mercoledì, 25 Maggio 2022
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Creare una fede da zero e vivere (in)felici e (s)contenti di Francesco Lamendola

Tra “Sacri Sieri” e culti di extraterrestri e dischi volanti: il posto migliore per farlo sono gli Stati Uniti d’America, una società dove nessun progetto è impossibile di Francesco Lamendola  

Come si può creare una nuova dottrina e una nuova fede religiosa dal nulla, ex nihilo, e vivere perfettamente infelici e scontenti, visto che la fede viene da Dio e non è creata dall’uomo, e che in ogni caso non la si può creare in un paio di settimane, meno ancora è creata dal nulla, dal momento che ex nihilo nihil fit, dal nulla non viene altro che il nulla? Eppure si può: o almeno ci si può provare, e andare abbastanza vicino all’obiettivo; il posto migliore per farlo sono gli Stati Uniti d’America, una società dove nessun progetto è impossibile, poiché c’è sempre domanda di qualunque cosa, e il segreto è sapere come offrire la risposta alle domande, comprese le nuove o nuovissime religioni, magari basate sul culto dei dischi volanti e degli esseri extraterrestri, con o senza la pelle verde e le antenne sul casco da astronauta.

Per convincersene, basta sfogliare i giornali americani del 1952, o andare direttamene alla voce inglese di Wikipedia (quella italiana non c’è) dedicata a un personaggio che ebbe il suo momento di celebrità appunto per questa ragione, cioè come creatore di una religione dei dischi volanti, che incuriosì ed attirò una cerchia non piccola di seguaci: un italoamericano di nome Orfeo Angelucci, nato a Trenton, nel New Jersey, il 25 giugno 1912 e morto il 24 luglio 1993 in California. Il suo impatto sulla società americana fu così forte da riflettersi, in qualche modo, nella decisione di Carl Gustav Jung di occuparsi della questione ufologica, scrivendo il saggio intitolato Su cose che si vedono nel cielo, del 1958.

Citiamo una pagina dal “classico” del noto studioso del mistero e del soprannaturale Colin Wilson Dei dell’altro universo. Indagine sugli incontri ravvicinati dalle antiche civiltà ad oggi (titolo originale: Alien Dawn, 1998; traduzione dall’inglese di Claudio De Nardi, Edizioni Piemme, 1999, pp. 211-214):

Angelucci raccontava nel libro [“Il segreto dei Dischi Volanti”] che il 23 marzo 1952, mente tornava a casa in auto dopo aver finito il suo turno di notte, avvertì un intorpidimento della coscienza, quasi stesse sognando, dopo di che vide un oggetto rosso di forma ovoidale all’orizzonte. Improvvisamente esso sfrecciò verso l’alto scindendosi in due dischi di luce verde, da cui proveniva una vice che lo rassicurò, dicendogli di non avere paura. Fermò l’auto e la voce gli comunicò che in quell’istante egli si trovava in contatto con amici provenienti da un altro mondo. Angelucci d’un tratto ebbe una gran sete, e la voce gli disse di bere alla coppa di cristallo che avrebbe trovato sul parafango dell’auto. Angelucci obbedì e trovò deliziosa quella bevanda. Poi lo spazio tra i due dischi, che nel frattempo s’erano fatti molto vicini, si illuminò fino a formare una specie di schermo televisivo, sul quale vide un uomo e una donna di bellezza sovrumana. Gli parvero però stranamente familiari.

Improvvisamente lo schermo svanì, al che Angelucci udì nuovamente la voce (anche se ebbe l’impressione di sentirla telepaticamente). Essa gli spiegò che l’umanità era “sotto osservazione” da secoli, e che ogni uomo per loro era prezioso, perché «non è consapevole del vero mistero del suo essere». Gli UFO, soggiunse la voce, e provenivamo da un’astronave-madre, ma gli esseri dello spazio non avevano bisogno dei dischi volanti, perché erano entità “eteree”: gli UFO servivano loro solo per manifestarsi agli umani. La “legge cosmica” vietava loro di atterrare e di interferire con il destino dell’umanità. Ma la Terra era adesso in grave pericolo.

Quelle rivelazioni trasformarono [frastornarono?] Angelucci, che cominciò a preoccuparsi e ad angosciarsi a causa del futuro del mondo e dell’umanità. Due mesi dopo, il 23 luglio 1952, ebbe un nuovo incontro: sperimentò la stessa sensazione di intorpidimento e quasi di sogno, quindi apparve una sorta di enorme semisfera iridescente, nella quale si apriva una porta. Entrò e sedette in una comoda poltrona. Avvertiva un leggero formicolio in tutto il corpo, poi udì una musica provenire dalle pareti. Vide un oggetto conico sul pavimento e, quando lo raccolse, esso parve ingrandirsi (sono dettagli apparentemente insignificanti come questo che rendono verosimile la sua storia). Si ritrovò d’un tratto a guardare la Terra dallo spazio. La voce gli disse che il nostro pianeta, a dispetto della sua bellezza, è una sorta di Purgatorio pieno di crudeltà e d’egoismo, e che gli uomini sono solo ombre mortali di esseri divini  che cercano di salvare l’umanità. Poiché Angelucci non era in buone condizioni di salute, ricevette doni spirituali che avrebbero consentito alle creature  dei cieli di entrare in comunicazione con lui.

