venerdì, 20 Maggio 2022
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L’Inferno: tra Diavoli e “Ingenui” di Franceso Lamendola

Gesù credeva all’esistenza dei diavoli e dell’inferno? Gli ingenui unica merce che abbonda nel gregge di Cristo? Tra spiritisti, cabalisti e “falsi cattolici modernisti” chi sono i peggiori nemici della vera dottrina cattolica? di Francesco Lamendola  

I “cattolici” moderni e dialoganti sono una specie onnivora: dialogano con tutti, prendono per buono e mandano giù di tutto, anche le dottrine e le pratiche più palesemente anticattoliche. Un tipico esempio è dato dallo spiritismo, specie nelle più recenti versioni in salsa New Age, le quali, dietro l’apparenza di aggiornamento ai tempi odierni, altro non solo che una risciacquatura delle vecchie e logore elucubrazioni di Allan Kardec. Un esempio di tali dottrine spiritiste aggiornate e riviste per essere più fruibili ai palati contemporanei è offerto, fra gli altri, dal libro Istruzioni dall’Aldilà di Federico Cellina, con prefazione di Paola Giovetti. Già il termine “istruzioni” è significativo: si tratta di una dottrina a suo modo rivelata, dunque di una nuova religione; ma si tratta di un “aldilà” o di un “là sotto”?

Avevamo già detto qualcosa di questo Autore in un precedente articolo (cfr. Le Entità sono davvero chi dicono di essere?, pubblicato sul sito dell’Accademia Nuova Italia l’11/08/21); torniamo adesso a parlare del suo libro perché ci sembra una tipica manifestazione di quella cultura che non solo vuole minimizzare o cancellare la credenza nei diavoli e nell’inferno, ma pretende di insegnare ai cattolici ciò in cui devono credere, con il vecchio sistema di citare teologi ultramodernisti come Hans Küng ed Herbert Haag (entrambi spacciati per cattolici ma in realtà sospesi dall’insegnamento nelle Facoltà cattoliche per le loro posizioni eterodosse e più o meno apertamente eretiche) i quali vengono a spiegare loro ciò che disse e fece veramente Gesù Cristo, vale a dire qualcosa di assai diverso da ciò che la Tradizione e la Scrittura concordemente affermano, a quanto pare per ingannare i fedeli, se non per mera e crassa ignoranza..

Scrive dunque Federico Cellina nel suo libro Istruzioni dall’Aldilà (Roma, Edizioni Mediterranee, 1990, pp. 177-179):.

In effetti, «Gesù predica il lieto messaggio della sovranità di Dio e non il messaggio minatorio della sovranità di Satana. Non è manifestamente interessato alla figura di un Satana o del diavolo, alle speculazioni sul peccato e la caduta degli angeli. IN NESSUNA PARTE SI TROVA SVILUPPATA UNA DEMONOLOGIA. Non si trovano gesti sensazionali, determinati riti, scongiuri e manipolazioni come presso i contemporanei esorcisti ebrei o ellenisti». Così, di nuovo, Hans Kueng [“Vita eterna?”, Mondadori, 1983, p. 176), cui fa eco un altro importante teologo, H. Haag, il quale nel suo “La liquidazione del diavolo” [Queriniana, Brescia], condanna senza appello questa credenza nel “male personificato”, che, a suo avviso, ha prodotto nei secoli danni incalcolabili.

Come dell’inferno, così anche di diavolo e demoni Gesù praticamente non parla. Le scritture si limitano solo ad accennare al fatto è stato tentato dal diavolo dopo il digiuno di 40 giorni e che Gesù stesso ha provveduto a scacciare i demoni da qualche ossesso.

Questo secondo punto, e cioè come interpretarlo, lo vedremo poco più avanti, quando parleremo di indemoniati e di esorcismi. Quanto invece alle tentazioni di Gesù nel deserto, sembra evidente che il diavolo sia qui inteso come una RAFFIGURAZIONE ALLEGORICA della lotta che questo grandissimo Spirito dovette combattere nel suo intimo per aver infine ragione degli allettanti fantasmi dell’avere, del potere  e del sapere.

