mercoledì, 25 Maggio 2022
HomeMONDO CRISTIANOMons. Carlo Maria ViganòLa dichiarazione di Mons. Carlo Maria Viganò sulla crisi Russo-Ucraina

La dichiarazione di Mons. Carlo Maria Viganò sulla crisi Russo-Ucraina

Crisi Russo-Ucraina la dichiarazione di Mons. Carlo Maria Viganò. Auspico che il mio appello alla costituzione di un’Alleanza Antiglobalista in opposizione alla tirannide del Nuovo Ordine Mondiale possa essere raccolto da quanti hanno a cuore la pace  

DICHIARAZIONE

di Mons. Carlo Maria Viganò, Arcivescovo,

Ex Nunzio Apostolico negli Stati Uniti d’America

sulla Crisi Russo-Ucraina

Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra. Ritornino gli uomini a comprendersi. Riprendano a trattare. Trattando con buona volontà e con rispetto dei reciproci diritti si accorgeranno che ai sinceri e fattivi negoziati non è mai precluso un onorevole successo. E si sentiranno grandi – della vera grandezza – se imponendo silenzio alle voci della passione, sia collettiva che privata, e lasciando alla ragione il suo impero, avranno risparmiato il sangue dei fratelli e alla patria rovine.

Così Pio XII si rivolgeva, il 24 Agosto 1939, ai governanti e ai popoli nell’imminenza della guerra. Non erano parole di vuoto pacifismo, né di complice silenzio sulle molteplici violazioni della giustizia che da più parti andavano compiendosi. In quel Radiomessaggio, che ancora qualcuno ricorda aver ascoltato, l’appello del Romano Pontefice invocava il «rispetto dei reciproci diritti», quale premessa per una fruttuosa trattativa di pace.

La narrazione mediatica

Se guardiamo a quanto accade in Ucraina, senza lasciarci trarre in errore dalle macroscopiche falsificazioni dei media mainstream, ci rendiamo conto che il «rispetto dei reciproci diritti» è stato completamente ignorato; si ha anzi l’impressione che l’Amministrazione Biden, la NATO e l’Unione Europea vogliano deliberatamente mantenere una situazione di palese squilibrio, proprio per rendere impossibile ogni tentativo di composizione pacifica della crisi ucraina, provocando la Federazione Russa per scatenare un conflitto. Qui sta la gravità del problema. Questa la trappola tesa tanto alla Russia quanto all’Ucraina, usando entrambe per consentire all’élite globalista di portare a compimento il suo piano criminale.

Non ci si stupisca se il pluralismo e la libertà di parola, tanto decantati nei Paesi che si dichiarano democratici, vengano quotidianamente sconfessati dalla censura e dall’intolleranza nei confronti delle opinioni non allineate alla narrazione ufficiale: manipolazioni di questo genere sono diventate la norma, durante la cosiddetta pandemia, ai danni di medici, scienziati e giornalisti dissenzienti, che sono stati screditati e ostracizzati per il solo fatto di aver osato mettere in dubbio l’efficacia dei sieri sperimentali. A distanza di due anni, la verità sugli effetti avversi e sulla sciagurata gestione dell’emergenza sanitaria dà loro ragione, ma viene ignorata ostinatamente perché non corrisponde a ciò che il sistema ha voluto e vuole ancora oggi.

Se i media mondiali hanno potuto finora mentire spudoratamente su una questione di stretta pertinenza scientifica, divulgando menzogne e nascondendo la realtà, dovremmo chiederci per quale motivo, nella situazione presente, dovrebbero improvvisamente ritrovare quell’onestà intellettuale e quel rispetto del codice deontologico ampiamente rinnegati con la Covid.

Ma se questa colossale frode è stata assecondata e divulgata dai media, va riconosciuto che le istituzioni sanitarie nazionali e internazionali, i governi, i magistrati, le forze dell’ordine e la stessa Gerarchia cattolica si sono resi responsabili – ciascuno nel proprio ambito con azioni di sostegno o con l’omissione di interventi di contrasto – del disastro che ha colpito miliardi di persone nella loro salute, nei loro beni, nell’esercizio dei loro diritti e addirittura nella loro stessa vita. Anche in questo caso, risulta difficile immaginare che chi si è macchiato di tali crimini per una pandemia voluta e amplificata dolosamente possa oggi avere un sussulto di dignità e mostrare sollecitudine verso i propri cittadini e la propria Patria quando una guerra minaccia la loro sicurezza e la loro economia.

Queste, ovviamente, possono essere le prudenti riflessioni di chi vuole mantenersi neutrale e guarda con distacco e quasi disinteresse a quanto gli accade intorno. Ma se solo si approfondisce la conoscenza dei fatti e ci si documenta con fonti autorevoli e oggettive, si scopre che dubbi e perplessità diventano presto inquietanti certezze.

Anche a voler solo limitare la propria indagine all’aspetto economico, si comprende che l’informazione, la politica e le stesse istituzioni pubbliche dipendono da un ristretto numero di gruppi finanziari facenti capo ad un’oligarchia che, significativamente, è unita non solo dal denaro e dal potere, ma dall’appartenenza ideologica che ne orienta l’azione e le interferenze nella politica delle Nazioni e del mondo intero. Questa oligarchia mostra i propri tentacoli nell’ONU, nella NATO, nel World Economic Forum, nell’Unione Europea e in istituzioni “filantropiche” quali la Open Society di George Soros e la Bill & Melinda Gates Foundation.

Tutti questi soggetti sono privati e non rispondono a nessuno se non a se stessi, e al tempo stesso hanno il potere di influenzare i governi nazionali, anche tramite i propri esponenti fatti eleggere o nominare in posti chiave. Lo ammettono loro stessi, ricevuti con tutti gli onori dai Capi di governo e dai leader mondiali, ad iniziare dal Presidente del Consiglio Mario Draghi (qui) e da questi ossequiati e temuti come i veri padroni delle sorti del mondo. Così, chi detiene il potere in nome del popolo sovrano, si trova a calpestarne la volontà e limitarne i diritti, per obbedire come un cortigiano a personaggi che nessuno ha eletto, e che pure dettano l’agenda politica ed economica alle Nazioni.

Veniamo dunque alla crisi ucraina, che ci viene presentata come conseguenza dell’arroganza espansionista di Vladimir Putin nei confronti di uno Stato indipendente e democratico sul quale egli rivendicherebbe assurdi diritti. Il “guerrafondaio Putin” starebbe massacrando la popolazione inerme, insorta coraggiosamente per difendere il patrio suolo, i sacri confini della Nazione e le libertà conculcate dei cittadini. L’Unione Europea e gli Stati Uniti, “difensori della democrazia”, non potrebbero dunque non intervenire, tramite la NATO, per ripristinare l’autonomia dell’Ucraina, scacciare “l’invasore” e garantire la pace. Dinanzi alla “prepotenza del tiranno”, i popoli dovrebbero fare fronte comune, comminando sanzioni alla Federazione Russa e inviando soldati, armamenti e aiuti economici al “povero” presidente Zelenskyj, “eroe nazionale” e “difensore” del suo popolo. A comprova della “violenza” di Putin, i media diffondono le immagini di bombardamenti, rastrellamenti, distruzioni attribuendone alla Russia la responsabilità. Anzi: proprio a garantire una “pace duratura”, l’Unione Europea e la NATO accolgono a braccia aperte l’Ucraina tra i loro membri. E per impedire la “propaganda sovietica”, l’Europa oscura Russia Today e Sputnik, assicurando che l’informazione sia “libera e indipendente”.

Questa è la narrazione ufficiale, alla quale si conformano tutti; essendo in guerra, il dissenso diventa immediatamente diserzione, e chi dissente è colpevole di tradimento e meritevole di sanzioni più o meno gravi, ad iniziare dalla pubblica esecrazione e dall’ostracismo, ben sperimentate con la Covid nei riguardi dei “no-vax”. Ma la verità, se la si vuole conoscere, permette di vedere le cose in modo diverso e di giudicare i fatti per quello che sono e non per come ci vengono presentati. Si tratta di un vero e proprio svelamento, come indica l’etimologia della parola greca ἀλήθεια. O forse, con uno sguardo escatologico, di una rivelazione, una ἀποκάλυψις.

L’espansione della NATO

Anzitutto occorre ricordare i fatti, che non mentono e non sono suscettibili di alterazione. E i fatti, per quanto fastidiosi da ricordare a chi cerca di censurarli, ci dicono che sin dalla caduta del Muro di Berlino gli Stati Uniti hanno esteso la propria sfera di influenza politica e militare a quasi tutti gli Stati satelliti dell’ex-Unione Sovietica: anche recentemente, annettendo nella NATO Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria (1999), Estonia, Lettonia, Lituania, Slovenia, Slovacchia, Bulgaria e Romania (2004), Albania e Croazia (2009), Montenegro (2017), Macedonia del Nord (2020). L’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord si appresta ad allargarsi a Ucraina, Georgia, Bosnia ed Erzegovina, Serbia. In pratica, la Federazione Russa si trova sotto la minaccia militare – armi e basi missilistiche – a pochi chilometri dal proprio confine, mentre non dispone di alcuna base militare altrettanto vicina agli Stati Uniti.

Prendere in considerazione l’allargamento della NATO all’Ucraina, senza suscitare le legittime proteste della Russia, è a dir poco sconcertante, specialmente in considerazione del fatto che la NATO si era impegnata con il Cremlino, nel 1991, a non espandersi ulteriormente. Non solo: alla fine 2021, Der Spiegel ha pubblicato le bozze di un trattato con gli Stati Uniti e un accordo con la NATO sulle garanzie di sicurezza (quiqui e qui); Mosca chiedeva ai suoi partner occidentali garanzie legali che scongiurassero un’ulteriore espansione verso est della NATO, unendo al blocco l’Ucraina e stabilendo basi militari nei Paesi post-sovietici. Le proposte contenevano anche una clausola sul non dispiegamento di armi d’attacco della NATO vicino ai confini della Russia e sul ritiro delle forze dell’alleanza nell’Europa orientale alle posizioni del 1997.

Come si vede, la NATO è venuta meno ai suoi impegni o ha quantomeno forzato la situazione in un momento delicatissimo per gli equilibri geopolitici. Dovremmo chiederci per quale motivo gli Stati Uniti – o meglio: il deep state americano, che ha ripreso il potere dopo i brogli elettorali che hanno portato Joe Biden alla Casa Bianca – vogliano creare tensioni con la Russia e coinvolgere nel conflitto i propri partner europei, con tutte le conseguenze che possiamo immaginare.

Come ha osservato lucidamente il generale Marco Bertolini, ex comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze: «Gli Stati Uniti non si sono limitati a vincere la Guerra Fredda ma l’hanno anche voluta umiliare [la Russia] prendendole tutto quello che in un certo senso rientrava nella sua area di influenza. [Putin] ha sopportato con i Paesi Baltici, la Polonia, la Romania e la Bulgaria: di fronte all’Ucraina che gli avrebbe tolto ogni possibilità di accedere al Mar Nero, ha reagito» (qui). E aggiunge: «C’è un problema di tenuta del regime, si è creata una situazione con un primo ministro abbastanza improbabile [Zelenskyj], uno che viene dal mondo dello spettacolo». Il generale non manca di ricordare, nel caso di un attacco degli Stati Uniti alla Russia, che «i Global Hawk che volano sull’Ucraina partono da Sigonella, l’Italia è una base militare americana in larga parte. Il rischio c’è, è presente e reale» (qui).

Interessi derivanti dal blocco delle forniture di gas russo

Dovremmo parimenti domandarci se, dietro la destabilizzazione dei delicati equilibri tra Unione Europea e Russia, non vi siano anche interessi economici, derivanti dalla necessità dei Paesi UE di approvvigionarsi di gas liquido americano (per il quale occorrono peraltro i rigassificatori di cui molti Stati sono privi e che comunque dovremmo pagare molto più caro) al posto di quello russo (più ecologico).

Anche la decisione dell’ENI di sospendere gli investimenti nel gasdotto Blue Stream di Gazprom (dalla Russia alla Turchia) comporta la privazione di un’ulteriore fonte di approvvigionamento, dal momento che esso alimenta la Trans Atlantic Pipeline (dalla Turchia all’Italia).

Non suona quindi casuale se, nell’agosto 2021, Zelenskyj ha dichiarato di considerare il gasdotto Nord Stream 2 tra Russia e Germania come «un’arma pericolosa, non solo per l’Ucraina ma per l’intera Europa» (qui): aggirando l’Ucraina, priva Kiev di circa un miliardo di euro all’anno di introiti da tariffe di transito. «Consideriamo questo progetto esclusivamente attraverso il prisma della sicurezza e lo consideriamo una pericolosa arma geopolitica del Cremlino», ha detto il Presidente ucraino, concordando con l’amministrazione Biden. Il Sottosegretario di Stato, Victoria Nuland, ha affermato: «Se la Russia invaderà l’Ucraina, il Nord Stream 2 non andrà avanti». E così è stato, non senza gravi danni economici per gli investimenti tedeschi.

I laboratori virologici del Pentagono in Ucraina

Sempre a proposito di interessi americani in Ucraina, vanno menzionati i laboratori virologici dislocati nel Paese, sotto il controllo del Pentagono e dove sembra siano esclusivamente impiegati specialisti statunitensi con immunità diplomatica alle dirette dipendenze del Ministero della Difesa americano.

Andrebbe ricordata anche la denuncia fatta da Putin relativa alla raccolta dei dati genomici della popolazione, utilizzabile per le armi batteriologiche a selezione genetica (quiqui e qui). Le informazioni sull’attività dei laboratori in Ucraina sono ovviamente difficilmente confermabili, ma è comprensibile che la Federazione Russa abbia ritenuto, non senza motivo, che potessero costituire un’ulteriore minaccia batteriologica alla sicurezza della popolazione. L’Ambasciata statunitense ha provveduto a rimuovere dal proprio sito tutti i file relativi al Biological Threat Reduction Program (qui).

Scrive Maurizio Blondet: «All’Event 201, che simulò l’esplosione pandemica un anno prima che avvenisse, partecipava (coi soliti Bill e Melinda) l’apparentemente inoffensiva John Hopkins University con un suo benedicente Center for Health Security. La umanitaria istituzione ha avuto per lungo tempo un nome meno innocente: si chiamava Center for Civilian Biodefence Strategies e non s’occupava della sanità degli Americani, ma del suo contrario; la risposta ad attacchi bellici di bio-terrorismo. Era praticamente un’organizzazione civile-militare, che quando fa il suo primo convegno nel febbraio 1999 a Crystal City di Arlington, dove sorge il Pentagono, riunisce per una esercitazione-simulazione 950 medici, militari, funzionari federali e quadri della sanità. Scopo della simulazione, contrastare un fantomatico attacco di vaiolo “militarizzato”. È solo la prima delle esercitazioni che sboccheranno in Event 201 e nella Impostura Pandemica» (qui).

