mercoledì, 25 Maggio 2022
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Qualcosa di nuovo sul fronte orientale di Luca Rossi

Perché la Nato dovrebbe dichiarare una guerra alla Russia? di Luca Rossi

Che cos’è la Nato? E perché vorrebbe scatenare una guerra contro la Russia? In questi giorni di paura irrazionale, queste sono le domande a cui un uomo di buon senso dovrebbe cercare di dare una risposta. Un uomo di buon senso dovrebbe anche accorgersi, che quelle fonti di informazione che con tanta prontezza e uniformità prospettano una guerra tra la Nato e la Russia, si guardano bene dal dare risposte chiare e precise a queste domande.

La Nato è un’alleanza politica e militare. Questo è il linguaggio usato dalla stessa NATO per definire la sua missione: “La NATO promuove i valori democratici e consente ai membri di consultarsi e collaborare in materia di difesa e sicurezza per risolvere i problemi, creare fiducia e, nel lungo termine, prevenire i conflitti. La NATO si impegna a risolvere pacificamente le controversie. In caso di fallimento degli sforzi diplomatici, ha il potere militare di intraprendere operazioni di gestione della crisi.” La Nato comprende 30 Paesi. Ma quelli che originariamente sottoscrissero quest’alleanza, nel 1949, sono: Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Italia, Canada, Belgio, Lussemburgo, Portogallo, Danimarca, Paesi Bassi, Islanda e Norvegia. Nel 1955 si aggiunse la Germania, e negli anni seguenti vi entrarono a farne parte anche altri Stati di minore importanza, per la maggior parte europei.  L’Ucraina non è ancora un paese membro, ma sta subendo forte pressioni, da parte degli altri paesi europei, a diventarlo. Naturalmente, la Russia vuole mantenere l’Ucraina nella sua sfera d’influenza, per ovvie ragioni strategiche, ma anche per motivi culturali ed economici. Non è quindi la Russia che ha intenzione di attaccare l’Ucraina, ma è la NATO che sta facendo di tutto per destabilizzare quell’area geografica. La Russia vuole che venga rispettata la naturale comunione di interessi e di costumi tra il popolo russo e quello ucraino. Non è necessario essere un esperto di geopolitica, ma è sufficiente dare uno sguardo alla cartina geografica, per comprendere come la Russia abbia un diritto naturale ad esercitare la sua influenza in quell’area del mondo. La strategia della NATO, soprattutto a partire dalla fine del XX secolo, si è espressa attraverso la creazione artificiale di rivoluzioni popolari contro un presunto regime oppressivo e liberticida. Sono le cosiddette rivoluzioni colorate, che hanno portato povertà e distruzione dovunque abbiano avuto successo, dall’Africa settentrionale, ai Paesi dell’ex Repubblica Sovietica. Tra quelle che sono state vittoriose si contano la rivoluzione delle rose (Georgia, 2003), la rivoluzione arancione (Ucraina, 2005), la rivoluzione dei tulipani (Kirghizistan, 2005). Alcune altre hanno invece fallito il loro scopo, come la rivoluzione in Bielorussia (2004) e la rivoluzione in Mongolia (2005). Inoltre, vanno ricordate la rivoluzione dei cedri (Libano, 2005), la rivoluzione zafferano (Myanmar, 2007), e le rivoluzioni della Primavera Araba (2010-2011), che hanno portato caos e morte nella regione mediorientale che comprende la Tunisia, la Libia, l’Egitto e la Siria.  Non può, inoltre, essere dimenticato l’attacco delle forze NATO alla Serbia (1998-1999). Così Javier Solana motivava la dichiarazione di guerra: “Tutti gli sforzi per trovare una soluzione politica negoziata alla crisi del Kosovo sono falliti. Non c’è alternativa all’azione militare.”. Ormai tutti conoscono le atrocità e i massacri che si sono verificati in tutta la ex-Jugoslavia, dopo che Javier Solana ha pronunciato queste parole. La NATO non ha fatto niente per evitarli, perché ne era la causa.