Ed allora, se il suo insegnamento non ricomprende la presenza sinistra di Satana e dei suoi adepti, vale senz’altro di nuovo la constatazione fatta a proposito dell’Inferno. Se Gesù non predica “a tappeto” la realtà di questi sinistri personaggi, deputati a farci del male in tutti i modi, vuol sicuramente dire che il diavolo e le sue legioni demoni proprio non esistono.

Non solo buona parte dei teologi contemporanei, ma addirittura Gesù stesso, condannando dunque la credenza nel diavolo dell’insegnamento più tradizionale. Ma anche, di nuovo, la logica e le rivelazioni dei Maestri  c’inducono ad affossare, e con grande gioia, l’incubo antico del “re degli inferi”.

Incominciamo dalla logica. La dottrina del diavolo sembra tragga storicamente le sue origini dalla credenza, particolarmente sviluppata nell’ambito della religione persiana e da qui poi emigrata in altre religioni antiche,  per cui accanto al Dio buono, dal quale proviene ogni bene,  debba necessariamente esistere uno spirito cattivo, da cui scaturisce ogni fonte di male.

Questo DUALISMO METAFISICO è stato, per molti secoli e sotto diversi nomi, la base di quasi tutte le credenze religiose.

I nostri progenitori non potevano certo credere che fosse Dio, lo Spirito del bene, la causa di tutto il male che cadeva sotto i loro occhi. Conclusero pertanto che doveva necessariamente esistere una “potenza” rivale, quella del male, che a Dio contendesse il dominio del mondo.

Questa concezione dualistica, comprensibile per quei tempi, non è sicuramente più accettabile ai nostri giorni quando, tra l’altro, sappiamo perfettamente dalle rivelazioni spirituali che il Male come tale non esiste, bensì esiste solo l’insufficienza della nostra coscienza e del nostro sentire spirituale. Ma quando soprattutto, se ragioniamo con un po’ di buon senso, non possiamo che concludere che, SE SATANA ESISTE, DIO PROPRIO NON PUÒ ESSERCI e noi torniamo tristemente ad essere figli del cieco caso e del nulla.

Perché questa conclusione così decisa? È piuttosto semplice. La stessa teologia cattolica tradizionale ci insegna che Dio è «unico, eterno, immutabile, immateriale, onnipotente, supremamente giusto e buono, infinito nelle sue perfezioni».

Ora se noi crediamo in questo Dio non possiamo, meglio non dobbiamo, credere all’esistenza di Satana. Ci troviamo difatti di fonte ad un dilemma con due sole alternative: «Satana esiste da tutta l’eternità, come Dio, oppure è posteriore a Dio? Se esiste da tutta l’eternità è “increato” e di conseguenza è uguale a Dio. Allora Dio non è più unico: c’è un Dio del bene ed un Dio del male».

È posteriore? Allora è una creatura di Dio. Poiché non fa altro che fare il male, è incapace di fare il bene e di pentirsi, Dio ha creato un essere votato al male per l’eternità. Se il male non è opera di Dio, ma di una delle sue creature predestinate a farlo, Dio ne è pur sempre il primo autore e allora non è infinitamente buono. Lo stesso vale per tutti gli esseri malvagi chiamati demoni. (A. Kardec, “Le rivelazioni degli Spiriti. Il cielo e l’inferno, Edizioni Mediterranee, Roma, 1984, p. 109).

Se dunque Satana esiste, la logica dimostra che Dio stesso non può esistere, ed assesta quindi il colpo di grazia ad una concezione che, anche se tuttora sostenuta ufficialmente, non è praticamente provata da nulla ed è di fatto trascurata dalla maggioranza dei fedeli.

Le Entità, del resto, confermano tutto ciò e quindi la non esistenza di esseri speciali votati per sempre al male e quindi indipendenti dagli esseri umani. GRAZIE A DIO, ESISTE SOLO DIO E LE SUE CREATURE, cioè gli spiriti , incarnati o disincarnati che siano.

