo fece evidenziando, al contempo, un certo interesse per i meccanismi di funzionamento delle blockchain, considerate una «promettente tecnologia che probabilmente sosterrà l’economia e creerà molti benefici» [10].

Considerata integralmente, a leggere tra le righe dalla risposta fornita da Draghi, in effetti non si ravvisava una vera e propria condanna delle valute virtuali, ma solo un appello alla prudenza e, soprattutto, l’annuncio che la necessaria regolamentazione di un fenomeno globale come questo, necessitasse di una risposta altrettanto globale, la quale non potesse passare solo per la BCE. Le aperture sulla blockchain erano una prima manifestazione di interesse per una modalità finanziaria che lo stesso Draghi definiva interessante e della quale non precludeva l’adozione.

Non a caso, la stessa BCE iniziò a studiare di lì a poco le modalità per l’introduzione di un euro digitale, e nell’ottobre 2020 ammise di aver calendarizzato entro giugno 2021 ‒ data poi disattesa causa Covid-19 ‒ il varo di «una moneta in forma elettronica a cui tutti i cittadini e le imprese avrebbero accesso per effettuare pagamenti giornalieri in modo rapido, semplice e sicuro, come con le banconote, ma in forma digitale» [11].

Già all’inizio del 2018, quindi, Draghi accese il suo interesse nei confronti della tecnologia sulla quale si basava il fenomeno bitcoin: la blockchain. Si tratta, in pratica, di una banca dati, di un database in cui vengono immesse e conservate informazioni memorizzate attraverso il ricorso di sistemi completamente informatizzati. In altre parole, è una tecnologia open source gestita non da un server centrale, bensì da una rete diffusa di singoli pc. Questo, almeno, era l’idea alla quale lavorarono, nel 1991, i suoi ideatori Stuart Haber e W. Scott Stornetta: creare un sistema sicuro atto a non permettere «modifiche non autorizzate ai timestamp, cioè la sequenza di caratteri che rappresenta l’effettivo avvenimento di un certo evento digitale» [12].

A ben guardare sarebbe più corretto assimilare la blockchain ad un sistema di registri piuttosto che ad un database, in quanto «alla stessa stregua dei vecchi registri di pergamena, annotati a mano e divisi in pagine e righe, la Blockchain svolge il suo compito primario, comune a tutti i registri sin dall’antichità: registrare, cristallizzare, custodire e informare, sui dati che vi si trascrivono. Solo che la Blockchain fa il suo lavoro in modo inalterabile, sicuro ed inoppugnabile, e, soprattutto, senza alcun bisogno di una entità centrale esterna, munita di autorità, che garantisca la certezza dei suoi dati» [13].

Il sistema dei registri distribuiti (Dlt) che ha originato la blockchain la rende uno strumento che può trovare ampio impiego al di là delle criptovalute. Nel 2018 il World Economic Forum ha evidenziato come la blockchain possa essere considerato uno strumento fondante in grado di promuovere la quarta rivoluzione industriale in virtù delle sue caratteristiche distintive: «il registro immutabile e diffuso e la crittografia avanzata, che consentono il trasferimento di risorse tra parti in modo sicuro ed economico senza intermediari […] Il che consentirebbe di poter utilizzare il sistema per affrontare le pressanti sfide ambientali come il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e la scarsità d’acqua» [14].

Gli analisti più entusiasti del sistema e delle sue potenzialità, l’hanno persino definito come una «rivoluzione di importanza equivalente all’invenzione della stampa da parte di Gutemberg nel 1483, che, con il suo esordio, ha sottratto la conoscenza alle fonti centralizzate che fino ad allora la detenevano, la custodivano, la manipolavano e la diffondevano» [15].

