venerdì, 20 Maggio 2022
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Che cos’era “la Cosa” evocata dagli Eletti Cohen? di Francesco Lamendola

Che cos’era “la Cosa” evocata dagli Eletti Cohen e da Martines de Pasqually? Coen è l’anagramma di Enoc e in ebraico significa “sacerdote: anche in essi si vede la derivazione ebraica e “cabalistica” della massoneria esoterica di Francesco Lamendola 

Strano personaggio, Martines de Pasqually, sbucato fuori dal profondo della Francia massonica di un paio di decenni prima della Rivoluzione del 1789, fondatore e diffusore di un nuovo ordine massonico occultista, gli Eletti Cohen, che sarebbe sopravvissuto, sia pure di una vita assai stentata e sempre più evanescente, anche dopo la sua morte, e noto anche come ordine martinesista, capace di tramandare un corpo dottrinario assai ampio e articolato che pare voglia riallacciarsi direttamente alle più antiche tradizioni gnostiche e cabalistiche.

Così lo presenta lo studioso di società segrete e occultismo Giordano Berti nel suo libro Enoch l’entronauta (Milano, Gruppo Editoriale Armenia, 2000, pp.111-114):

Nel 1766 giunse a tutte le Logge francesi un ordine della Grande Loggia di Parigi che impediva la nascita di nuovi gradi. Fu allora che Martines de Pasqually si recò a Parigi, speranzoso di convincere qualche influente massone a costituire una Loggia autonoma funzionante all’ombra della Grande Loggia; ma non riuscì nell’intento e il suo rito occultista venne rigettato come “settario”. Comunque, quella scomunica non ebbe conseguenze sul piano pratico, poiché nel febbraio 1767, mentre Pasqually era ancora a Parigi, un editto del re dichiarò l’interdizione per le assemblee della Grande Loggia di Francia, senza specificarne l‘applicazione alle Logge provinciali. In quella congiuntura, Martines de Pasqually riuscì a convincere alcuni massoni a partecipare a un rito teurgico da lui steso presieduto.  Non si sa cosa accadde di preciso, ma, stando ad alcune testimonianze, sembra che Martines de Pasqually avesse evocato con successo delle entità spirituali, o almeno a farlo credere a coloro che erano presenti alla cerimonia. Durante una riunione che si tenne nell’equinozio di primavera di quello stesso anno, i partecipanti all’evocazione vennero insigniti del titolo di Cavalieri Rosa-Croce e diventarono i primi membri del Tribunale Sovrano dell’Ordine degli Eletti Coen, alla cui testa c’era lo stesso Martines de Pasqually nel ruolo di Grande Sovrano.

Il compito dei membri di questo Tribunale consisteva nel “sacerdozio di Enoch”; si noti che Coen è l’anagramma di Enoc e che il termine ebraico “cohen” significa “sacerdote”. In sostanza costoro, dopo essersi adeguatamente preparati nel silenzio, nella preghiera e nel digiuno, avrebbero dovuto seguire le istruzioni dettate dal loro maestro evocando, in giorni prestabiliti e mediante l’uso di appositi simboli, un’entità soprannaturale indefinita chiamata “la Cosa”, che avrebbe dovuto fornire nuove rivelazioni per mezzo di segnali luminosi o acustici. Ma questi fenomeni, chiamati “passes”, potevano provenire anche da spiriti malvagi, che pertanto andavamo allontanati per mezzo di appositi riti. (…)

Appena installato, il Tribunale Sovrano inaugurò un Tempio a Versailles; in quel luogo, lo stesso anno, Martines de Pasqually iniziò personalmente Jean Baptiste Willermoz, acceso sostenitore di un rinnovamento della Massoneria in senso mistico, che grazie alle proprie amicizie diede un primo, grande impulso all’Ordine degli Eletti Cohen. Come risulta dalla sua corposa corrispondenza, egli fu uno dei più entusiasti estimatori di Martines de Pasqually, il quale lo fece entrare nel Tribunale Sovrano a titolo di “membro non residente” e lo autorizzò a stabilire a Lione una Grande Loggia Madre conferendogli altisonanti titoli come “Ispettore Generale dell’Ordine di Lione”  e “Grande Maestro del Grande Tempio di Francia”.