Mentre tornavamo sulla terra, le entità eteree gli  fecero nuove rivelazioni:  gli parve anche di vede tutte le sue precedenti  incarnazioni, e comprese i misteri  della vita. Credeva anche  che la sua morte fosse imminente.

Dopo averlo riportato sul nostro pianeta, le entità e il loro UFO scomparvero. Andando a letto, quella notte, Angelucci  avvertì una sensazione di bruciore sulla parte sinistra del petto. Spogliatisi, vide un marchio rosso circolare con un punto scuro nel mezzo, che egli interpretò come la raffigurazione di un atomo di idrogeno.

Angelucci divenne un predicatore, diffondendo  il “vangelo degli UFO, e per questo divenne oggetto  della derisione generale. Una volta, dopo aver avvistato  un altro UFO, incontrò un’altra  creatura eterea, che gli disse che il vero nome  di Angelucci era “Nettuno”, e gli diede  ulteriori istruzioni per risolvere  i problemi della Terra e collaborare  alla sua vera “redenzione”.

Nel settembre 1953 Angelucci entrò in una “trance”  che durò ben una settimana: in quel lasso di tempo fu trasportato su un altro pianeta, dove angelici esseri eterei lo nutrirono  con nettare e ambrosia. Le sue due guide, incontrate un anno prima, si chiamavano Orione e Lyra.  Quando quest’ultima gli mostrò un sentimento di tenerezza, Orfeo volle contraccambiare, ma su un piano prosaicamente erotico, cosicché Lyra ne rimase sconvolta, e con lei  le altre entità eteree. Fu solo quando Orfeo ebbe imparato a purificarsi di tali bassi istinti che poté unirsi a Lyra misticamente.

È chiaro che Jung non dubita della veridicità del racconto di Angelucci, ma interpreta la sua storia alla stregua di una “fantasia spontanea pervasa di immagini e sogni frutto  di un’immaginazione attiva” (con quest’ultima espressione Jung definisce  la fantasticheria che assume i contorni d’una realtà onirica).

Che dire di tutto questo? Nella storia dell’ufologia s’incontrano non poche figure simili a quella di Orfeo Angelucci: in Italia Eugenio Siragusa, in Francia Maurice Marcel Vorilhon, negli Stati Uniti, oltre a lui, il notissimo George Adamski. Non bisogna tuttavia farne una categoria omogenea: ciascuno ha la sua peculiarità, e possono differire molto, soprattutto per la sincerità delle intenzioni. Nel caso di Angelucci, la buona fede è abbastanza evidente, come nota anche Colin Wilson: il che non significa che bisogna automaticamente prendere per moneta buona le sue mirabolanti affermazioni. Una cosa è la sincerità soggettiva, ossia il credere di aver visto e fatto determinate cose; e un’altra cosa è la realtà oggettiva di tali cose. In altre parole, quando una persona crede di vedere degli UFO e di essere rapito in cielo da loro, ricevendo istruzioni sulla salvezza dell’umanità e in pratica venendo esortato a fondare una vera e propria religione, non si tratta necessariamente di un imbroglione, di un mitomane o di un pazzo; può darsi che egli sia in perfetta buona fede, e che tuttavia confonda le sue allucinazioni con dati reali. Nel caso che qui c’interessa, è sin troppo facile notare le incongruenze e soprattutto le palesi ingenuità del racconto di Angelucci, e più ancora il trasparente riflesso delle sue letture e delle sue personali conoscenze. Che una femmina extraterrestre gli affibbi il nome di Nettuno, e che lei stessa si chiami Lyra, suona un tantino sospetto, a meno di pensare che gli extraterrestri leggano i miti greci e siano appassionati di letteratura greca e latina. Che quelle misteriose creature gli offrano nettare e ambrosia, rafforza tale curiosa impressione.