Al di là delle più rosee previsioni, rimane indubbio che, ad oggi, le sperimentazioni della blockchain abbiano già trasceso il mondo delle monete virtuali: molte industrie ne fanno già uso «nel campo assicurativo, nei servizi per il cittadino, nell’assistenza sanitaria, nel commercio al dettaglio, nel settore agroalimentare, nel campo immobiliare, nella logistica, ecc.» [16]. Un altro esempio è quello che riguarda i dati elettorali: «un sistema di voto potrebbe funzionare in modo tale che per ogni cittadino di un paese venga emessa una singola criptovaluta o token. A quel punto a ciascun candidato potrebbe essere assegnato un indirizzo di portafoglio specifico e gli elettori potrebbero inviare il proprio token o criptovaluta all’indirizzo del candidato per cui desiderano votare: la natura trasparente e tracciabile della blockchain eliminerebbe ‒ in linea di massima e al netto di attacchi hacker strutturati ‒ la necessità del conteggio dei voti da parte dell’uomo e la possibilità di manomettere le schede elettorali» [17].

In linea di massima le potenzialità della blockchain la rendono uno strumento in grado di garantire, tra le altre cose: la tracciabilità dei cibi e degli alimenti come già fanno Walmart e Carrefour; la possibilità di seguire nel mondo l’invio ed il percorso delle merci, come fa la più grande compagnia di spedizione di container, la Maersk; la possibilità di perfezionare il sistema delle certificazioni; la possibilità di migliorare i sistemi degli asset di gioco negli e-games di ogni tipo; la criptografia delle informazioni contabili; la gestione di utenze e volture in caso di compravendite; la protezione delle identità online degli utenti della rete [18].

Risulta quindi evidente l’errore spesso compiuto quando si parla di blockchain associandola solo alle criptovalute: «mai e poi mai assoceremmo a questo termine ad esempio il Green Pass, oppure un servizio bancario, i servizi sanitari o, ancora, un videogioco. Che nesso avrebbero queste e altre situazioni con la blockchain? In realtà c’è ed è molto importante. Addirittura si prevede che questi servizi, entro il 2026 – la fonte è MarketsandMarkets -, costituiranno un mercato dal valore di circa 67,4 miliardi di dollari» [19].

In Italia, tra l’altro, il Ministero dello Sviluppo Economico, già nel settembre 2018, aveva avviato una manifestazione di interesse [20] per la creazione un gruppo di esperti di alto livello ‒ poi regolarmente istituito [21] ‒ per elaborare una strategia nazionale «sull’intelligenza artificiale e la strategia nazionale in materia di tecnologie basate su registri condivisi e blockchain» [22].

Ecco allora che non sorprende l’interesse alla blockchain di Draghi, il cui governo ha prima adottato il Green Pass (Dpcm del 17 giugno 2021 [23]) e poi il Green Pass “rafforzato” (Decreto legge del 26 novembre 2021 [24]). Non è certo un caso, quindi, che il certificato verde si basi proprio «su una tecnologia blockchain a crittografia asimmetrica, ossia a doppia chiave, pubblica e privata […] che permette di collegare determinate ‘condizioni’ a un individuo, il quale, scaricando il Pass, apre la propria identità digitale sulla relativa piattaforma di rete europea» [25] la Digital Green Certificate Gateway, gestita guarda caso, dalla Commissione Ue.

Leciti i dubbi avanzati qualche giorno fa [26] dal Garante della Privacy italiano sulla riservatezza dei dati e delle identità digitali che sottendono l’estensione progressiva del certificato verde e che avevano già portato, ad esempio, la Repubblica di San Marino ad adottare un sistema di verifica dei Green Pass decentralizzato, in grado di consentire «la trasparenza operativa pur proteggendo la privacy individuale, poiché i blocchi di dati sensibili possono essere crittografati e accessibili solo da entità specifiche con una chiave di crittografia» [27].

