domenica, 26 Giugno 2022
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Se il culto di Priapo convive con quello dei Santi di Francesco Lamendola

Il cristianesimo ha perfezionato la natura umana in maniera significativa, tale da segnare un netto distacco rispetto all’umanità pre-cristiana e rispetto l’umanità “moderna”? di Francesco Lamendola  

Che succede se ci si accorge che un antico culto pagano, per giunta d’ispirazione esplicitamente sessuale, si affianca e s’intreccia con le manifestazioni del culto cristiano, in particolare con la commemorazione dei Santi? Bisogna concludere che tale sincretismo è la prova e la dimostrazione della mera storicità di tutte le religioni, cristianesimo compreso? Che il cristianesimo ha assorbito elementi pagani, perfino di carattere osceno, così come la religione futura, che le forze massoniche mondialiste stanno tenendo a battesimo (Pachamama, Astana, Abu Dhabi) assorbirà gli elementi cristiani e li trasformerà nel senso che ad essa sarà proprio?

Nel 1780 l’ambasciatore britannico presso la corte dei Borboni di Napoli, Sir William Hamilton (1730-1803), noto al grande pubblico per aver sposato l’avventuriera Emma Lyon che sarebbe diventata l’amante ufficiale dell’ammiraglio Nelson, ma che era anche un archeologo e un antiquario di notevoli studi e vasti interessi, venne a conoscenza del fatto che a Isernia, nel Molise, si celebrava un culto di chiara derivazione pagana: una strana mescolanza della fiera dei Santi Cosmo e Damiano con il culto itifallico di Priapo, nel corso del quale le donne invocavano la benevolenza del santo per la robusta virilità del proprio marito e quindi per la propria fecondità di future madri. Un suo corrispondente da Isernia gli fornì tutti i particolari della strana fiera, o sagra, a carattere sacro, che si svolgeva il 27 settembre e durava tre giorni, con l’assistenza di alcuni frati e sacerdoti, il che le conferiva un carattere in apparenza del tutto ortodosso. Ma ortodosso, nella sostanza, non era: a meno di considerare normale che in una chiesa, in occasione di una ricorrenza religiosa, delle donne invochino la salute del membro virile acquistando dei falli di cera e invocando su di essi la benedizione di un Santo del calendario cattolico. Inutile dire che sia Sir William Hamilton – il quale, se si vuol restare in tema, forse avrebbe fatto meglio a pensare alle corna che si portava dietro – sia un altro studioso ed erudito del suo stesso stampo, Sir Richard Payne Knight (1751-1824), archeologo e numismatico, da buoni anglicani duri e puri si gettarono sul ghiotto boccone per descrivere il cattolicesimo come una religione superstiziosa che andava a cercare i suoi riti proprio nel fondo più orgiastico del paganesimo. Il secondo specialmente, autore di uno studio specifico sull’argomento, A Discourse on the Worship of Priapus, pubblicato nel 1786 e che ebbe vasta risonanza negli ambienti culturali anche al di fuori degli specialisti, si attirò critiche dallo stesso ambiente protestante per le non troppo velate simpatie con le quali egli guardava alla componente sessuale del paganesimo greco-romano ed esaltava, sia pure implicitamente, la notevole libertà di atteggiamenti dell’uomo antico in confronto alla repressione psicologica, come si usa dire da Freud in poi, dell’uomo odierno, forgiato da oltre millecinquecento anni di civiltà cristiana.

Scriveva dunque nel 1780 l’ignoto corrispondete da Isernia del console britannico a Napoli (da: Richard Payne Knight, Il culto di Priapo e i suoi rapporti con la teologia mistica degli antichi. Con un saggio sul culto dei poteri generatori nel Medioevo (titolo originale: Le culte de Pripae et ses raports avec la Thélogie mystique des anciens suivi d’un essai sur le culte des pouvoirs générateurs durant le Moyen âge; traduzione di Rosetta Ferri, Roma, Newton Compton Editori, 1988, pp. 35-36):