Se ora ci poniamo la stessa domanda che ci eravamo posti all’inizio, cioè che cosa sia la NATO, la risposta che essa stessa ci fornisce nel suo sito ufficiale, non può che farci sorridere. Guardando al suo modus operandi e agli effetti della sua azione nel tempo, la NATO sembra essere una forza che promuove la guerra e il disordine, che non previene i conflitti ma ne è la causa scatenante. Il suo obiettivo, negli ultimi trent’anni, è stato quello di destabilizzare, impoverire, dividere, smembrare, uccidere, distruggere quelle parti del mondo che potevano costituire una minaccia a quelli che erano i suoi reali obiettivi.  Ma quali sono questi obiettivi? Perché la NATO vuole indebolire la struttura sociale, economica ed identitaria della maggior parte delle nazioni? Fino a quando la sua azione si concentrava in Paesi lontani da noi, fuori dall’Europa o alla periferia di essa, la percezione comune era che ciò fosse dovuto a una ragione geopolitica e strategica che, in ultima analisi, doveva servire a proteggere gli interessi dell’Europa e dei suoi Stati membri. Ma quando abbiamo iniziato a vedere, prima con l’immigrazione incontrollata, che è in realtà una vera e propria invasione straniera del territorio europeo, e poi con la falsa pandemia, e la sequenza di eventi che essa ha scatenato (chiusure forzate delle attività economiche, vaccini obbligatori, isolamento coatto della popolazione), che la NATO non soltanto non muoveva un dito per prevenire o combattere questi processi, ma sembrava esserne promotrice o spettatrice interessata, abbiamo iniziato a comprendere, come le stesse tecniche di destabilizzazione che la NATO aveva praticato, negli anni passati, in giro per il mondo, venissero adesso dirette verso quello che doveva essere il cuore della sua stessa esistenza. La coesione e uniformità con cui gli Stati europei hanno reagito alla falsa pandemia, con la stessa ipocrisia, falsità, mancanza di buon senso e di amor patrio, con la stessa crudeltà nei confronti dei loro stessi concittadini, è stato il risultato di un’operazione terroristica molto simile, sia nella sua organizzazione interna che nelle sue finalità, a una tipica operazione della NATO.

Ora, perché la NATO dovrebbe dichiarare una guerra alla Russia? Ci sono due possibili risposte a questa domanda. La prima è che si tratta di una dissimulazione, cioè di una strategia per divergere l’attenzione da altri eventi che stanno accadendo, come la protesta dei camionisti in Canada, il fallimento del Great Reset e dell’operazione terroristica COVID 19, lo scandalo dei danni causati dal vaccino, lo scandalo che vede coinvolta l’ex Segretario di Stato Hillary Clinton, e lo scandalo dei crimini di pedofilia di cui vengono accusati anche personaggi di famiglie reali, come il Principe Andrew.

La seconda risposta riguarda invece una reale intenzione, da parte della NATO, di attaccare la Russia, e scatenare così un conflitto mondiale dagli esiti inimmaginabili. Ma questa seconda risposta sarebbe possibile soltanto se gli Stati Uniti fossero ancora concretamente dentro la NATO, e non vi aderissero soltanto in maniera ufficiale. Per diverse ragioni, che non stiamo qui ad indagare, gli Stati Uniti non sembrano più fare parte della NATO. La fornitura di sottomarini all’Australia, nel settembre 2021, che doveva essere affidata alla Francia, e che invece è stata realizzata direttamente dagli Stati Uniti, scavalcando quindi la NATO, è uno tra i tanti segnali che confermano il fatto che gli Stati Uniti si stiano allontanando dall’alleanza atlantica. Anche la presa del potere da parte dei militari in Myanmar (febbraio 2021), e il ritiro delle truppe americane in Afghanistan (agosto 2021), sono stati altrettanti colpi inferti alla NATO, dove gli Stati Uniti sono stati in qualche modo responsabili e complici. Il braccio armato della NATO è sempre stato l’esercito americano, e senza il supporto organizzativo, logistico e militare degli Stati Uniti, la NATO che minaccia interventi a danno della Russia, sembra un bambino con problemi psichici che lancia insulti razzisti contro Mike Tyson. Per la Nato, non sembrano esserci le condizioni per ripetere il colpo di Stato, orchestrato e realizzato in Ucraina nel 2014, e che i suoi organi di propaganda hanno chiamato rivoluzione della dignità. Allora, gli Stati Uniti, con alla loro guida il terrorista internazionale, premio Nobel per la Pace e primo presidente musulmano della storia americana, Barack Hussein Obama II, erano leader indiscussi della coalizione NATO, e avevano messo a disposizione tutto il loro prestigio militare.  In quel lontano 2014 (sono passati soltanto otto anni, ma sembra un secolo), gli organi della comunicazione di regime falsificarono totalmente la realtà, diffondendo una narrazione degli eventi secondo cui la Russia, che aveva difeso i suoi fratelli della regione del Donbas, era l’aggressore, e la NATO, che aveva invaso la regione dell’Ucraina tradizionalmente legata alla Russia, era il difensore dei diritti dei più deboli e il garante della pace. Non c’era niente di più cinico, di più falso e di più ipocrita di questo racconto, ma le popolazioni del mondo occidentale, sottoposte al lavaggio del cervello dei loro media di comunicazione, ci avevano creduto (o avevano fatto finta di crederci, per convenienza). Adesso, gli stessi organi di informazione sembra vogliano ripetere la stessa storia. Ma la Storia cambia, e non è mai cambiata così velocemente come negli ultimi anni. Una divisione militare degli Stati Uniti, di tremila soldati, è appena sbarcata in Polonia, e non sembra fare parte della NATO. Qualcosa sembra destinato ad accadere, ma non sarà secondo il vecchio copione. 

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 17 Febbraio 2022

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