Da dove cominciare dinanzi a questo cumulo di semplificazioni, facilonerie, superbia, confusione concettuale e ignoranza vera e propria? È quasi imbarazzante mostrare la vacuità è l’insussistenza di tante affermazioni perentorie, proferite con la sicumera di chi tutto sa e tutto ha capito, ma, crediamo, ben poco ha studiato e ben poco sa ragionare correttamente.

In effetti, «Gesù predica il lieto messaggio della sovranità di Dio e non il messaggio minatorio della sovranità di Satana. Non è manifestamente interessato alla figura di un Satana o del diavolo, alle speculazioni sul peccato e la caduta degli angeli. IN NESSUNA PARTE SI TROVA SVILUPPATA UNA DEMONOLOGIA.

Ma chi lo dice? Ma dove lo ha letto? È vero esattamente il contrario, e basta leggere la Scrittura per rendersene conto. Gesù non parla di Satana e non mette gli uomini in guardia contro di lui? Non parla del diavolo? Si veda Luca 22, 31-32:

31 Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; 32 ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli».

Gesù Cristo non era dunque minimamente interessato al peccato e alla caduta degli angeli ribelli? Eppure in Luca 10,17-18 si narra che:

17 I settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». 18 Egli disse: «Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore.

Gesù non sviluppa una demonologia? Ecco invece cosa dice Giovanni 8, 43-47:

43Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. 44Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. 45A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. 46Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? 47Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio».

Dice il nostro autore: Non si trovano gesti sensazionali, determinati riti, scongiuri e manipolazioni come presso i contemporanei esorcisti ebrei o ellenisti».

Davvero? Aver esorcizzato, fra i tanti altri, un uomo posseduto da un’intera legione di demoni, i quali chiesero e ottennero da Gesù di potersi trasferire in un branco di porci, dopo di che le bestie indemoniate si gettarono a capofitto nel lago ed annegarono: tutto questo non è abbastanza per esser definito sensazionale; tutto questo non implica un rito, un esorcismo in piena regola, tale da lasciare atterriti gli astanti, i quali, difatti, pregarono il Maestro di allontanarsi da quel luogo? Racconta infatti Marco 5,1-20:

1 Giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. 2Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro. 3Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, 4perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. 5Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. 6Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi 7e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». 8Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». 9E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». 10E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese. 11C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. 12E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». 13Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare.

14I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. 15Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. 16Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. 17Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.

18Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. 19Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». 20Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.

E ancora: Così, di nuovo, Hans Kueng [“Vita eterna?”, Mondadori, 1983, p. 176)., cui fa eco un altro importante teologo, H. Haag, il quale nel suo “La liquidazione del diavolo” [Queriniana, Brescia], condanna senza appello questa credenza nel “male personificato”, che, a suo avviso, ha prodotto nei secoli danni incalcolabili. Ma Hans Küng ed Herbert Haag fanno testo, per ciò che riguarda la dottrina cattolica? No, fanno testo solo per se stessi: sono stati infatti sospesi dall’insegnamento nelle Facoltà cattoliche, dopo di che hanno seguitato a scrivere libri e rilasciare interviste ad uso dei modernisti anticattolici, che, infatti, piacciono molto a tutti gli anticattolici atei, radicali e massoni (e noi ne conosciamo qualcuno). Ciò che dicono quei due teologi è pienamente in contrasto con la vera dottrina cattolica ed esprime semplicemente le posizioni sulle quali essi, a titolo personale, hanno cercato di portare la Chiesa, un po’ in anticipo rispetto ai piani della massoneria ecclesiastica. Allora la mafia di San Gallo non aveva ancora insediato un proprio uomo sulla cattedra di san Pietro; e la sola ragione per cui oggi non sono stati pienamente riabilitati è l’inopportunità di evidenziare l’apostasia de facto della Chiesa attuale, ossia una ragione puramente politica.

Non si sa su quali basi, poi, il Nostro afferma: Come dell’inferno, così anche di diavolo e demoni Gesù praticamente non parla.  Le scritture si limitano solo ad accennare al fatto è stato tentato dal diavolo dopo il digiuno di 40 giorni e che Gesù stesso ha provveduto a scacciare i demoni da qualche ossesso.

