venerdì, 20 Maggio 2022
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L’origine del Green Pass di Betty Scapolan

Oggi l’Italia è morta. Purtroppo a tutti gli effetti, è assoggettata ad una dittatura a cielo aperto… di Betty Scapolan

Oggi in Italia e nella UE, assistiamo ad un accanimento sempre più restrittivo nei confronti di coloro che non hanno accettato la somministrazione del “vaccino” sperimentale. Per limitare ancor più le libertà di movimento di ogni singolo individuo, le geniali menti della Massoneria che governano globalmente, hanno adottato un nuovo sistema di controllo: il greenpass, cioè una certificazione o un lasciapassare ottenibile solo mediante l’inoculazione o la guarigione da Covid, il quale permette di accedere ad attività lavorative, di svago, di commercio, ecc. Ogni nuova dose (qui siamo alla terza), amplifica l’estensione del certificato; dal semplice base, conseguibile con tampone, si è arrivati al Super Greenpass Rafforzato, ma la strada è ancora lunga e tortuosa e questo è solo l’inizio…

Per capire la reale entità di come verrà utilizzato oggi il certificato verde, bisogna andare a ritroso e ripercorrere le fasi iniziali della storia.

Questa ricerca riporta al 1940, durante l’occupazione italiana su suolo albanese; in quel frangente nacque il Movimento di Liberazione Nazionale, formato da un esercito misto di partigiani. Sotto la guida del neonato Partito Comunista, il Fronte di Liberazione Nazionale sconfisse le armate tedesche e tutto ciò che rimaneva del fascismo e del nazismo fu spazzato via, in favore del primo governo democratico, proclamato successivamente il 28 novembre 1944.  L’anniversario viene ricordato ancora annualmente e festeggiato come giorno della indipendenza nazionale.

Al comando della nuova reggenza, il partito comunista elesse Enver Hoxha, un rivoluzionario politico e militare che si era distinto all’estero in qualità di segretario del Consolato albanese a Bruxelles prima ed in patria, come sostenitore della causa del popolo, poi. Appena ottenuto il potere, Hoxha instaurò la dittatura sotto forma di stato sociale staliniano. Abolì la proprietà privata, nazionalizzò le industrie, effettuò la riforma agraria e si occupò della istruzione e della sanità, affinché l’Albania divenisse una nazione indipendente socialista in grado di ridurre al minimo le importazioni di materie prime. 

Mentre gli altri stati d’Europa si preparavano ad un periodo di benessere e di pace, in Albania iniziava il calvario della persecuzione, della repressione forzata, delle limitazioni al diritto di libertà di espressione e di pensiero ed al culto della religione. Il solo fatto di possedere libri, oppure chiamare i propri figli con nomi religiosi, era considerato reato punibile con reclusione fino a 10 anni. Il dittatore confiscò chiese, cattedrali, moschee, sinagoghe e le trasformò in musei o uffici statali, oppure le fece abbattere. Dopo anni di lotta continua contro tali culti, che costarono la vita a centinaia di persone, dichiarò lo stato albanese, il primo ed unico paese completamente ateo, a favore di una visione scientifica e materialista.

Fu così che, per imporre l’assoluta sorveglianza sulla popolazione, Hoxha decise di adottare un sistema nuovo, rivoluzionario, ma più incisivo e più restrittivo.

Tutti dovevano appoggiare il regime, contribuendo attivamente e positivamente allo sviluppo nazionale; purtroppo però, il popolo era malnutrito, povero, spaventato e costretto con la forza al silenzio. La scuola doveva insegnare la propaganda politica ai bambini, influenzandoli con la mera utopia che descriveva l’Albania come un paese forte e ricco. Ogni forma di comunicazione veniva pilotata e riformulata dal regime, che ne mostrava una facciata prospera, potente e migliore. L’ossessione che nutriva per l’Occidente poi, contribuì alla decisione di obbligare il suo popolo ad avere un unico canale televisivo che trasmettesse solo propaganda politica e sociale. Coloro che trasgredivano, venivano riformati e segregati in campi di lavoro; i maltrattamenti, le torture, le violenze, la denutrizione e le malattie furono devastanti in quel periodo. I rinchiusi venivano puniti con la rimozione della casa e trasferiti in un centro di internamento per periodi superiori anche ai vent’anni. Gli stessi centri, erano villaggi presidiati dalle forze militari governative, dove ogni giorno i reclusi, dovevano presentarsi presso la polizia per firmare un registro di presenza. 

L’organismo che difendeva il comunismo era composto da funzionari e volontari reclutati con la forza e le minacce, il Sigurimi così si identificava, era una specie di intelligence. Il loro compito consisteva nell’attaccare gli avversari politici ed i nemici del potere. Gli arresti, le torture disumane e le truci uccisioni in nome di crimini contro lo Stato, venivano giudicati da un tribunale interno che agiva senza alcun controllo.

Quando nel 1980, l’Albania si isolò completamente dalle altre nazioni, il Sigurimi attivò un sistema di vigilanza complementare sulla popolazione, atto a bloccare sul nascere ogni azione contro il regime totalitario. Centinaia di persone che cercarono di scappare, varcando il confine, furono freddate. Le spie erano ovunque, anche fra gli amici più intimi, tra parenti, nelle stesse famiglie. Il meccanismo di intercettazione che utilizzavano, si avvaleva di tecniche all’avanguardia prodotte in Unione Sovietica e nella Germania dell’Est e consistevano in microspie, microfoni, telecamere nascoste che venivano poi piazzate ovunque: in camere d’albergo, in uffici pubblici, in stazioni di polizia, nelle carceri. Ognuno poteva nutrire risentimento ed odio verso lo Stato, in quel caso diveniva un facile bersaglio da tenere sotto controllo. Gli stranieri che entravano, venivano sottoposti ad una rigida sorveglianza, tantoché il servizio veniva monitorato per tutta la durata della permanenza.

