mercoledì, 25 Maggio 2022
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L’invalicabile “Zona Rossa” di Mons. Carlo Maria Viganò

Mons. Carlo Maria Viganò Arcivescovo di Ulpiana già Nunzio Apostolico negli Usa “In risposta ad un articolo di George Weigel su First Things” l’azione di “presunti” esponenti del conservatorismo cattolico scrive un definitivo. imbarazzante necrologio  

L’INVALICABILE LINEA ROSSA

In risposta ad un articolo di George Weigel su First Things


Sono rimasto non poco stupito dall’accostamento alla mia persona del personaggio del Colonnello Grace Groundling Marchpole fatto da George Weigel nel suo commento del 16 Marzo scorso su First Things (qui)Il mio stupore deriva dalla curiosa assonanza di questo articolo con quello del suo amico Roberto De Mattei, Riflessioni sull’anno che si apre, apparso su Corrispondenza Romana il 29 Dicembre 2021 (qui) a proposito della presunta confutazione delle mie dichiarazioni alla Conferenza Episcopale Americana (qui) fatta, guarda caso, dalla figlia del prof. Weigel (qui), la pediatra Gwyneth A. Spaeder, moglie di un dirigente di una delle maggiori società di consulenze per le case farmaceutiche.

Anche nell’articolo di De Mattei ricorre l’insinuazione che io possa essere annoverato tra coloro che vedono cospirazioni ovunque, secondo la consolidata prassi della delegittimazione dell’interlocutore tramite la sua psichiatrizzazione. Se non altro, Weigel si è limitato a presentarmi come eccentrico complottista, prendendo a prestito un personaggio della trilogia Spada d’onore (Sword of Honor) di Evelyn Waugh, mentre De Mattei ha menzionato, oltre al délire d’intérpretation psichiatrico, anche l’ipotesi della possessione diabolica.

Mi chiedo se vedere una qualche ratio nella coordinata azione di Weigel e De Mattei rappresenti un «collegare i punti che nessuna persona ragionevole penserebbe di poter collegare o addirittura considererebbe collegabili» («connecting dots that no rational person would imagine connecting or even think connectable», nella citazione dell’articolo di First Things) o non sia piuttosto una evidenza che chiunque può riscontrare. Mi pare semplicistico liquidare tutto con l’accusa di “complottismo” verso chi i complotti li denuncia, e non chi li ordisce; soprattutto quando la cospirazione viene ammessa dai suoi stessi artefici, a iniziare dal coinvolgimento di Soros della rivoluzione colorata dell’Euromaidan. Ma se vediamo un membro di Pravij Sektor, Serhiy Dybynyn, immortalato durante la farsa dell’assalto al Campidoglio del 6 Gennaio 2021 (qui e qui), l’idea che qualcosa non sia esattamente come ce la raccontano sfiora anche le persone meno inclini a «unire i punti».

Certo è ben strano che, dinanzi ad una serie di evidenze condivise tanto da medici e scienziati (per quanto riguarda la criticità del siero sperimentale) quanto da politologi ed esperti di strategia internazionale (per la presente crisi russo-ucraina), i due amici e colleghi – De Mattei e Weigel – si prestino ad un’azione congiunta contro di me, non per quel che affermo – che si guardano bene dal confutare argomentando e adducendo prove inequivocabili – ma semplicemente decidendo ex cathedra che siccome non condivido le loro posizioni sulla pandemia o sul conflitto ucraino, io debba essere messo a tacere senza appello, per un presunto dovere di rispetto verso la “loro” verità.

Weigel ha sentenziato: io avrei superato la invalicabile «red line», che egli ha tracciato motu proprio. Nell’elencare le presunte «menzogne, calunnie e propaganda del Cremlino» presenti nella mia dichiarazione, Weigel non si accorge di essere smentito dai fatti documentati ad iniziare proprio dal bombardamento dell’ospedale pediatrico di Mariupol (che era stato evacuato da tempo e usato come caserma militare), così come avvenuto con le «migliaia di vittime» delle bombe russe che hanno distrutto il teatro della stessa città, smentite dalle autorità locali ucraine.