La cosa tuttavia si potrebbe in parte spiegare ammettendo che tali creature, come loro stesse confidano ad Angelucci, non sono fatte di materia “pesante”, ma sono eteree (al punto di manifestare orrore e disgusto per un goffo tentativo di approccio sessuale del “contattato”!) e i dischi volanti servono loro solo per manifestarsi agli uomini. In tal caso, più che di creature extraterrestri viene fatto di pensare a creature spirituali, provenienti non da un altro mondo fisico, ma da un’altra dimensione. Allora esse potrebbero “leggere” nella mente degli umani e quindi prelevare da essa quelle figure e quelle nozioni, perfino quelle parole, che li possano mettere più a loro agio, in quanto collegate alla loro cultura di appartenenza e non già del tutto estranee.  Sorge però un altro problema: non è un po’ troppo ingenua l’idea che tali creature si servano degli UFO per convincere gli umani della loro realtà fisica? Infatti, se esse non ne avrebbero bisogno, in quanto capaci di spostarsi nella nostra dimensione con altri mezzi, immaginare che si auto-limitino e salgano a bordo di meccanismi tecnologici solo per dare maggior credibilità alle loro visite sulla Terra, riesce un po’ difficile da accettare. E l’affermazione, da esse fatta, di avere la proibizione di scendere fisicamente sulla Terra per non interferire con il destino degli esseri umani appare sia un po’ ipocrita, poiché dopotutto trasportano il “contattato” sui loro dischi e gli fanno persino visitare un altro pianeta, il che rende vuoto il concetto di “non atterraggio”, sia contraddittorio, poiché, trasmettendo quel tipo di messaggi, chiaramente esse si propongono d’interferire col destino dell’umanità, e sia pure in senso buono e perfino altruistico. Ma perché dunque lo farebbero? Non si sa, non si capisce. L’unica cosa certa è che «adesso la Terra si trova in grave pericolo», e ciò giustificherebbe una certa infrazione alla suddetta legge cosmica. In tutte le religioni di salvezza si nota questo fatto: l’umanità è in pericolo, ma non bisogna disperare, perché ecco pronta la soluzione. Sia detto fra parentesi, ciò vale anche per la religione di salvezza incentrata sul Sacro Siero, instaurata mediante il terrore pandemico e l’emergenza sanitaria a partire dal marzo 2020: il pericolo del virus è gravissimo, spaventoso (con una mortalità dello zero virgola cinque per cento!), però non bisogna strapparsi i capelli, è pronta la soluzione, confezionata dalla Pfizer e dalle altre multinazionali farmaceutiche. Lo dice anche il signore vestito di bianco che si fa chiamare papa: farsi inoculare il Sacro Siero è un dovere sociale, oltre che un atto di amore. Qui la cosa arriva all’estremo: il capo di una grande religione, antica di due millenni, che si dichiara impotente di fronte a un problema che solo la “Scienza” può risolvere, e pertanto invita i suoi seguaci a non frequentare più le chiese, ma a riversare tutte le loro attese messianiche nel farsi inoculare il Sacro Siero, entrando così fra i salvati; mentre chi non si fa inoculare viene automaticamente rigettato fra i dannati, cioè quelli che non scamperanno. Così una religione spirituale passa ad arruolare i suoi fedeli, armi e bagagli, nella struttura d’una (pseudo) religione puramente materiale, dove il concetto di salvezza viene spostato dalla dimensione soprannaturale a quello della vita biologica, promossa al rango di valore assoluto.

A ciò si aggiunga la pretesa di tali creature non solo di guidare i destini dell’umanità, ma di offrire “rimedi spirituali”, il che è proprio di un predicatore religioso e non di un extraterrestre inteso come creatura fisica. Ed è proprio qui che si gioca l’ambiguità di tali messaggi e di tali personaggi. Se infatti gli extraterrestri altro non sono che esseri di un’altra dimensione, di natura spirituale e non materiale, allora non ha senso che si presentino agli umani in veste di extraterrestri, con tanto di navi spaziali che a loro, in realtà, non servirebbero affatto. Evidentemente non si fanno scrupolo di manipolare l’immaginazione dei “contattati”, né di utilizzarli come predicatori del nuovo verbo di salvezza, ma in conto terzi, cioè a nome e per conto loro. Il tutto è molto, molto sospetto. Non solo sa di umano, e non di spirituale, ma sa anche d’imbroglio o quanto meno di pasticcio, nel quale ciò che è materiale si confonde in maniera inestricabile con ciò che è di natura puramente spirituale. Non che tutto l’insieme sia sprovvisto di una sua credulità per una parte dell’umanità, quella che ormai non riesce a concepire “l’altrove” se non in senso materiale, e il soprannaturale come una realtà naturale molto evoluta e molto sofisticata, ma pur sempre naturale. Sono mortali o immortali, codesti signori dell’altra dimensione? Sembra che Angelucci si sia scordato di chiederglielo; e sì che parrebbe la domanda più spontanea che avrebbe dovuto venirgli in mente, visti i rapporti di confidenza che si erano instaurati fra lui ed essi. Ma forse anche per questo c’è una spiegazione. Queste creature così eteree e così disinteressate, infatti, provocano volentieri in lui uno stato di torpore, di sonnolenza, nel quale egli non capisce più se sia desto o se stia sognando. Questo, se non andiamo errati, significa trattare gli umani come cavie da laboratorio: e per quale esperimento? Se li si può indurre in trance, si può anche far credere loro qualsiasi cosa. Ad esempio che “loro” sono gli dei e che perciò vanno ascoltati, obbediti e adorati. Vi ricorda qualcosa di attuale, per caso, tutto ciò?

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 06 Marzo 2022

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