venerdì, 20 Maggio 2022
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Siamo uomini od automi? di Luca Rossi

Non brucerò il green pass, potrebbe dover servire per ritirare la pensione a mia madre, ma farò in modo di utilizzarlo il meno possibile. Voglio sapere con chi ho a che fare quando entro in un bar o in un ristorante. Voglio sapere se sono in mezzo a uomini od automi di Luca Rossi

Ho avuto il Covid 19 e finalmente avrò il green pass. Quanti italiani non vaccinati, durante queste settimane in cui la nuova e più contagiosa variante del virus sta facendo ammalare un pò tutti, vaccinati e non, hanno pensato, anche se forse non detto, queste parole. La possibilità di andare dovunque senza rotture di scatole, devo confessarlo, anche a me ha dato una certa ebbrezza, come di una libertà ritrovata. Ma ragionandovi sopra ho capito che era una libertà non soltanto illusoria ma addirittura sbagliata, e mi sono venute in mente quelle foto di cittadini italiani a Bologna, all’inizio della campagna vaccinale, che avendo fatto la prima dose e con in pugno una copia del green pass, la bruciavano in piazza, in segno di solidarietà con gli altri cittadini che in maniera legittima avevano deciso di non sottoporsi al siero genico sperimentale. Quelle immagini sono, dall’inizio della falsa pandemia ad oggi, le migliori che ho visto, le più commoventi e sincere. Ho ammirato il coraggio e lo spirito civico di quelle persone e l’altro giorno mi sono chiesto se, adesso che ero nelle loro stesse condizioni, fossi stato capace dello stesso comportamento. Non conosco quegli uomini e quelle donne ma, nella improbabile ipotesi essi leggano queste righe, li rivolgo tutta la mia stima e il mio affetto. Quello che voi avete fatto è la cosa giusta da fare e anche io dovrei fare lo stesso. Eppure, devo ammetterlo, faccio fatica a sbarazzarmi di questo QR code che mi permette, per i prossimi sei mesi almeno, di mangiare un piatto di pasta al pesto e bere un bicchiere di vino al ristorante sotto casa senza dover prima fare una coda di mezz’ora in farmacia. Sono quindi giunto a una sorta di compromesso con me stesso, non me ne vogliano quelle brave e coraggiose persone di Bologna, il cui gesto radicale, lo ripeto ancora, è semplicemente la cosa giusta da fare in queste circostanze. La libertà o è per tutti o non è per nessuno. Ebbene il compromesso che ho stabilito con me stesso è il seguente. Non brucerò questo maledetto green pass in piazza ma non andrò
nemmeno al ristorante sotto casa, o meglio ci andrò ma quando il padrone del ristorante mi chiederà di esibire il green pass gli dirò che non ho nessun green pass, che non so nemmeno di che cosa egli stia parlando. Quindi proverò in un altro ristorante, poi in un altro ancora, fino a quando troverò il gestore di un ristorante che oltre a far bene da mangiare è anche un uomo intelligente. Sono sicuro che dentro quel ristorante non soltanto mangerò bene ma che mi sentirò anche come a casa, che nel cibo, nel servizio, impregnato nelle mura, nei tavoli e nelle sedie sentirò lo stesso calore di un’umanità viva. Per illustrare meglio il concetto può forse essere utile il racconto di un fatto di vita concreta. Prima di essermi ammalato di Covid, durante il periodo di Natale, il governo aveva introdotto l’obbligo del green pass
anche per prendere un caffè al bancone di un bar. Da qualche tempo andavo in un bar dove il caffè, devo essere sincero, era molto buono. Il giorno dopo questo ennesimo assurdo ed odioso disegno di legge del governo della Repupplica Italiana mi presento alla stessa ora nello stesso bar per il caffè di sempre e la padrona del bar mi guarda con aria interrogativa e mi chiede, non mi ricordo nemmeno se prima o dopo aver risposto al mio buongiorno, il green pass. Sono quindi uscito, ma non senza prima dare uno sguardo agli altri avventori, rigidi e silenziosi automi chiusi nel loro privilegio di sorbire un caffè e mangiare una brioche che a me venivano negati, e sono entrato in un altro bar duecento metri distante dal precedente. Il bar era pieno di esseri umani, i loro movimenti erano più sciolti e naturali, parlavano più liberamente e ti guardavano come se volessero iniziare una conversazione, erano curiosi di vedere un altro essere umano. La padrona del bar mi ha dato il caffè senza chiedermi nulla sulla mia storia medica o fedina penale e ho parlato del più e del meno con uno degli avventori. Il caffè non era forse buono come quello del bar dove ero solito andare ma era più che onesto. Uscito in strada, mentre camminavo sul marciapiede verso la mia macchina, pensavo che fino ad allora avevo sbagliato bar, che se non fosse stato per questa assurdità del green pass, quella mattina sarei ancora andato al bar di sempre, ripiegato e concentrato sulla mia tazzina di caffè pregiato, ma ignorato da tutti e ignorando tutti, e non mi sarei sentito cosí bene come mi sentivo ora, dopo aver scambiato due parole con altri miei simili e visto delle facce umane e simpatiche. Non brucerò il green pass, potrebbe dover servire per ritirare la pensione a mia madre, ma farò in modo di utilizzarlo il meno possibile. Voglio sapere con chi ho a che fare quando entro in un bar o in un ristorante. Voglio sapere se sono in mezzo a uomini od automi.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 24 Gennaio 2022

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