domenica, 26 Giugno 2022
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Il fenomeno inquietante degli zombi nella magia vodu di Francesco Lamendola

Gli zombie sarebbero le vittime d’una “Forza psichica” scatenata dalla “Magia nera” dello stregone e agevolata dalla loro ignoranza, dalla loro paura e suggestionabilità di Francesco Lamendola  

L’Enciclopedia Treccani definisce il Vodu come un

Culto sincretistico di origine africana, praticato ad Haiti prevalentemente dalla popolazione nera discendente dagli schiavi deportati nell’isola dopo lo sterminio nel 1533 della locale popolazione india. Nonostante il divieto del 1695, gli schiavi deportati mantennero i loro riti, che di fatto costituirono un fattore di identità culturale, religiosa e politica.

E il Vocabolario Treccani dà questa definizione di zombi:

[Dalla voce creola delle Antille zombi «fantasma; morto richiamato in vita»]. Nel rito vudù, il fantasma o comunque la persona che, dopo il decesso, si pretende sia richiamata in vita da un ‘boko’, sacerdote vudù dedito a pratiche di magia nera e di cui lo zombi diviene lo schiavo, utilizzato per lavori infimi o addirittura illeciti e malefici (nella realtà etnografica si tratta per lo più di individui in stato di torpore letargico o di psicolabili); la figura, oggetto di racconti e poi di film dell’orrore, è diventata un personaggio di genere, contrassegnato da un aspetto cadaverico e da un atteggiamento allucinati e abulico, che spesso cerca di afferrare i viventi per cibarsene e ridurli nella sua stessa condizione.

Come si vede, per la cultura “ufficiale” del nostro Paese, lo zombi è tutt’uno con la sua versione caricaturale creata dalla letteratura e soprattutto dal cinema: un personaggio di genere più che una realtà etnologica, poiché, su quest’ultimo versante, si tratta in sostanza di un individuo in stato di torpore letargico, o di uno psicolabile. Una spiegazione che piacerebbe ai solerti “poliziotti” del C.I.C.A.P.: inutile svolgere studi e ricerche più approfonditi, quando è evidente che si tratta di psicolabili e di persone affette da torpore letargico. Strano, però, che girando per tutti gli altri Paesi del mondo, non ci s’imbatte in tutti questi soggetti psicolabili e affetti da torpore catalettico. Bisogna proprio dire che una strana congiuntura ha concentrato tutti i casi ad Haiti, la cui popolazione è di 10 milioni, più pochi altri milioni sparsi a Cuba, negli Stati Uniti e nelle altre isole delle Antille: e tanto peggio per un ragionevole calcolo delle probabilità. Inoltre, che significa, in termini scientifici, l’espressione individui in stato di torpore letargico o psicolabili? Che tipo di torpore letargico, e causato da che cosa? Quanto agli psicolabili, non è una definizione un po’troppo generica, rispetto ai sintomi ben precisi che si attribuiscono agli zombi? In quali altri luoghi del mondo gli psicolabili verrebbero equiparato a dei “morti viventi”, a soggetti in stato catatonico permanente e irreversibile?

Un giornalista italiano molto curioso degli svariati aspetti della realtà, autore di numerosi saggi oggi pressoché dimenticati, Amilcare Giovanditto, si era recato ad Haiti e aveva condotto una scrupolosa inchiesta sul Vodu e anche sul fenomeno degli zombi, dal quale riportiamo una pagina (A. Giovanditto, Il Vodu, Torino, Casa Editrice MEB, 1979, pp. 83-86):

Il dottor Antonio Villiers è il più insigne antropologo haitiano, famoso per il suo pragmatismo scientifico. Quando lo si va a trovare nel suo studio di Port-au-Prince, immerso nella penombra e dalle pareti gremiti di libri di scienza inglesi, tedeschi, e francesi,  si prova l’esatta impressione di trovarsi di fronte ad un uomo di straordinario razionalismo e di lucida concretezza.

«Non sono mai esistiti e non esistono ‘morti che camminano’, neppure negli ‘zombie’ vi è, per quanto paradossale possa apparire, un annullamento della vita, un ‘omicidio senza cadavere’. Non si tratta di droga ‘somatica’, come l’intendiamo noi, ma di ‘droga ‘psicologica’ che presuppone forse una forma di magia, e anche questo fa parte del Vodu. Nemmeno si può parlare di sospensione completa della vita biologica, ma semmai di sospensione della vita psichica. I negri chiamano ‘zombie’ gli spiriti del Vodu, che in questo caso diventa un rito contro la morte, cioè un rito per accertare se un individuo è morto solo apparentemente a causa dell’influsso magico al quale è stato sottoposto ad opera di certe persone specializzate un questo: cioè nell’ordire la magia adatta a rendere il corpo senza anima, a trasformare un essere umano, appunto in ‘zombie’.  Perché tale trasformazione? – seguita Antonio Villiers – Vengono scelti per diventare ‘zombie’ individui dal fisico robusto affinché, privati della volontà, possano essere adoperati per lavori faticosi, nei campi o come manovali. Il padrone degli ‘zombie’, cioè colui che ha annientato la loro volontà, lucra sul lavoro d’essi, intascandone il salario. Incredibile e paradossale quanto si voglia, ma autentico. Certo il datore di lavoro che arruola questi fantasmi viventi non si preoccupa affatto; a lui basta che ci sia gente che lavora senza piantare grane e senza avanzare rivendicazioni sociali».