In Isernia Città Sannitica, oggi della Provincia del Contado di Molise, ogni anno li 27 settembre vi è una Fiera della classe delle perdonante (così dette negl’Abruzzi li gran mercati, e fiere non di lista): Questa fiera si fa sopra d’una Collinetta, che stà in mezzo a due fiumi; distante mezzo miglio da Isernia, dove nella parte più elevata vi è un’antica Chiesa cin un vestibolo, architettura de’ bassi tempi, e che si dice esser stata Chiesa, e Monistero dei P. P. Benedettini, quando erano poveri? La Chiesa è dedicata ai Santi COSMO e DAMIANO, ed è Grancia del Reverendissimo Capitolo. La Fiera è di 50 baracche a fabrica, ed i Canonici affittano le baracche, alcune 10, altre 15, al più 20 carlini l’una; affittano ancora per tre giorni l’osteria fatta di fabbrica ducati 20 ed i commestibili sono benedetti. Vi è un Eremita della stessa umanità del fù F. Gland guardano del Monte Vesuvio, cittato con rispetto dall’Ab. Richard. La fiera dura tre giorni. Il Maestro di fiera è il Capitolo, ma commette al Governatore Regio; e questa alza bandiera con l’impresa della Città, che è la stessa impresa de P. P. Celestini. Si fa una Processione con le Reliquie dei Santi, ed esce dalla cattedrale, e và alla Chiesa suddetta; ma è poco devota. Il giorno della festa, sì per la Città, come nella collinetta vi è un gran concorso d’abitatori del Matese, Mainarde, ed altri Monti vicini, che la stranezza delli vestimenti delle Donne, sembra, a chi non gl’occhi avvezzi a vederle, il più bel ridotto di mascherate. Le Donne della Terra del Gallo sono vere figlie dell’Ordine Serafico Cappuccino, vestendo come li Zoccolanti, in materia, e forma, Puelle di Scanno Sembrano greche di Scio. Puelle di Carovilli Armene. Puelle delle Pesche, e Carpinone tengono sul capo alcuni panni rossi con ricamo di filo bianco, disegno sul gusto Etrusco, che a pochi passi sembra merletto d’Inghilterra. Vi è fra queste donne vera bellezza, e diversità grande nel vestire, anche fra due popolazioni vicinissime, ed un attaccamento particolare di certe popolazioni ad un colore, ed altre ad altro.  L’abito è distinto nelle Zitelle, Maritate, Vedove e Donne di piacere.

Nella fiera ed in Città vi sono molti divoti, che vendono membri virili di cera di diverse forma, e di tutte le grandezze, fino ad un palmo; e mischiate vi sono ancora gambe, braccia e faccie; ma poche sono queste. Quei li vendono tengono un cesto, ed un piatto; li membri rotti sono nel cesto, ed il piatto serve per raccogliere il danaro d’elemosina. Gridano S. COSMO e DAMIANO. Chi è spratico domanda, quanto un vale? Rispondono “più ci metti, più meriti”. Avanti la Chiesa nel vestibolo del Tempio vi sono due tavole, ciascuna con sedia, dove presiede un Canonico , e suol’essere uno il Primicerio, e l’altro Arciprete; grida uno: “Qui si ricevono le Messe, e Litanie”; e l’altro, ! Qui si ricevono li voti”; sovra delle tavole in ogn’una vi è un bacile, che serve per raccogliere li membri di cera, che mai si presentano soli, ma con denaro, come si è pratticato sempre un tutte le presentazioni di membri, ad eccezione di quelli dell’Isola di Ottaiti. Questa divozione è tutta delle Donne, e sono pochissimi quelli, o quelle che presantano gambe, e braccia, mentre tutta la grand festa  s’aggira a profitto de membri della generazione. Io ho inteso dire ad una donna: “Santo Cosimo benedetto, così lo voglio”. Altre dicevano, “Santo Cosimo, a te mi raccomando; altre, “Santo Cosimo, ringrazio”; e questo è quello osservai, e si prattica nel vestibulo, baciando ogn’una il voto che presente.

Dentro la chiesa nell’altare maggiore un canonico fa le sacre funzioni con l’olio di S. Cosimo. La ricetta di quest’olio è la stessa del Rituale Romano, con l’aggiunta dell’orazione delli SS. Martiri, Cosimo e Damiano. Si presentano all’Altare gl’Infermi d’ogni male, snudano la parte offesa, anche l’originale della copia di cera, ed il Canonico ungendoli dice, “Per intercessionem beati  Cosmi, liberet te ab omni malo. Amen”.

Finisce la festa con dividersi li Canonici la cera, ed il denaro, e con ritornar gravide molte Donne sterili maritate, a profitto della popolazione delle Provincie; e spesso la grazia s’estende senza meraviglia, alle Zitelle, e Vedove, che per due notti hanno dormito, alcune nella chiesa de’ P.P. Zoccolanti, ed altre delli Cappuccini, non essendoci in Isernia Case locande per alloggiare tutto il numero di gente, che concorre: onde li Frati, ajutando ai Preti, danno le Chiese alle Donne, ed i Porici agl’Uomini; e così divisi succedendo gravidanze non deve dubitarsi, che sia opera  tutta miracolosa, e di divozione.

A parte la malizia ammiccante e la mal dissimilata ipocrisia della chiusura, nella quale l’autore suggerisce che non era certo opera soprannaturale il fatto che molte donne tornassero a casa da quel pellegrinaggio in stato interessante, comprese le vedove e le nubili, e limitandoci alla tesi cara a Sir Hamilton e a Richard Payne Knight, vogliamo qui considerare la sopravvivenza del culto pagano di Priapo all’interno della religiosità cattolica in età moderna, anzi in piena “età dei lumi”, come un caso particolare, ed estremo, di una problematica che recentemente abbiamo affrontato in termini generali in una serie di articoli: Religiosità popolare superstizione: quale confine? (pubblicato sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 22/12/21); La leggenda della Madonna degli spini fioriti (16/12/21); Santa Augusta e l’intima verità della pietà popolare (14/11/21); e Storie dimenticate: San Priamo, la sua chiesa, il culto (20/09/21). Desideriamo accertarci se le critiche di uomini come Sir Hamilton e Payne Knight, che oggi sono divenuti legione e dominano l’intero panorama della cultura moderna, salvo rarissime eccezioni, conducano o no nella direzione da essi indicata, cioè verso il riconoscimento che anche il cristianesimo, come tutte le religioni, non è che un fenomeno storico, soggetto a tutte le dinamiche spiegabili in modo soddisfacente dall’antropologia culturale, dall’etnopsicologia e dalla sociologia comparata, il che deporrebbe definitivamente contro la sua pretesa soprannaturalità e a favore d’una interpretazione in chiave meramente umana.