In Italia, invece, il Green Pass è, de facto, uno strumento dinamico ‒ come imposto dalle condizioni emergenziali in cui è stato realizzato, adottato e in parte imposto ‒ il cui utilizzo potrà estendersi e arricchirsi nelle forme più diverse: «potrà abilitare il soggetto in base a condotte di comportamento (oggi la vaccinazione, domani pagamenti…) o a status (residenza, occupazione, dichiarazione dei redditi, fedina penale… qualsiasi cosa). Non solo. La struttura a blockchain permette una raccolta dei dati (potenzialmente infinita) che non è aggregata: la blockchain individualizza i dati, legandoli all’identità digitale creata, e come tali li conserva. Il Green Pass quindi sta attuando una schedatura di massa. Nella migliore delle ipotesi sta testando la funzionalità dell’infrastruttura – che potrebbe essere la base del futuro euro digitale – nella peggiore sta già creando le identità digitali dei cittadini e implementando il database di una piattaforma che potrà essere utilizzata per gli usi più diversi» [28].

Il che ha fatto, non a caso, sorgere più di un allarmismo in relazione all’abolizione dell’articolo 2 quinquiesdecies del Codice della Privacy abrogato dal Decreto Capienze [29], quello che aveva previsto un allentamento delle restrizioni per la frequentazione di cinema, teatri e discoteche ma contenente, al suo interno, «un po’ come i classici cavoli a merenda, un articolo che c’entra poco con le capienze e invece potrebbe avere impatti tutt’altro che trascurabili in tema protezione dei dati e privacy […] l’articolo 9 del decreto legge 8 ottobre 2021 n. 139» [30].

Un testo che, di fatto, ha rafforzato il potere dell’esecutivo riducendo proprio quello del Garante che «non potrà più intervenire in via preventiva su trattamenti a rischio da parte della PA, la quale d’altro canto avrà sempre la possibilità di trattare i dati per fini di interesse pubblico senza bisogno di una norma primaria – indicati dalla stessa amministrazione in caso non siano già previsti dalla legge» [31].

Come anticipato dall’allerta privacy lanciato dalle colonne di alcuni quotidiani, le “semplificazioni” così definite da Palazzo Chigi [32] hanno rimosso «i vincoli alla raccolta e ai trattamenti dei dati, inclusi quelli più rischiosi per la riservatezza degli italiani, che oggi le amministrazioni dello Stato sono tenute a rispettare. Da adesso, in nome del «pubblico interesse», esse potranno fare teoricamente di tutto. Incluso il riconoscimento facciale a tappeto, qualora lo ritenessero necessario» [33].

E così, la blockchain nata per creare uno strumento di pagamento alternativo «per una rete di realtà cooperative e anticapitaliste, che non siano comunità di esodo nelle quali rifugiarsi ma la base per un progetto politico, dal basso» [34] è divenuta il mezzo sul quale far leva per risolvere l’annoso problema della pubblica amministrazione: l’unificazione dei database prima separati in un’unica piattaforma «nella quale poter trasferire, e poi via via aggiornare, tutti i dati dei cittadini (catasto, motorizzazione, Agenzia Entrate, fascicolo sanitario, dati giudiziari… per non parlare delle informazioni in mano alle diverse società partecipate dallo Stato), collegandoli alle loro identità digitali; il Gateway europeo permetterà l’interoperabilità tra le reti nazionali; la blockchain consentirà l’emissione di Pass ‘condizionati’» [35]. Che siano questi i benefici ai quali faceva riferimento Draghi nella risposta fornita nel 2018 al giovane studente?

Come noto, lo scorso novembre un articolo di Hannah Roberts ha sdoganato il termine coniato da Gandolfo Dominici, il primo a ribattezzare l’Italia come Draghistan [36]. Da allora, soprattutto su Twitter, siamo passati dall’#AskDraghi all’#Draghistan: chissà cosa chiederebbe al Premier, oggi, “Italo”.

Note:

[1] Il video della risposta di Mario Draghi a “Italo” è in Debating Europe, Mario Draghi answers Italo on bitcoins, del 13 febbraio 2018, ora in https://www.youtube.com/watch?v=ybRNt1OJQRk.