Si resta sbalorditi di fronte a simili affermazioni, che sono letteralmente destituite di qualsiasi fondamento. Gesù non parla dei demoni? Ma se era talmente uso a praticare esorcismi che i diavoli stessi mostravano di temerlo e di conoscerlo assai bene: vedi Luca, 4,34: «Basta! Che abbiamo a che fare con te, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? So bene chi sei: il Santo di Dio!». E quanto alle tentazioni nel deserto, i Vangeli non vi fanno un semplice “accenno”, come sostiene il Nostro, ma vi dedicano il massimo rilievo; al punto che, se si prescinde da quell’episodio, tutta la missione pubblica di Gesù rischia di essere fraintesa. In definitiva, infatti, che cosa è venuto a fare Gesù sulla terra, oltre a prendere su di Sé le colpe degli uomini? La risposta è contenuta nella Prima lettera di Giovanni, 3,8-10:

7Figlioli, nessuno v’inganni. Chi pratica la giustizia è giusto come egli è giusto. 8Chi commette il peccato viene dal diavolo, perché da principio il diavolo è peccatore. Per questo si manifestò il Figlio di Dio: per distruggere le opere del diavolo. 9Chiunque è stato generato da Dio non commette peccato, perché un germe divino rimane in lui, e non può peccare perché è stato generato da Dio. 10In questo si distinguono i figli di Dio dai figli del diavolo: chi non pratica la giustizia non è da Dio, e neppure lo è chi non ama il suo fratello.

Dunque non c’è alcun dubbio che Gesù Cristo, per i suoi primissimi discepoli, è venuto nel mondo per distruggere le opere del diavolo, e non per altro. Ma è evidente che gli spiritisti hanno in mente un loro disegno: staccare la figura e l’opera di Gesù Cristo dalla lettura che sempre ne ha dato la Chiesa cattolica, sulle due solide basi della Scrittura e della Tradizione, e ridurla alle proporzioni, rispettabili sì, ma pur sempre umane, e per giunta in sostanza anticattoliche, di un Maestro, di un grande Spirito, come ce ne sono stati altri nella storia: insomma, non certo il Figlio di Dio, non certo il solo Redentore dell’umanità. È un’operazione culturale subdola, perché costoro non si limitano a dire, stando all’esterno:  «Cari cattolici, scordatevi il fatto che Gesù Cristo sia il Verbo Incarnato; fate piuttosto come noi: onoratelo come un grande illuminato, che ha insegnato press’a poco l’opposto di ciò che la Chiesa gli attribuisce, a cominciare dal fatto che né il diavolo, né l’inferno esistono realmente»; ma dicono, o meglio suggeriscono, facendo leva sui falsi cattolici che in realtà sono modernisti, vale a dire i peggiori nemici della vera dottrina cattolica, il concentrato di tutte le eresie che si susseguono da duemila anni: «Cari cattolici, perché dobbiamo seguitare ad accapigliarci, voi e noi? Noi massoni, noi spiritisti, noi gnostici, noi cabalisti, noi che detestiamo l’idea della divinità di Gesù e della sua indispensabile Redenzione? In fondo, abbiamo tanti punti in comune: entrambi desideriamo il bene dell’umanità; e quanto a Gesù Cristo, noi lo onoriamo e lo rispettiamo, non formalizziamoci sui dettagli: possiamo fare un bel tratto di strada insieme, a condizione che non decidiate d’irrigidirvi nelle vostre sclerotiche certezze, che non puntiate i piedi sulla vostra rigida e obsolescente dottrina, assolutamente inadeguata ai tempi nuovi, fatti di scienza e di progresso, che caratterizzano la storia dell’uomo ai nostri giorni». E questo voler “dialogare” fingendo di essere compatibili coi cattolici, mentre si è totalmente incompatibili è intellettualmente poco onesto: significa cercar di carpire la buona fede degl’ingenui. E Dio sa se, dal Concilio Vaticano II, cioè da quando la stessa Autorità ecclesiastica si è fatta banditrice di una dottrina “rinnovata”, “liberale” e “dialogante”, gl’ingenui sono una merce che abbonda nel gregge di Cristo: sia quelli in buona fede, sia quelli che lo sono un po’ meno.