Emergono anche esperimenti sui militari ucraini (qui) e interventi dell’Ambasciata americana presso il Procuratore ucraino Lutsenko nel 2016 perché non indagasse su «un giro miliardario di fondi tra G. Soros e B. Obama» (qui).

Una minaccia indiretta per le mire espansioniste cinesi su Taiwan

L’attuale crisi ucraina comporta conseguenze secondarie, ma non per questo meno gravi, sugli equilibri geopolitici tra Cina e Taiwan. La Russia e l’Ucraina sono gli unici produttori di palladio e neon, indispensabili per la produzione di microchip.

«La possibile ritorsione di Mosca ha attirato maggiore attenzione negli ultimi giorni dopo che il gruppo di ricerche di mercato Techcet, ha pubblicato un rapporto che evidenzia la dipendenza di molti produttori di semiconduttori da materiali di origine russa e ucraina come neon, palladio e altri. Secondo le stime di Techcet, oltre il 90% delle forniture statunitensi di neon per semiconduttori proviene dall’Ucraina, mentre il 35% del palladio statunitense proviene dalla Russia. […] Secondo la US International Trade Commission, i prezzi del neon sono aumentati del 600% prima dell’annessione della penisola di Crimea […] da parte della Russia nel 2014, poiché le aziende di chip facevano affidamento su alcune società ucraine» (qui).

«Se è vero che un’invasione cinese di Formosa metterebbe a rischio la filiera tecnologica globale, è vero anche che un’improvvisa carenza di materie prime dalla Russia potrebbe fermare la produzione, di modo da far perdere all’isola lo “scudo del microchip” e indurre Pechino a tentare l’annessione di Taipei».

Il conflitto di interessi dei Biden in Ucraina

Un altro tema che si tende a non analizzare approfonditamente è quello relativo alla Burisma, un’azienda produttrice di petrolio e gas, operante sul mercato ucraino dal 2002. Ricordiamo che «durante la presidenza americana di Barack Obama (dal 2009 al 2017) il braccio destro con una “delega” sulla politica internazionale era proprio Joe Biden ed è da allora che data la “protezione” offerta dal leader democratico USA ai nazionalisti ucraini, una linea che ha creato il dissidio insanabile tra Kiev e Mosca. […] È stato Joe Biden in quegli anni a portare avanti la politica di avvicinamento dell’Ucraina alla Nato. Voleva togliere potere politico ed economico alla Russia. […] Negli ultimi anni inoltre il nome di Joe Biden è stato associato anche a uno scandalo sull’Ucraina che aveva fatto vacillare anche la sua candidatura. […] Siamo ad aprile 2014 quando la Burisma Holdings, la maggiore compagnia energetica dell’Ucraina (attiva sia su gas che petrolio), assume per una consulenza proprio Hunter Biden, […] con uno stipendio di 50mila dollari al mese. Tutto trasparente, se non fosse che durante quei mesi Joe Biden ha proseguito la politica americana volta a far riprendere il possesso da parte dell’Ucraina di quelle zone del Donbass ora divenute Repubbliche riconosciute dalla Russia. La zona di Donetsk è ritenuta ricca di giacimenti di gas non ancora esplorati finiti nel mirino della Burisma Holdings. Una politica internazionale intrecciata a quella economica che ha fatto storcere il naso anche ai media americani in quegli anni» (qui).

I Democratici sostennero che Trump aveva creato uno scandalo mediatico per nuocere alla campagna elettorale di Biden, ma le sue accuse si sono poi rivelate vere. Lo stesso Joe Biden, durante un incontro al Council for Foreign Relations dei Rockefeller, ha ammesso di essere intervenuto sull’allora Presidente Petro Poroshenko e sul Primo Ministro Arsenij Yatseniuk per impedire indagini sul figlio Hunter da parte del Procuratore Generale Viktor Shokin. Biden aveva minacciato «di trattenere una garanzia di prestito di un miliardo di dollari negli Stati Uniti durante un viaggio di dicembre 2015 a Kiev», riferisce il New York Post (qui). «Se il magistrato non verrà licenziato, non avrete i soldi» (qui e qui). E il Procuratore fu effettivamente licenziato, salvando Hunter da un ulteriore scandalo, dopo quelli che lo avevano coinvolto.

L’interferenza di Biden nella politica di Kiev, in cambio di favori alla Burisma e agli oligarchi corrotti, conferma tutto l’interesse dell’attuale Presidente degli Stati Uniti di proteggere la propria famiglia e la propria immagine, alimentando il disordine in Ucraina e addirittura una guerra. Come può governare con onestà e senza essere soggetto al ricatto una persona che si avvale del proprio ruolo per curare i propri affari e insabbiare i reati dei suoi famigliari?

La questione nucleare ucraina

Infine, c’è la questione delle armi nucleari ucraine. Il 19 febbraio 2022, in una conferenza a Monaco, Zelenskyj ha annunciato la sua intenzione di porre fine al Memorandum di Budapest (1994), che proibisce all’Ucraina lo sviluppo, la proliferazione e l’uso di armi atomiche. Tra le altre clausole del Memorandum, vi è anche quella che obbliga la Russia, gli Stati Uniti e il Regno Unito ad astenersi dall’utilizzare la pressione economica sull’Ucraina per influenzare la sua politica: le pressioni del FMI e degli USA per la concessione di aiuti economici in cambio di riforme coerenti con il Great Reset rappresentano un’ulteriore violazione dell’accordo.

L’Ambasciatore ucraino a Berlino, Andriy Melnyk, ha sostenuto alla radio Deutschlandfunk nel 2021 che l’Ucraina aveva bisogno di riacquistare lo status nucleare, se il paese non fosse riuscito ad entrare nella NATO. Le centrali nucleari dell’Ucraina sono gestite, ricostruite e mantenute dall’impresa statale NAEK Energoatom, che ha chiuso completamente il suo rapporto con le compagnie russe tra il 2018 e il 2021; i suoi principali partner sono aziende riconducibili al governo degli Stati Uniti. Si comprende facilmente come la Federazione Russa consideri una minaccia la possibilità che l’Ucraina si doti di armi nucleari e pretenda l’adesione di Kiev al patto di non proliferazione.

La rivoluzione colorata in Ucraina e l’indipendenza di Crimea, Donetsk e Lugansk

Un altro fatto. Nel 2013, dopo che il governo del Presidente Viktor Janukovyč aveva deciso di sospendere l’accordo di associazione tra l’Ucraina e l’Unione Europea e di stringere più strette relazioni economiche con la Russia, iniziarono una serie di manifestazioni di protesta note come Euromaidan, che durarono diversi mesi e che culminarono nella rivoluzione che rovesciò Janukovyč e portò all’insediamento di un nuovo governo. Un’operazione sponsorizzata da George Soros, come ha candidamente dichiarato egli stesso alla CNN: «Ho una fondazione in Ucraina da prima che diventasse indipendente dalla Russia; questa fondazione è sempre stata in attività e ha giocato un ruolo determinante negli eventi di oggi» (quiqui e qui). Questo cambio di governo provocò la reazione dei sostenitori di Janukovyč e di una parte della popolazione ucraina contraria alla svolta filo-occidentale, che non era stata voluta dalla popolazione ma ottenuta con una rivoluzione colorata, di cui si erano avute le prove generali negli anni precedenti in Georgia, in Moldavia e in Bielorussia.

In seguito agli scontri del 2 Maggio 2014, in cui erano intervenute anche frange paramilitari nazionaliste (tra cui quelle del Pravyj Sektor), si ebbe anche la strage di Odessa. Di questi eventi terribili parlò, con scandalo, anche la stampa occidentale; Amnesty International (qui) e l’ONU denunciarono questi crimini documentandone l’efferatezza. Ma nessun tribunale internazionale avviò alcun procedimento contro i responsabili, come invece si vorrebbe fare oggi contro i presunti crimini dell’esercito russo.

Tra i tanti accordi non rispettati è da segnalare anche il Protocollo di Minsk, firmato il 5 settembre 2014 dal Gruppo di Contatto Trilaterale sull’Ucraina, composto dai rappresentanti di Ucraina, Russia, Repubblica Popolare di Donetsk e Repubblica Popolare di Lugansk. Tra i punti dell’accordo vi era anche la rimozione dei gruppi illegali armati, delle attrezzature militari, così come dei combattenti e mercenari dal territorio dell’Ucraina sotto la supervisione dell’OSCE e disarmo di tutti i gruppi illegali. Contrariamente a quanto pattuito, i gruppi paramilitari neonazisti non sono solo riconosciuti ufficialmente dal governo, ma ai loro membri vengono addirittura affidati incarichi ufficiali.

Sempre nel 2014 la Crimea, il Donetsk e il Lugansk dichiararono la propria indipendenza dall’Ucraina – in nome dell’autodeterminazione dei popoli riconosciuta dalla comunità internazionale – e si dichiararono annessi alla Federazione Russa. Il governo ucraino si rifiuta tuttora di riconoscere l’indipendenza di queste regioni, sancita con referendum popolare, e lascia libere le milizie neonaziste e le stesse forze militari regolari di infierire sulla popolazione, dal momento che considera queste entità come organizzazioni terroristiche. È pur vero che i due referendum del 2 novembre rappresentano una forzatura del Protocollo di Minsk, che prevedeva solo una decentralizzazione del potere e una forma di statuto speciale per le regioni del Donetsk e del Lugansk.

Come ha recentemente evidenziato il prof. Franco Cardini, «il 15 febbraio 2022 la Russia ha consegnato agli USA un progetto di trattato per cessare questa situazione e difendere le popolazioni russofone. Carta straccia. Questa guerra è iniziata nel 2014» (qui e qui). E fu una guerra nelle intenzioni di chi volle combattere la minoranza russa del Donbass: «Noi avremo un lavoro, le pensioni e loro no. Avremo i bonus per i bambini, e loro no. I nostri figli avranno scuole ed asili, i loro figli staranno negli scantinati. Così vinceremo questa guerra», disse il Presidente Petro Poroshenko nel 2015 (qui). Non sfuggirà l’assonanza con le discriminazioni nei confronti dei cosiddetti “no-vax”, privati del lavoro, della retribuzione, della scuola. Otto anni di bombardamenti in Donetsk e Lugansk, con centinaia di migliaia di vittime, 150 bambini morti, gravissimi casi di torture, stupri, sequestri e discriminazioni (qui).

Il 18 febbraio 2022 i Presidenti di Donetsk, Denis Pušilin, e Lugansk, Leonid Pasechnik, ordinavano l’evacuazione della popolazione civile verso la Federazione Russa a causa degli scontri in corso tra la Milizia Popolare del Donbass e le Forze Armate Ucraine. Il 21 febbraio la Duma di Stato (Camera bassa del Parlamento russo) ha ratificato all’unanimità i trattati di amicizia, cooperazione e assistenza reciproca introdotti dal Presidente Putin con le Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Contestualmente, il Presidente russo ordinava l’invio di truppe della Federazione Russa per riportare la pace nella regione del Donbass.

Ci si può chiedere per quale motivo, in una situazione di palese violazione dei diritti umani da parte di forze militari e apparati paramilitari neonazisti (che inalberano bandiere con la svastica e mostrano l’effigie di Aldolf Hitler) nei confronti della popolazione di lingua russa di repubbliche indipendenti, la comunità internazionale debba considerare condannabile l’intervento della Federazione Russa, ed anzi far ricadere su Putin la colpa delle violenze. Dov’è il tanto decantato diritto all’autodeterminazione dei popoli, che era valso il 24 agosto del 1991 per la proclamazione dell’indipendenza dell’Ucraina, riconosciuta dalla comunità internazionale? E per quale motivo ci si scandalizza oggi di un intervento russo in Ucraina, quando la NATO ne ha condotti in Jugoslavia (1991), in Kosovo (1999), in Afganistan (2001), in Iraq (2003), in Libia e in Siria (2011), senza che nessuno abbia sollevato alcuna obiezione? Senza dimenticare che negli ultimi dieci anni Israele ha più volte colpito obiettivi militari in Siria, Iran e Libano per scongiurare la creazione di un fronte armato ostile sul suo confine settentrionale e nessuna Nazione ha proposto di comminare sanzioni a Tel Aviv.

Suscita sgomento vedere con quale ipocrisia l’Unione Europea e gli Stati Uniti – Bruxelles e Washington – diano il proprio incondizionato appoggio al Presidente Zelenskyj, il cui governo da ormai otto anni continua impunemente a perseguitare gli Ucraini di lingua russa (qui), per i quali è addirittura vietato parlare nel loro idioma, in una nazione che conta numerose etnie, di cui quella russa rappresenta il 17,2%. Ed è scandaloso che si taccia sull’uso dei civili come scudi umani da parte dell’esercito ucraino, che colloca le postazioni antiaeree all’interno dei centri abitati, degli ospedali, delle scuole e degli asili proprio perché dalla loro distruzione si possano causare morti tra la popolazione.

I media mainstream si guardano bene dal mostrare le immagini dei soldati russi che aiutano i civili a raggiungere postazioni sicure (qui e qui) o che organizzano corridoi umanitari, sui quali sparano le milizie ucraine (qui e qui). Così come vengono taciuti i regolamenti di conti, gli eccidi, le violenze e i furti da parte di frange della popolazione civile, alla quale Zelenskyj ha fornito armi: i video che si possono vedere in rete danno un’idea del clima di guerra civile alimentato ad arte dal Governo ucraino. A ciò si aggiungano i galeotti fatti liberare per essere arruolati nell’Esercito e i volontari della legione straniera: una massa di esaltati senza regole e senza formazione che contribuirà a peggiorare la situazione rendendola ingestibile.

Il presidente Volodymyr Oleksandrovyč Zelenskyj

Come è stato fatto rilevare da più parti, la candidatura e l’elezione del Presidente ucraino Zelenskyj risponde a quel cliché recente, inaugurato negli ultimi anni, di attore comico o personaggio dello spettacolo prestato alla politica. Non si creda che l’essere sprovvisto di un idoneo cursus honorum sia ritenuto d’ostacolo all’ascesa ai vertici delle istituzioni, al contrario: quanto più una persona è apparentemente estranea al mondo dei partiti, tanto più c’è da presumere che il suo successo venga determinato da chi detiene il potere. Le performance en travesti di Zelenskyj sono perfettamente coerenti con l’ideologia LGBTQ che viene considerata dai suoi sponsor europei come indispensabile requisito dell’agenda di “riforme” che ogni Paese deve far proprio, assieme alla parità di genere, all’aborto e alla green economy. Non stupisce che Zelenskyj, membro del WEF (qui), abbia potuto beneficiare dell’appoggio di Schwab e dei suoi alleati per arrivare al potere e realizzare il Great Reset anche in Ucraina.