Nella cerimonia del Vodu ed a causa d’essa, dunque, può accadere che un individuo, uomo o donna, perda i poteri di percezione, di valutazione e di controllo di sé ad opera dell’influsso dell’’houngan’, dell’officiante il rito.

Ma l’officiante voduista può fare di più: può far apparire morto, uno che non è morto. Costui viene allora seppellito ed il ‘bokor’, dopo la sepoltura, può andare a riprenderselo e condurlo seco per farlo lavorare per lui. Per questo si attuano da parte dei parenti colui che ‘appare’ morto, tutte le precauzioni possibili affinché l’apparente defunto, se defunto in realtà non è, non possa essere ‘rubato’ dal ‘bokor’. L’aria esistente in una bara può consentire la sopravvivenza anche per diverse ore a colui che vi è stato rinchiuso.

Secondo me è un fatto innegabile che avvengano morti ‘innaturali’ o magiche e che esiste uno stato di trance catalettico: quello che gli haitiani chiamano appunto ‘zombismo’.

Già nel 1942 l’etnologo americano Walter B. Cannon nella rivista “American Antropolgist”, in un articolo intitolato ‘Vodu Death’, il ‘Vodu della morte’, citava casi di negri della Nigeria meridionale, i quali essendo stati ‘stregati’ erano caduti in uno stato di morte che Cannon spiega causata da shock e dalla paura che provoca una scarica di adrenalina.

Ciò non deve meravigliare: basta mettersi nei panni di un negro primitivo e saturo di superstizione, ignaro di qualsiasi istruzione, che si vede preso di mira dalla magia di un ‘bokor’ nella quale, nella sua ignoranza, ciecamente crede; finirà per essere schiantato dal terrore.

Lo stesso William Seabrock [1884-1945; famoso e controverso occultista, esploratore e giornalista americano], allorché si recò dal dottor Antonio Villiers per chiedere spiegazioni sugli ‘zombie’, si vide da lui consegnare il Codice Penale della Repubblica di Haiti dove all’articolo 249 si legge: «Sarà ritenuto omicidio l’uso contro qualsiasi persona l’uso di sostanze che, senza provocarne la morte, producono un coma letargico più o meno prolungato. Se, dopo la somministrazione di tali sostanze, la persona è stata sepolta, il reato sarà considerato un omicidio, anche se la persona non è deceduta clinicamente».

Perché questa pratica degli ‘zombie’ avviene nel mondo afro-haitiano? La risposta è semplice: il Vodu è un rito tipico delle popolazioni negre di Hati e dell’Africa occidentale, da cui, come ho detto, gli haitiani discendono. Ora: lo scopo del Vodu, fenomeno dell’animismo, è sciogliere l’anima dal corpo per farle vivere quella vita extrasensoriale libera da costrizioni che è negata al corpo e che finché si trova nel corpo essa non può raggiungere. Tale aspirazione non è bizzarra, ma è la conseguenza dei secoli di durissima schiavitù vissuta dai negri oggetto della tratta da parte dei negrieri. (…)

