domenica, 26 Giugno 2022
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Il digitale, autentico “Vulnus” della privacy di Stefano Lecca

di Stefano Lecca, consulente in comunicazione social e web marketing

Oggi il digitale è ovunque: tutto è digitalizzato. La nostra vita è legata al digitale anche per funzioni che non avremmo mai pensato potesse essere necessario. Non esiste settore, ambito, servizio o attività che non sia digitalizzato. Si è passati nell’arco di pochissimi anni dall’analogico al digitale, dal fisico all’artificiale e ora siamo nel bel mezzo dello sviluppo “phigital“, una vera e propria commistione dei due mondi uomo e macchina, ovvero quella simbiosi tra bio e tecno oramai inseparabili. I progressi sono veloci e sono sotto gli occhi di tutti, solo per fare degli esempi possiamo citare la domotica, la comunicazione, l’automotive, la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione e così via… Tutto ciò ci deve far comprendere che il mondo della digitalizzazione è una moneta dalle due facce, di cui una mostra il progresso, la positività, la modernità, lo sviluppo, e l’altra invece mette in evidenza una serie di importanti insidie. Non è esagerato affermare che, in quest’altra faccia, il digitale è il terreno di gioco dove ci si può imbattere in avversari, concorrenti, speculatori, Stati nemici, criminalità, o malaffare.

Questo può succedere anche a nostra insaputa perché la tecnologia digitale è lo snodo di tutte le informazioni, da quelle strettamente personali a quelle strategiche, da quelle di rilevanza economica fino a quelle secretate riferite all’industria, all’innovazione, alla difesa, alle Istituzioni. La maggior parte delle persone si sofferma ad attenzionare il Personal Computer, lo smartphone, la radio, mentre occorre prendere coscienza che il VULNUS alla Privacy e ai dati sensibili può arrivare anche da ambienti e strumenti ai quali diamo minor importanza prestando così il fianco alla nostra vulnerabilità. Gli ambiti e gli strumenti coinvolti sono innumerevoli e di esempi se ne potrebbero fare altrettanti ma, un esempio su tutti per rendere chiaro il pericolo e far comprendere su che scala opera, è il mondo dell’automobile oggi chiamato automotive: Già oggi le auto sono sufficientemente attrezzate sotto il profilo informatico e della componentistica digitale e se cominciamo ad osservare il settore che si proietta verso il 2030 – 2035 con auto solo elettriche e con accessoristica di alta digitalizzazione è facile intuire quanto importante stia diventando lo strumento “auto” non solo come mezzo di trasporto ma anche come strumento di comunicazione. Tutte le auto grazie anche alle normative vigenti in termini di guida handfree sono dotate di bluetooth e di un dispositivo “connect” per garantire la migliore comunicazione tra conducente e veicolo e tra conducente/trasportati con l’esterno.

Il futuro, grazie a tutte le implementazioni digitali e all’alimentazione elettrica, sarà possibile comprendere che quanto accade e viene detto oggi all’interno dell’auto sia memorizzato nel cloud e il database generato e unito a quello già presente nello smartphone, costituisce un mix incredibile di informazioni altamente vulnerabili. Chi avrebbe mai pensato che l’auto un giorno sarebbe diventata uno strumento di comunicazione e nello stesso tempo un pericolo per la privacy personale, aziendale e, in taluni casi, anche istituzionale? Proviamo a pensare a tutte quelle informazioni che possono essere memorizzate, copiate, riprodotte, hackerate o modificate come l’impronta digitale o il riconoscimento facciale per aprire l’autovettura? Se poi congiungiamo gli stessi dati con quelli per l’accesso al proprio smartphone il gioco è fatto. Proviamo a pensare inoltre che il nostro volto sia facilmente riproducibile in termini digitali avendo a disposizione delle immagini televisive, oppure che sia presente in un video salvato nel nostro smartphone o più comunemente il nostro volto sia immortalato nel profilo di uno dei social. Fantascienza? NO! Realtà. Il phigital è tra noi e ci seguirà ancora per moltissimo tempo. Oggi come sopra evidenziato, i dati ci possono essere copiati, rubati, modificati non solo dalla memoria del personal computer o dallo smartphone per mezzo di una connessione wifi, ma anche grazie alla interconnessione bluetooth dei dispositivi presenti nell’auto che possono essere attaccati con più facilità attraverso il sistema digitale dell’auto stessa. Basti pensare a tutti i dati che non sono crittografati come le mail, i numeri di telefono, gli indirizzi ed altro ancora. Dobbiamo porre molta attenzione e provare ad immaginare che, oltre ai dati sensibili e personali, il database contenga dati di accesso alle banche, alle carte di credito, ai siti legati alla salute, al fisco, alla previdenza alle bollette del gas e della luce e magari quella linea telefonica è anche direttamente collegata al PC aziendale o dell’ufficio di una pubblica amministrazione. In questo modo per un hacker, o malintenzionato che sia, si apre una autostrada verso i server da attaccare e i danni possono essere ingenti e di importanza strategica.

I nostri dati sono in pericolo non solo nei social o nel web in generale, ma anche quando siamo all’interno dell’auto se non si prendono le dovute precauzioni. La sicurezza parte da lontano e la protezione dei dati nasce sin dalla progettazione dell’auto e dalla sua impostazione predefinita. Serve quindi un adeguato processo di “schematizzazione” dell’auto, di controllo dei software e, soprattutto in molti casi, di strumentazione e di microchip che provengano da aziende sicure – lo stesso principio spesso tirato in ballo per i produttori di smartphone – perché anche l’auto rientra a pieno titolo come strumento di comunicazione dati capace di mettere in ginocchio la sicurezza personale o collettiva, insomma, un potenziale pericolo a tutti gli effetti.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Fonte: https://farefuturofondazione.it/il-digitale-autentico-vulnus-della-privacy/ del 22 Dicembre 2021

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