Della mia dichiarazione sulla crisi russo-ucraina, che con discutibile ironia George Weigel chiama “enciclica”, viene stilato un elenco di «affermazioni palesemente false» («manifestly false claims»), evidentemente presumendo che il lettore di First Things non abbia letto quella dichiarazione. E c’è da chiedersi se lo abbia fatto lo stesso Weigel, dal momento che tutto ciò che mi viene contestato come falso è invece da me documentato con fonti e rimandi a notizie ufficiali. Chi mi rimprovera di «ripetere punto per punto la propaganda del Cremlino», dovrebbe spiegare cosa c’è di non corrispondente alla realtà dei fatti nella mia analisi, e perché non consideri propaganda quella del deep state, che finora ha dato prova di saper falsificare la realtà al limite del grottesco, ad iniziare dal caso dei biolaboratori americani in territorio ucraino, la cui esistenza è stata negata dalla Casa Bianca ma indirettamente affermata dall’OMS (qui), che ha chiesto di distruggerne gli agenti patogeni.

Il coinvolgimento della famiglia Biden nella Burisma e in altri fatti di corruzione in Ucraina è stato riconosciuto addirittura da Joe Biden in un video, così come l’operazione di propaganda mediatica per insabbiare le prove di collusioni col regime ucraino – e non solo – recuperate sul laptop di Hunter (qui). Le distruzioni deliberate di infrastrutture civili addebitate ai Russi si stanno dimostrando – dalle molteplici testimonianze di cittadini Ucraini – causate in gran parte dalle milizie di Zelenskyj, tra cui vi sono formazioni paramilitari neonaziste, denunciate come colpevoli di crimini di guerra dall’ONU e da Amnesty International sin dalla rivoluzione dell’Euromaidan. L’invio di armamenti all’Ucraina sta provocando gravissimi casi di giustizia sommaria, regolamenti di conti e linciaggi che non hanno alcuna legittimazione, e che mettono in grave pericolo la popolazione. Pochi giorni fa è stato fermato un carico di armi su un aereo che ufficialmente doveva portare in Ucraina “aiuti umanitari” del Governo italiano. La censura in Europa delle emittenti Russia Today e Sputnik si affianca all’unificazione di tutte le piattaforme di informazione che Zelenskyj ha ordinato in questi giorni, assieme alla soppressione degli undici partiti di opposizione (qui): uno strano concetto di “valori occidentali”, di “democrazia” e di “libertà di stampa”. Il ruolo di Soros nella rivoluzione di Maidan è stato dichiarato proprio dallo stesso “filantropo” (qui), che si è attribuito il merito di aver finanziato l’insurrezione che ha condotto a deporre il Presidente filorusso Yanukovich democraticamente eletto e a mettere al suo posto Porošenko, gradito agli USA e alla NATO. La presenza di forze neonaziste è stata dichiarata dal Congresso degli Stati Uniti, che nel 2015 aveva sospeso gli addestramenti dei neonazisti del battaglione Azov negli USA con un emendamento, poi cancellato per le pressioni della CIA (qui). Le violazioni degli accordi di Kiev e la persecuzione della minoranza russofona nel Donbass è stata ampiamente documentata da organizzazioni internazionali e dai media che oggi censurano le loro stesse notizie (qui): si calcolano oltre 14.000 vittime di questa pulizia etnica contro i cittadini di lingua russa. Il governo Zelenskyj non solo non si è opposto a queste violenze dei gruppi neonazisti, ma le ha anzi deliberatamente negate e ha regolarizzato il battaglione Azov come forza militare ufficiale.

La continuità ideologica tra la farsa pandemica e la crisi russo-ucraina emerge, al di là dell’evidenza degli eventi e delle dichiarazioni dei soggetti coinvolti, anche nel fatto che i responsabili ultimi di entrambe sono i medesimi, e tutti riconducibili alla cabala globalista del World Economic Forum. A titolo di esempio, il Segretario di Stato Tony Blinken è il fondatore della società di consulenze strategiche WestExec Advisors, collegata con il Forum di Davos, e che conta oltre 20 suoi uomini nell’Amministrazione Biden (quiqui e qui). Molti dipendenti della WestExec sono stati o sono tuttora in rapporti strettissimi con il World Economic Forum, ad iniziare da Michelle Flournoy e Jamie Smith, come ha denunciato Politico (qui).

Queste non sono “teorie del complotto”, ma fatti. Punto!

Infine, per quanto concerne il mio accenno alla “Terza Roma”, mi stupisce che, in presenza di un pericolo imminente di escalation del conflitto, Weigel mi critichi per aver usato in senso politico un argomento della controparte russa, con lo scopo di dimostrare disponibilità a un dialogo in vista della pace. Da quel che ho scritto mi pare evidente che non avevo alcuna intenzione di dare basi dottrinali o legittimazioni ad una visione panslavista o panortodossa che, come Cattolico Romano, non fa parte del mio bagaglio culturale e religioso. Al contrario, è curioso che siano proprio i fautori del dialogo ecumenico a stracciarsi le vesti per un tema che, affrontato senza equivoci, potrebbe aprire ad un ritorno della Chiesa scismatica d’Oriente all’unità cattolica.

