mercoledì, 25 Maggio 2022
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Gesù Cristo e il “Credulone Religioso” di Francesco Lamendola

Gesù Cristo, certo; ma, per amor di Dio, quale? Il credulone religioso: tra visioni cristologiche New Age e logica consumista. Quando la domanda di soprannaturale è tale che non si prova imbarazzo a dire: «Ho visto Gesù Cristo» di Francesco Lamendola 

Marko Pogačnik (da non confondersi con un suo omonimo, docente di Storia dell’Architettura a Venezia) è un personaggio abbastanza conosciuto della galassia New Age, in quanto esperto nella scienza della geomanzia quale strumento per rivelare l’antica saggezza della Terra. Non avete capito in che cosa sia esperto questo signore? Non importa: lo sa lui. Sta di fatto che nei numerosi libri che ha scritto afferma tranquillamente, fra le altre cose, di essere in “contatto” con Gesù Cristo, che gli appare frequentemente. Non però il banale Gesù Cristo del cattolicesimo, ma un essere divino che si rivela contemporaneamente alla Sapienza-Sofia (il lato femminile del divino: e ci sembra giusto, in tempi di assoluta parità dei sessi), la quale in ultima analisi pare sia la Madre Terra, carica, appunto, di un’antica saggezza da dispensare agli uomini, beninteso agli “illuminati” la cui coscienza cosmica è disposta ad “aprirsi” su tali orizzonti sconfinati.

Così Marko Pogačnik descrive una delle sue esperienze mistiche nel suo sconclusionato libro, sconclusionato già dal titolo, La Forza di Cristo e il Ritorno della Dea (titolo originale: Erdsysteme und Christunskraft. Ein Evangelium für das Menschwerden, 1998; traduzione dal tedesco di Maurizio Martinelli, Macro Edizioni, 2003, pp. 16-19):

Un cambiamento di coscienza dell’uomo, sì; ma quali modelli dobbiamo seguire? Chi può indurre l’umanità a disporsi a un processo di cambiamento, ben sapendo che noi umani propendiamo a non voler abbandonar le strade intraprese, almeno quando si tratta di cambiamenti tanto profondi, quanto quelli a cui abbiamo accennato?

In risposta a queste domande, che continuavo a ripetermi, ho ricevuto una visione, attraverso la quale la presenza si è annunciata in un altro modo. Accadde nella notte del 17 aprile 1996, mentre dormivo a casa di un amico, dopo aver tenuto una conferenza serale ad Ottersburg [sic; probabilmente Ottersberg in Bassa Sassonia], nella Germania del Nord. Attorno alle tre del mattino, mi svegliai di soprassalto e percepii una particolare qualità vibratoria nella stanza. Ci volle un po’ di tempo prima che riuscissi a sintonizzarmi con la presenza sconosciuta, che comunque penetrava  ogni atomo del mio essere. Solo allora riuscii a mettere in ordine le mie impressioni e a far emergere immagini interiori.

Era la stessa presenza di Cristo, divenuta ormai inconfondibile per me, dopo le esperienze che ho descritto prima. Questa volta, però, non la percepivo da sola come un essere unico, ma come se fosse interiormente connessa a una seconda presenza, che si percepiva connaturata con quella del Cristo. La descriverei però come più morbida, femminile. Per descrivere nel modo più semplice la visione, potrei dire che era come se dentro di me e intorno a me fossero presenti due esseri spirituali, che mostravano una certa polarizzazione femminile-maschile, ma allo stesso tempo formavano una totalità unica, in sé compiuta. Intuitivamente reagii a questa dualità, facendo affiorare nella mia coscienza due nomi: Sofia e Cristo. La mia ragione voleva opporsi, affermando che sarebbe stato più giusto riconoscere nella coppia la madre Maria e suo figlio Gesù. Ma il mio sentimento si rifiutò, facendomi capire che si trattava evidentemente di una sola ed unica presenza  che, con un ritmo che si avvicendava costantemente, mostrava due aspetti del proprio essere, uno femminile e uno maschile. La relazione madre-figlio indurrebbe una distanza non corrispondente a quella unità che ho percepito.

Mentre questa visione continuava a pulsare dentro e attorno a me, alla luce di quel che vedevo cercai di capire con la maggior precisione possibile il significato di questi due nomi tanto decisivi per la nostra cultura. Se Maria e Gesù sono i nomi che indicano due persone storiche, Sofia e Cristo, indicherebbero invece due forze spirituali, che si sono rivelate all’umanità attraverso quelle due persone. Tradotto rispetto al contenuto, Sofia significa “la saggezza che viene dall’inizio originario” e  Cristo “l’unto di Dio”. Si tratta di nomi simbolici che indicano l’aspetto femminile e quello maschile del divino, Dea e Dio in uno.

In quel momento mi accorsi come questi pensieri, che salivano in me, mi stessero allontanando dall’esperienza diretta della presenza divina; la mia mente stava cercando di controllare a livello subliminale il suo effetto sulla mia coscienza. La contrastai, lasciando andare i pensieri e aprendomi emozionalmente al pulsare di quella presenza dolcemente avvenente, per lasciar entrare la sua qualità nel profondo del mio essere interiore.