In seguito Willermoz tentò vanamente di entrare in rapporto con “la Cosa” seguendo le istruzioni di Martines de Pasqually, ma non riuscì mai nel suo intento. Essendosi convinto che questi insuccessi dipendevamo dal fatto di non essere stato “ordinato” in termini ufficiali, Willermoz domandò a Martines de Pasqually di concedergli un’iniziazione completa, ma il Grande Sovrano tergiversò a lungo, adducendo scuse sempre diverse: i tempi favorevoli dovevano ancora giungere o erano già passati, o se i tempi erano giusti le condizioni astrali o meteorologiche erano sfavorevoli; in qualche occasione cercò di dissuaderlo avvisandolo della pericolosità dei riti ai quali Willermoz chiedeva con insistenza di venire iniziato; altre volte Martines de Pasqually inviò al suo discepolo lionese istruzioni per cerimonie alternative che sarebbero dovute servire come preliminari a un’iniziazione regolare; e così via.

Willermoz era dotato di grande perseveranza e buona volontà, ma non erano altrettanto accomodanti i colleghi parigini, che già a partire dal 1768 iniziarono a manifestare il loro disappunto per le istruzioni, frammentarie e spesso contraddittorie rispetto a quelle già fornite in precedenza da Martines de Pasqually. Invano tentarono di convincerlo a spostarsi da Bordeaux, dove risiedeva assieme alla moglie e ai due figli, per ritornare a Parigi e condurre quelle operazioni teurgiche che si presumeva, alla sua presenza avrebbero potuto dare i risultati sperati.  Ma anche con loro il Grande Sovrano trovò mille scuse per evitare di esaudire qualunque richiesta. A nulla valsero le preghiere che gli venivano rivolte, sempre in tono gentile ma fermo, dai suoi discepoli, i quali a un certo punto non desideravano altro che una prova minima ma certa dell’efficacia dei poteri vantati da Martines de Pasqually e dell’esistenza effettiva della Cosa; «l’Ordine reclama le vostre promesse, niente di più», si legge in una lettera del 1769. Il Grande Sovrano rispose inviando una lettera dei discepoli di Bordeaux, i quali attestavano di avere constato la veridicità delle promesse del Maestro. Martines de Pasqually da parte sua, invitava i discepoli di Parigi e Versailles a seguire più scrupolosamente le sue precedenti istruzioni. Così  questi ultimi cominciarono a dubitare della buona fede del Maestro, che, è giusto notarlo, riceveva annualmente una cospicua “retta” da ogni iniziato.

Nel 1770 gli adepti di Parigi e di Versailles proposero un contratto, in virtù del quale si impegnavano a pagare la retta se Martines de Pasqually avesse fornito una prova della sua buona fede, venendo a istruirli personalmente e perfettamente e donando loro una copia dei documenti originali contenenti tutte le istruzioni che egli diceva di possedere; il Maestro, sdegnato, rifiutò di cedere il segreto  in cambio di volgare denaro: «La mia scienza – diceva – non è un segreto particolare ma è il frutto di un lungo e faticoso lavoro del corpo e della mente e di una rinuncia totale alle cose impure». Rimproverò inoltre quelle persone di poca fede in quanto già una volta, al momento della fondazione del Tribunale Sovrano, aveva mostrato dinanzi ai loro occhi la potenza del segreto di cui potevano entrare in possesso, se non fossero stati così increduli. Quanto ai documento che il Tribunale reclamava, il Grande Sovrano dichiarò di non poterli cedere poiché solo il suo successore ne aveva diritto. In compenso essi ricevettero una copia manoscritta del “Trattato delle reintegrazione degli esseri” unitamente alla promessa, presto mantenuta, di visitare personalmente i templi di Parigi e Versailles.

