mercoledì, 25 Maggio 2022
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Tra Putin e “Smemorati siberiani”: qualcosa non torna nell’euroasiatismo di Roberto Bonuglia

Tra ex spie, analfabeti funzionali e marxisti leninisti di ieri, ai «fusaristi-dughinisti» di oggi che hanno trovato in Putin il baffone 2.0 del Terzo millennio di Roberto Bonuglia

«Ma le calamità d’Italia (acciocché io faccia noto quale fusse allora lo stato suo, e insieme le cagioni dalle quali ebbeno l’origine tanti mali) cominciorono con tanto maggiore dispiacere e spavento negli animi degli uomini quanto le cose universali erano allora più liete e più felici» [1].

Questo, il noto incipit della Storia d’Italia di Francesco Guicciardini che prendeva spunto dalla discesa di Carlo VIII nella Penisola (1494). Un contesto narrativo, quello ricostruito dallo storico fiorentino, in termini fortemente negativi visto che historia magistra vitae [2]: di liberatori provenienti dall’estero l’Italia ne aveva (e ne avrebbe) visti sempre pochi. Un dato ‒ più che un’ipotesi ‒ supportato dal fatto che le discese peninsulari non si fossero mai, in realtà, rivelate foriere di “buone nuove” per i destini e le idee di grandezza italici.

Eppure, in molti sono soliti cedere, da noi, a tali attese e al fascino del “Salvatore”: annoso limite prodotto dall’idea di attendere che la Provvidenza faccia scendere «a guidare la Lega l’Arcangelo Michele» [3] come scrisse, tempo fa, Maurizio Blondet in un editoriale liberamente ispirato dai neo-primitivi leoni da tastiera, la maggior parte dei quali, autodefinitisi “di destra”.

Un limite, inoltre, che si aggiunge all’altra atavica predisposizione peninsulare, quella riassunta nel “Franza o Spagna basta che se magna” di guicciardiniana attribuzione [4]. La tendenza, cioè, degli italiani a dare il peggio di loro stessi proprio a ridosso di invasioni (nella sostanza) spacciate per liberazioni (nella forma). Tanto che la discesa di Carlo VIII divenne tristemente nota come la “guerra del gesso”: «a ricordo della leggenda per cui le nostre citta, anziché difendersi a cedere alla supremazia delle armi, già si arrendevano quando vedevano approssimarsi il polverone sollevato dalla cavalleria dei francesi: e costoro appunto sostavano sotto le mura soltanto per il tempo che bastava a tracciarvi col gesso un segno di conquista» [5].

Di questi tempi è tornato di moda, a ben guardare, l’adda venì baffone coniato dal genio partenopeo durante il secondo dopoguerra: un modo per dire che sarebbe arrivato, ben presto, chi avrebbe “messo a posto” le cose. Di baffone all’epoca, c’è n’era uno e sarebbe venuto dall’Est, dove la libertà era di casa ed era il popolo a comandare. Così, almeno, diceva la vulgata nascondendo la violenza celata dietro sbandierati modelli economici facenti leva sull’egualitarismo economico-sociale professato dai suoi falsi profeti: Stalin, Mao Tse Dong, Tito, Ceaucescu, Pol Pot, Fidel Casto, e via di seguito. Tutti rivelatisi campioni più di censura che di democrazia.

I pronipoti di Oriani [6] se ne resero conto dopo qualche decennio che, a prescindere dalle latitudini, il sole della giustizia non sorgesse propriamente ad Est e che la mancata discesa del baffone sovietico fosse stata ‒ piuttosto che un’occasione mancata ‒ la mano di Dio, ossia una salvezza: per l’Italia, d’altronde, lo scrisse Puccini, il sole che sorge «libero e giocondo» è solo quello «che nasce sulla nuova storia […] sul Colle nostro» [7].

Pare utile ricordarlo ai fautori del neo-complottismo e, al contempo, analfabeti funzionali della geopolitica [8] che hanno trovato in Putin “il baffone 2.0 del Terzo millennio” senza rendersi conto che «nel suo discorso sull’Ucraina, pronunciato la sera prima dell’aggressione, ha fatto propria la teorizzazione di Lenin e Stalin contraria all’autodeterminazione del popolo ucraino, confermando così la sua continuità con tale eredità» [9].

E guai a dirglielo ai marxisti leninisti di ieri ed ai «fusaristi-dughinisti» [10] di oggi, naturale involuzione dei primi. Ma tant’è. Continuano a incarnare il peggio dell’Italia, terra di grandi scrittori, ma anche altrice di grandi retori.

E quando questi mancano dallo Stivale, gli italioti li cercano al di fuori ‒ persino tra i reduci del KGB come nel caso di Putin ‒ soddisfando, in tal modo, «l’inclinazione […] alla retorica, l’abitudine […] a messaggi volti più al sentimento che alla ragione» [11].