La serie televisiva in 57 puntate che Zelenskyj ha prodotto e di cui è stato protagonista, dimostra una pianificazione mediatica della sua candidatura a Presidente dell’Ucraina e della sua campagna elettorale. Nella fiction Il servitore del popolo egli recitava la parte di un professore di liceo che diventa inaspettatamente Presidente della Repubblica e si batteva contro la corruzione della politica. Non è un caso se la serie, assolutamente mediocre, ha comunque vinto il WorldFest Remi Award (USA, 2016), sia arrivata tra i primi quattro finalisti nella categoria dei film comici al Seoul International Drama Awards (Corea del Sud) e sia stata insignita del premio Intermedia Globe Silver nella categoria Serie TV di intrattenimento al World Media Film Festival di Amburgo.

L’eco mediatica ottenuta da Zelenskyj con la serie televisiva gli ha portato oltre 10 milioni di followers su Instagram e ha creato la premessa per la costituzione dell’omonimo partito Servitore del popolo di cui è membro anche Ivan Bakanov, Direttore Generale e azionista (assieme allo stesso Zelenskyj e all’oligarca Kolomoisky) della Kvartal 95 Studio, proprietaria della rete televisiva TV 1+1. L’immagine di Zelenskyj è un prodotto artificiale, una finzione mediatica, un’operazione di manipolazione del consenso che però è riuscita a creare il personaggio politico nell’immaginario collettivo ucraino che nella realtà, e non nella fiction, ha conquistato il potere.

«Proprio a un mese dalle elezioni del 2019 che lo videro vincitore, Zelenskyj avrebbe ceduto la società [Kvartal 95 Studio] a un amico, trovando comunque il modo di far arrivare alla sua famiglia i proventi degli affari ai cui ufficialmente aveva rinunciato. Quell’amico era Serhiy Shefir, che è stato poi nominato Consigliere alla Presidenza. […] La cessione delle quote è avvenuta a beneficio della Maltex Multicapital Corp., società detenuta da Shefir e registrata alle Isole Vergini Britanniche» (qui).

L’attuale Presidente ucraino ha promosso la propria campagna elettorale con uno spot a dir poco inquietante (qui) in cui, imbracciando due mitragliatrici, sparava sui membri del Parlamento, additati come corrotti o asserviti alla Russia. La lotta alla corruzione sbandierata dal Presidente ucraino nei panni di “servitore del popolo” non corrisponde tuttavia al quadro che emerge di lui dai cosiddetti Pandora papers, in cui compaiono 40 milioni di dollari versatigli alla vigilia delle elezioni dal miliardario ebreo Kolomoisky[1] su conti offshore (quiqui e qui)[2]. In patria molti lo accusano di aver tolto potere agli oligarchi filo-russi non per darlo al popolo ucraino, ma per rinforzare il proprio gruppo di interesse e contemporaneamente togliendo di mezzo i suoi avversari politici: «Ha liquidato i ministri della vecchia guardia, primo fra tutti il potente Ministro degli Interni Avakov. Ha pensionato di brutto il presidente della Corte Costituzionale che frenava le sue leggi. Ha chiuso sette canali televisivi di opposizione. Ha messo agli arresti, accusandolo di tradimento, Viktor Medvedcuk, filorusso ma soprattutto leader di Piattaforma di opposizione-Per la vita, il secondo partito del Parlamento ucraino dopo il suo Servo del Popolo. Sta processando, sempre per tradimento, l’ex Presidente Poroshenko, che di tutto era sospettabile tranne che di intendersela con i Russi o con i loro amici. Il sindaco di Kiev, il popolare ex campione del mondo di pugilato Vitaly Klitchko, è già finito nel mirino di alcune perquisizioni. Insomma, Zelensky sembra voler fare piazza pulita di chiunque non sia allineato alla sua politica» (qui).

Il 21 aprile 2019 è eletto Presidente dell’Ucraina con il 73,22% dei voti e il 20 maggio presta giuramento; il 22 maggio 2019 nomina Ivan Bakanov, Direttore Generale della Kvartal 95, primo vicecapo dei Servizi di Sicurezza dell’Ucraina e Capo della Direzione principale per la lotta contro la corruzione e il crimine organizzato della Direzione centrale del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina. Assieme a Bakanov, è da menzionare Mykhailo Fedorov, Vicepresidente e Ministro della Trasformazione Digitale, membro del World Economic Forum (qui). Lo stesso Zelenskyj ha ammesso di avere come proprio ispiratore il Primo Ministro del Canada Justin Trudeau (qui e qui).

I rapporti di Zelenskyj con il FMI e il WEF

Come ha dimostrato il tragico precedente della Grecia, le sovranità nazionali e la volontà popolare espressa dai Parlamenti sono de facto cancellate dalle decisioni dell’alta finanza internazionale, la quale interferisce nelle politiche dei governi con ricatti e vere e proprie estorsioni di natura economica. Il caso dell’Ucraina, che è uno dei Paesi più poveri dell’Europa, non fa eccezione.

Poco dopo l’elezione di Zelenskyj, il Fondo Monetario Internazionale minacciò di non concedere il prestito di 5 miliardi se non si fosse adeguato alle sue richieste. Nel corso di una conversazione telefonica con l’Amministratore Delegato del FMI Kristalina Georgieva, il Presidente ucraino venne redarguito per aver sostituito Yakiv Smolii con un uomo di sua fiducia, Kyrylo Shevchenko, meno incline ad assecondare i diktat del Fondo Monetario. Scrive Anders Åslund su Atlantic Council: «I problemi che circondano il governo Zelenskyj stanno crescendo in modo allarmante. Innanzitutto, dal marzo 2020, il Presidente ha condotto un’inversione non solo delle riforme perseguite sotto di lui, ma anche quelle iniziate dal suo predecessore Petro Poroshenko. In secondo luogo, il suo governo non ha presentato proposte plausibili per risolvere le preoccupazioni del FMI sugli impegni inadempiuti dell’Ucraina. In terzo luogo, il Presidente sembra non avere più una maggioranza parlamentare al potere e sembra disinteressato a formare una maggioranza riformista» (qui).

È evidente che gli interventi del FMI sono finalizzati ad ottenere dal governo ucraino l’impegno ad allinearsi alle politiche economiche, fiscali e sociali dettate dall’agenda globalista, ad iniziare dalla “indipendenza” della Banca Centrale Ucraina dal governo: un eufemismo con il quale il FMI chiede al governo di Kiev di rinunciare al legittimo controllo sulla propria Banca Centrale, che costituisce una delle modalità in cui si esercita la sovranità nazionale, assieme all’emissione della moneta e alla gestione del debito pubblico. D’altra parte, solo quattro mesi prima Kristalina Georgieva aveva lanciato il Great Reset assieme a Klaus Schwab, al principe Carlo e al segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres.

Quel che non era stato possibile realizzare con i governi precedenti, è stato portato a compimento sotto la Presidenza di Zelenskyj, entrato nelle grazie del WEF (qui) assieme al nuovo Governatore della BCU Kyrylo Shevchenko. Il quale, per dar prova di sudditanza, meno di un anno dopo ha scritto un articolo per il WEF intitolato Le banche centrali sono la chiave per gli obiettivi climatici dei paesi e l’Ucraina sta mostrando la strada (qui). Ecco quindi realizzata, sotto ricatto, l’Agenda 2030.

Vi sono anche altre compagnie ucraine che hanno legami con il WEF: la State Savings Bank of Ukraine (una delle più grandi istituzioni finanziarie in Ucraina), il DTEK Group (un importante investitore privato nel settore energetico ucraino) e la Ukr Land Farming (leader agricolo nella coltivazione). Banche, energia e cibo sono settori perfettamente in linea con il Great Reset e la Quarta Rivoluzione Industriale teorizzata da Klaus Schwab.

Il 4 febbraio dell’anno scorso, il Presidente ucraino ha fatto chiudere sette emittenti televisive, tra cui ZIKNewsone e 112 Ukraine, colpevoli di non appoggiare il suo governo. Così scrive Anna Del Freo: «Una dura condanna a questo atto liberticida è arrivata, tra gli altri, anche dalla Federazione europea dei giornalisti e dalla Federazione internazionale dei giornalisti, che hanno chiesto l’immediata revoca del veto. Le tre emittenti non potranno più trasmettere per cinque anni: impiegano circa 1500 persone, il cui posto di lavoro è oggi a rischio. Non esiste alcun vero motivo perché le tre reti debbano essere chiuse, salvo l’arbitrio del vertice politico Ucraino, che le accusa di minacciare la sicurezza dell’informazione e di essere sotto “la maligna influenza russa”. Una forte reazione giunge anche dalla NUJU, il sindacato dei giornalisti ucraini, che parla di pesantissimo attacco alla libertà di parola, visto che si vengono a privare centinaia di giornalisti della possibilità di esprimersi e centinaia di migliaia di cittadini del diritto ad essere informati». Come si vede, ciò di cui si accusa Putin è compiuto da Zelenskyj e, più recentemente, dall’Unione Europea con la complicità delle piattaforme social. E prosegue: «“Oscurare le emittenti televisive è una delle forme più estreme di restrizione della libertà di Stampa”, ha detto il segretario generale della EFJ, Ricardo Gutierrez. “Gli Stati hanno l’obbligo di garantire un effettivo pluralismo dell’informazione. È chiaro che il veto presidenziale non è per nulla in linea con gli standard internazionali sulla libertà di espressione”» (qui).

Sarebbe interessante sapere quali siano state le dichiarazioni della Federazione europea dei giornalisti e dalla Federazione internazionale dei giornalisti dopo l’oscuramento di Russia Today e Sputnik in Europa.

I movimenti neonazisti ed estremisti in Ucraina

Un Paese che invoca dalla comunità internazionale aiuti umanitari per difendere la popolazione dall’aggressione russa dovrebbe, nell’immaginario collettivo, distinguersi per rispetto dei principi democratici e per una legislazione che proibisca attività e propaganda a ideologie estremiste.

In Ucraina agiscono indisturbati, e spesso con l’appoggio ufficiale delle istituzioni pubbliche, movimenti di matrice neonazista impegnati in azioni militari e paramilitari. Tra questi vi sono: l’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN) di Stepan Bandera, di matrice nazista, antisemita e razzista già attiva in Cecenia e che fa parte del Right Sector, un’associazione di movimenti di estrema destra costituitasi in occasione del colpo di stato dell’Euromaidan del 2013/2014; l’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA); l’UNA/UNSO, ala paramilitare del partito ucraino di estrema destra Ukraine National Assemble; la Fratellanza di Korchinsky, che ha offerto protezione a Kiev ai membri dell’ISIS (qui); Visione Misantropica (MD), una rete neonazista diffusa in 19 Paesi, che incita pubblicamente al terrorismo, all’estremismo e all’odio contro cristiani, musulmani, ebrei, comunisti, omosessuali, americani e persone di colore (qui).

Va ricordato che il governo ha dato appoggio esplicito a queste organizzazioni estremiste sia inviando la guardia presidenziale ai funerali di loro esponenti, sia sostenendo il Battaglione Azov, un’organizzazione paramilitare che è ufficialmente parte dell’Esercito Ucraino con il nuovo nome di Reggimento di Operazioni Speciali Azov e inquadrato nella Guardia Nazionale. Il Reggimento Azov è finanziato dall’oligarca ucraino ebreo Igor Kolomoisky, già governatore di Dnepropetrovsk e ritenuto anche il finanziatore delle milizie nazionalistiche di Pravyj Sektor, considerate le responsabili della strage di Odessa. Parliamo dello stesso Kolomoisky citato nei Pandora Papers come sponsor del Presidente Zelenskyj. Il battaglione ha rapporti con diverse organizzazioni di estrema destra in Europa e negli Stati Uniti.

Amnesty International, dopo un incontro avvenuto l’8 settembre 2014 tra il Segretario Generale Salil Shetty e il Primo Ministro Arsenij Jacenjuk, ha chiesto al Governo ucraino di porre fine agli abusi e ai crimini di guerra commessi dai battaglioni di volontari che operano unitamente alle forze armate di Kiev. Il Governo ucraino ha aperto un’inchiesta ufficiale al riguardo, dichiarando che non risultano indagati ufficiali o soldati del Battaglione Azov.

Nel marzo 2015, il Ministro dell’Interno ucraino Arsen Avakov ha annunciato che il battaglione Azov sarebbe stata una delle prime unità ad essere addestrata dalle truppe dell’Esercito americano, come parte della loro missione di addestramento Operation Fearless Guard. L’addestramento degli Stati Uniti è stato interrotto il 12 giugno 2015, quando la Camera dei Rappresentanti ha approvato un emendamento che vieta tutti gli aiuti (comprese le armi e l’addestramento) al battaglione a causa del suo passato neonazista. L’emendamento è stato poi revocato su pressione della CIA (qui e qui) e i militari di Azov sono stati addestrati negli Stati uniti (qui e qui): «Alleniamo questi ragazzi ormai da otto anni. Sono davvero dei bravi combattenti. Ecco dove il programma dell’Agenzia potrebbe avere un serio impatto».

Nel 2016 un rapporto dell’OSCE ritiene il Battaglione Azov responsabile dell’uccisione in massa di prigionieri, di occultamento di cadaveri nelle fosse comuni e dell’uso sistematico di tecniche di tortura fisica e psicologica. Proprio pochi giorni fa il vicecomandante del Battaglione, Vadim Troyan, è stato nominato Capo della Polizia della regione di Oblast dal Ministro dell’Interno Arsen Avakov.

Questi sono gli “eroi” che combattono assieme all’Esercito Ucraino contro i soldati russi. E questi eroi del Battaglione Azov, invece di proteggere i loro figli, osano fare di loro carne da macello, arruolando bambini e bambine (qui e qui), in violazione del Protocollo Opzionale alla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (qui), concernente il coinvolgimento dei minori nei conflitti armati: uno strumento giuridico ad hoc che stabilisce che nessun minore di 18 anni possa essere reclutato forzatamente o utilizzato direttamente nelle ostilità, né dalle forze armate di uno Stato né da gruppi armati.

Anche a costoro, inevitabilmente, sono destinate le armi letali fornite dall’UE, compresa l’Italia di Draghi, con l’appoggio dei partiti politici “antifascisti”.