Trascorso un certo periodo – non saprei delimitare la durata della rivelazione – fui preso dalla sensazione di trovarmi sulla soglia di una fase nuova della mia evoluzione personale e sentii che il contatto che avveniva attraverso la presenza di Sofia-Cristo, cercava di incoraggiarmi a compiere un passo nel nuovo e, allo stesso tempo, mi indicava già l’impostazione del compito della nuova fase. Poi, dato che a me succede come alla maggior parte delle persone al giorno d’oggi, questa ispirazione inizialmente si perdette negli impegni quotidiani dei mesi seguenti. Per essere sincero, mi andava anche bene così, dato che anch’io, seguendo un modello umanamente comune, evitavo i cambiamenti che un simile passo avrebbe portato nella mia vita. Gli eventi, in seguito, mostrarono anche come allora non fossi ancora maturo per compiere quel passo.

Fortunatamente, negli ultimi due anni ho potuto prendermi almeno un paio di settimane di vacanza d’estate, da dedicare alla mia crescita personale. Allora mi ritiro con la mia famiglia in una piccola isola rocciosa dell’Adriatico, per meditare i passi da compiere nella mia evoluzione e per gettare il seme delle mie attività future. Questa volta avrei dato la priorità alla mia relazione con la forza di Cristo- sulla base, appunto, del contatto avuto ad Ottersberg.

Il 12 settembre 1996, mentre stavo preparando una lista degli argomenti su cui volevo tenere delle conferenze, nell’anno successivo, mi venne in mente anche il tema “un quinto Vangelo”.

Non si tratta certo di uncum nella storia dei movimenti e dei personaggi che costellano la galassia New AgeParamahansa Yogananda (1893-1952), per esempio, un vero e proprio mito per la generazione occidentale ”alternativa” vissuta nei decenni fra la Seconda guerra mondiale e il ’68 ed oltre,  insegnava che non la figura storica di Gesù Cristo è significativa per gli uomini, bensì una non meglio definita Coscienza Cristica, la quale potenzialmente è presente un ciascun essere umano e può essere risvegliata, attraverso la meditazione e la consapevolezza, liberandola dalla “crocifissione teologica”, ossia dalla pretesa dei cristiani, e specialmente della Chiesa cattolica, di restringere tale Coscienza alla figura univoca (ed evidentemente banale) di un Gesù Cristo, Figlio Unigenito del Padre divino e unico mediatore fra Dio e gli uomini. Pertanto, sulla linea che poi sarebbe stata tracciata da scrittori come Dan Brown nel suo Codice Da Vinci, anch’egli, in buona sostanza, sosteneva che il “vero” Vangelo di Gesù non è affatto quello che i fedeli conoscono, leggono e meditano da duemila anni, ma un altro, del tutto diverso, il cui significato non consiste nell’affermazione che Dio, nel suo immenso amore per gli uomini, si è fatto a sua volta Uomo, è morto sulla croce ed è risorto il terzo giorno, liberando gli uomini dalla schiavitù del peccato, ma quello che indica a ciascuno la via per farsi lui stesso Dio, per riscoprire la propria natura divina e abolire ogni forma di separazione fra l’Io e il mondo. Per soprammercato, oltre a queste deliziose corbellerie, degne della più trita paccottiglia di matrice New Age, Paramahansa Yogananda asseriva, in tutta serietà e senza batter ciglio, di aver visto personalmente Gesù Cristo, così come aveva visto più volte il suo maestro, Sri Yuktesvar, dopo la morte di questi. Non un’apparizione, dunque, nel senso mistico del termine, ma la visione di un’entità risorta dalla morte fisica e fatta di energie sottili: risorto come può risorgere chiunque, purché conosca il segreto dell’intima natura spirituale dell’uomo.

Ecco come il disinvolto guru indiano – che dagli anni ’40 ai primi anni ’50 del Novecento impiantò queste credenze negli Stati Uniti, a da lì le diffuse in tutto il mondo occidentale, a mezzo di conferenze innumerevoli e di libri per lettori dal palato grosso, con titoli americanissimi nel senso peggiore del termine, quali Come potete parlare con DioCome essere sani e vitali e Lo Yoga di Gesù – descrive il fatto, nella sua celeberrima Autobiografia di uno Yoghi (titolo originale: Autobiography of a Yogi, 1946; traduzione dall’inglese di Evelina Glanzmann, Roma, Astrolabio,  1951, 1966, p. 474):

Una notte, mentre ero assorto in silenziosa preghiera, il mio salotto nell’eremitaggio di Encinitas si riempì di luce di un azzurro opalino, e io vidi la radiosa figura del benedetto Signore Gesù. Sembrava un uomo giovane, di circa venticinque anni, radi la barba e i baffi; i lunghi capelli neri divisi nel mezzo erano circondati da un’aureola di oro lucente.

