mercoledì, 25 Maggio 2022
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Due visioni in conflitto di Luca Rossi

Perchè la visione conservatrice è una lezione di umiltà e pragmatismo: lo Stato, al massimo può incoraggiare attraverso incentivi, quello che è bene per l’uomo, non lo può obbligare, e tanto meno lo può cambiare affinché spontaneamente persegua i fini che lo Stato ha deciso essere gli unici desiderabili. Quando questo accade, state attenti, cittadini di Luca Rossi

Thomas Sowell, libertario e conservatore professore americano di economia, in un suo libro, Conflict of Visisions: Ideological Origins of Political Struggles, mette a confronto le due visioni opposte che caratterizzano la politica contemporanea. Egli chiama queste due visioni unconstrained e constrained vision. La prima può essere tradotta come la visione liberale e la seconda come la visione conservatrice. Esse si differenziano per la concezione fondamentale sulla natura umana, per l’importanza data al concetto di soluzione invece

che di compromesso e per un atteggiamento diverso nei confronti della realtà, ottimista ma idealista da un lato e pessimista ma realista dall’altro.

Per la visione liberale, nella natura umana non esistono limiti prestabiliti, ma l’intelligenza e la volontà dell’uomo sono sufficienti a cambiare, in maniera intenzionale, la sua natura. L’unica caratteristica stabile dell’essere umano è appunto questa costante capacità di divenire qualcosa d’altro, ovviamente sempre migliore, oltrepassando i vecchi limiti e fissandone di nuovi, in un processo senza fine. In questa visione è implicita la nozione che ciò che è potenziale è diverso da ciò che è fattuale, che esistono cioè strumenti per migliorare la natura umana verso il suo “vero” potenziale, e che possono essere scoperti e migliorati degli strumenti, in modo che l’uomo, conosciute le giuste ragioni, possa anche comportarsi in maniera virtuosa. Per un liberale l’essere umano è una materia estremamente modificabile, e il concetto di soluzione è il fulcro del suo pensiero. Una soluzione è raggiunta quando non è più necessario cercare un compromesso. 

Anche se il percorso fatto per raggiungere questa soluzione ha comportato costi e sacrifici notevoli, una soluzione viene percepita sempre come un fatto di per sé positivo. Un esempio pratico di ciò, per chi abbia voglia di vederlo, è sotto gli occhi di tutti. Questi due anni di falsa pandemia non sono serviti ad altro che a giustificare, da parte di un potere occulto, soluzioni arbitrarie, che in teoria avrebbero dovuto proteggere la salute pubblica, ma che in realtà hanno comportato un progressivo sacrificio della libertà dei cittadini. Per la visione liberale, l’obiettivo di raggiungere una soluzione, giustifica i sacrifici iniziali, che sarebbero stati considerati inaccettabili altrimenti, e impone condizioni, molto pesanti e fatte passare come transitorie, ma che alla fine vengono inglobate nella soluzione finale.  Per tutta la tradizione liberale, esiste la convinzione che scelte sbagliate e immorali (non fare il vaccino), sono alla radice dei mali del mondo, e che politiche sociali più sagge ed umane (inoculazione del vaccino) sono la soluzione a questo problema. In filosofia, è la dialettica hegeliana, con il suo schema di tesi, antitesi e sintesi, ad aver rappresentato fedelmente questa visione. Possiamo utilizzare ancora eventi accaduti di recente, per accorgerci come, operazioni d’ingegneria sociale, ispirate da una filosofia liberale, siano in realtà dietro la narrazione pandemica, veicolata da media e governi in questi due anni.   Esiste un virus pericoloso che manda le persone in ospedale e uccide quelle più deboli (tesi), per questa ragione abbiamo dovuto chiudere tutte le attività commerciali e sociali della nazione ed entrare in una fase di lockdown (antitesi), ma adesso abbiamo scoperto un vaccino che tutti devono inocularsi per sconfiggere il virus e tornare alla normalità (sintesi).  Vive la liberté, la fraternité et l’égalité. Sarebbe bastato non aver dormito al liceo, quando il professore spiegava la filosofia tedesca dell’Idealismo, per aver compreso che dietro il Covid 19, non c’era un pipistrello imbalsamato al mercato di Wuhan, ma Georg Wilhelm Friedrich Hegel, il filosofo “imbalsamato” dallo Stato Prussiano.