[2] Le informazioni sono riprese dalla biografia di Draghi allegata al testo della lezione “Conoscere per deliberare” ‒ esplicito omaggio alla più famosa delle Prediche inutili di Luigi Einaudi (Torino, Einaudi, 1964, p. 3) ‒ tenuta in occasione del conferimento a Draghi della laurea honoris causa in Scienze Statistiche presso l’Università degli Studi di Padova il 18 dicembre 2009, cfr., https://web.archive.org/web/20140904121313/http://www.unipd.it/sites/unipd.it/files/18_12_09_Draghi.pdf.

[3] Cfr., AA.VV., From the Werner plan to the EMU: in search of a political economy for Europe, a cura di L. Magnusson e B. Stråth, Bruxelles, P. Lang, 2001.

[4] Cfr. in tal senso la voce Piano di Werner in AA.VV., Dizionario di Economia e Finanza, Roma, Treccani, 2012.

[5] M. Draghi, La politica economica di Federico Caffè ai nostri giorni, Discorso di Mario Draghi, Presidente della BCE alla celebrazione del centenario della nascita di Federico Caffè, Aula Magna della Scuola di Economia e Studi Aziendali «Federico Caffè», Roma, 12 novembre 2014, ora in https://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2014/html/sp141112.it.html.

[6] Cfr., il comunicato stampa Adnkronos, Bankitalia: Draghi, nella mia tesi del ’70 scrivevo che moneta unica era follia, del 9 novembre 2006, ora in http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/2006/11/09/Economia/BANKITALIA-DRAGHI-NELLA-MIA-TESI-DEL-70-SCRIVEVO-CHE-MONETA-UNICA-ERA-FOLLIA_121915.php.

[7] Il video del celebre discorso è in https://www.huffingtonpost.it/entry/quando-draghi-disse-la-bce-e-pronta-a-fare-il-necessario-per-preservare-leuro-e-sara-abbastanza_it_5db1c6e1e4b0bc7f96fda902. In tal senso cfr., anche M. Draghi, Whatever it takes: Mario Draghi in parole sue, a cura di J. Randow e A. Speciale, Milano, Rizzoli, 2021.

[8] Il brano della risposta di Draghi a “Italo” è in C. Ghidotti, Quando Draghi entrò a gamba tesa su Bitcoin, in «Punto informatico», del 2 marzo 2021.

[9] A. Foti, Blockchain, AI e IoT, com’è messa l’Italia: obiettivi e sfide dal Fondo per lo sviluppo alle strategie nazionali, in «Agenda Digitale», del 15 dicembre 2021.

[10] AA.VV., Draghi studia la blockchain e sul bitcoin dice:non è la Bce a dover scrivere le regole, in «IlSole24Ore», del 13 febbraio 2018.

[11] T. Lecca, “Euro digitale entro giugno 2021”, l’ipotesi Bce ‘contro’ la criptovaluta di Facebook, in «Europa Today», del 5 ottobre 2020.

[12] AA.VV., Come funziona la tecnologia blockchain, in «Qui Finanza», del 17 giugno 2021.

[13] G. Aranguena, Blockchain: cos’è e come funziona, tutto quello che c’è da sapere, in «Network Digital 360», del 31 dicembre 2018.

[14] World Economic Forum, Building Block(chain)s for a Better Planet, WEF, Ginevra, 2018, pp. 7-8.

[15] G. Aranguena, Blockchain: cos’è e come funziona, tutto quello che c’è da sapere, cit.

[16] Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger della School of Management del Politecnico di Milano, Blockchain & Distributed Ledger: verso l’Internet of Value, Milano, 2018.

[17] L. Conway, Blockchain Explained, in «Investopedia», del 31 maggio 2021.

[18] Cfr., E. Spagnuolo, 7 applicazioni per la blockchain oltre il bitcoin, in «Wired», del 15 marzo 2019.

[19] O. Lasperini, Blockchain: ecco la tecnologia che ti cambierà la vita, in «Punto Informatico», del 17 novembre 2021.