Questo è quanto sta avvenendo da più parti, trovatesi a prendere posizione all’ombra di chi si è arrogato il diritto di combattere  senza che nessuno glielo abbia chiesto, tra l’altro ‒ il globalismo liberale, l’Occidente e l’Anticristo partendo in questa “guerra santa 2.0” proprio dall’invasione dell’Ucraina. Allineati con «battagliero zelo sulle posizioni a supporto di Putin, già ritenuto custode di valori eterni e che […] reagirebbe alle scelleratezze dell’Occidente corrotto e anti-cristiano» [12] dimostrano la memoria piuttosto corta e l’incoerenza alla Mughini che le maglie, a parte quella della Juventus, le ha cambiate tutte. E il quale detiene il non invidiabile primato di essere l’unico che, in nome del cerchiobottismo, riesca a trattenere un carteggio con se stesso, come confermano le due lettere aperte scritte a Dagospia in pochi giorni: una lodando il battaglione Azov, l’altra esprimendosi contro l’ipotesi di una “Norimberga putiniana” [13].

Gli “smemorati siberiani”, per dirla con Andrea Cometti, dimenticano ‒ o forse non sanno ‒ che la “Terza Roma” di cui si parla a Mosca da qualche anno, sia cosa ben diversa da quella mazziniana a cui fa riferimento la citazione ‒ che hanno frettolosamente fatto propria poiché a sua volta pronunciata da Benito Mussolini in un celebre discorso che, però, si intitolava “La Nuova Roma” [14] ‒ impressa tutt’ora sul Palazzo degli Uffici dell’Eur: «La Terza Roma si dilaterà sopra altri colli lungo le rive del fiume sacro sino alle spiagge del Tirreno». Almeno finché la “cancel culture” non arrivi anche lì.

Al contempo, pare sia sfuggito a molti che l’intento del “Salvatore russo” ‒ che alla groppa dell’asino preferisce quella dell’orso ‒ non sia propriamente quella di liberare il mondo dai cattivi, ma molto meno nobile: dividere «il comparto energetico in due quadranti: quello occidentale, che punta a razionalizzare i flussi energetici diretti verso l’Europa, e quello orientale, dove si trovano le imponenti riserve che consentirebbero a Mosca di divenire il fornitore ufficiale dei mercati asiatici» [15].

Gli inconsapevoli neofiti dell’euroasiatismo, accecati dal tanto sbandierato obiettivo programmatico di «contrastare sul piano normativo l’attuale sistema internazionale, il globalismo e la società post-moderna» [16], non si rendono conto che tutto ciò nasconda, invece, un altro piano.

Il quale è contenuto in “Project Russia”: un libro anonimo elaborato dall’FSB [17], l’oscuro erede diretto di quel KGB da cui Putin viene e che Vladimiro non ha mai esitato a difendere orgogliosamente tanto da cancellare una visita in Italia appena saputo che fosse stata istituita su di esso una Commissione d’inchiesta senza avergli chiesto il permesso [18]. Il nuovo servizio segreto russo aveva recapitato al Presidente russo il volume in questione già nel 2005 [19] avvertendolo non solo che l’Occidente fosse il suo nemico, ma lo fosse ancora di più la democrazia tout courtUna visione, quella dell’FSB, frutto di un’organizzazione chiusa, affiata e potente che contraddistingue i suoi siloviki [20] per «la tendenza a considerarsi membri di un ordine segreto con accesso alle verità rivelate negato alla gente inferiore» [21]. E il cui DNA del proprio modo di pensare è, in primis, ideologico, non politico.

Altro che Anticristo, insomma, qua in ballo c’è ben altro e riaffiora  più che le fantasiose e trascendenti “quarte” teorie geopolitiche  il più becero dei materialismi, quello storico, quello comunista. Che ben conosciamo e riconosciamo.

Un progetto politico-economico espresso, tra l’altro, dal Russkiy Mir [22], cioè il “Mondo Russo” al quale proprio Putin ha fatto espressamente riferimento l’11 febbraio 2007 durante il suo discorso alla Conferenza di Monaco di Baviera sulla Politica di Sicurezza condannando formalmente l’Occidente ma, nella sostanza, la democrazia.

A rileggerlo oggi, in effetti, pare proprio che la lotta all’Anticristo non c’entri un bel nulla e che «per Putin e la sua cerchia l’Ucraina non è una vera nazione, ma una parte fondante del Russkiy Mir. Si era allontanata troppo e andava riportata a casa» [23]. Anche perché, forse, divenuta troppo strategicamente importante «per una mafia di potere che spoglia la propria gente e si piazza alle vette dei multimiliardari mondiali, ma ha lo stesso Pil della Spagna in un intero subcontinente di infinite etnie, con un potere nucleare e satellitare di primo peso e con materie prime quasi inesauribili, la razzia delle materie prime ucraine più l’entusiasmo neo-imperialista possono assicurare tenuta interna e respiro economico» [24].