Ma in che cosa consisteva, infine, la dottrina insegnata da Martines de Pasqually, in ambito propriamente filosofico? Da dove veniva, a quali origini s’ispirava? Era interamente una creazione di quell’uomo strano, elusivo, oppure possedeva delle radici effettive nella tradizione esoterica e occultistica? E, in tal caso, quali erano e come lui vi aveva potuto attingere? Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, anche se nella sua personalità e nella sua azione pubblica vi sono, inequivocabilmente, i tratti del millantatore e dell’imbonitore, se non proprio del ciarlatano (ma un discorso analogo si può fare per il più famoso e importante di tutti, Giuseppe Balsamo ovvero il conte di Cagliostro), pare che nella sua vanteria di aver ricevuto una speciale iniziazione in ambienti massonici particolarmente segreti ed elevati, come pure di essere in contatto con degli innominabili Maestri o Superiori Sconosciuti, vi fosse qualche cosa di vero. Possiamo affermarlo in seguito alla scoperta, ad Algeri, in pieno XX secolo, del cosiddetto Libro Verde, contenente i riti degli Eletti Cohen, che sembra rimandare a tradizioni fiorite nell’area mediterranea (e Pasqually veniva da una famiglia di ebrei spagnoli) in tempi più antichi.

Vale la pena di seguire questa traccia e cercare di mettere a fuoco il retroterra culturale di questo enigmatico personaggio, che se fu sfuggente in vita, ha lasciato dietro di sé un corpus dottrinale che è stato tramandato fino ad oggi da alcuni gruppi che s’ispirano direttamente a lui, come l’Ordine della Riconciliazione, ovvero degli Eletti Cohen di Antica Osservanza, tuttora esistente, il quale afferma di essere la più ortodossa riorganizzazione di quello che fu l’Ordine degli Eletti Cohen di Martinez de Pasqually del 1767, e dichiara di essere indipendente e sovrano, senza alcun rapporto con qualsivoglia osservanza massonica. Citiamo una pagina del ricco volume L’Europe des societés secrètes, A.A.Vari, Selection du Reader’s Digest, Paris, 1980, edizione italiana a cura di Alberto Cesare Ambesi, Milano, 1983, pp. 267-268):

Su questo straordinario personaggio si hanno pochissimi dati biografici. Nacque tra il 1715 e il 1727 (le opinioni sono discordi tra gli specialisti) a Grenoble e, a quanto pare, morì a Santo Domingo il 20 settembre 1774, dove si era recato due anni prima per raccogliere un’eredità. Ignoto è il luogo del suo sepolcro e sconosciuto il suo aspetto fisico, non essendoci pervenuto alcun ritratto di questo misterioso maestro. In una lettera del suo segretario, Saint-Martin, si trova solo un accenno alla sua corporatura “mingherlina”.

Interessante è ricordare che subito dopo i vent’anni, Martinez de Pasqually ricevette dalle mani del genitore un iniziazione massonica, in base alla quale gli veniva concessa la facoltà di istituire Logge Scozzesi ovunque ritenesse opportuno. Ciò in virtù di una “patente” rilasciata dal Gran Maestro degli Stuart in data 20 maggio 1738.

Fondatore, nel 1754, a Montpellier, del Capitolo “I Giudici Scozzesi”, Martinez de Pasqually, in quello stesso anno (o in quello successivo), ottenne di divenire un vero delegato della Superiore Gerarchia. È dal 1755, infatti, che egli iniziò a viaggiare, per far conoscere dottrina e metodi Cohens nei circoli massonici, cominciando dalle città del meridione di Francia.

Ci si può domandare: quale fu l’autorità che conferì il mandato per l’istituzione del nuovo Ordine iniziatico? E quali le funzioni assegnate all’Ordine, nell’alveo del mondo esoterico? Alla prima domanda è difficile rispondere. Da certe ammissioni, scritte da Pasqually, sembrerebbe trattarsi di un incarico affidatogli da un Superiore Incognito di scuola cabalistica, operante in Africa settentrionale, in ambienti ebraici molto ristretti. La scoperta, nel 1957, ad Algeri, del cosiddetto Libro Verde, contenente i più importanti rituali degli Eletti Cohens, sembrerebbe confermare codesta ascendenza. Possiamo aggiungere, sulla natura della “scuola” a cui attinse Pasqually, che essa si configurava come l’anello di congiunzione fra la più antica misteriosofia caldea e l’ermetismo, secondo l’interpretazione della filosofia “moresca”. Né mancavano gli elementi dottrinari che rimandano ai filoni cataro e manicheo.