La domanda che ci si deve fare, pertanto, è la seguente: la sopravvivenza d’un certo grado di sincretismo, originatosi quando il cristianesimo ha sopraffatto i culti preesistenti, è un dato sufficiente ad asserire che il cristianesimo in sé è una religione come tutte le altre, spiegabile in tutto e per tutto con argomenti esclusivamente storici? Ora, se noi teniamo presente l’aurea massima di san Tommaso d’Aquino, che la grazia non abolisce la natura, ma la perfeziona, arriviamo a comprendere che non bisogna aspettarsi, nella formazione e nella diffusione della religione cristiana, qualcosa che sovverta l’ordine storico, bensì qualcosa che lo innalzi ad un livello spirituale superiore, quale mai si era visto prima, né si sarebbe visto dopo. Pertanto la domanda complementare deve essere questa: il cristianesimo ha perfezionato la natura umana in maniera significativa, tale da segnare un netto distacco rispetto all’umanità pre-cristiana, non più eguagliato né tanto meno superato dall’umanità moderna, dal momento in cui essa si è allontanata progressivamente da Cristo? In altre parole: il cristianesimo, inteso come la discesa della grazia divina nell’anima degli uomini, non agisce dal di fuori, ma dall’interno della storia; non dal di fuori, ma dall’interno della psicologia; non dal di fuori, ma dall’interno del senso di umanità delle persone. Pertanto non ci si deve meravigliare se nella vicenda storica del cristianesimo si notano dinamiche analoghe a quelle di tutte le altre religioni, perché, storicamente parlando, esso è una religione fra le tante. Ma all’interno della sua storia, testimoniato da innumerevoli casi di santità, e anche da un generale innalzamento del livello etico delle masse, nonché dalla sua indistruttibilità di fronte alle prove più dure e difficili, non solo esterne ma anche interne, non solo le persecuzioni ma anche la corruzione del clero, c’è un elemento che si fatica a spiegare restando su un terreno esclusivamente umano. Solo dopo aver studiato a fondo la storia del cristianesimo e averla confrontata con quella delle altre religioni, ci si accorge che in esso soltanto gli uomini sono pervenuti al grado più alto e completo della loro maturazione etica e spirituale, e che in esso soltanto hanno trovato la forza di testimoniare la propria fede con il più alto sprezzo dei sacrifici e della stessa morte. E in esso soltanto c’è una costante fedeltà alla dottrina, una costante preoccupazione di conservarne intatta la verità e la purezza, vincendo tutte le forze contrarie, a cominciare dalle eresie che sono pullulate dalle sue costole nel corso dei secoli. Per giungere a un accomodamento col mondo che significa, di fatto, una resa di quella verità e di quella purezza, bisogna arrivare al Concilio Vaticano II, quando forze esterne hanno trovato il modo d’insinuarsi all’interno del clero e della gerarchia e, ingannando la massa dei fedeli, sono riusciti a snaturare il messaggio del Vangelo, con la scusa ipocrita di aggiornarlo e adeguarlo ai tempi nuovi. Anche quest’ultimo evento, però, che parrebbe dar ragione ad un’interpretazione meramente storica del cristianesimo, non spiega in maniera adeguata il fatto che la verità e la purezza della dottrina non sono state cancellate, ma sopravvivono in un certo numero di credenti, sia laici che consacrati, i quali, ad onta di tutto, e sfidando le forze scatenate della modernità e del globalismo, perseverano. Sono pochi? Forse sono più numerosi di quel che appaia, visto che tutti i mezzi d’informazione sono nelle mani del nemico. Ma al di là del numero: non erano pochissimi anche i cristiani dei primi tempi, quando Cristo fondò la sua chiesa e l’affidò a san Pietro? Perciò, lasciamo gli Hamilton e i Payne Knight ai loro sorrisetti e ai loro sarcasmi; e lasciamo i modernisti come Buonaiuti e gli atei come Ambrogio Donini alle loro spiegazioni meramente storiche del cristianesimo. In esso c’è qualcosa che eccede l’elemento storico, ma è difficile vederlo perché si attua all’interno della storia. Il fatto è che Dio si manifesta all’uomo, ma si lascia riconoscere solo da chi lo cerca con cuore puro.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 23 Dicembre 2021

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