La guerra ucraina nei piani del NWO

La censura contro le emittenti russe è chiaramente volta a impedire che la narrazione ufficiale sia smentita dai fatti. Ma mentre i media occidentali mostrano immagini del videogioco War Thunder (qui), fotogrammi di Star Wars (qui), esplosioni in Cina (qui), video di parate militari (qui), riprese dell’Afganistan (qui), della metropolitana di Roma (qui) o immagini di forni crematori mobili (qui) facendoli passare per scene reali e recenti della guerra in Ucraina, la realtà viene ignorata perché si è già deciso di provocare un conflitto come arma di distrazione di massa che legittimi nuove restrizioni delle libertà nelle Nazioni occidentali, secondo i piani del Great Reset del World Economic Forum e dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

È evidente che il popolo ucraino, al di là delle questioni che la diplomazia potrà risolvere, è vittima dello stesso colpo di stato globale ad opera di poteri sovranazionali che hanno a cuore non la pace tra le Nazioni, ma l’instaurazione della tirannide del Nuovo Ordine Mondiale. Solo alcuni giorni fa, la parlamentare ucraina Kira Rudik ha dichiarato a Fox News, imbracciando un kalashnikov: «Sappiamo che non combattiamo solo per l’Ucraina, ma anche per il Nuovo Ordine Mondiale».

Le violazioni dei diritti umani in Ucraina e i crimini delle milizie neonaziste più volte denunciati da Putin non hanno potuto trovare una soluzione politica perché sono stati pianificati e fomentati dall’élite globalista, con la collaborazione dell’Unione Europea, della NATO e del deep state americano, in chiave anti-russa e per rendere inevitabile una guerra dalla quale ottenere, principalmente in Europa, l’adozione forzata di razionamenti energetici (qui)[3], limitazioni agli spostamenti, sostituzione della cartamoneta con moneta elettronica (qui e qui) e adozione dell’ID digitale (qui e qui): non stiamo parlando di progetti teorici, ma di decisioni che stanno per essere prese concretamente a livello europeo e nei singoli Stati.

Il rispetto della Legge e delle norme

L’intervento in Ucraina da parte della NATO, degli USA e dell’Unione Europea non pare trovare alcuna legittimazione. L’Ucraina non è membro della NATO, e come tale non dovrebbe beneficiare dell’aiuto di un ente che ha come scopo la difesa degli Stati che vi fanno parte. Lo stesso dicasi dell’Unione Europea, che ha ricevuto solo pochi giorni fa la richiesta di Zelenskyj di entrarne a far parte. Nel frattempo l’Ucraina ha ricevuto dagli Stati Uniti 2,5 miliardi di dollari dal 2014 e altri 400 milioni nel solo 2021 (qui), più altri fondi per un totale di 4,6 miliardi di dollari (qui). Dal canto suo Putin ha concesso 15 miliardi di dollari di prestiti all’Ucraina, per salvarla dalla bancarotta. L’Unione Europea ha invece inviato 17 miliardi finanziamenti, ai quali si aggiungono quelli dei singoli Stati. Di questi aiuti la popolazione ha beneficiato in minima parte.

Inoltre, intervenendo a nome dell’Unione Europea sulla guerra in Ucraina, Ursula von der Leyen viola gli articoli 9, 11 e 12 del Trattato di Lisbona. La competenza dell’Unione in questo settore è quella del Consiglio europeo e dell’Alto Rappresentante, in nessun caso quella del Presidente della Commissione. A che titolo la Presidente von der Leyen agisce come se fosse a capo dell’Unione Europea, usurpando un ruolo che non le compete? Per quale motivo nessuno interviene, specialmente dinanzi al pericolo al quale si espongono i cittadini europei dinanzi ad una possibile ritorsione russa?

Inoltre, in molti casi le Costituzioni degli Stati che oggi inviano aiuti e armi all’Ucraina non prevedono la possibilità di entrare in un conflitto. Ad esempio, l’art. 11 della Costituzione Italiana sancisce: «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». L’invio di armamenti e soldati ad una nazione che non fa parte né della NATO né dell’Unione Europea costituisce di fatto una dichiarazione di guerra alla nazione con essa belligerante (la Russia, in questo caso) e richiederebbe quindi la previa deliberazione dello stato di guerra, come previsto dall’art. 78 della Costituzione: «Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari». Non risulta che ad oggi le Camere siano state chiamate ad esprimersi in tal senso, né che il Presidente della Repubblica sia intervenuto per esigere il rispetto del dettato costituzionale. Il Premier Draghi, nominato dalla cabala globalista per la distruzione dell’Italia e il suo definitivo asservimento ai poteri sovranazionali, è uno dei tanti Capi di governo che considera la volontà dei cittadini come un fastidioso intralcio all’esecuzione dell’agenda del WEF. Dopo due anni di violazioni sistematiche dei diritti fondamentali e della Costituzione, risulta difficile credere che vorrà anteporre gli interessi della Nazione a quelli dei suoi mandanti: al contrario, quanto più disastrosi saranno gli effetti delle sanzioni assunte dal suo governo, tanto più costui potrà ritenersi apprezzato da loro. Il colpo di stato perpetrato con l’emergenza psicopandemica prosegue oggi con nuove decisioni sciagurate, ratificate da un Parlamento senza nerbo.

Costituisce peraltro una violazione dell’art. 288 del Codice Penale italiano il consentire che cittadini italiani – e addirittura esponenti della maggioranza di Governo e leader politici – rispondano all’appello dell’Ambasciata Ucraina per l’arruolamento nella legione straniera: «Chiunque nel territorio dello Stato e senza approvazione del governo arruola o arma cittadini, perché militino al servizio o a favore dello straniero, è punito con la reclusione da 4 a 15 anni». Nessun magistrato, almeno per il momento, è intervenuto d’ufficio per punire i responsabili di questo reato.

Un’altra violazione è rappresentata dall’attività di trasferimento dall’Ucraina all’Italia (e presumibilmente anche in altre Nazioni) dei bambini ottenuti da maternità surrogata, commissionati da coppie italiane in violazione della Legge 40/2004, senza alcuna sanzione per i colpevoli e i complici di questo reato.

Va ricordato anche che le esternazioni di membri del Governo o di esponenti della politica nei confronti della Federazione Russa e del suo Presidente, assieme alle sanzioni adottate, ai ripetuti casi di arbitrarie discriminazioni di cittadini, aziende, artisti e squadre sportive per il solo fatto di essere russi non costituiscono solo una provocazione che andrebbe evitata per consentire una serena e pacifica composizione della crisi ucraina, ma mettono in gravissimo pericolo la sicurezza dei cittadini italiani (e di quelli delle altre Nazioni che adottano analoghi comportamenti). Non si comprende il motivo di tanta sconsiderata temerità, se non nell’ottica di una deliberata volontà di scatenare reazioni nella controparte.

Il conflitto russo-ucraino rappresenta una pericolosissima trappola tesa ai danni dell’Ucraina, della Russia e degli Stati europei.

L’Ucraina è ultima vittima di consumati carnefici

La crisi russo-ucraina non è scoppiata improvvisamente un mese fa, ma è stata preparata e alimentata da lungo tempo, certamente ad iniziare dal golpe bianco del 2014 voluto dal deep state americano in chiave anti-russa. Lo dimostra, tra gli altri fatti incontestabili, l’addestramento del Battaglione Azov da parte della CIA, «per uccidere i Russi» (qui), con la forzatura da parte dell’Agenzia della revoca dell’emendamento del Congresso del 2015. Anche gli interventi di Joe e Hunter Biden vanno nella medesima direzione. Vi è quindi l’evidenza di una premeditazione a lungo termine, coerente con la inarrestabile espansione della NATO verso est. La rivoluzione colorata di Euromaidan e l’instaurazione di un governo filo-atlantista composto da homines novi addestrati dall’élite del WEF e di Soros, doveva creare le premesse della subalternità dell’Ucraina al blocco atlantista, sottraendola all’influenza della Federazione Russa. A tale scopo, l’azione eversiva delle ong del filantropo ungherese supportate dalla propaganda mediatica ha taciuto i crimini delle organizzazioni paramilitari neonaziste, finanziate dagli stessi sponsor di Zelenskyj.

Ma se il lavaggio del cervello operato dal mainstream nei Paesi occidentali è riuscito a veicolare una narrazione completamente falsata della realtà, altrettanto non può dirsi in Ucraina, dove la popolazione conosce tanto la corruzione della classe politica al potere quanto la sua lontananza dai veri problemi della Nazione. Noi crediamo che gli “oligarchi” siano solo in Russia, mentre essi sono presenti soprattutto nella galassia degli Stati dell’ex-Unione Sovietica, dove possono accumulare ricchezze e potere semplicemente mettendosi a disposizione di “filantropi” e multinazionali straniere. Poco importa se i loro conti offshore sono la causa principale della povertà dei cittadini, dell’arretratezza del sistema sanitario, dello strapotere della burocrazia, della quasi totale assenza di servizi pubblici, del controllo straniero di aziende strategiche, della perdita progressiva della sovranità e dell’identità nazionale: l’importante è “fare soldi”, essere immortalati con personaggi politici, banchieri, venditori di armi e affamatori del popolo. Per poi venire in Versilia o sulla Costiera Amalfitana ad ostentare yacht e platinum card al cameriere di Odessa o alla donna delle pulizie di Kiev che mandano ai parenti la paga guadagnata in nero. Questi miliardari ucraini in kippah sono coloro che stanno svendendo l’Ucraina all’occidente corrotto e corruttore, barattando il proprio benessere con l’asservimento dei loro connazionali agli usurai che si stanno impadronendo del mondo, ovunque con gli stessi sistemi spietati e immorali. Ieri tagliavano gli stipendi ai lavoratori di Atene e Tessalonica, oggi hanno semplicemente allargato i loro orizzonti all’Europa intera, in cui la popolazione guarda ancora incredula all’instaurarsi di una dittatura prima sanitaria e poi ambientale.

D’altra parte, come avrebbero fatto costoro, senza il pretesto di una guerra, a giustificare il vertiginoso aumento del prezzo del gas e dei carburanti, forzando il processo di una transizione “ecologica” imposta dall’alto per l’impoverimento controllato delle masse? Come avrebbero potuto far digerire ai popoli del mondo occidentale l’instaurazione della tirannide del Nuovo Ordine Mondiale, quando la farsa pandemica stava sfaldandosi portando alla luce il crimine contro l’umanità compiuto da BigPharma?

E mentre l’UE e i Capi di governo danno la colpa alla Russia del disastro incombente, le élites occidentali dimostrano di voler distruggere anche l’agricoltura, per applicare su scala globale gli orrori dell’Holodomor (qui). D’altra parte, in molti stati (compresa l’Italia) si va teorizzando la privatizzazione dei corsi d’acqua – che è un bene pubblico inalienabile – a vantaggio delle multinazionali e con scopi di controllo e limitazione delle attività agricole. Non diversamente si era comportato il governo filoatlantista di Kiev: da otto anni la Crimea era stata privata dell’acqua del Dnepr, per impedire l’irrigazione dei campi e affamare la popolazione. Si comprendono oggi, alla luce delle sanzioni comminate alla Russia e della fortissima riduzione degli approvvigionamenti di grano, gli enormi investimenti di Bill Gates nell’agricoltura (qui), seguendo le stesse spietate logiche di profitto già sperimentate con la campagna vaccinale.

Gli Ucraini, a qualsiasi etnia essi appartengano, sono gli ultimi, inconsapevoli ostaggi dello stesso regime totalitario sovranazionale che ha messo in ginocchio l’economia delle Nazioni con l’impostura della Covid, dopo aver teorizzato pubblicamente la necessità di decimare la popolazione mondiale e di trasformare i superstiti in malati cronici compromettendo irreparabilmente il loro sistema immunitario.

Ci pensino bene, gli Ucraini, ad invocare l’intervento della NATO o della UE, sempre ammesso che siano davvero loro a farlo e non piuttosto i loro corrotti governanti aiutati da mercenari razzisti e da gruppi di neonazisti al soldo dei gerarchi. Perché mentre viene loro promessa la libertà dall’invasore – con il quale condividono la comune eredità culturale e religiosa per esser stati parte della Grande Russia – in realtà si sta cinicamente preparando la loro definitiva cancellazione, il loro asservimento al Grande Reset che tutto prevede fuorché la tutela della loro identità, della loro sovranità, dei loro confini.

Guardino gli Ucraini a quel che è avvenuto ai Paesi dell’Unione Europea: il miraggio di prosperità e sicurezza è demolito dalla contemplazione delle macerie lasciate dall’euro e dalle lobby di Bruxelles. Nazioni invase da immigrati clandestini che alimentano la criminalità e la prostituzione; distrutte nel loro tessuto sociale dalle ideologie politically correct; portate scientemente al fallimento per sconsiderate politiche economiche e fiscali; condotte verso la miseria con la cancellazione delle tutele del lavoro e della previdenza sociale; private di un futuro con la distruzione della famiglia e la corruzione morale e intellettuale delle nuove generazioni.

Quelle che erano state Nazioni prospere e indipendenti, diverse nelle loro specificità etniche, linguistiche, culturali e religiose sono state trasformate in una massa informe di persone senza ideali, senza speranze, senza fede, senza nemmeno la forza di reagire agli abusi e ai crimini di chi li governa. Una massa di clienti delle multinazionali, di schiavi del sistema di controllo capillare imposto con la farsa pandemica, anche dinanzi all’evidenza della frode. Una massa di persone senza identità, marchiate con il QR-code come gli animali di un allevamento intensivo, come i prodotti di un enorme centro commerciale. Se questo è stato il risultato della rinuncia alla propria sovranità per tutti – tutti, nessuno escluso! – gli Stati che si sono affidati alla colossale truffa dell’Unione Europea, perché l’Ucraina dovrebbe fare eccezione?

È questo che volevano, che speravano, che desideravano i vostri padri, quando ricevettero con Vladimiro il Grande il Battesimo sulle rive del Dnepr?

Se vi è un aspetto positivo che ciascuno di noi può riconoscere in questa crisi, è l’aver mostrato l’orrore della tirannide globalista, il suo cinismo spietato, la sua capacità di distruggere e annientare tutto ciò che tocca. Non sono gli Ucraini che dovrebbero entrare nell’Unione Europea o nella NATO, ma gli altri Stati che dovrebbero finalmente avere un sussulto di orgoglio e di coraggio e uscirne, scrollando da sé questo giogo detestabile e ritrovando la propria indipendenza, la propria sovranità, la propria identità, la propria fede. La propria anima.

Che sia chiaro: il Nuovo Ordine non è un destino ineluttabile, e può essere sovvertito e denunciato se solo i popoli si rendono conto di essere stati ingannati e truffati da un’oligarchia di criminali ben identificabili, per i quali un giorno varranno quelle sanzioni e quei blocchi dei fondi che oggi essi applicano impunemente a chiunque non pieghi il ginocchio dinanzi a loro.

Un appello alla Terza Roma

Anche per la Russia questo conflitto è una trappola. Lo è perché esso realizzerebbe il sogno del deep state americano di estrometterla definitivamente dal contesto europeo nei suoi rapporti commerciali e culturali, spingendola tra le braccia della Cina, forse con la speranza che la dittatura di Pechino possa persuadere i Russi ad accettare il sistema di credito sociale e altri aspetti del Great Reset che finora ha saputo evitare almeno in parte.