Considerando quanto precede, apparirà evidente che il compito principale affidati al capo visibile degli Eletti Cohens, fu quello di vivificare il complesso di tradizioni, fiorite nel bacino del Mediterraneo e nel Medio Oriente, così che fosse possibile agli “uomini di desiderio” percorrere il cammino che li avrebbe condotti a riprendere contatto con la Rivelazione Primitiva o – in altre parole – riconquistare lo stadio di esistenza anteriore alla “caduta”. Non a caso l’opera principale di Martinez de Pasqually, intitolata “Traité de la réintégration des êtres dans leurs premières proprietés et puissances spirituelles et divines” (trattato della reintegrazione degli esseri nelle loro primitive qualità e virtù spirituali e divine, venne trasmessa manoscritta per più di un secolo; la prima pubblicazione a stampa avvenne nel 1889 in Francia.

In tale libro, si codifica un completo sistema spirituale, religioso e iniziatico a un tempo, che abbraccia la cosmogonia e la cosmologia dei piani invisibili, la storia primordiale dell’uomo, l’etica e l’escatologia. Nel “Traité” si trova altresì indicata la scala che deve essere percorsa dall’uomo, quale individualità, che aspira alla reintegrazione. Reintegrazione che è perseguita appunto dall’Ordine Cohen. Mediante tecniche man mano più complesse e che richiedono una dedizione veramente sacerdotale. Vediamo ora, più da vicino, il quadro dottrinale del Martinesismo, quale appare dal “Traité” stesso, nonché dalle lettere e dagli appunti di molti membri dell’Ordine.

Constatazione prima: secondo Martinez de Pasqually la manifestazione cosmica , negli aspetti sia fisici sia soprannaturali, in quanto modellata  dal Verbo o Logos (vedasi il Prologo del Vangelo di S. Giovanni), riflette l’Assoluto, ma non può considerarsi sua creazione.

Non è dunque una bestemmia, argomentava ancora Pasqually, considerare l’uomo dell’Eden come il diretto riflesso del Plasmatore dei Mondi, per cui l’Adamo della Bibbia si identificherebbe con L’Adam Qadmon della tradizione cabalistica, il grande Vegliardo Celeste a cui allude S. Paolo nella Prima lettera ai Corinti (15:45-50), laddove fa distinzione fra l’Adamo dei cieli e l’Adamo di creta, di questo mondo. Il peccato di Adamo, perciò, consisterebbe in una specie di operazione alchimistica mal riuscita: nell’aver voluto creare un nuovo universo, illudendosi di poter operare sul piano fisico come il Logos aveva operato sulle forme angeliche. Così avrebbe avuto inizio l’umanità attuale, che è legata al mondo dei sensi in conseguenza della superbia del proprio Archetipo (frantumatisi in milioni di personalità illusorie) ed è impossibilitata ad autoredimersi in quanto divenuta troppo simile agli angeli di Lucifero.

Dovere dell’iniziato, sempre secondo Pasqually, è di lottare contro tali influssi, purificandosi attraverso l’illuminazione interiore e aiutando l’Umanità tutta a prendere coscienza delle verità superiori. Le armi di tale combattimento sarebbero costituite dagli esorcismi contro il male e dal culto rivolto alle potenze celesti, grazie all’assistenza degli Antenati o Comunione dei Santi, cioè chiedendo l’aiuto invisibile di coloro che, per santità eroica, già hanno meritato di raggiungere lo stadio di ricongiungimento con l’Archetipo e Logos.