Questa volontà di interpretare qualsiasi cosa io dica in senso negativo è indice di una malafede e di una prevenzione che vanno contro la Verità ancor prima che contro la Carità. Ma quando si mente sulla realtà che abbiamo sotto gli occhi per compiacere i propri padroni, la verità è considerata uno scomodo orpello, e non più un attributo di Dio. Ed è imbarazzante, a dir poco, vedere come posizioni condivise fino a poche settimane prima del conflitto, oggi siano negate e considerate forme di collaborazionismo o di appoggio alla Russia.

Ribadisco con fermezza che le mie parole non devono essere interpretate come una legittimazione della guerra, di cui sono vittime anzitutto gli Ucraini a causa del loro governo colluso con il deep state. Esse vogliono essere, come lo furono in occasione della farsa pandemica, un richiamo alla verità, una denuncia delle menzogne e delle falsificazioni della realtà, un appello all’uso del giudizio critico davanti alla narrazione mediatica. Forse il fatto che io non abbia dei referenti a cui rispondere mi rende scomodo, e la mia posizione risulta incomprensibile a chi dimostra di non essere intellettualmente indipendente.

L’articolo di Weigel ha un pregio: ci mostra inopinate contiguità di un certo conservatorismo moderato con le istanze della deep church, e parallelamente la subalternità del mondo neo-con statunitense con il deep state e i loro complici Democratici.

D’altra parte, credo che la collocazione politica e ideologica di George Weigel non dia adito a dubbi, considerando che il suo nome compare, assieme a quello di Dick Cheney, Donald Rumsfeld, Paul Wolfowitz e altri, tra i firmatari del PNAC, il Project for the New American Century, un istituto di ricerca in cui i membri del Partito Repubblicano e i neoconservatori si trovano significativamente unanimi nella corsa agli armamenti e nell’alimentare ovunque focolai di guerra e di terrorismo, ad iniziare dalla guerra in Iraq (qui). L’idea di una leadership mondiale americana promossa dal PNAC è chiaramente alla base dell’espansione della NATO a est, e della deliberata provocazione dell’Ucraina nei riguardi della Russia, che si vede praticamente assediata sino ai propri confini, in violazione degli accordi del 1991. Non voglio pensare cosa sarebbe accaduto se, a parti invertite, uno stato del Sudamerica si fosse alleato con Mosca per installare basi militari vicine ai confini degli Stati Uniti. E non è dato comprendere per quale ragione la NATO e gli USA possano ritenersi autorizzati ad invadere nazioni estere – come nel caso del Kosovo – ad imporre manu militari il loro concetto di democrazia e di rispetto dei diritti umani, mentre la Federazione Russa non possa intervenire in Ucraina a difendere i cittadini del Donbass, dopo otto anni di pulizia etnica da parte delle milizie neonaziste nei confronti della minoranza russofona, in violazione degli accordi stipulati e in presenza di una denuncia di questi crimini da parte delle associazioni umanitarie.

Immagino che per quanti si prestano a queste operazioni di propaganda – non so fino a che punto scevre da interessi personali – sia imbarazzante vedersi scoperti da un Arcivescovo e Nunzio in pensione, perché questo loro asservimento alla narrazione è estremamente eloquente e conferma, se mai ve ne fosse stato bisogno, le ombre che già velavano le loro prese di posizione su altri temi di più stretta pertinenza cattolica.

L’azione di questi esponenti del conservatorismo cattolico – che si professavano miei amici fino a due anni fa – scrive il definitivo, imbarazzante necrologio di quel che rimaneva della loro autorità di pensatori cattolici e della loro indipendenza quali giornalisti. Ad esequie avvenute.

+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo, Nunzio Apostolico

21 Marzo 2022

VERSIONE IN LINGUA INGLESE

THE UNCROSSABLE RED LINE

In response to an article by George Weigel

at First Things


I was not a little amazed by the conflation of my identity with the personality of Colonel Grace-Groundling-Marchpole made by George Weigel in his commentary published on March 16 at First Things (here)My amazement derives from the curious way this article aligns with that of Weigel’s friend Roberto De Mattei, Riflessioni sull’anno che si apre [Reflections on the Year About to Begin], which appeared at Corrispondenza Romana on December 29, 2021 (here), about the alleged refutation of my statements to the United States Conference of Catholic Bishops (here) made, coincidentally, by Professor Weigel’s daughter, Dr. Gwyneth A. Spaeder (here) [curiously not in English but only in Italia], who is a pediatrician and the wife of an executive at one of the major consulting firms for the pharmaceutical industry.