È una trappola non perché la Russia abbia torto nel voler “denazificare” l’Ucraina dai suoi gruppi estremisti e garantire protezione e tutela agli Ucraini di lingua russa, ma perché sono proprio queste ragioni – teoricamente sostenibili – ad esser state create apposta per provocarla e indurla ad invadere l’Ucraina, in modo da suscitare la reazione della NATO preparata da tempo dal deep state e dall’élite globalista. Il casus belli è stato pianificato deliberatamente dai veri responsabili del conflitto, sapendo che avrebbe ottenuto esattamente quella risposta da parte di Putin. E sta a Putin, indipendentemente dal fatto di avere ragione, non cadere nella trappola e anzi ribaltare il banco, offrendo all’Ucraina delle condizioni di pace onorevoli senza proseguire nel conflitto. Anzi, quanto più Putin ritiene di essere nel giusto, tanto più egli dimostrerà la grandezza della sua Nazione e l’amore per il suo popolo col non cedere alle provocazioni.

Mi sia permesso ripetere le parole del profeta Isaia: Dissolve colligationes impietatis, solve fasciculos deprimentes, dimitte eos qui confracti sunt liberos, et omne onus dirumpe; frange esurienti panem tuum, et egenos vagosque induc in domum tuam; cum videris nudum, operi eum, et carnem tuam ne despexeris. Tunc erumpet quasi mane lumen tuum; et sanitas tua citius orietur, et anteibit faciem tuam justitia tua, et gloria Domini colliget te. Sciogli le catene inique, togli i legami del giogo, rimanda liberi gli oppressi e spezza ogni giogo; dividi il pane con l’affamato, accogli in casa tua i miseri e i senza tetto; se vedi uno nudo, vestilo, e non nasconderti a colui che è carne della tua carne. Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. (Is 58, 6-8).

La crisi mondiale con cui si prepara la dissoluzione della società tradizionale ha coinvolto anche la Chiesa Cattolica, la cui Gerarchia è ostaggio di apostati cortigiani del potere[4]. Vi fu un tempo in cui i Pontefici e i Prelati affrontavano i Re senza rispetti umani, perché sapevano di parlare con la voce di Gesù Cristo, Re dei re. La Roma dei Cesari e dei Papi è deserta e muta, come è muta da secoli la Seconda Roma di Costantinopoli. Forse la Provvidenza ha stabilito che sia Mosca, la Terza Roma, ad assumersi oggi dinanzi al mondo il ruolo di κατέχον (2Tess 2, 6-7), di ostacolo escatologico all’Anticristo. Se gli errori del Comunismo sono stati diffusi dall’Unione Sovietica, giungendo ad imporsi finanche dentro la Chiesa, la Russia e l’Ucraina possono avere oggi un ruolo epocale nella restaurazione della Civiltà Cristiana, contribuendo a portare al mondo un periodo di pace dal quale anche la Chiesa risorgerà purificata e rinnovata nei suoi Ministri.

Gli Stati Uniti d’America e gli Stati europei non devono emarginare la Russia, ma anzi stringere con essa un’alleanza non solo per il ripristino degli scambi commerciali per la prosperità di tutti, ma in vista della ricostruzione di una Civiltà Cristiana, che sola potrà salvare il mondo dal mostro globalista tecnosanitario e transumano.

Considerazioni finali

Suscita grande preoccupazione che i destini dei popoli siano nelle mani di un’élite che non risponde a nessuno delle proprie decisioni, che non riconosce alcuno sopra di sé e che per perseguire i propri interessi non esita a mettere a repentaglio la sicurezza, l’economia e la stessa vita di miliardi di persone, con la complicità dei politici al loro servizio e dei media mainstream. Le falsificazioni dei fatti, le grottesche adulterazioni della realtà e la partigianeria con cui sono diffuse le notizie si affiancano alla censura delle voci dissenzienti e giungono a forme di persecuzione etnica nei confronti dei cittadini russi, discriminati proprio nei Paesi che si dicono democratici e rispettosi dei diritti fondamentali.

Auspico che il mio appello alla costituzione di un’Alleanza Antiglobalista che unisca i popoli nell’opposizione alla tirannide del Nuovo Ordine Mondiale possa essere raccolto da quanti hanno a cuore il bene comune, la pace tra le Nazioni, la concordia tra i popoli, la libertà dei cittadini e il futuro delle nuove generazioni. E prima ancora, che le mie parole – assieme a quelle di tante persone intellettualmente oneste – contribuiscano a portare alla luce le complicità e la corruzione di chi si avvale della menzogna e della frode per giustificare i propri crimini, anche in questi momenti di grande apprensione per la guerra in Ucraina.

«Ci ascoltino i forti, per non diventar deboli nella ingiustizia. Ci ascoltino i potenti, se vogliono che la loro potenza sia non distruzione, ma sostegno per i popoli e tutela a tranquillità nell’ordine e nel lavoro» (Pio XII, Radiomessaggio ai governanti e ai popoli nell’imminente pericolo della guerra, 24 Agosto 1939).

Possa la Santa Quaresima indurre tutti i Cristiani ad invocare alla Maestà divina il perdono per i peccati di quanti calpestano la Sua santa Legge: la penitenza e il digiuno muovano a misericordia il Signore Iddio, mentre ripetiamo le parole del profeta Gioele: Parce, Domine: parce populo tuo; et ne des hæreditatem tuam in opprobrium, ut dominentur eis nationes. Perdona, Signore, al tuo popolo e non esporre la tua eredità al vituperio, alla derisione delle genti (Gl 2, 17).

+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo,

   Ex Nunzio Apostolico negli Stati Uniti d’America

6 Marzo 2022

Dominica I in Quadragesima

[1] Kolomoisly è anche uno dei due fondatori nel 2011, assieme al miliardario Vadim Rabinovich, del Parlamento Ebraico Europeo. Cfr. http://ejp.eu/ . Si noti che Rabinovich è membro della Piattaforma di Opposizione – Per la Vita, il partito ucraino filo-russo il cui leader Viktor Medvedcuk è stato arrestato da Zelenskyj.

[2] Secondo il politico russo Viktor Vladislavovich Zubarev, membro della Duma di Stato, Zelenskyj avrebbe anche 1,2 miliardi di dollari depositati presso la Dresdner Bank in Costa Rica e una villa a Miami acquistata a 34 milioni di dollari.

Cfr. https://twitter.com/ssistevini/status/1500383603586441216 | Per un quadro più esaustivo si veda l’inchiesta di Slidstvo-info, agenzia ucraina indipendente di giornalismo investigativo: https://youtu.be/Pp0WWZbNGq4 

[3] Si noti che il Ministro italiano della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, ha deciso pochi giorni fa di cedere quota delle scorte petrolifere all’Ucraina «come aiuto concreto anche sul fronte energetico», esattamente come durante la pandemia regalò milioni di mascherine alla Cina, per poi acquistarne da Pechino poco dopo.

Cfr. https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2022/03/02/ucraina-italia-cede-quota-delle-scorte-petrolifere-_b84086a2-1b31-4846-98c2-de84581b9ec4.html

[4] Sul numero del 6 Marzo, Famiglia Cristiana titola, a commento di un articolo del fondatore della Comunità Sant’Egidio, Andrea Riccardi: «Fermiamo la guerra e costruiamo un nuovo ordine mondiale». Cfr. https://twitter.com/fratotolo2/status/1500446210393522176

Del 07 Marzo 2022

VERSIONE IN LINGUA INGLESE

DECLARATION

of Msgr. Carlo Maria Viganò, Archbishop,

Former Apostolic Nuncio to The United States of America

on the Russia-Ukraine Crisis

Nothing is lost with peace. All can be lost with war. Let men return to understanding. Let them resume negotiating. Negotiating with good will and with respect for each other’s rights, let them realize that an honorable success is never precluded when there are sincere and active negotiations. And they will feel great – with true greatness – if imposing silence on the voices of passion, whether collective or private, and leaving reason to its proper domain, they will spare their brothers bloodshed and their homeland ruin.

Thus it was that on August 24, 1939, Pius XII addressed both rulers and peoples as war was imminent. These were not words of empty pacifism, nor of complicit silence about the multiple violations of justice that were being carried out in many quarters. In that radio message, which some people still remember hearing, the appeal of the Roman Pontiff invoked “respect for each other’s rights” as a prerequisite for fruitful peace negotiations.

The Media Narrative

If we look at what is happening in Ukraine, without being misled by the gross falsifications of the mainstream media, we realize that respect for each other’s rights has been completely ignored; indeed, we have the impression that the Biden Administration, NATO and the European Union deliberately want to maintain a situation of obvious imbalance, precisely to make impossible any attempt at a peaceful resolution of the Ukrainian crisis, provoking the Russian Federation to trigger a conflict. Herein lies the seriousness of the problem. This is the trap set for both Russia and Ukraine, using both of them to enable the globalist elite to carry out its criminal plan.

It should not surprise us that pluralism and freedom of speech, so praised in countries that claim to be democratic, are daily disavowed by censorship and intolerance towards opinions not aligned with the official narrative. Manipulations of this kind have become the norm during the so-called pandemic, to the detriment of doctors, scientists and dissenting journalists, who have been discredited and ostracized for the mere fact of daring to question the effectiveness of experimental serums. Two years later, the truth about the adverse effects and the unfortunate management of the health emergency has proven them right, but the truth is stubbornly ignored because it does not correspond to what the system wanted and still wants today.

If the world media have so far been able to lie shamelessly on a matter of strict scientific relevance, spreading lies and hiding reality, we should ask ourselves why, in the present situation, they should suddenly rediscover that intellectual honesty and respect for the code of ethics widely denied with Covid.

But if this colossal fraud has been supported and disseminated by the media, it must be recognized that national and international health institutions, governments, magistrates, law enforcement agencies and the Catholic Hierarchy itself all share responsibility for the disaster – each in its own sphere by actively supporting or failing to oppose the narrative –  a disaster that has affected billions of people in their health, their property, the exercise of their individual rights and even their very lives. Even in this case, it is difficult to imagine that those who have been guilty of such crimes in support of a pandemic that was intended and maliciously amplified could suddenly have a jolt of dignity and show solicitude for their citizens and their homeland when a war threatens their security and their economy.

These, of course, can be the prudent reflections of those who want to remain neutral and look with detachment and almost disinterest at what is happening around them. But if we deepen our knowledge of the facts and document them, relying on authoritative and objective sources, we discover that doubts and perplexities soon become disturbing certainties.

Even if we only want to limit our investigation to the economic aspect, we understand that news agencies, politics and public institutions themselves depend on a small number of financial groups belonging to an oligarchy that, significantly, is united not only by money and power, but by the ideological affiliation that guides its action and interference in the politics of nations and the whole world. This oligarchy shows its tentacles in the UN, NATO, the World Economic Forum, the European Union, and in “philanthropic” institutions such as George Soros’ Open Society and the Bill & Melinda Gates Foundation.

All these entities are private and answer to no one but themselves, and at the same time they have the power to influence national governments, including through their own representatives who are made to be elected or appointed to key posts. They admit it themselves, when they are received with all the honors by Heads of State and world leaders, beginning with Italian Prime Minister Mario Draghi (here), respected and feared by these leaders as the true masters of the fate of the world. Thus, those who hold power in the name of the “people” find themselves trampling on the people’s will and restricting their rights, in order to be obedient like courtiers to masters whom nobody has elected but who nevertheless dictate their political and economic agenda to the nations.

We come then to the Ukraine crisis, which is presented to us as a consequence of Vladimir Putin’s expansionist arrogance towards an independent and democratic nation over which he is trying to claim absurd rights. The “warmonger Putin” is said to be massacring the defenseless population, who have courageously arisen to defend the soil of their homeland, the sacred borders of their nation and the violated freedoms of the citizens. The European Union and the United States, “defenders of democracy,” are therefore said to be unable not to intervene by means of NATO to restore Ukraine’s autonomy, drive out the “invader” and guarantee peace. In the face of the “tyrant’s arrogance,” it is said that the peoples of the world ought to form a common front, imposing sanctions on the Russian Federation and sending soldiers, weapons and economic aid to “poor” President Zelensky, “national hero” and “defender” of his people. As proof of Putin’s “violence,” the media spread images of bombings, military searches, and destruction, attributing responsibility to Russia. And there’s still more: precisely in order to guarantee a “lasting peace,” the European Union and NATO are opening wide their arms to welcome Ukraine as members. And in order to prevent “Soviet propaganda”, Europe is now blacking out Russia Today and Sputnik, in order to ensure that information is “free and independent.”

This is the official narrative, to which everyone conforms. Being at war, dissent immediately becomes desertion, and those who dissent are guilty of treason and deserving of more or less serious sanctions, starting with public execration and ostracism, well experienced with Covid against those who are “un-vaxxed”. But the truth, if you want to know it, allows us to see things differently and to judge the facts for what they are and not for how they are presented to us. This is a true and proper unveiling, as indicated by the etymology of the Greek word ἀλήθεια. Or perhaps, with an eschatological gaze, a revelation, an ἀποκάλυψις.

The expansion of NATO

First of all, it is necessary to remember the facts, which do not lie and are not susceptible to alteration. And the facts, however irritating they are to recall to those who try to censor them, tell us that since the fall of the Berlin Wall the United States has extended its sphere of political and military influence to almost all the satellite states of the former Soviet Union, even recently, annexing into NATO Poland, the Czech Republic, and Hungary (1999); Estonia, Latvia, Lithuania, Slovenia, Slovakia, Bulgaria and Romania (2004); Albania and Croatia (2009); Montenegro (2017); and North Macedonia (2020). The North Atlantic Treaty Organization is preparing to expand to Ukraine, Georgia, Bosnia and Herzegovina, and Serbia. Practically speaking, the Russian Federation is under military threat – from weapons and missile bases – just a few kilometers from its borders, while it has no military base in similar proximity to the United States.

To be considering the possible expansion of NATO into Ukraine, without thinking that it will arouse Russia’s legitimate protests, is nothing short of puzzling, especially given the fact that in 1991 NATO pledged to the Kremlin not to expand further. Not only that: at the end of 2021, Der Spiegel published drafts of a treaty with the United States and an agreement with NATO on security guarantees (herehere and here). Moscow demanded legal guarantees from its Western partners that would prevent NATO from further eastward expansion by adding Ukraine to the alliance and also from establishing military bases in post-Soviet countries. The proposals also contained a clause on the non-deployment of offensive weapons by NATO near Russia’s borders and on the withdrawal of NATO forces in Eastern Europe back to their 1997 positions.

