lunedì, 17 Gennaio 2022
HomeCULTURALetteraturaRubrica: L’oggi nella letteratura di ieri 7^ Puntata

Rubrica: L’oggi nella letteratura di ieri 7^ Puntata

a cura di Arturo Buzzat e Daniella Dall’ Anese

Una delle personalità più vigorose della letteratura italiana del XIII secolo è Guittone D’Arezzo (1235 – 1294). Considerato un caposcuola dai poeti toscani della sua generazione, egli fu il vero creatore del linguaggio letterario toscano elaborando immagini, espressioni, ecc., che sarebbero state riprese e sviluppate successivamente per molto tempo. Aveva arte nel comunicare, si direbbe di lui nel nostro tempo. Per qualcuno la sua poesia è dura e contorta. Questo in parte è veritiero, anche se si può affermare che questa oscurità deriva da uno sforzo di tensione morale rigorosa e scevra da compromessi.

In polemica con Guittone si pone e si definisce la poetica di un gruppo di poeti, per lo più fiorentini, intenzionati a elaborare un modo nuovo di fare poesia basato su scelte linguistiche eleganti, armoniose ed equilibrate, caratteri che Dante, nel canto XXIV del Purgatorio, riassumerà nella formula dolce stil novo. Sono esponenti di famiglie agiate, di formazione universitaria, attivamente impegnati nella politica del comune, tanto che quasi tutti, prima o poi, sono costretti all’esilio. Loro maestro e fondatore riconosciuto è Guido Guinizzelli, definito da Dante il padre mio/ e de li altri miei miglior che mai/ rime d’amor usar dolci e leggiadre (Purgatorio XXVI, 97 – 99).

Guido nasce a Bologna, città dove esercitò la professione di giudice, tra il 1230 e il 1240. Parteggiò per i Ghibellini e fu mandato in esilio a Monselice, dove morì nel 1276. La sua formazione risente del clima culturale dello studio bolognese, del pensiero teologico contemporaneo e della tradizione poetica provenzale e guittoniana. I concetti fondamentali della poetica stilnovistica sono racchiusi nella canzone Al cor gentile, che fu considerata come il manifesto programmatico della nuova scuola: Al cor gentil rempaira sempre amore […];/… prende l’amor in giovinezza loco/così propriamente/come calore in clarità di foco. A indicare il grado di ascesi mistico-religiosa a cui tale amore innalza l’uomo, il poeta immagina che, una volta morto, Dio lo rimprovererà di aver amato e lodato una creatura terrena in luogo del Signore e della Madonna; ed egli così si giustificherà: Tenea d’angel sembianza/che fosse del tuo regno;/non me fu fallo s’in lei posi amanza. Nella poesia di Guinizzelli, l’amore è sintesi di bontà e di bellezza, di sentimento e di spiritualità. E’, la sua,  una poesia animata da un senso giovanile di scoperta e di trepidazione per un mondo di nuovi valori spirituali.

Presi da tanta forza d’amore ci siamo ritrovati a ragionare su questo sentimento, ricavandone la convinzione che oggi, come ai tempi del Guinizzelli, vivere l’amore costituisca un vero e proprio regalo della vita, una delle emozioni più forti e più belle che un uomo e una donna possono provare. Questo perché l’amore, ospitando dentro di sé le migliori sensazioni, ci spinge ad essere persone migliori, esseri umani ed anime eterne come ha scritto qualcuno. Nel corso della nostra esistenza il nostro cuore impara e cresce con diverse esperienze o persone completamente diverse tra loro. E noi possiamo innamorarci di ognuna di esse o solo farcele passare accanto, perché, potremmo sostenere, non è nel nostro destino scoprirle. Poi però, con il tempo o all’improvviso capita che sentiamo il desiderio profondo di voler dare tutto il meglio di noi a un altro essere umano e arriviamo a vivere emozioni difficili da gestire. E non guardiamo più all’esteriore o alla perfezione di chi ci fa sentire così profondamente nuovi e diversi. Abbiamo scoperto l’amore e imparato ad amare. Perché, come sosteneva Sam Keen impariamo ad amare non quando incontriamo la persona perfetta, piuttosto quando arriviamo a vedere in modo perfetto una persona imperfetta. Insieme ci scopriamo più forti e sentiamo che il nostro cuore batte meglio se ritma il suo tempo accanto a quello dell’altro e che le nostre anime si completano e si arricchiscono con le comuni differenze. Apprezziamo una cosa nuova e bellissima: che, come sosteneva Lao Tsé, essere profondamente amato da qualcuno ti dà forza e amare profondamente qualcuno ti dà coraggio. La missione e le prove che, ogni giorno, ci pone di fronte la vita divengono più facili da superare e  se le qualità che in principio ci facevano vedere l’altro come perfetto le scopriamo difetti riusciamo, divertiti, a prenderci gioco di loro. Perché i difetti dell’altro, se amiamo incondizionatamente, li sapremo fare nostri senza lasciarli da parte, nella loro accezione più positiva. E quando il tempo, perché quel tempo verrà,  ci chiederà di raccontargli del regalo che ci ha fatto e saremo costretti a pensare e a rivivere, comunque sia andata ci accorgeremo che non potremo non dare ragione a Helen Keller. Perché ciò che abbiamo vissuto una volta, non lo perdiamo mai. Tutto ciò che abbiamo amato profondamente si trasforma in parte di noi.

Alla prossima. Buon viaggio con la letteratura da A & D.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 04 Gennaio 2022

Most Popular

Recent Comments