De Mattei’s article also contains the insinuation that I can be counted among those who see conspiracies everywhere, following the established practice of delegitimizing the interlocutor by means of his psychiatrization. At least Weigel limited himself to presenting me as an eccentric conspiracy theorist, borrowing a character from Evelyn Waugh’s trilogy, Sword of Honor, while De Mattei also mentioned, in addition to the psychiatric délire d’intérpretation, the hypothesis of diabolical possession.

I wonder if seeing a certain ratio in the coordinated action of Weigel and De Mattei represents a “connecting dots that no rational person would imagine connecting or even think connectable” (quoting from the First Things article) or rather if it is not readily noticeable to anyone. It seems simplistic to dismiss everything with the accusation of “conspiracy theory” against those who denounce the plots instead of those who plot them, especially when the conspiracy is admitted by its own architects, starting with Soros’ involvement in the Euromaidan color revolution.  But if we see that a member of Pravij Sektor, Serhiy Dybynyn, was immortalized during the farce of the assault on the Capitol on January 6, 2021 (here and here), the idea that something is not exactly as they tell us starts to dawn even on people less inclined to “connect the dots.”

Of course it is very strange that, in the face of a series of facts agreed on both by doctors and scientists (with regard to criticism of the experimental serum) and by political scientists and experts in international strategy (with regard to the present Russian-Ukrainian crisis), these two friends and colleagues – De Mattei and Weigel – are undertaking a joint action against me, not because of what I say – they are careful not to refute anything I have said by debating the facts or producing clear evidence – but simply deciding ex cathedra that since I do not share their positions on the pandemic or the Ukrainian conflict, I must be silenced without appeal, because of an alleged duty of respect towards “their” truth.

Weigel has made his ruling: Supposedly I have crossed the uncrossable “red line” which he has drawn with his own hand by his own motu proprio. In listing the alleged “lies, slander and propaganda of the Kremlin” in my statement, Weigel does not realize that his statements are disproven by the documented facts, beginning with the bombing of the Mariupol children’s hospital (which had long been evacuated and used as a military barracks), as well as with what happened with the supposed “thousands of victims” of Russian bombs that destroyed the theater in the same city, a story which has been denied by the Ukrainian local authorities.

With regard to my statement on the Russian-Ukrainian crisis, which George Weigel calls an “encyclical” with debatable irony, a list of “manifestly false claims” has been drafted, evidently assuming that the readers of First Things have not read my statement. And one wonders if Weigel himself even read it, since everything that is disputed as false has actually been documented by me in my article, with sources and references to official news. Those who reproach me for “repeating the Kremlin propaganda point by point” should explain what in my analysis does not correspond to the reality of the facts, and why they do not consider the propaganda of the deep state to be such, which thus far has proven to falsify reality in a way that borders on the grotesque, beginning with the case of American biolabs on Ukrainian territory, whose existence has been denied by the White House but affirmed by the WHO (here), which asked that the pathogens be destroyed.

The Biden family’s involvement in Burisma and other corruption in Ukraine was even acknowledged by Joe Biden in a video, as was the media propaganda operation to cover up the evidence of collusion with the Ukrainian regime – and more – that was recovered on Hunter’s laptop (here). The deliberate destruction of civilian infrastructure blamed on the Russians is proving – based on multiple testimonies of Ukrainian citizens – to have been caused largely by Zelensky’s militias, including neo-Nazi paramilitary formations, which have been denounced as guilty of war crimes by the UN and Amnesty International since the Euromaidan revolution. The sending of arms to Ukraine is causing very serious cases of summary justice, settling of scores and lynchings that have no legitimacy and that put the population in serious danger. A few days ago, a load of weapons was intercepted on a plane that officially was supposed to be bringing “humanitarian aid” from the Italian government to Ukraine. The censorship in Europe of the broadcasters Russia Today and Sputnik is right in line with the unification of all the information platforms that Zelensky has ordered in recent days, and also the suppression of the eleven opposition parties (here): a strange way of implementing “Western values,” “democracy” and “freedom of the press.” Soros’ role in the Maidan revolution was declared by the “philanthropist” himself (here), who took credit for financing the insurgency that led to the deposing of the democratically elected pro-Russian President Yanukovych and replacing him with Poroshenko, who was approved by the US and NATO. The presence of neo-Nazi forces was declared by the US Congress, which in 2015 suspended the training of neo-Nazis of the Azov battalion in the US with an amendment that was later canceled due to pressure from the CIA (here). The violations of the Kiev agreements and the persecution of the Russian-speaking minority in Donbass has been extensively documented by international organizations and the media that today censor their own news stories (here): more than 14,000 victims of this ethnic cleansing against Russian-speaking citizens are estimated. The Zelensky government not only did not oppose this violence by neo-Nazi groups, but deliberately denied it and regularized the Azov battalion as an official military force.

