lunedì, 17 Gennaio 2022
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Il bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno di Stefano Montanari

Qualche anno fa, quando il terribile Covid che fa strage oggi era ancora in preparazione, vigeva la religione dei vaccini assortiti: più o meno dei sacramenti laici “scientificamente provati.”

Ricordo come, già allora, si lavorasse alacremente per introdurre nella mente plastica di quelli che sarebbero passati nel volgere di pochi anni dallo stato di sudditi a quello di cavie paganti il concetto secondo cui le iniezioni di non importa che, purché etichettato come “vaccino”, avrebbero “scientificamente” (sinonimo di “miracolosamente”) condotto a salvazione. Salvazione generica. Tra i tanti casi, ricordo quello di una studentessa universitaria che si ammalò di una delle tante varietà di meningite, spesso molto diverse tra loro per origine, e che, come avviene quasi sempre, guarì senza conseguenze particolari. Intervistata dai solerti “giornalisti” già al tempo in fila per “un premio ch’era follia sperar”, la fanciulla dichiarò di essersi vaccinata contro la meningite, e a quello doveva la sua guarigione. Vuole il caso che vaccino praticato e malattia sofferta non avessero nulla a che fare reciprocamente, ma che importa? L’importante non è il fatto ma la sua percezione.

Oggi, dopo tanta preparazione, ben avanzati nello strapiombo, si tenta d’imporre con la violenza caratteristica delle dittature la somministrazione di prodotti spacciati per vaccini, prodotti che hanno ampiamente dimostrato la loro inefficacia, quando non di peggio. Ma in qualche modo bisogna salvare il progetto così accuratamente preparato, e, allora, si sta facendo passare con grande successo di pubblico e di critica un’idea: è vero che, pur “vaccinati”, ci si ammala lo stesso, ma ci si ammala in modo meno grave.

Tutto bello a testimonianza di quanto potente e buona è la “scienza”, ma qui manca quello che la sintassi chiama secondo termine di paragone: meno grave rispetto a che? Insomma, come si sarebbe potuto stabilire il grado di gravità che avrebbe colpito il “vaccinato” se “vaccinato” non fosse stato? Se mi si permette un esempio di famiglia, né mia moglie né io ci siamo “vaccinati” e stiamo benissimo. Che sarebbe accaduto se ci fossimo fatti la/e punturina/e?

Se la logica ha ancora legittimità (aspettiamo il prossimo decreto notturno in proposito), si potrebbe affermare con lo stesso diritto dei “vaccinati” ammalati in modo “meno grave” che senza punturina/e non si sarebbero ammalati affatto. Quello, del resto, è quanto accade a mia moglie e a me. Insomma, se il loro ragionamento vale, si potrebbe dimostrare usando la loro stessa logica che il “vaccino” è causa di malattia.

Come spesso accade, rispolverando la trita immagine del bicchiere riempito a metà, qualche aspetto positivo può essere ricavato anche dalle peggiori disgrazie. Nel caso in questione, quando sentiamo qualcuno sostenere la tesi della “minore gravità” possiamo avere una certezza: si tratta di un imbecille. A differenza dei vari certificati, questo non mente.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Fonte: https://www.freehealthacademy.com/blog/3 del 09 Gennaio 2022

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