As we can see, NATO has failed to keep its commitments to Russia, or has at least forced the situation at a very delicate moment for geopolitical balances. We should ask ourselves why the United States – or rather the American deep state which regained power after the electoral fraud that brought Joe Biden to the White House – wants to create tensions with Russia and involve its European partners in the conflict, with all the consequences we can imagine.

As General Marco Bertolini, former commander of the Joint Summit Operational Command, has lucidly observed: “The United States did not just win the Cold War but also wanted to humiliate [Russia] by taking everything that in a certain sense fell within its area of influence. [Putin] bore with the Baltic countries, Poland, Romania and Bulgaria [joining NATO]. Faced with Ukraine [joining NATO], which would have taken away any possibility of access to the Black Sea, he reacted” (here). And he adds: “There is a problem of the regime’s stability, a situation has arisen with a fairly unlikely prime minister [Zelensky], one who comes from the world of entertainment.” The general does not fail to recall, in the case of a US attack on Russia, that “the Global Hawks flying over Ukraine depart from Sigonella [Italy]; Italy is an American military base in large part. The risk is there, it is present and real” (here).

Interests arising from the blockade of Russian gas supplies

We should also ask ourselves whether, behind the destabilization of the delicate balance between the European Union and Russia, there are also economic interests, deriving from the need of EU countries to obtain American liquid gas (for which we also need the regasification plants which many nations are deprived of, and for which in any case we will have to pay much more) instead of Russian gas (which is more ecological).

The decision of Italian oil and gas company ENI to suspend investments in Gazprom’s Blue Stream pipeline (from Russia to Turkey) also entails the deprivation of an additional source of supply, since it feeds the Trans-Atlantic Pipeline (from Turkey to Italy).

It therefore does not sound like a coincidence if, in August 2021, Zelensky declared that he considered the Nord Stream 2 pipeline between Russia and Germany as “a dangerous weapon, not only for Ukraine but for all of Europe” (here): bypassing Ukraine, it deprives Kiev of about one billion euros per year in revenue from transit tariffs. “We view this project exclusively through the prism of security and consider it a dangerous geopolitical weapon of the Kremlin”“ the Ukrainian president said, agreeing with the Biden administration. American Undersecretary of State Victoria Nuland said: “If Russia invades Ukraine, Nord Stream 2 will not go forward.” And so it has happened, not without serious economic damage to German investments.

The Pentagon’s virological laboratories in Ukraine

Still on the subject of American interests in Ukraine, it is worth mentioning the virological laboratories located in Ukraine which are under the control of the Pentagon and where it seems that only US specialists with diplomatic immunity are employed directly under the American Ministry of Defense.

We should also remember the complaint made by Putin regarding the collection of genomic data about the population, which can be used for bacteriological weapons with genetic selection (herehere and here). Information about the activity of laboratories in Ukraine is obviously difficult to confirm, but it is understandable that the Russian Federation considered, not without reason, that these laboratories could constitute an additional bacteriological threat to the safety of the population. The U.S. Embassy has removed all files related to the Biological Threat Reduction Program from its website (here).

Maurizio Blondet writes: “Event 201, which simulated the pandemic explosion a year before it happened, was attended (along with the usuals, Bill and Melinda) by the apparently inoffensive John Hopkins University with its blessed Center for Health Security. The humanitarian institution had for a long time a less innocent name: it was called Center for Civilian Biodefence Strategies and did not deal with the health of Americans, but rather with its opposite: the response to military attacks of bio-terrorism. It was practically a civil-military organization. When it held its first conference in February 1999 in Crystal City in Arlington [Virginia], where the Pentagon is located, it brought together 950 doctors, military personnel, federal officials and health officials to participate in a simulation exercise. The aim of the simulation is to counter an imagined “militarized” smallpox attack. It is only the first of the exercises that will blossom in Event 201 and in the Pandemic Imposture” (here).

Experiments also emerge on the Ukrainian military (here) and interventions by the American Embassy regarding the Ukrainian Prosecutor Lutsenko in 2016 so that he would not investigate “a billionaire round of funds between G. Soros and B. Obama” (here).

An indirect threat to China’s expansionist ambitions on Taiwan

The current Ukrainian crisis entails secondary, but no less serious, consequences on the geopolitical balance between China and Taiwan. Russia and Ukraine are the only producers of palladium and neon, which are indispensable for the production of microchips.

“Moscow’s possible retaliation has attracted more attention in recent days after market research group Techcet published a report highlighting the dependence of many semiconductor manufacturers on materials of Russian and Ukrainian origin such as neon, palladium and others. According to Techcet’s estimates, more than 90% of U.S. supplies of semiconductor neon come from Ukraine, while 35% of U.S. palladium comes from Russia. […] According to the US International Trade Commission, neon prices rose by 600% before Russia’s annexation of the Crimean peninsula in 2014, because chip companies relied on some Ukrainian companies” (here).  

“If it is true that a Chinese invasion of Formosa would put the global technology supply chain at risk, it is also true that a sudden shortage of raw materials from Russia could stop production, so as to make the island lose the “microchip shield” and induce Beijing to attempt the annexation of Taipei.”

The Biden’s’ conflict of interest in Ukraine

Another issue that we tend not to analyze in depth is that related to Burisma, an oil and gas company operating on the Ukrainian market since 2002. Recall that “during the American presidency of Barack Obama (from 2009 to 2017) his right hand man with a “delegation” to handle international politics was Joe Biden, and it is since then that the “protection’ offered by the Democrat US leader was given to Ukrainian nationalists, a line that created the irreconcilable disagreement between Kiev and Moscow. […] It was Joe Biden in those years who carried out the policy of bringing Ukraine closer to NATO. He wanted to take away political and economic power from Russia. […] In recent years, Joe Biden’s name has also been associated with a scandal over Ukraine that had also shaken his candidacy. […] It was April 2014 when Burisma Holdings, the largest energy company in Ukraine (active in both gas and oil), hired Hunter Biden as a consultant […] with a salary of $50,000 a month. All transparent, except that during those months Joe Biden continued the American policy aimed at regaining possession by Ukraine of those areas of the Donbass that have now become Republics recognized by Russia. The Donetsk area is believed to be rich in unexplored gas fields that have been targeted by Burisma Holdings. An international policy intertwined with the economic one that made the American media turn up their noses in those years” (here).

Democrats claimed that Trump had created a media scandal to harm Biden’s campaign, but his accusations turned out to be true. Joe Biden himself, during a meeting at the Rockefeller Council for Foreign Relations, admitted to having intervened on then-President Petro Poroshenko and Prime Minister Arsenij Yatseniuk to prevent investigations into his son Hunter by Procurator General Viktor Shokin. Biden had threatened “to withhold a billion dollars loan guarantee in the United States during a December 2015 trip to Kiev,” reports the New York Post. (here). “If [the Procurator General Shokin] is not fired, you will not have the money” (here e here). And the Prosecutor was effectively fired, saving Hunter from further scandal, after those involving him.

Biden’s interference in Kiev politics, in exchange for favors to Burisma and corrupt oligarchs, confirms the current US President’s interest in protecting his family and image, fueling disorder in Ukraine and even a war. How can a person who uses his role to take care of his own interests and cover up the crimes of his family members govern honestly and without being subject to blackmail?

The Ukrainian nuclear question

Finally, there is the issue of Ukrainian nuclear weapons. On February 19, 2022, at a conference in Munich, Zelensky announced his intention to end the Budapest Memorandum (1994), which prohibits Ukraine from developing, proliferating and using atomic weapons. Among the other clauses of the Memorandum, there is also the one that obliges Russia, the United States and the United Kingdom to refrain from using economic pressure on Ukraine to influence its policy: the pressure of the IMF and the United States to grant economic aid in exchange for reforms consistent with the Great Reset represent a further violation of the agreement.

The Ukrainian Ambassador in Berlin, Andriy Melnyk, argued on Deutschlandfunk radio in 2021 that Ukraine needed to regain nuclear status if the country failed to join NATO. Ukraine’s nuclear power plants are operated, rebuilt and maintained by the state-owned enterprise NAEK Energoatom, which completely ended its relationship with Russian companies between 2018 and 2021. Its main partners are companies that can be traced back to the US government. It is easy to understand how the Russian Federation considers the possibility of Ukraine acquiring nuclear weapons as a threat and demands Kiev’s adherence to the non-proliferation pact.

The color revolution in Ukraine and the independence of Crimea, Donetsk and Lugansk

Another fact. In 2013, after the government of President Viktor Yanukovych decided to suspend the association agreement between Ukraine and the European Union and to forge closer economic relations with Russia, a series of protest demonstrations known as Euromaidan began, which lasted several months and culminated in the revolution that overthrew Yanukovych and led to the installation of a new government. It was an operation sponsored by George Soros, as he candidly told CNN: “I have had a foundation in Ukraine since before it became independent of Russia; this foundation has always been in business and has played a decisive role in today’s events” (herehere and here). This change of government provoked the reaction of Yanukovych’s supporters and of a part of the Ukrainian population opposed to the pro-Western shift of Ukraine, which had not been wanted by the population but was obtained by a color revolution, of which there had been general rehearsals in previous years in Georgia, Moldova and Belarus.

Following the clashes of May 2, 2014, in which nationalist paramilitary fringes (including those of Pravyi Sektor) also intervened, there was also the massacre in Odessa. The Western press also spoke of these terrible events in a scandalized way; Amnesty International (here) and the UN denounced these crimes and documented their brutality. But no international court initiated any proceedings against those responsible, as is intended to be done today against the alleged crimes of the Russian army.

Among the many agreements not respected is also the Minsk Protocol, signed on September 5, 2014 by the Trilateral Contact Group on Ukraine, composed of representatives of Ukraine, Russia, the Donetsk People’s Republic and the Lugansk People’s Republic. Among the points of the agreement was also the removal of armed illegal groups, military equipment, as well as fighters and mercenaries from the territory of Ukraine under the supervision of the OSCE and the disarmament of all illegal groups. Contrary to what was agreed, neo-Nazi paramilitary groups are not only officially recognized by the government, but their members are even given official assignments.

Also in 2014, Crimea, Donetsk and Lugansk declared their independence from Ukraine – in the name of self-determination of peoples recognized by the international community – and declared themselves annexed to the Russian Federation. The Ukrainian government still refuses to recognize the independence of these regions, sanctioned by popular referendum, and leaves the neo-Nazi militias and the regular military forces themselves free to rage against the population, since it considers these entities as terrorist organizations. It is true that the two referendums of November 2, 2014 constitute a stretching of the Minsk Protocol, which provided only for a decentralization of power and a form of special status for the Donetsk and Lugansk regions.

As Professor Franco Cardini recently pointed out, “on February 15, 2022, Russia delivered to the United States a draft of a treaty to end this situation and defend the Russian-speaking populations. Wastepaper. This war began in 2014” (here and here). And it was a war in the intentions of those who wanted to fight the Russian minority of Donbass: “We will have a job and pensions, and they will not. We will receive bonuses for having children, and they will not. Our children will have schools and kindergartens; their children will stay in the basements. In this way we will win this war,” said President Petro Poroshenko in 2015 (here). It will not escape notice that these measures are similar to the discrimination against the so-called “un-vaxxed,” who have been deprived of work, pay and education. Eight years of bombing in Donetsk and Lugansk, with hundreds of thousands of victims, 150 dead children, and very serious cases of torture, rape, kidnapping and discrimination (here).

On February 18, 2022 the Presidents of Donetsk and Lugansk, Denis Pushilin and Leonid Pasechnik, ordered the evacuation of the civilian population of their provinces into the Russian Federation due to the ongoing clashes between the Donbass People’s Militia and the Ukrainian Armed Forces. On February 21, the State Duma (Lower House of the Russian Parliament) unanimously ratified the treaties of friendship, cooperation and mutual assistance introduced by President Putin with the Donetsk and Lugansk People’s Republics. At the same time, the Russian President ordered the sending of troops from the Russian Federation to restore peace in the Donbass region.

Here one may wonder why, in a situation of blatant violation of human rights by neo-Nazi military forces and paramilitary apparatuses (who fly flags bearing swastikas and display the effigy of Aldolf Hitler) against the Russian-speaking population of the independent republics, the international community feels obliged to consider the intervention of the Russian Federation worthy of condemnation, and indeed to blame Putin for the violence. Where is the much-vaunted right of the people to self-determination, which was held valid on August 24, 1991 for the proclamation of Ukraine’s independence and recognized by the international community? And why are we scandalized today by a Russian intervention in Ukraine, when NATO carried out the same sort of thing in Yugoslavia (1991), Kosovo (1999), Afghanistan (2001), Iraq (2003), and in Libya and Syria (2011), without anyone raising any objections? Not to mention that in the last ten years Israel has repeatedly hit military targets in Syria, Iran and Lebanon to prevent the creation of a hostile armed front on its northern border, and yet no nation has proposed imposing sanctions on Tel Aviv.

It is dismaying to see with what hypocrisy the European Union and the United States – Brussels and Washington – are giving their unconditional support to President Zelensky, whose government for eight years now has continued to persecute Russian-speaking Ukrainians with impunity (here), for whom it is even forbidden to speak in their own language, in a nation that includes numerous ethnic groups, of which those who speak Russian represent 17.2%. And it is scandalous that they are silent about the use of civilians as human shields by the Ukrainian army, which places anti-aircraft positions inside population centers, hospitals, schools and kindergartens precisely so that their destruction can cause deaths among the population.

The mainstream media is careful not to show images of Russian soldiers helping civilians reach safe positions (here and here) or organizing humanitarian corridors, which Ukrainian militias fire upon (here and here). Just as it is also silent about the settling of scores, massacres, violence and theft by fringes of the civilian population, to whom Zelensky has given weapons: the videos that can be seen on the internet give an idea of the climate of civil war that has been artfully fueled by the Ukrainian Government. To this we may also add the convicts released to be drafted into the Army and also the volunteers of the foreign legion: a mass of fanatics without rules and without training that will contribute to worsening the situation, making it unmanageable.

President Volodymyr Oleksandrovych Zelensky

As has been pointed out by many parties, the candidacy and election of Ukrainian President Zelensky corresponds to that recent cliché, inaugurated in recent years, of a comic actor or entertainment personality being lent to politics. Do not believe that being without a suitable cursus honorum is an obstacle to the rising to the top of institutions; on the contrary: the more a person is apparently a stranger to the world of political parties, the more it is to be assumed that his success is determined by those who hold power. Zelensky’s performances in drag are perfectly consistent with the LGBTQ ideology that is considered by its European sponsors as an indispensable requirement of the “reform” agenda that every country ought to embrace, along with gender equality, abortion and the green economy. No wonder Zelensky, a member of the WEF (here), was able to benefit from the support of Schwab and his allies to come to power and ensure that the Great Reset would also be carried out in Ukraine.

