mercoledì, 25 Maggio 2022
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Centro-destra: “La dichiarazione di Guerra” di Berlusconi di Michele Rallo

Le opinioni eretiche di Michele Rallo

Misteri della politica… Credo che ci troviamo di fronte ad un caso da fantascienza. E cioé che una coalizione politica che avrebbe giá in tasca la vittoria, faccia di tutto per evitare quella vittoria. Non soltanto le piccole gelosie per chi dovrá guidare il nuovo governo (che al limite sarebbero comprensibili), ma divisioni artificiali, basate sul nulla, il tentativo di adottare una legge elettorale che favorisca gli avversari, e una sequela di faide interne che hanno il solo scopo di indebolire due delle tre gambe del tavolo di centrodestra: la Lega e Forza Italia. Come leggere, diversamente, la delegittimazione di Salvini ad opera di Giorgetti e compagni? E le imboscate dei miracolati contro Berlusconi? Soltanto come fenomeni di dissidenza da parte di soggetti che vogliono tenersi care le poltrone ministeriali?

No, non é cosí. E, per averne conferma, basta andare con la memoria al 2019, quando Salvini – imprudentemente – causó la fine del governo giallo-verde, con l’intento di andare ad elezioni anticipate che lo avrebbero incoronato Presidente del Consiglio.

Allora – se Mattarella avesse concesso le elezioni – il centrodestra avrebbe trionfato nelle urne, e Matteo Salvini, leader di quello che era allora il primo partito della coalizione, sarebbe diventato capo del governo. Tutti d’accordo: la Lega, naturalmente, al gran completo; Fratelli d’Italia, in forte ascesa ma non ancóra al vertice della coalizione; ed anche il fanalino-di-coda Forza Italia, pur con qualche contenuto mugugno contro l’elettorato di destra che privilegiava i sovranisti a scapito della tradizione berlusconiana. Certo, i distinguo c’erano anche allora: Giorgetti si atteggiava a eminenza grigia e Mara Carfagna si era improvvisamente scoperta moderata. Ma tutto finiva lí, e ci si interrogava soltanto sul “quando” ci avrebbero fatto votare, se prima o dopo la fine dell’ingombrante settennato mattarelliano. Scontato che si sarebbe arrivati uniti e compatti all’appuntamento: per vincere, per stravincere e, magari, per affrontare poi eventuali aspetti su cui non c’era un accordo totale.

E, invece, che cosa é successo nell’arco di un paio d’anni? É successo che la cordata Giorgetti-governatori ha imposto una nuova linea politica “europeista” a Salvini, togliendogli la felpa, facendolo scendere dalla ruspa e, con ció, condannandolo a cedere percentuali crescenti del suo elettorato alla Meloni. E, parallelamente, la Carfagna (ex “fascista di casa” nonché elettrice del MSI) é uscita dal guscio, dando il lá alla formazione di una robusta componente “moderata ed europeista” all’interno di Forza Italia. Da ultimo, un gruppetto che si atteggia ad ultras del moderatismo e dell’europeismo – quello del governatore ligure Toti – ha addirittura fatto scissione dal partito berlusconiano, dando vita ad un mini-partito autonomo che si chiama Coraggio Italia e che ha un feeling particolare con Renzi.

Quando poi é nato il governo Draghi, le componenti moderate ed europeiste hanno di fatto imposto a Lega e Forza Italia di parteciparvi, prendendo cosí le distanze da Fratelli d’Italia che é rimasta all’opposizione. Da notare, che i ministri di Lega e Forza Italia appartengono tutti alle cordate che si proclamano moderate ed europeiste: Giorgetti, Garavaglia e Stefani, per la Lega; Brunetta, Carfagna e Gelmini per Forza Italia.

Poi c’é stato l’inguacchio delle elezioni presidenziali: Salvini che girava come una trottola, ma completamente a vuoto; agguati alla candidatura della Casellati, condotti alla luce del sole da cordate di franchi tiratori moderati ed europeisti; e infine l’adesione di Lega e Forza Italia alla singolare forzatura draghesca pro Mattarella numero due. E – cosa piú strana di tutte – la telefonata di Berlusconi, dal letto d’ospedale, per dare la benedizione apostolica al bis di Mattarella.

A quel punto la coalizione di centrodestra, che aveva resistito finanche alla divaricazione sulla partecipazione al governo Draghi, é andata in frantumi. Mentre Salvini cercava soltanto di darsi un contegno, la guerra é scoppiata fra la Meloni e Berlusconi. O, meglio, é stato Berlusconi a scendere in guerra unilateralmente, prima affidando al fido Braccobaldo Tajani una dichiarazione con cui chiedeva che Forza Italia avesse la guida della coalizione di centrodestra, quasi per diritto divino e senza avere i necessari consensi elettorali; e poi decretando addirittura l’esclusione della Meloni e di Fratelli d’Italia dalle trasmissioni Mediaset. Una vera e propria dichiarazione di guerra totale, giacché un uso talmente privatistico e utilitaristico delle reti di famiglia non si era mai visto, ed un provvedimento cosí estremo non era mai stato adottato, neanche contro gli odiati comunisti (o presunti tali), neanche contro coloro che volevano mandare Berlusconi in galera.

Evidentemente, ci sono altri motivi, assai diversi da quelli di una semplice divergenza su Mattarella si e Mattarella no. Quali motivi? Difficile dirlo. Certamente, c’é una ostilitá profondissima verso la Meloni, di cui si ha contezza almeno dal 2016, quando Berlusconi impedí la candidatura della leader di Fratelli d’Italia a sindaco di Roma, anche a costo di spianare la strada alla vittoria della Raggi (e i romani ringraziano). A suo tempo se ne é parlato diffusamente su queste stesse pagine [vedi “Social” del 6 maggio 2016: “Roma: l’alleanza delle mummie contro il pericolo populista”].

Sono seguíti tutta una serie di atti di ostilitá piú o meno espliciti, di cui parimenti si é dato conto [per ultimo su “Social” del 30 luglio 2021: “Giorgia ha un nemico: si chiama Silvio”].

Infine, la guerra senza quartiere di queste ultime settimane.

Una sequela lunga, costante e coerente. Troppo lunga, troppo costante, troppo coerente per essere dettata solo da personale antipatia, da gelosia cieca, da rabbia forsennata per essere stato soppiantato nel ruolo di leader della coalizione di centrodestra.

E allora? Allora c’é dell’altro, deve per forza esserci dell’altro. Che cosa? Nessuno puó dirlo con certezza. Personalmente, sono convinto che il Cavaliere abbia ricevuto un mandato, quello di impedire che una coalizione a trazione sovranista possa prendere il potere in Italia e che la guida del governo possa andare ad un personaggio poco malleabile come Giorgia Meloni.

Intendiamoci: la mia é solamente una teoria. Ma, diversamente, come spiegare la lunga guerra di Silvio contro la persona che potrebbe determinare la vittoria della coalizione che lui stesso, il Cavaliere, ha creato nel lontano 1994?

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 19 Febbraio 2022

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