Potremmo seguitare a lungo e ribattere frase per frase, riga per riga, le affermazioni Federico Cellina. Quanto alla sua “prova del nove” che la credenza nel diavolo è solo una leggenda ricevuta in eredità dai secoli oscuri, prova che egli prende di peso dai libri di Allan Kardec, è semplicemente ridicola. Per la dottrina cattolica, si sa bene che il diavolo non è increato e quindi non è pari a Dio: questa, semmai, è la dottrina degli gnostici, dei catari e di tutti i manichei. E si sa altrettanto bene che è una creatura, sì, ma niente affatto creata per il male: semplicemente creata libera, come l’uomo e quindi responsabile di aver liberamente scelto il male, definitivamente e irrevocabilmente. Cade la pretenziosa argomentazione del nostro: cade come un castello di carte; cade come cadono i ragionamenti capziosi e inconsistenti, che presuppongono la non conoscenza dei fatti e si fondano sulla pretesa di confutare ciò che non si sa, o, peggio, ciò che si vuol deformare ad arte, per meglio far cadere nella rete i soliti ingenui. Quando infine il nostro, con aria trionfante, tira fuori il suo asso da calare sul tavolo, ossia che le stesse “entità” confermano la veridicità della dottrina spiritista, e negano recisamente l’esistenza dei diavoli e dell’inferno, si resta letteralmente senza parole per  tale macroscopica ingenuità. Loro, Kardec e i suoi seguaci, possono dire e ripetere a volontà che i cattolici non sanno fare uno straccio di ragionamento, che se usassero un po’ di logica e di buon senso ci arriverebbero da soli, ecc., di punto in bianco se ne escono a dire: sappiamo tutte queste cose perché ce le hanno rivelate “loro”, le Entità! Complimenti, bel ragionamento davvero. Il punto è che tali “entità” nessuno può dire chi siano davvero. Forse sono soltanto spiriti burloni, i quali si divertono a giocare con la credulità di quei compiti signori; ma forse sono qualcosa di molto peggiore. Forse sono proprio quegli spiriti malvagi dei quali parla la dottrina cattolica, nella cui esistenza reale Gesù fermamente credeva, tanto è vero che ha dedicato buona parte della sua vita terrena a lottare contro di loro, cacciandoli uno ad uno dal corpo dei posseduti e costringendoli a confessare la loro vera identità.

Ma davvero si tratta solo d’ingenuità e faciloneria? O non è forse qualcosa di più oscuro e di più malefico? La più grande astuzia del diavolo, diceva Baudelaire, consiste nell’aver convinto gli uomini della sua inesistenza. E che dire allora di questi signori che da un secolo e mezzo si affannano a persuadere tutti quanti, ma specialmente i cattolici, che il diavolo e l’inferno non esistono affatto, e che l’insegnamento del Vangelo è fatto solo di belle parole e ottime intenzioni, simile in tutto e per tutto a ciò che dicono le famose “entità”? Non potrebbe essere un tentativo deliberato di mescolare le tenebre alla luce, il falso al vero, il bene al male? Non è forse questa, da sempre, la strategia nella quale il diavolo eccelle? E che altro è lo spiritismo, se non una mescolanza di magia e negromanzia, vale a dire di magia nera e satanismo? Il Paese cattolico nel quale lo spiritismo è maggiormente diffuso, il Brasile, è anche quello ove maggiormente prospera, o piuttosto dilaga senza controllo, la pestilenza della magia nera: una mera coincidenza? Evocare le “entità” è la stessa cosa che evocare chi non dovrebbe mai essere evocato: perché gli spiriti buoni non si fanno comandare come fossero dei cagnolini ammaestrati, ma si presentano solo per espresso decreto di Dio; mentre quelli cattivi, se rispondono all’appello, di certo non riveleranno mai la loro reale identità…

Vedi anche:

Le Entità sono davvero chi dicono di essere? – ENTITA’ MISTERIOSE E SPIRITISMO

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 03 Aprile 2022

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