The 57-part television series that Zelensky produced and starred in, demonstrates that the media planned his candidacy for President of Ukraine and his election campaign. In the fiction show The Servant of the People he played the part of a high school teacher who unexpectedly became President of the Republic and fought against the corruption of politics. It is no coincidence that the series, which was absolutely mediocre, still won the WorldFest Remi Award (USA, 2016), came among the top four finalists in the category of comedy films at the Seoul International Drama Awards (South Korea) and was awarded the Intermedia Globe Silver award in the entertainment TV series category at the World Media Film Festival in Hamburg.

The media stir obtained by Zelensky with the television series brought him over 10 million followers on Instagram and created the premise for the establishment of the homonymous Servant of the People political party, of which Ivan Bakanov, General Manager and shareholder (along with Zelensky himself and the oligarch Kolomoisky) of Kvartal 95 Studio, and the owner of the TV 1+1 television network, is also a member. Zelensky’s image is an artificial product, a media fiction, an operation of manipulation of consensus that has managed to create the political character in the Ukrainian collective imagination that in reality, and not in fiction, has conquered power.

“Just one month before the 2019 elections that saw him win, Zelensky sold the company [Kvartal 95 Studio] to a friend, still finding a way to get the proceeds of the business he had officially renounced to his family. That friend was Serhiy Shefir, who was later appointed Councilor to the Presidency. […] The sale of the shares took place for the benefit of Maltex Multicapital Corp., a company owned by Shefir and registered in the British Virgin Islands” (here).

The current Ukrainian President promoted his election campaign with a commercial that was disturbing, to say the least (here), in which, holding two machine guns, he fired on members of Parliament, pointed out as corrupt or subservient to Russia. The fight against corruption trumpeted by the Ukrainian President in the role of “servant of the people” does not correspond, however, to the picture that emerges of him from the so-called Pandora papers, in which 40 million dollars appear to have been paid to him on the eve of the elections by the Jewish billionaire Kolomoisky[1] through offshore accounts (herehere and here).[2] In his homeland, many accuse him of having taken power away from the pro-Russian oligarchs not to give it to the Ukrainian people, but rather to strengthen his own interest group and at the same time remove his political adversaries: “He liquidated the ministers of the old guard, first of all the powerful Minister of the Interior, [Arsen] Avakov. He rudely retired the president of the Constitutional Court who was acting as a check on his laws. He closed seven opposition TV channels. He arrested and accused of treason Viktor Medvedcuk, a pro-Russian sympathizer but above all the leader of the Platform of Opposition – For Life party, the second party of the Ukrainian Parliament after his Servant of the People party. He is also placing on trial for treason former President Poroshenko, who was suspicious of everyone except for those who got along with the Russians or their friends. The mayor of Kiev, the popular former world boxing champion Vitaly Klitchko, has already been subjected to several searches and seizures. In short, Zelensky seems to want to make a clean sweep of anyone who is not aligned with his politics” (here).

On April 21, 2019, Zelensky was elected President of Ukraine with 73.22% of the votes, and on May 20 he was sworn in. On May 22, 2019 he appointed Ivan Bakanov, Director General of Kvartal 95, as First Deputy Head of the Security Services of Ukraine and Head of the Main Directorate for the Fight against Corruption and Organized Crime of the Central Directorate of the Security Service of Ukraine. Along with Bakanov, it is worth mentioning Mykhailo Fedorov, Vice President and Minister of Digital Transformation, a member of the World Economic Forum (here). Zelensky himself has admitted to having as his inspiration the Prime Minister of Canada Justin Trudeau (here and here).

Il 21 aprile 2019 è eletto Presidente dell’Ucraina con il 73,22% dei voti e il 20 maggio presta giuramento; il 22 maggio 2019 nomina Ivan Bakanov, Direttore Generale della Kvartal 95, primo vicecapo dei Servizi di Sicurezza dell’Ucraina e Capo della Direzione principale per la lotta contro la corruzione e il crimine organizzato della Direzione centrale del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina. Assieme a Bakanov, è da menzionare Mykhailo Fedorov, Vicepresidente e Ministro della Trasformazione Digitale, membro del World Economic Forum (qui). Lo stesso Zelenskyj ha ammesso di avere come proprio ispiratore il Primo Ministro del Canada Justin Trudeau (qui e qui).

Zelensky’s relations with the IMF and the WEF

As Greece’s tragic precedent has shown, national sovereignties and the popular will expressed by parliaments are de facto erased by the decisions of international high finance, which interferes with government policies by means of blackmail and outright extortion of an economic nature. The case of Ukraine, which is one of the poorest countries in Europe, is no exception.

Shortly after Zelensky’s election, the International Monetary Fund threatened not to grant Ukraine a $5 billion loan if he did not comply with their demands. During a telephone conversation with the CEO of the IMF, Kristalina Georgieva, the Ukrainian President was rebuked for replacing Yakiv Smolii with a man he trusted, Kyrylo Shevchenko, who was less inclined to comply with the diktats of the IMF. Anders Åslund writes at Atlantic Council: “The problems surrounding the Zelensky government are mounting alarmingly. First of all, since March 2020, the President has led a reversal not only of the reforms pursued under him, but also those initiated by his predecessor Petro Poroshenko. Second, his government has not presented plausible proposals to resolve IMF concerns about Ukraine’s unfulfilled commitments. Third, the President appears to no longer have a ruling parliamentary majority, and he seems disinterested in forming a reformist majority (here).

It is evident that the IMF’s interventions are aimed at obtaining the Ukrainian government’s commitment to align itself with the economic, fiscal and social policies dictated by the globalist agenda, beginning with the “independence” of the Central Bank of Ukraine from the government: a euphemism with which the IMF calls on the Kiev government to renounce legitimate control over its Central Bank, which is one of the ways in which national sovereignty is exercised, along with the issuance of money and the management of public debt. On the other hand, just four months earlier Kristalina Georgieva had launched the Great Reset together with Klaus Schwab, Prince Charles and UN Secretary-General António Guterres.

What had not been possible with previous governments was brought to completion under the presidency of Zelensky, who entered the good graces of the WEF (here) along with the new Governor of the BCU, Kyrylo Shevchenko. Less than a year later, in order to prove his subjection, Shevchenko wrote an article for the WEF entitled Central banks are the key to countries’ climate goals and Ukraine is showing the way (here). Thus the Agenda 2030 is implemented, under blackmail.

There are also other Ukrainian companies that have ties to the WEF: the State Savings Bank of Ukraine (one of the largest financial institutions in Ukraine), the DTEK Group (an important private investor in the Ukrainian energy sector) and Ukr Land Farming (an agricultural leader in cultivation). Banks, energy and food are sectors perfectly in line with the Great Reset and the Fourth Industrial Revolution theorized by Klaus Schwab.

On February 4, 2021, the Ukrainian president shut down seven television stations, including ZIK, Newsone and 112 Ukraine, all guilty of not supporting his government. As Anna Del Freo writes: “A harsh condemnation of this liberticidal act has arrived, among others, also from the European Federation of Journalists and the International Federation of Journalists, who have asked for the immediate lifting of the veto. The three broadcasters will no longer be able to broadcast for five years: they employ about 1500 people, whose jobs are now at risk. There is no real reason why the three networks should be shut down, except for the arbitrariness of the Ukrainian political apex, which accuses them of threatening information security and being under “malign Russian influence.” A strong reaction also comes from NUJU, the Ukrainian journalists’ union, which speaks of a very heavy attack on freedom of speech, given that hundreds of journalists are being deprived of the opportunity to express themselves and hundreds of thousands of citizens are being deprived of the right to be informed. As we can see, what Putin is accused of was actually carried out by Zelensky and, more recently, by the European Union, with the complicity of social media platforms. “Shutting down television broadcasters is one of the most extreme forms of restriction of the freedom of the press,” said EFJ Secretary General Ricardo Gutierrez. “Nations have an obligation to ensure effective pluralism of information. It is clear that the presidential veto is not at all in line with international standards on freedom of expression” (here).

It would be interesting to know what statements were made by the European Federation of Journalists and the International Federation of Journalists after the blackout of Russia Today and Sputnik in Europe.

Neo-nazi and extremist movements in Ukraine

A country that calls for humanitarian aid from the international community to defend its population from Russian aggression should, in the collective imagination, stand out for respect for democratic principles and for legislation that prohibits activities and the spread of propaganda by extremist ideologies.

Neo-Nazi movements engaged in military and paramilitary actions operate freely in Ukraine, often with the official support of public institutions. These include the following: Stepan Bandera’s Organization of Ukrainian Nationalists (OUN), a movement with a Nazi, anti-Semitic and racist matrix already active in Chechnya and which is part of the Right Sector, an association of far-right movements formed at the time of the Euromaidan coup in 2013/2014; the Ukrainian Insurgent Army (UPA); the UNA/UNSO, paramilitary wing of the far-right political party Ukraine National Assembly; the Korchinsky Brotherhood, which offered protection in Kiev to ISIS members (here); Misanthropic Vision (MD), a neo-Nazi network spread across 19 countries that publicly incites terrorism, extremism and hatred against Christians, Muslims, Jews, Communists, homosexuals, Americans and people of color (here).

It should be remembered that the government has given explicit support to these extremist organizations both by sending the presidential guard to the funerals of their representatives, as well as by supporting the Azov Battalion, a paramilitary organization that is officially part of the Ukrainian Army under the new name of Azov Special Operations Regiment and organized into the National Guard. The Azov Regiment is financed by the Ukrainian Jewish oligarch Igor Kolomoisky, the former governor of Dnepropetrovsk, who is also thought to be the financier of the nationalist militias of Pravyi Sektor, which are considered responsible for the Odessa massacre. We are talking about the same Kolomoisky mentioned in the Pandora Papers as a sponsor of President Zelensky. The battalion has relations with several far-right organizations in Europe and the United States.

Amnesty International, after a meeting on September 8, 2014 between Secretary General Salil Shetty and Prime Minister Arseniy Yatsenyuk, called on the Ukrainian Government to end the abuses and war crimes committed by the volunteer battalions that operate together with the Kiev Armed Forces. The Ukrainian government has opened an official investigation into the matter, declaring that no officers or soldiers of the Azov Battalion appear to be under investigation.

In March 2015, Ukrainian Interior Minister Arsen Avakov announced that the Azov Battalion would be one of the first units to be trained by US Army troops, as part of their Operation Fearless Guard training mission. US training was discontinued on June 12, 2015, when the US House of Representatives passed an amendment banning all aid (including weapons and training) to the battalion because of its neo-Nazi past. The amendment was then revoked under pressure from the CIA (here and here) and the soldiers of the Azov Battalion were trained in the United States (here and here): “We have been training these guys for eight years now. They are really good fighters. That’s where the Agency’s program could have a serious impact.”

In 2016, an OSCE report [Organization for Security and Co-operation in Europe] found that the Azov Battalion was responsible for the mass killing of prisoners, the concealment of corpses in mass graves and the systematic use of physical and psychological torture techniques. Just a few days ago the Deputy Commander of the Battalion, Vadim Troyan, was appointed Chief of Police of the Oblast Region by Interior Minister Arsen Avakov.

These are the “heroes” fighting together with the Ukrainian Army against the Russian soldiers.  And these heroes of the Azov Battalion, instead of protecting their children, dare to make their own flesh into meat for slaughter, enlisting boys and girls (here and here), in violation of the Optional Protocol to the UN Convention on the Rights of the Child (here), concerning the involvement of minors in armed conflicts: an ad hoc legal instrument that establishes that no child under 18 is to be  forcibly recruited or used directly in hostilities, either by the armed forces of a state nor by armed groups.

Inevitably, the lethal weapons provided by the EU, including Draghi’s Italy, with the support of “anti-fascist” political parties, are destined to be used against these children.

The Ukrainian war in the plans of the NWO

The censorship being imposed against Russian broadcasters is clearly aimed at preventing the official narrative from being disproven by the facts. But while the Western media shows images of the video game War Thunder (here), frames from the movie Star Wars (here), explosions in China (here), videos of military parades (here), footage from Afghanistan (here), the Rome metro (here) or images of mobile crematoria (here) by passing them off as real and recent scenes of the war in Ukraine, reality is ignored because it has already been decided to provoke a conflict as a weapon of mass distraction that legitimizes new restrictions of freedoms in Western nations, according to the plans of the World Economic Forum’s Great Reset and the United Nations’ Agenda 2030.

It is evident that the Ukrainian people, beyond the issues that diplomacy can resolve, are victims of the same global coup d’état being carried out by supranational powers that intend, not peace between nations, but rather the establishment of the tyranny of the New World Order. Just a few days ago, Ukrainian parliamentarian Kira Rudik told Fox News, while holding a kalashnikov: “We know that we are not only fighting for Ukraine, but also for the New World Order.”

The human rights violations in Ukraine and the crimes of the neo-Nazi militias repeatedly denounced by Putin could not find a political solution because they were planned and fomented by the globalist elite, with the collaboration of the European Union, NATO and the American deep state, with an anti-Russian tone intended to make inevitable a war whose goal is to impose, primarily in Europe, the forced adoption of energy rationing (here),[3] travel restrictions, the replacement of paper money with electronic money (here and here) and the adoption of digital ID (here and here). We are not talking about theoretical projects. These are decisions that are about to be taken concretely at the European level as well as in individual countries.

Respect for the Law and Standards

The intervention in Ukraine by NATO, the United States, and the European Union does not appear to have any legitimacy. Ukraine is not a member of NATO, and as such it should not benefit from the assistance of an entity whose purpose is the defense of its member nations. The same can be said of the European Union, which just a few days ago invited Zelensky to join it. In the meantime, Ukraine has received $2.5 billion from the United States since 2014 and another $400 million in 2021 alone (here), plus other funds for a total of $4.6 billion dollars (here). For his part, Putin has given $15 billion in loans to Ukraine to save it from bankruptcy. The European Union, for its part, has sent $17 million in funding, in addition to funding sent from various individual nations. But this assistance has benefitted the Ukrainian population only minimally.

Furthermore, by intervening in the war in Ukraine in the name of the European Union, European Commission President Ursula von der Leyen is violating articles 9, 11, and 12 of the Treaty of Lisbon. The competence of the European Union in this area belongs to the European Council and the High Representative. In no case does it belong to the Commission President. In what capacity does President von der Leyen presume to act as if she were the head of the European Union, usurping a role that does not belong to her? Why does no one intervene, especially considering the danger to which European citizens are being exposed due to the possibility of Russian retaliation?

