lunedì, 17 Gennaio 2022
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Lettera di una professoressa di Stefano Montanari

Ormai me ne sono reso conto e, come quando perdevo una gara (il che succedeva spesso), accetto la sconfitta.

La mia è stata una vita sprecata: libri, laboratori, sale operatorie in giro per il mondo, congressi, confronti scientifici… A che cosa è servito? Accendete la TV e vi accorgerete qual è la strada da percorrere.

No: non è mia intenzione piangermi addosso. Ho semplicemente sbagliato strada come ho fatto chissà quante volte in montagna o quando, da solo, mi sono fatto il Cammino di Santiago.

L’amarezza maggiore che provo insieme con quella che mi danno i miei coetanei al massacro è per il macello che stanno subendo i nuovi arrivati in questo mondo, un macello messo in atto nella carne e nello spirito. E quale tecnica è più efficace per possederli di un allevamento alla luce nera dell’ignoranza?

La prima cosa da fare, beninteso insieme con quanto permettono tecnicamente TV, radio, Internet, videogiochi e giornaletti, è togliere la scuola. Meglio: storpiarla e mutilarla fino a renderla irriconoscibile. Fino a farne un laboratorio in cui si surclassano le imprese del dottor Mabuse da cui escono mostriciattoli non solo dominabili a piacimento, ma complici spendibili senza limiti.

Oltre una ventina di anni fa, nel corso di un viaggio in Cina ebbi modo di parlare, sottovoce, s’intende, con qualcuno che mi raccontò delle scuole nel periodo della cosiddetta “rivoluzione culturale.” Una ragazza mi raccontò di essere restata esiliata in mezzo al nulla con il padre professore universitario trasformato in manovale, la cui cattedra fu occupata da un operaio semianalfabeta. Durò pochi anni, ma da lì scaturì una frazione di generazione non solo intrisa d’ignoranza, ma disponibile a commettere qualunque efferatezza in nome di una cultura talmente rivoluzionata da essere scomparsa per lasciare il posto a ben altro. Da lì, da quell’esperimento innaturale, scaturirono automi che di umano avevano solo l’aspetto esteriore e che erano al servizio acritico del nuovo padrone. Insieme con la cultura, concetti come libertà, autodeterminazione, famiglia, o amicizia furono banditi e svanirono. Allora, là, in Cina. Ora, qua, da noi.

Un’amica professoressa di matematica mi ha messo in copia della lettera che ha scritto ai suoi ragazzi appena essere dopo stata allontanata dalla sua missione. Ognuno giudichi serenamente:

“Care ragazze e cari ragazzi,

per un po’ di tempo non ci vedremo.

Non potrò più lavorare; mi sarà vietato entrare nella mia scuola, nelle vostre classi perché

non possiedo il “Super Green Pass” che dal 15 dicembre in poi impedisce a chi ne è

sfornito di continuare ad insegnare pur essendo perfettamente sano e negativo al SARSCoV-

2 come attestano i numerosi tamponi a cui mi sottopongo regolarmente prima di

entrare a scuola.

La Dirigente Scolastica è stata obbligata a procedere per adempiere ad un recente D.L.

pertanto non ha alcuna responsabilità personale e diretta.

Immagino già lo stupore innocente dei vostri occhi che in questi mesi ho guardato,

provando ogni volta ad immaginare i vostri visi liberi da quella triste mascherina che mi

priva ormai da troppo tempo della cosa che amo di più del mio lavoro: il sorriso spontaneo

e genuino dei miei studenti, gioia vera per il mio cuore.

Dovrò quindi mio malgrado rinunciare a tutto ciò a causa di un ingiusto ed illegittimo

provvedimento politico e non certo sanitario, basato sul falso presupposto secondo cui i

vaccinati non contagiano.

No ragazzi, non cadete nel tranello delle etichette semplicistiche, la vostra prof non è una

No-Vax, io sono assolutamente favorevole al vaccino volontario, ma sono fermamente

contraria a questo obbligo surrettizio, a questa finta tutela della nostra sicurezza, che

fomenta odio e divisione e che silenzia ogni confronto e dibattito onesto e sereno.

Vi saluto con una grande tristezza nel cuore e vi do un ultimo compito (non ce la faccio

proprio a lasciarvi senza compiti, lo sapete!):

“Non cedete al ricatto della paura, non barattate il vostro diritto all’autodeterminazione con

nulla. Non scambiate per libertà il potersi sedersi al tavolo del ristorante o del bar senza

troppi fastidi. Informatevi, leggete, confrontatevi serenamente e non mettetevi mai gli uni

contro gli altri. Organizzate dibattiti durante le assemblee, insomma: parlatene!

Conservate lo spirito critico e la fiducia in un futuro che, se volete, è ancora in mano

vostra. Ma ricordatevi che la libertà non si salva se non si combatte per essa tutti i giorni!”

Vi abbraccio tutti.

La vostra prof. Maddalena Fornari”

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Fonte: https://www.freehealthacademy.com/blog/lettera-di-una-professoressa del 23 Dicembre 2021

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