[20] Ministero dello Sviluppo Economico, Blockchain: lanciata call per esperti, del 28 settembre 2018, ora in https://www.mise.gov.it/index.php/it/notizie-stampa/2038651-blockchain-il-mise-istituisce-un-gruppo-di-esperti-di-alto-livello-per-l-elaborazione-della-strategia-nazionale.

[21] L’elenco dei profili selezionati è in Ministero dello Sviluppo Economico, Blockchain – Membri del Gruppo di esperti, ora in https://www.mise.gov.it/index.php/it/10-istituzionale/ministero/2039024-blockchain-membri-del-gruppo-di-esperti.

[22] Ministero dello Sviluppo Economico, Intelligenza artificiale e blockchain: selezionati gli esperti, del 27 dicembre 2018, ora in https://www.mise.gov.it/index.php/it/198-notizie-stampa/2039027-intelligenza-artificiale-e-blockchain-selezionati-gli-esperti.

[23] Cfr., Disposizioni attuative dell’articolo 9, comma 10, del decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52, recante «Misure urgenti per la graduale ripresa delle attività economiche e sociali nel rispetto delle esigenze di contenimento della diffusione dell’epidemia da COVID-19», in «Gazzetta Ufficiale», Serie Generale, n. 143, del 17 giugno 2021.

[24] Cfr., Misure urgenti per il contenimento dell’epidemia da COVID-19 e per lo svolgimento in sicurezza delle attività economiche e sociali, in «Gazzetta Ufficiale», Serie generale, n. 2828, del 26 novembre 2021.

[25] G. Cracco, Contro il Green Pass. La posta in gioco: disciplina e sorveglianza, in «PaginaUno», del 26 ottobre 2021.

[26] C. Ponti, Troppi problemi privacy per il green pass al lavoro: ecco le modifiche urgenti, in «Agenda Digitale», del 17 dicembre 2021.

[27] F. Cascini, Green pass per la mobilità internazionale: tutti i problemi da risolvere, in «Agenda Digitale», del 15 dicembre 2021.

[28] G. Cracco, Contro il Green Pass. La posta in gioco: disciplina e sorveglianza, cit.

[29] Il decreto-legge n. 139 dell’8 ottobre 2021, c.d. “Decreto Capienze”, è stato convertito nella legge n. 205, del 3 dicembre 2021, dopo il definitivo via libera della Camera dei Deputati fornito il 1° dicembre. I voti favorevoli sono stati 303, mentre i contrari 28 e un solo deputato astenuto, sulle implicazioni in materia di privacy del testo si rimanda a cfr., G. Borghi, Conversione Decreto capienze in G.U. luci e ombre in ambito privacy, in «Quotidiano Giuridico», del 9 dicembre 2021.

[30] L. Di Giacomo, Decreto capienze e privacy: i nuovi scenari, in «Diritto.it», del 9 dicembre 2021.

[31] A. Longo, N. Pisanu, Decreto Capienze, la privacy sottomessa al pubblico interesse: cosa cambia e cosa si rischia, in «Cyber Security 360», dell’8 ottobre 2021.

[32] Cfr. il comunicato stampa n. 40 del Consiglio dei Ministri, Decreto Capienze. Disposizioni urgenti per l’accesso alle attività culturali, sportive e ricreative, nonché per l’organizzazione di pubbliche amministrazioni e in materia di protezione dei dati personali (decreto-legge), del 7 ottobre 2021, ora in https://www.governo.it/it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-40/18160

[33] F. Carioti, Green Pass, finiremo tutti schedati? Ecco il decreto che cancella un bel po’ di privacy, in «Libero Quotidiano», del 9 ottobre 2021.

[34] G. Cracco, Bitcoin, tra tecnologia e politica, in «PaginaUno», del 19 febbraio 2018.

[35] G. Cracco, Contro il Green Pass. La posta in gioco: disciplina e sorveglianza, cit.

[36] H. Roberts, Welcome to Draghistan, in «Politico», del 22 novembre 2021.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 20 Dicembre 2021

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