I suoi occhi erano eternamente meravigliosi; mentre li guardavo, essi mutavamo infinitamente. Con ogni divino cambiamento della loro espressione, io comprendevo intuitivamente la saggezza che mi trasmettevano. Nel suo glorioso sguardo sentivo il potere che sostiene le miriadi di mondi. Un Santo Gral apparve alla sua bocca, discese alle mie labbra e ritornò a Gesù. Dopo alcuni istanti egli pronunciò parole bellissime di natura così personale che le serbo nel mio cuore.

A quanto pare, per certe persone è sufficiente dire: «Ho visto Gesù Cristo», con la stessa naturalezza con la quale direbbero: «Ho incrociato il garzone del supermercato», e il gioco è fatto, la gente ci crede, specie se si tratta di un guru indiano che dice di essere in contatto con i Superiori Sconosciuti dell’Himalaya. In altre parole, la gente non ci crede perché il fatto è credibile, ma il fatto diviene credibile perché viene raccontato in tutta naturalezza da un personaggio che si è ritagliato una certa autorevolezza, e dunque un certo grado di credibilità, per lo meno in determinati ambienti, già predisposti a credere ciecamente, perché desiderosi di sentirsi dire certe cose e di ricevere certi insegnamenti. Siamo dunque all’interno della logica consumista, anche se su un piano (pseudo) culturale e (pseudo) spirituale: come il consumista deve soddisfare dei bisogni che tali non sono, ma sono stati creati artificialmente dalla pubblicità, sfruttando un fondo di superficialità e conformismo che esiste nell’animo di ciascuno, così il credulone religioso deve soddisfare dei bisogni che sono stati creati in lui dal suo guru, facendo appello a ciò che egli intimamente desiderava sentirsi dire: una dottrina facile e carezzevole, dove tutto è luce e amore, dove la conoscenza ultima si può raggiungere semplicemente chiudendo gli occhi e contemplando il proprio ombelico, che per l’occasione diviene il centro dell’universo pensabile ed esperibile, al di fuori del quale non c’è altra realtà.

Il caso di Marko Pogačnik è ancora più semplice e sbrigativo. Qui non c’è bisogno di costruirsi prima una certa autorevolezza e poi annunciare di aver visto Gesù Cristo: al contrario, l’annuncio di aver visto Gesù Cristo, di averlo visto più volte e di aver ricevuto da Lui un particolare messaggio, diviene garanzia della sua credibilità e dell’autorevolezza di ciò che afferma. Evidentemente, negli ottant’anni buoni che intercorrono fra le visioni cristologiche di Paramahansa Yogananda e quelle di Marko Pogačnik, il pubblico è diventato ancor più incline a credere senza bisogno di prove o almeno d’indizi che abbiano una sia pur minima consistenza: la domanda di straordinario e di soprannaturale è tale, che non si prova imbarazzo a dire: «Ho visto Gesù Cristo, e mi ha parlato», come si direbbe: «Ho visto Mario, che ti manda a salutare».

Peraltro, si noti che Pogačnik  non dice: «Mi è apparso Gesù Cristo», ma dice: «Ho percepito un cambiamento nella qualità vibratoria nella stanza», dopo di che sostiene di essersi concentrato, di aver fatto ordine nelle proprie “impressioni” e di aver fatto emergere delle “immagini interiori”; e queste immagini non erano semplicemente le sembianze di Gesù, ma di Gesù insieme ad una presenza femminile, morbida e dolce (un tocco di sensualità non guasta mai, quando si parla del Femminile), che era, guarda un po’, quella della Dea, o di Sofia (ma sono poi la stessa cosa?). In altre parole, sostiene di aver avuto una sorta di apparizione, o rivelazione (ma lui parla anche di “contatto”, un vocabolo che ricorda il linguaggio degli ufologi più che quello dei mistici) della duplice natura del divino, maschile e femminile al tempo stesso. E che cosa gli dice, cosa gli comunica il divino, nel contesto di questa apparizione? Di predisporsi a una nuova fase della propria evoluzione personale. Cosa che egli ha finito per capire e mettere in atto perché, fortunatamente, ogni anno si prende due settimane di vacanza su un’isola dell’Adriatico da dedicare, appunto, alla propria crescita spirituale: semplicemente perfetto. Così, fra la rivelazione del Cristo-Sofia e la vacanza sull’isola dell’Adriatico, egli ha potuto addentrarsi un po’ di più nelle segrete cose, e farne dono anche ai suoi fortunati lettori e in generale a tutti quanti sentono oscuramente la necessità di un cambio di passo nella propria esistenza e sono pronti per il salto ad un superiore livello di consapevolezza cosmica. Meno male che ci sono tali maestri nonché intermediari fra noi, uomini comuni che non abbiamo visioni, né apparizioni, né rivelazioni, né contatti, e il divino; fra noi e Cristo-Sofia. Possiamo stare tranquilli: il processo della nostra evoluzione coscienziale è in ottime mani.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 06 Febbraio 2022

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