Particolarmente interessante è osservare alcune coincidenze cronologiche. Il 20 maggio 1738 il Gran Maestro degli Stuart rilascia la famosa “patente” massonica di rito scozzese al padre di Martinez de Pasqually, trasmissibile di padre in figlio. Appena tre settimane prima, il 28 aprile di quello stesso anno, il papa Clemente XII aveva denunciato e condannato formalmente la massoneria con la bolla In eminenti apostolatus specula, dichiarando:

Noi pertanto, meditando sui gravissimi danni che per lo più tali Società o Conventicole recano non solo alla tranquillità della temporale Repubblica, ma anche alla salute spirituale delle anime, in quanto non si accordano in alcun modo né con le Leggi Civili né con quelle Canoniche; ammaestrati dalle Divine parole di vigilare giorno e notte, come servo fedele e prudente preposto alla famiglia del Signore, affinché questa razza di uomini non saccheggi la casa come ladri, né come le volpi rovini la Vigna; affinché, cioè, non corrompa i cuori dei semplici né ferisca occultamente gl’innocenti; allo scopo di chiudere la strada che, se aperta, potrebbe impunemente consentire dei delitti; per altri giusti e razionali motivi a Noi noti, con il consiglio di alcuni Venerabili Nostri Fratelli Cardinali della Santa Romana Chiesa, a ancora motu proprio, con sicura scienza, matura deliberazione e con la pienezza della Nostra Apostolica potestà, decretiamo doversi condannare e proibire, come con la presente Nostra Costituzione, da valere in perpetuo, condanniamo e proibiamo le predette Società, Unioni, Riunioni, Adunanze, Aggregazioni o Conventicole dei Liberi Muratori o des Francs Maçons, o con qualunque altro nome chiamate.

Ora, il Gran Maestro che rilasciò la “patente” a Pasqually senior pare fosse lo stesso Carlo Edoardo Stuart, secondo pretendente al trono di Scozia, d’Irlanda e d’Inghilterra (1720-1788), il quale viveva in esilio a Roma, dunque proprio nella sede dei successori di San Pietro. È quindi verosimile che notizie sulle logge massoniche che si andavano organizzando in tutta Europa siano giunte al papa proprio da quella fonte, magari in forma indiretta, ossia per  tramite degli agenti segreti che senza dubbio tenevano d’occhio l’illustre, ma per certi aspetti incomodo personaggio, nonché la cerchia dei suoi parenti, amici e sostenitori.

Quanto alla dottrina codificata, o forse semplicemente trasmessa, da Martinez de Pasqually, come abbiamo visto, trae origine dalla Cabala e s’impernia sul concetto che il mondo terrestre  non è stato creato da Dio in maniera libera e univoca, ma è il frutto di un “pasticcio” cosmico provocato dal maldestro Adam Qadmon, per cui il compito dell’umanità evoluta è quello di reintegrare se stessa nella propria natura divina, reagendo al disordine cosmico. Come sempre nella Cabala vi è l’idea dell’uomo che deve reintegrare se stesso nelle prerogative di un creatore, cioè di Dio medesimo. Anche negli Eletti Cohen si vede pertanto, con estrema nitidezza, la derivazione ebraica e cabalistica della massoneria esoterica.

Rimane, certo, almeno un’ultima curiosità: che cos’era mai la “Cosa” che gli Eletti Cohen intendevano ad ogni costo evocare, fin quasi al punto di ribellarsi al loro maestro, che sospettavano di averli ingannati al riguardo? E lui, Martines de Pasqually, era davvero riuscito ad evocarla? Che cos’era, o piuttosto chi era? Sono domande alle quali è difficile dare un risposta precisa, e tuttavia noi sappiamo che con le entità non umane è impossibile scherzare. Se si tratta di entità buone, non si lasciano chiamare dal mago o dall’occultista: sono esse che si presentano a lui, qualora Dio ne affidi loro l’incarico. Ma se non sono buone, allora è possibile, perfino probabile, che si servano d’incaute evocazioni per impadronirsi dell’apprendista stregone, magari ingannandolo e facendogli credere di essere altro da ciò che in realtà sono. Possibile che i seguaci di Pasqually, per non dire di lui stesso, non abbiano mai fatto un ragionamento così semplice? Perché, se lo hanno fatto, allora è facile immaginare chi volessero realmente evocare: la qual cosa getta una luce ben diversa da quella apparente sull’intera vicenda…

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Dell’11 Febbraio 2022

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