The ideological continuity between the pandemic farce and the Russian-Ukrainian crisis continues to emerge, beyond the evidence of the events and statements of the subjects involved, in the fact that the ultimate perpetrators of both are the same, all attributable to the globalist cabal of the World Economic Forum. By way of example, Secretary of State Tony Blinken is the founder of the strategic consulting firm WestExec Advisors, connected to the Davos Forum, which has over 20 of its people in the Biden Administration (herehere e here). Many WestExec employees have been or still are in very close relationship with the World Economic Forum, starting with Michelle Flournoy and Jamie Smith, as Politico has denounced (here).

These are not “conspiracy theories, but facts. Period!

Finally, with regard to my reference to the “Third Rome,” I am surprised that, in the presence of an imminent danger of escalation of the conflict, Weigel criticizes me for having used in a political sense an argument of the Russian role as opposing party, with the aim of demonstrating readiness for dialogue with a view to peace. From what I have written it is clear that I had no intention of giving a doctrinal basis or legitimization to a pan-Slavic or pan-Orthodox vision that, as a Roman Catholic, is not part of my cultural and religious heritage. On the contrary, it is curious that it is precisely the proponents of ecumenical dialogue who are tearing their garments over a topic that, without any exaggeration, could open the way for a return of the schismatic parts of the Eastern Church to Catholic unity.

This desire to interpret whatever I say in a negative sense is an indication of insincerity and a prejudice that goes against the Truth even before it goes against Charity. But when one lies about the reality that we have right in front of our eyes in order to please one’s masters, the truth is treated as an inconvenient tinsel and no longer as an attribute of God. And it is embarrassing, to say the least, to see how positions shared up until a few weeks before the conflict, are today denied and considered forms of collaboration or support for Russia.

I wish to strongly reiterate that my words must not be interpreted as a legitimization of the war, the primary victims of which are the Ukrainian people because of their government’s collusion with the deep state. My words are intended to be, as they were on the occasion of the pandemic farce, a call to the truth, a denunciation of the lies and falsifications of reality, an appeal to the use of critical judgment in front of the media narrative. Perhaps the fact that I have no superiors to whom I must respond, makes me an inconvenient person, and my position turns out to be incomprehensible to anyone who proves not to be intellectually independent.  

Weigel’s article has one merit: it reveals to us the unsuspected proximity of a certain moderate conservatism with the demands of the deep church, and at the same time the subordination of the American neo-con world with the deep state and their Democratic accomplices.

On the other hand, I believe that the political and ideological position of George Weigel does not give rise to doubts, considering that his name appears, along with that of Dick Cheney, Donald Rumsfeld, Paul Wolfowitz and others, among the signatories of the PNAC, the Project for the New American Century, a research institute in which members of the Republican Party and neoconservatives find themselves significantly unanimous in supporting the arms race and in fueling hotbeds of war and terrorism everywhere, beginning with the war in Iraq (here). The idea of American world leadership promoted by the PNAC is clearly at the basis of NATO’s eastward expansion and Ukraine’s deliberate provocation of Russia, which sees itself practically under siege right up to its borders, in violation of the 1991 agreements. I do not want to imagine what would have happened if, reversing the story, a South American nation had allied itself with Moscow and installed military bases near the borders of the United States. And it is not clear why NATO and the US can be considered authorized to invade foreign nations – as in the case of Kosovo – imposing by military might their concept of democracy and respect for human rights, while the Russian Federation cannot intervene in Ukraine to defend the citizens of Donbass after eight years of ethnic cleansing by neo-Nazi militias against the Russian-speaking minority, in violation of the stipulated agreements and in the presence of a report on these crimes by humanitarian associations.

I imagine that for those who lend themselves to these propaganda operations – which I do not know to what extent are devoid of personal interests – it is embarrassing to find themselves exposed by a retired Archbishop and Nuncio, because their enslavement to the narrative is extremely eloquent. It confirms, if ever there was a need, the shadows that in the past have surrounded their positions on other more strictly Catholic issues.

The action of these exponents of Catholic conservatism, who professed to be my friends until two years ago, writes the definitive and embarrassing obituary of what remained of their authority as Catholic thinkers and their independence as journalists – after their funeral has already taken place.

+ Carlo Maria Viganò, Archbishop, Apostolic Nuncio

21 March 2022

Del 22 Marzo 2022

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