Giovanditto prosegue affermando che di questa pratica di “liberazione spirituale”, nata per consentire agli schiavi un surrogato d’evasione dalla loro crudele condizione, hanno poi approfittato alcuni stregoni malvagi, i bokor, per fini egoistici di arricchimento e di potere: avendo a disposizione la “materia prima”, ossia i corpi in stato di catalessi, non hanno esitato a servirsene per farne degli schiavi di nuovo genere, ma questa volta ai loro propri ordini, per procurarsi un facile guadagno senza doversi affaticare nel lavoro. Francamente, ci sembra una “spiegazione” che lascia alquanto a desiderare; una spiegazione tirata per i capelli, e che parte da un assunto ideologico: che i negri di Haiti abbiano sofferto, a causa della schiavitù, più di quanto abbiano sofferto tutte le altre popolazioni deportate nel corso della storia, al punto da anelare a una liberazione di tipo spirituale che crei l’illusione di quella materiale. Ma chiunque conosca anche solo approssimativamente il Vodu, sa che è difficile, se non impossibile, separare l’aspetto della magia nera, e quindi la pratica della “fabbricazione” degli zombie, dal Vodu in quanto tale, cioè come culto sincretistico basato sulla credenza degli spiriti (loa), volutamente sovrapposti e confusi con i santi del calendario cattolico e continuamente invocati ed evocati per ottenere lo stato di possessione. Alcuni spiriti, o dèi, come Baron Samedi, sono in se stessi tutt’altro che buoni; va da sé che offrire il proprio corpo per essere posseduti significa spalancare le porte alle forze oscure, e non è facile vedere in simili pratiche, che si manifestano in maniera alquanto impressionante, delle forme di liberazione spirituale. Quando il sacerdote (houngan) o la sacerdotessa (mambo) sono ripieni dello spirito evocato, e lo stesso vale per i semplici fedeli, strabuzzano gli occhi, si distaccano completamente dalla realtà circostante, schiumano, sbavano, si rotolano a terra, ululano, si contorcono: somigliano assai più alle vittime di una possessione diabolica che ai mistici rapiti in estasi nella contemplazione delle realtà celesti. Se questa è la “liberazione” che il Vodu offriva agli schiavi per alleviare le loro sofferenze, c’è da chiedersi se non sia stata peggiore del male. Si aggiunga che, secondo alcune fonti, alla fine del 1700 o al principio del 1800, per propiziare la cacciata dei francesi, gli haitiani avrebbero stretto un vero e proprio patto col demonio, mettersi sotto la sua protezione: il che si accorda piuttosto bene col fatto che Haiti, da allora, ha avuto una storia indipendente, sì, dalle potenze coloniali, ma in compenso quanto mai tribolata e infelice, senza un periodo di pace o di prosperità, e tuttora è una delle nazioni più povere e arretrate al mondo (cfr. il nostro articolo: Il terremoto di Haiti è la conseguenza di un patto col Diavolo?, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 01/02/10, e su quello dell’Accademia Nuova Italia il 19/01/18).

D’altra parte, ci sembra che l’interpretazione del fenomeno proposta dal professor Villiers sia nel complesso soddisfacente: gli zombie sarebbero le vittime d’una forza psichica scatenata dalla magia nera dello stregone e agevolata dalla loro ignoranza, dalla loro paura e della loro suggestionabilità. Di tale opinione, come abbiamo visto, era l’etnologo Walter B. Cannon, che aveva visto gli effetti della magia nera in alcuni luoghi sperduti dell’Africa occidentale. Oltre a ciò, non è da sottovalutare l’impiego di sostanze chimiche particolari, come quelle contenute nel velenosissimo pesce palla, che si pesca frequentemente sulle coste dell’isola; sostanze che provocano una paralisi di tutto l’organismo, simile alla catalessi. È stato un etnobotanico dell’università di Harvard, Wade Davis, a indagare nel 1982 sulla cosiddetta “polvere zombi”, un misterioso preparato che gli stregoni utilizzavano per indurre nelle loro vittime lo stato di morte apparente, dopo che il fenomeno degli zombie era uscito dal circuito del genere cinematografico horror per tornare a far parlare di sé nella vita quotidiana, allorché un haitiano creduto morto da ben diciotto anni, Clairvius Narcisse, era tornato al suo paese, fra il comprensibile sconcerto di parenti e amici, e aveva raccontato d’aver trascorso tutto quel tempo nella condizione, appunto, di zombi. Nella “polvere”, Davis aveva trovato, insieme a frammenti di ossa umane, ragni, rospi e lucertole, anche frammenti triturati di pesce palla. Questo pesce contiene la tetrodotossina, una potente tossina che blocca le terminazioni nervose e può provocare la paralisi e la morte. Davis allora ipotizzò che la somministrazione di tetrodotossina, e successivamente di sostanze allucinogene per mantenere la vittima nello stato di trance ipnotica, può offrire la spiegazione scientifica del fenomeno, apparentemente inspiegabile, degli zombi. Non è peraltro da escludersi che i bokor agiscano su due livelli: quello fisico con la tetrodotossina e, poi, gli stupefacenti; e quello spirituale, o quanto meno psicologico, mediante la magia nera, nella quale gli haitiani credono, il che ne facilita l’opera devastante.

C’è anche un altro modo di affrontare la questione: negare tutto, rifiutarsi di credere che ad Haiti avvengano fenomeni misteriosi come quello degli zombi, qualunque ne sia la natura e la causa; e deridere la credulità di chi si fa suggestionare da credenze primitive e del tutto prive di fondamento. Certo, è sbagliato credere a tutto. Ma lo è altrettanto non credere a nulla, per pregiudizio ideologico.

Vai all’articolo:

Il terremoto di Haiti è la conseguenza di un patto col Diavolo? – HAITI E PATTO COL DIAVOLO

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 31 Dicembre 2021

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