Quanto accaduto in Albania,  è paragonabile allo stato di degrado, devastazione, di ingiustizia, di ricatti ed estorsioni, di spionaggio che accomuna oggi ogni nazione europea, compresa l’Italia.

Enver Hoxha, istituì nel settembre del 1946, ma entrò a pieno vigore a novembre del 1946, un documento di certificazione, consistente in un piccolo foglio di carta suddiviso in quadratini che indicavano la quantità di cibo, legna, carbone, cherosene, capi di abbigliamento, scarpe, che ogni individuo o nucleo famigliare, avevano il diritto di ricevere nel sistema di distribuzione di un certo razionamento dei beni.

Il Consiglio dei ministri incaricò il Ministero dell’Economia di organizzare la sua attivazione. Quest’ultimo progettò, produsse e distribuì nei centri di lavoro, tre tipologie di schede. Esse erano suddivise per categorie di popolazione e vidimate col timbro del centro stesso. Costituivano una carta di valore cartacea, che non poteva essere duplicata, né ceduta a terzi. 

Prima scheda: Razione di pane mensile personale. Conteneva trentuno quadratini che corrispondevano ai giorni mensili ed era divisa per categorie: *A- B- C-* Ogni fascia definiva i grammi concessi per diritto e disponibili per il consumo ed a sua volta, veniva ripartita in altre suddivisioni. quali: “Razione Ordinaria di pane, Razione di pane personale, Razione di pane per gli operai, Razione di pane per lavoratori in lavori pesanti e difficili, Razione di pane per bambini fino a 18 mesi e per bambini da un anno e mezzo fino a sette anni, Razione di pane per donne incinte”.

Seconda scheda: Razione Alimentare/Mensile. Includeva le divisioni allo stesso modo delle categorie precedenti, ma riguardavano il razionamento di olio, zucchero, pasta, farina, riso, carne e sapone. 

Terza scheda: Razione per abbigliamento trimestrale. La scheda veniva data alle famiglie sotto forma di punti: da 100 e da 80. La prima era divisa in cinque quadrati orizzontali da destra a sinistra, intervallate da cifre di 10, 6, 5, 3 ed 1 punto, mentre la seconda da 10, 5, 3, 2 ed 1 punto.

A novembre del 1957, il regime dittatoriale modificò il certificato, sostituendolo con un nuovo formato di Scheda Alimentare. Anche in questo caso, veniva distribuito dai centri di lavoro, ma con una nuova descrizione: ^Buono di iscrizione per la categoria alimentare, (B), mese ed anno^ e veniva evidenziato con la presenza di sei colonne inizianti per B e suddivise da 1 a 6. Sul tagliando stesso, campeggiava la scritta: *Scheda alimentare di categoria B novembre 1957*, oppure la F, col nome del titolare del centro di lavoro, la firma dell’emittente ed il timbro. Anche in questo caso, tali schede non venivano duplicate e differivano l’una dall’altra, in base alla quantità rilasciata ad ogni individuo, ma a piè pagina riportavano una nota di attestazione: “Il Duplicato non viene rilasciato”. Un esempio: la quantità di pasta della scheda *B* era di 1700 grammi, mentre nella scheda *F* di soli 1000 grammi. Solo il pane era fisso per ciascuna categoria e corrispondeva a 900 grammi. 

Dopo la rottura con l’Unione Sovietica nel 1962 e poi con la Cina nel 1978, il governo totalitario comunista applicò delle ulteriori politiche restrittive, che condussero la nazione ad un drastico impoverimento economico. Gli alimenti agricoli di consumo furono notevolmente ridotti, a seguito pure della collettivizzazione, della riduzione dei prodotti dell’aia delle famiglie, dell’allevamento del bestiame, ecc. Tutto ciò, comportò un ennesimo razionamento del cibo e del suo approvvigionamento, con la differenza che, non veniva più distribuito dai centri di lavoro per le famiglie, ma bensì dal quartiere residenziale. La nuova certificazione fu istituita nel 1981, si chiamava: *Tallon* (traduzione Tagliando) e corrispondeva ad un biglietto cartaceo consegnato dal Consiglio di quartiere. Il possessore, si doveva presentare lo stesso giorno di ogni settimana al negozio, per ottenere la razione dovuta di burro, carne (solo pollo), formaggio, salsiccia. Le quattro settimane contenevano grammature diverse fra loro e, come per gli altri tagliandi, anche questo non poteva essere duplicato, né ceduto a terzi. Fu dismesso nel 1991, sei anni dopo la morte del dittatore.

Nel frattempo in Cina, il modello di lasciapassare albanese veniva copiato,  rimodellato e perfezionato sotto nuovi aspetti, ancora peggiori.

Quanto riportato rappresenta l’oggi ed il domani. E’ il frutto del globalismo comunista e della rivoluzione schiavista.

La pandemia non finirà ed ognuno di noi, sarà costretto ed obbligato a possedere una carta (greenpass) per poter vivere, respirare, mangiare, esistere. Ogni governo si sta organizzando in chiave tecnocratica per sottomettere e per controllare completamente ogni aspetto umano: nascita, vita, morte e mappatura del DNA, la cosiddetta Eugenetica. In definitiva, chi legittima un ordinamento che elargisce false “libertà” fondamentali in ottemperanza ai soli detentori di un lasciapassare, rinuncia di fatto alla propria libera esistenza, ai propri diritti, alla propria indipendenza e non contribuisce alla crescita di una Società collettivamente sana.

Oggi l’Italia è morta. Purtroppo a tutti gli effetti, è assoggettata ad una dittatura a cielo aperto…

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 14 Febbraio 2022

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