Per la visione conservatrice esistono invece limiti essenziali alla natura umana, e per l’uomo sarebbe meglio riconoscere questi limiti e agire all’interno di essi, che sprecare energie, cercando di cambiare o migliorare la sua natura. La prudenza è la virtù principale di questa visione. Essa concentra la sua attenzione più sui compromessi che sulle soluzioni. Le istituzioni umane sono difettose perché gli uomini hanno difetti, e quindi non ci sono soluzioni perfette ai problemi della società. La visione conservatrice si basa su incentivi pratici e concreti, e non su astratte motivazioni, per fare in modo che le persone si comportino in maniera virtuosa. Gli uomini sono capaci di sacrificare il loro interesse personale per l’interesse collettivo, ma grazie alla devozione a principi morali e a sentimenti come l’onore e la nobiltà, che non sono parole o astratti ideali, ma cose concretissime per un certo tipo d’uomo. Anche la visione conservatrice parla in termini di processi che producono dei risultati desiderati, ma non trascura di considerare anche l’esistenza di effetti collaterali non desiderabili, che sono accettati come parte di un compromesso. I problemi della società derivano dalle limitate scelte disponibili, e non possono essere eliminati totalmente. Per attenuare gli effetti di questi problemi, e garantire la conservazione e un ragionevole miglioramento della società, la visione conservatrice fonda la propria azione a partire da caratteristiche sistematiche di certi processi sociali, come le tradizioni morali, la religione, la famiglia, il lavoro e il mercato. Questi processi, generati organicamente dal basso e non pianificati sistematicamente dall’alto, si basano su autonome strutture di interazione sociale piuttosto che su politiche centralizzate e designate a promuovere risultati particolari. Sono queste strutture a dover essere conservate e incentivate da chi si pone al governo della società, perché sono esse ad averne costituito storicamente la base e la forma, e se queste strutture si deteriorano e distruggono, anche tutto il resto fa la stessa fine. Questa enfasi sul compromesso e su un atteggiamento prudente, viene spesso interpretata come una mancanza di chiarezza, ma non è esattamente così. Un filosofo contemporaneo che ha dedicato parte della sua vita alla riflessione sull’idea conservatrice è Roger Scruton. 

In The Meaning of Conservatism, egli scrive: “La mancanza di confidenza (nei pensatori conservatori) non deriva da diffidenza o sgomento, ma dalla consapevolezza della complessità delle cose umane, e da un attaccamento a valori che non possono essere compresi con la chiarezza delle teorie utopiche.”  La visione conservatrice mette in guardia i cittadini dal potere di presunti esperti e uomini di potere, che arbitrariamente si arrogano il diritto di implementare politiche per il miglioramento dell’essere umano. Essa ci dice che l’uomo è quello che è, e volerlo cambiare è una perdita di tempo e di energia. Nella storia, questa volontà di cambiamento, si è rivelata inoltre essere due cose, o un errore dovuto a superbia intellettuale, o una truffa bella e buona. Il sistema migliore è quello che lascia l’uomo libero di creare organicamente le strutture che rispondono meglio al suo interesse, perché è dentro queste strutture organiche che risiede la conoscenza fattuale utile alla conservazione della sua vita. Non sono gli esperti delle università, o i politici e i banchieri di istituzioni centralizzate, che devono decidere e imporre le regole del mercato, esso ha le sue regole che derivano dalla sua stessa natura, e lo stesso vale per la tradizione morale, il lavoro e la famiglia. In poche parole, meno lo Stato interviene nella vita dei cittadini, meglio è per loro.

Questo non significa che lo Stato non debba esistere, che sarebbe l’anarchia, ma che esso debba garantire l’ordine naturale, non imporne artificialmente uno. Lo stesso concetto di libertà, nella visione conservatrice, non è assoluto, ma è sempre relativo ad un governo delle cose e degli uomini che ordini e preservi la libertà. Una libertà senza limiti, infatti, finisce con il distruggere sé stessa, e finire nel suo esatto contrario, cioè in perfetta schiavitù. Sono però gli uomini e le donne, a partire dalle loro necessità e utilità concrete, che devono creare le loro migliori condizioni di vita, il loro ordinamento naturale, senza dover subire politiche che invece ne ostacolano o impediscono lo sviluppo, perché si basano su un’idea di uomo inesistente. In quest’ottica, va inteso anche il concetto di tradizione, che non è il rimanere ancorati ad anacronistiche visioni del passato, ma il riconoscere che queste necessità e utilità umane, sono già state tradizionalmente ordinate, che istituzioni umane si sono storicamente sviluppate per rispondere ad esse. L’istituzione della famiglia ne è un esempio, essa è infatti la risposta che le generazioni del passato hanno dato ad elementari ma essenziali bisogni della nostra natura, come la sessualità, la crescita e educazione dei figli, la proprietà, l’assistenza agli anziani. Una volta che l’uomo rompe con la tradizione che ha custodito, fino ad ora, l’istituzione della famiglia, quale sarà il destino di questi elementari ma essenziali bisogni? Il loro caotico manifestarsi, fuori da ogni ordine e tradizione, quali effetti causerà nella vita degli uomini e della loro società?  La visione conservatrice è una lezione di umiltà e pragmatismo.  Lo Stato, al massimo può incoraggiare attraverso incentivi, quello che è bene per l’uomo, non lo può obbligare, e tanto meno lo può cambiare affinché spontaneamente persegua i fini che lo Stato ha deciso essere gli unici desiderabili. Quando questo accade, state attenti, cittadini.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 07 Febbraio 2022

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