Furthermore, in many cases the constitutions of the nations that are today sending support and weapons to Ukraine do not provide for the possibility of entering into a conflict. For example, article 11 of the Italian Constitution states: “Italy repudiates war as an instrument of offense for the liberty of other peoples and as a means of resolving international controversies.” Sending weapons and soldiers to a nation that is not a part of either NATO or the European Union constitutes a de facto declaration of war on the nation belligerent with it (in this case, Russia), and should therefore require the prior deliberation of declaring war, as is foreseen by article 78 of the Italian Constitution: “The Chambers [of Parliament] deliberate on the state of war and confer the necessary powers on the government.” It does not appear that to date the Chambers have been called upon to express themselves in this sense, or that the President of the Republic has intervened to demand compliance with the constitutional provision. Prime Minister Draghi, appointed by the globalist cabal for the destruction of Italy and its definitive enslavement to supranational powers, is one of the many Heads of national governments who considers the will of the citizens as an annoying obstacle to the execution of the agenda of the World Economic Forum. After two years of systematic violations of fundamental rights and of the Constitution, it is difficult to believe that he will want to place the interests of the Italian nation ahead of the interests of those who have placed him in power. On the contrary: the more disastrous are the effects of the sanctions adopted by his government, the more he can consider himself appreciated by those who have given him power. The coup perpetrated by means of the psychopandemic emergency proceeds today with new unfortunate decisions, ratified by a Parliament without a spine.

It is also a violation of article 288 of the Italian Penal Code to permit Italian citizens – and even members of the majority in the Government and political leaders – to respond to the appeal of the Ukrainian Ambassador for enrollment in the foreign legion: “Anyone in the territory of [Italy] who without government approval enlists or arms citizens to serve [in the military] in favor of a foreign nation, is to be punished with imprisonment for a period of 4 to 15 years.” No magistrate, at least for the time being, has intervened to punish those responsible for this crime.

Another violation is found in the activity of transferring children from Ukraine to Italy (and presumably also to other nations) who have been obtained via surrogate motherhood, ordered by Italian couples in violation of Law 40/2004, without any penalty being imposed on those guilty of this crime, as well as their accomplices.

It should also be remembered that the utterances of members of the Government or of political leaders with regard to the Russian Federation and its President, along with the sanctions that have been adopted against Russia and the repeated instances of arbitrary discrimination against Russian citizens, companies, artists, and sports teams for the sole fact of being Russian, are not only provocations that ought to be avoided in order to allow for a serene and peaceful settlement of the Ukraine crisis, but also place the safety of Italian citizens in very serious danger (as well as the safety of citizens of other nations who are adopting a similar stance toward Russia). The reason for such rash temerity is incomprehensible, unless there is an intentional desire to trigger reactions from the opposing party.

The Russian-Ukrainian conflict is a very dangerous trap that has been set against Ukraine, Russia, and the nations of Europe.

Ukraine is the latest victim of accomplished executioners

The Russian-Ukrainian crisis did not suddenly erupt a month ago. It has been prepared and fomented for a long time, certainly beginning with the 2014 white coup that was desired by the American deep state in an anti-Russian key. This is demonstrated, among other incontestable facts, by the training of the Azov Battalion by the CIA “to kill Russians” (here), with the CIA forcing the revocation of the amendment banning aid to the battalion made by Congress in 2015. The interventions made by Joe and Hunter Biden have gone in the same direction. Thus there is evidence of long-term premeditation, consistent with NATO’s relentless expansion towards the East. The Color Revolution of Euromaidan, as well as the establishment of a pro-NATO government composed of homines novi trained by the World Economic Forum and George Soros, was intended to create the conditions for the subordination of Ukraine to the NATO bloc, removing it from the influence of the Russian Federation. To this end, the subversive action of the Hungarian philanthropist’s NGOs, supported by media propaganda, has kept silent about the crimes of neo-Nazi paramilitary organizations, financed by the same people who sponsor Zelensky.

But if the brainwashing carried out by the mainstream media in Western nations has succeeded in conveying a completely distorted narrative of reality, the same cannot be said for Ukraine, where the population is well aware of the corruption of the political class in power as well as of its remoteness from the real problems of the Ukrainian nation. We in the West believe that the “oligarchs” are only in Russia, while the reality is that they are present above all throughout the entire galaxy of nations that formerly composed the Soviet Union, where they can accumulate wealth and power simply by placing themselves at the disposition of foreign “philanthropists” and multinational corporations. It matters little if their offshore accounts are the primary cause of the poverty of the citizens of these nations, the backwardness of the health care system, the excessive power of the bureaucracy, the almost total absence of public services, foreign control of strategic companies, and the progressive loss of sovereignty and national identity: the important thing is to “make money” and be immortalized along with political personalities, bankers, arms dealers, and those who starve the people. And then to come to the fashionable resorts of Versilia or the Amalfi Coast to flaunt their yachts and platinum cards to the waiter from Odessa or the cleaning lady from Kiev who send their paltry wages to their relatives back home. These Ukrainian billionaires wearing kippahs are those who are selling out Ukraine to the corrupted and corrupting West, trading their own well-being for the enslavement of their compatriots to the usurers who are taking over the world, using the same ruthless and immoral systems everywhere. In the past they cut the salaries of workers in Athens and Thessaloniki; today they have simply enlarged their horizons to the whole of Europe, where the population still looks on incredulously while first a health dictatorship and then an environmental dictatorship is being imposed.

On the other hand, without the pretext of a war, how would they have been able to justify the soaring price of gas and fuels, forcing the process of an “ecological” transition imposed from on high in order to control the impoverished masses? How could they have made the peoples of the Western world swallow the establishment of the tyranny of the New World Order, when the pandemic farce was unraveling and bringing to light crimes against humanity committed by BigPharma?

And while the EU and heads of government blame Russia for the impending disaster, the Western elites demonstrate that they even want to destroy agriculture, in order to apply the horrors of the Holodomor on a global scale (here). On the other hand, in many nations (including Italy) the privatization of waterways is being theorized – and water is an inalienable public good – for the advantage of multinationals and with the aim of controlling and limiting agriculture activities. The pro-NATO government of Kiev did not behave much differently: for eight years the Crimea was deprived of water from the Dnieper River in order to prevent the irrigation of the fields and starve the people. Today, in light of the sanctions being imposed on Russia and the huge reduction of grain supplies, we can understand Bill Gates’ enormous investments in agriculture (here), following the same ruthless profit-making logic already experienced with the vaccine campaign.

The Ukrainian people, regardless of what ethnic group they may belong to, are merely the latest unwitting hostages of the supranational totalitarian regime that brought the national economies of the entire world to their knees through the Covid deception, after publicly theorizing about the need to decimate the world population and transform the survivors into chronically ill patients who have irreparably compromised their immune systems.

The Ukrainian people should think hard about calling upon the intervention of NATO or the EU, provided that it is really the Ukrainian people who do it and not rather their corrupt rulers aided by racist mercenaries and neo-nazi groups in the pay of hierarchs. Because while they are promised freedom from the invader – with whom they share the common religious and cultural heritage of having once been part of Great Russia – in reality what is cynically being prepared is their definitive cancellation, their enslavement to the Great Reset that foresees everything except the protection of their identity, their sovereignty, and their borders.

Let the Ukrainian people look at what has happened to the nations of the European Union: the mirage of prosperity and security is demolished by the contemplation of the rubble left by the euro and the lobbies of Brussels. Nations invaded by illegal immigrants who feed crime and prostitution; destroyed in their social fabric by politically correct ideologies; knowingly brought to bankruptcy by reckless economic and fiscal policies; led towards poverty by the cancellation of labor and social security protections; deprived of a future by the destruction of the family and the moral and intellectual corruption of the new generations.

What were once prosperous and independent nations, diverse in their respective ethnic, linguistic, cultural, and religious specificities, have now been transformed into a shapeless mass of people without ideals, without hopes, without faith, without even the strength to react against the abuses and crimes of those who govern them. A mass of corporate customers, slaves of the system of detailed control imposed by the pandemic farce, even in the face of evidence of the fraud. A mass of persons without individual identity, marked with QR codes like animals on an intensive farm, like products of a huge shopping center. If this has been the result of the renunciation of national sovereignty for all the nations – every single one, without exception! – that have entrusted themselves to the colossal scam of the European Union, why would Ukraine be any different?

Is this what your fathers wanted, what they hoped for, what they desired, when they received Baptism along with Vladimir the Great on the banks of the Dnieper?

If there is a positive aspect that each of us can recognize in this crisis, it is that it has revealed the horror of the globalist tyranny, its ruthless cynicism, its capacity to destroy and annihilate everything it touches. It is not the Ukrainians who ought to enter the European Union or NATO, it is rather the other nations who ought to finally be jolted by pride and courage to leave them, shaking off this detestable yoke and rediscovering their own independence, sovereignty, identity, and faith. Their own souls.

To be clear: the New Order is not an inescapable destiny, and it can be subverted and denounced, if only the peoples of the world realize that they have been deceived and swindled by an oligarchy of clearly identifiable criminals, who one day will have to answer for those sanctions and those blocks of funds that today they apply with impunity to anyone who does not bend the knee before them.

An appeal to the Third Rome

For Russia too, this conflict is a trap. This is because it would fulfill the dream of the American deep state to definitively oust Russia from the European context in its commercial and cultural relations, pushing it into the arms of China, perhaps with the hope that the dictatorship in Beijing can persuade the Russians to accept the system of social credit and other aspects of the Great Reset that thus far Russia has been able to avoid, at least in part.

It is a trap, not because Russia is wrong in wanting to “denazify” Ukraine of its extremist groups and guarantee protection to Russian-speaking Ukrainians, but because it is precisely these reasons – theoretically tenable – that were created specifically to provoke it and induce it to invade Ukraine, in such a way as to provoke the NATO reaction that has been prepared for some time by the deep state and the globalist elite. The casus belli was deliberately planned by the real perpetrators of the conflict, knowing that it would obtain exactly that response from Putin. And it is up to Putin, regardless of whether he is right, not to fall into the trap, and to instead turn the tables, offering Ukraine the conditions of an honorable peace without continuing the conflict. Indeed, the more Putin believes he is right, the more he needs to demonstrate the greatness of his nation and his love for his people by not giving into provocations.

Permit me to repeat the words of the Prophet Isaiah: Dissolve colligationes impietatis, solve fasciculos deprimentes, dimitte eos qui confracti sunt liberos, et omne onus dirumpe; frange esurienti panem tuum, et egenos vagosque induc in domum tuam; cum videris nudum, operi eum, et carnem tuam ne despexeris. Tunc erumpet quasi mane lumen tuum; et sanitas tua citius orietur, et anteibit faciem tuam justitia tua, et gloria Domini colliget te.

Loose the bands of wickedness, undo the bundles that oppress, let those who are broken go free, and break asunder every burden. Share your bread with the hungry, welcome into your house the afflicted and homeless; when you see a naked man, clothe him, and do not turn your back on your own flesh. Then your light will arise like the dawn, and your wound will quickly be healed. Your justice shall go before you, the glory of the Lord will closely follow you. (Is 58:6-8).

The world crisis with which the dissolution of traditional society is being prepared has also involved the Catholic Church, whose Hierarchy is held hostage by apostates who are courtiers of power.[4] There was a time in which Popes and Prelates confronted Kings without concern for human respect, because they knew they spoke with the voice of Jesus Christ, the King of kings. The Rome of the Caesars and Popes is now deserted and silent, just as for centuries the Second Rome of Constantinople has also been silent. Perhaps Providence has ordained that Moscow, the Third Rome, will today in the sight of the world take on the role of κατέχον (2 Thess 2:6-7), of eschatological obstacle to the Antichrist. If the errors of communism were spread by the Soviet Union, even to the point of imposing themselves within the Church, Russia and Ukraine can today have an epochal role in the restoration of Christian Civilization, contributing to bringing the world a period of peace from which the Church too will rise again purified and renewed in her Ministers.

The United States of America and the European nations should not marginalize Russia, but rather form an alliance with her, not only for the restoration of trade for the prosperity of all, but in view of the reconstruction of a Christian Civilization, which alone can save the world from the globalist techno-health transhuman monster.

Final Considerations

There is great concern that the destinies of the peoples of the world is in the hands of an elite that is not accountable to anyone for its decisions, that does not recognize any authority above itself, and that in order to pursue its own interests does not hesitate to jeopardize security, the economy, and the very lives of billions of people, with the complicity of politicians in their service and the mainstream media. The falsification of facts, the grotesque adulterations of reality, and the partisanship with which the news is spread stand alongside the censorship of dissenting voices and leads to forms of ethnic persecution against Russian citizens, who are discriminated against precisely in the countries that say they are democratic and respectful of fundamental rights.

I earnestly hope that my appeal for the establishment of an Anti-Globalist Alliance that unites the peoples of the world in opposition against the tyranny of the New World Order will be accepted by those who have at heart the common good, peace between nations, concord among all peoples, freedom for all citizens and the future of the new generations. And even before that, may my words – along with those of many intellectually honest people – contribute to bringing to light the complicity and corruption of those who use lies and fraud to justify their crimes, even in these moments of great apprehension about the war in Ukraine.

“May the strong listen to us, so as not to become weak in injustice. May the powerful listen to us, if they want their power not to be destruction but support for the peoples and protection for tranquility in order and work” (Pius XII, Radio message to Heads of State and Peoples of the World in Imminent Danger of War, August 24, 1939).

May Holy Lent lead all Christians to ask pardon from the Divine Majesty for the sins of those who trample His Holy Law. May penance and fasting move the Lord God to mercy, while we repeat the words of the Prophet Joel: Parce, Domine: parce populo tuo; et ne des hæreditatem tuam in opprobrium, ut dominentur eis nationes. Forgive your people, Lord, and do not expose your inheritance to reproach, to the derision of the nations (Jl 2:17).

+ Carlo Maria Viganò, Archbishop,

   Former Apostolic Nuncio to the United States of America

March 6, 2022

First Sunday of Lent

[1] In 2011, Kolomoisky was one of the co-founders of the Jewish European Parliament, along with billionaire Vadim Rabinovich. Cf. http://ejp.eu/. Note that Rabinovich is a member of the Opposition Platform – For Life, the Ukrainian pro-Russian political party whose leader Viktor Medvedcuk was arrested by Zelensky.

[2] According to Russian politician Viktor Vladislavovich Zubarev, a member of the State Duma, Zelensky is also said to have $1.2 billion deposited at Dresdner Bank in Costa Rica and a villa in Miami purchased for $34 million (here). For a more comprehensive picture, see the investigation by Slidstvo-info, an independent Ukrainian agency of investigative journalism (here).

[3] It should be noted that the Italian Minister of Ecological Transition, Roberto Cingolani, decided a few days ago to sell a share of oil stocks to Ukraine “as a concrete aid also on the energy front,” exactly as during the pandemic he gave away millions of masks to China, only to then buy them back from Beijing shortly thereafter (here).

[4] In its March 6 issue, Famiglia Cristiana has a headline, commenting on an article by the founder of the Sant’Egidio Community, Andrea Riccardi: “Let’s stop the war and build a new world order” (here).

Allegato Pdf

Most Popular

Recent Comments