martedì, 18 Gennaio 2022
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Rubrica: L’oggi nella letteratura di ieri 6^ Puntata

A cura di Arturo Buzzat e Daniella Dall’ Anese

Una delle figure più interessanti dell’anno 1000 è quella di Papa Silvestro II.

Il suo vero nome era Gerberto de Aurillac. Alla nostra letteratura ha consegnato un prezioso epistolario (sue sono anche numerose opere filosofiche e teologiche e una Geometria). Se letterariamente parlando possiamo considerare Papa Silvestro II un autore minore, così non può essere studiandone la storia. Gerberto, poi Silvestro II, nacque a metà del X secolo nella regione francese dell’Alvernia ed entrò da adolescente nel monastero benedettino di Saint Géraud d’Aurillac. E’ stato riconosciuto l’uomo più dotto dei suoi tempi. Sebbene tale prestigio fosse circondato da un’aurea leggendaria, esso si basava sui suoi contributi indiscutibili alla scienza, ispirati in gran parte dalla cultura araba. Si deve a Gerberto la proposta di sostituire il sistema di numerazione romano con quello arabo, più adatto al calcolo matematico. Egli cercò anche di diffondere l’uso dello zero e il sistema decimale. A lui fu attribuita la diffusione del pendolo e dell’astrolabio, e l’ideazione di un tipo speciale di abaco, una sorta di pallottoliere nel quale un solo gettone, dove era incisa una cifra, sostituiva un numero di gettoni corrispondente alla cifra stessa. Progettò anche un  organo a vapore per la cattedrale di Reims, così come un orologio meccanico a ruote dentate. Nel corso della sua esistenza, papa Silvestro II godette di grande prestigio per la sua attività scientifica e per il suo peso nella vita ecclesiastica e politica, ma dopo la sua morte la fama acquisita si tinse di tinte leggendarie. A lui si attribuì un patto col diavolo, dal quale sarebbero derivate le sue innumerevoli conoscenze.  E proprio il diavolo, al momento della morte, sarebbe andato a cercarlo per condurlo con sé negli inferi. La credenza popolare riteneva che, per evitarlo, Silvestro avesse ordinato di fare a pezzi il proprio cadavere. Le voci insistenti sulla maledizione di Silvestro II continuarono nei secoli e si rafforzarono nel 1648, quando, nella basilica romana del Laterano, si decise di aprirne il sepolcro. Il corpo intatto del pontefice fu visibile solo per alcuni istanti, dopodiché, davanti allo sguardo attonito dei presenti, si dissolse in cenere, spargendo per tutta la chiesa un intenso odore acre e dolciastro. Il corpo, imbalsamato con oli e profumi, si era dissolto con l’apertura della tomba. Rimase intatto solo il suo anello che recava incisa la scritta Sic transit gloria mundi, “Così passa la gloria di questo mondo”.

Silvestro II, un Galileo Galilei del suo tempo, ci porta istintivamente a ragionare sulla conoscenza, tema  centrale del nostro quotidiano, dove  conoscere appare fondamentale se si vuole essere al passo con il tempo. Oggi, lo strumento preferito per conoscere è soprattutto internet che, si può affermare abbia relegato ad un ruolo secondario sia i maestri, quali ad esempio il Virgilio dantesco, sia i libri. Se la ricerca telematica ci appaga, quasi sempre siamo portati ad esclamare: Adesso so. E’ davvero così?

Sapere e conoscenza sono davvero termini intercambiabili tra loro? E i due sono davvero così tanto legati da non permetterci di pronunciare il nome dell’uno senza dare la stessa importanza anche all’altro? Noi crediamo di no e ve lo dimostriamo con un esempio:

Molti conoscono, ma pochi sanno mettere in pratica. La differenza tra conoscenza e sapere è tutta qui, perché questa semplice frase ci rivela come la prima, che esprime un concetto statico, sia frutto del nostro apprendere sui libri, a scuola, dai giornali, su internet ecc., mentre il secondo, che esprime un concetto dinamico e più consapevole, è un fatto soggettivo e verificato.  E’ verità. Non possiamo quindi limitarci al solo conoscere, perché, come ha scritto Ivan Petruzzi, chi lo fa evita di “scoprire” che determinate conoscenze potrebbero non essere vere, quindi fasulle, ed evita così di rimettersi alla ricerca di qualcosa di “nuovo”. Il piatto pronto della conoscenza viene servito a scuola, in famiglia, in chiesa, ed è comodo per tutti, è già lì, non devi far altro che mangiarlo. Il sapere invece, è un piatto che ti prepari da solo, in solitudine, in meditazione, con ingredienti selezionati da te stesso, in base a ciò di cui hai bisogno. Questa è la differenza fra sapere e conoscere, la differenza fra ciò che è nostro e ciò che invece è uguale per tutti. Lo scrittore, attore e regista giapponese Yukio Mishima (pseudonimo di Kimitake Hiraoka) ha scritto che conoscere e non agire equivale a non sapere. Qualcun altro ha suggerito di non diventare mai troppo grandi per non fare domande. Non diventare mai troppo sapienti per non conoscere qualcosa di nuovo.

In entrambe le situazioni una cosa è certa: spetta solo a noi la scelta se agire o non agire, se limitarci o meno al solo conoscere o voler anche sapere. Silvestro II, crediamo, non avrebbe dubbi.

Alla prossima. Buon viaggio con la letteratura da A & D.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 27 Dicembre 2021

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