Pare quindi il caso di affidare l’attesa di tempi migliori a chi ha, de facto, di nuovo stalinizzato la Russia? Perché andrebbe ricordato che è Putin ad aver chiuso «quasi tutti i media indipendenti, minacciato giornalisti fino a 15 anni in prigione se non ripetevano a pappagallo falsità ufficiali e facevano arrestare a migliaia i manifestanti contro la guerra» [25], finanziando, inoltre, progetti distopici e orwelliani alla pari di quelli denunciati da chi, fino allo scorso febbraio, parlava di transumanesimo e di microchip impiantati nei vaccini.

Ci si rende conto, infatti, che i presunti liberatori 2.0 stiano, in realtà, realizzando nell’ordine: il programma Mentor per monitorare gli indirizzi e-mail selezionati a intervalli specifici per raccogliere informazioni; quello Hope per isolare la Russia dal resto di Internet; il Nautilus per raccogliere le informazioni degli utenti dai social network; e, infine, il progetto Reward per penetrare nelle reti peer-to-peer (mirando al protocollo di rete BitTorrent) [26]?

Alla fine si sta parlando della Russia di Putin, dove ‒ non da oggi ‒ il plutonio e il manganese uccidono ex spie [27] e riducono in fin di vita giornalisti [28]. Altro che gastroenterite [29]. E dove il miliardario Dmitry Itskov ha chiuso, nel 2020, la prima fase del Project 2045, un’iniziativa che ha raccolto una squadra di scienziati per sviluppare una tecnologia atta a trasformare gli uomini (ricchi) in cyborg perseguendo l’obiettivo di diventare immortale non curando il corpo bensì trasferendo «la coscienza umana in un cyborg, una sorta di robot avanzatissimo […] il termine tecnico è “combinazione di emulazione cerebrale e robotica”: trasferendo la mente, i ricordi, la coscienza (e forse anche l’anima?) dentro ad una macchina che non si deteriora e che può essere aggiustata e sostituita, si diventerebbe non virtualmente ma tangibilmente immortali» [30].

Se questo è il Russkij Mir, «ovvero il mondo/la pace russa», con la quale il baffone 2.0 prospetta «la possibilità di una diversa “civilizzazione”, inserendosi in un ordine mondiale che Mosca vuole multipolare» [31], sinceramente ci teniamo i nostri problemi e continuiamo a lottare contro il globalismo e l’Anticristo a modo nostro.

Anche a costo di prenderci ‒ come successo, qualche giorno fa, al premio Nobel russo Dmitry Muratov [32] di Novaya Gazeta [33] qualche secchiata di vernice. Che, guarda caso, oggi come ieri, è sempre rossa [34].  

D’altra parte, l’esperienza insegna e consiglia di guardarsi sempre da chi promette paradisi terrestri che, come noto, «esistono soltanto nei sogni ad occhi aperti dei semplicioni e degli insicuri, tanti, tanti, ancora adesso; oppure nelle zucche vuote degli imbecilli, tantissimi, purtroppo, una moltitudine; o, ancora, tra i furbastri che c’ingrassano sopra; o, infine, nei fanatici, una minoranza per fortuna, che sono tutt’ insieme semplicioni, insicuri, imbecilli, furbastri» [35].

A maggior ragione in un Paese come il nostro dove, storicamente, il male, più che dal Nord [36] è venuto molto più spesso dall’Est.

Note:

[1] F. Guicciardini, Storia d’Italia, in Id., Opere, a cura di V. De Caprariis, Milano-Napoli, Riccardo Ricciardi Editore, 1961, p. 373.

[2] Cicerone, De Oratore, II, 9, 36.

[3] M. Blondet, Psicopatologia del neo-primitivo, in «Blondet&Friends», del 29 aprile 2020, ora in https://www.maurizioblondet.it/picopatologia-del-neo-primitivo-quando-e-sovranista/.

[4] G. Alonge, Ambasciatori. Diplomazia e politica nella Venezia del Rinascimento, Roma, Donzelli, 2019.

[5] F. Giannessi, Rinascimento, in «Storia Illustrata», gennaio 1971.

[6] G. Aliberti, I pronipoti di Oriani, in «Elite&Storia», a. III, n. 2, dell’ottobre 2003.

[7] G. Puccini, Inno a Roma, in «Centro Studi Giacomo Puccini», in http://www.puccini.it/index.php?id=357.

[8] R. Bonuglia, La nuova pandemia: il tifo da stadio nel conflitto russo-ucraino, in «Corriere delle Regioni», dell’8 aprile 2022, ora in https://www.corriereregioni.it/2022/04/08/la-nuova-pandemia-il-tifo-da-stadio-nel-conflitto-russo-ucraino-di-roberto-bonuglia/.

[9] Alzo Zero, Dieci tesi per cui non si può stare con Putin, in «KulturaEuropa», del 7 aprile 2022, ora in https://www.kulturaeuropa.eu/2022/04/07/dieci-tesi-per-cui-non-si-puo-stare-con-putin/ .

[10] G. Adinolfi, Roulette rouge, in «NoReporter», del 7 aprile 2022, ora in http://www.noreporter.org/index.php/alterview/28648-roulette-rouge.

[11] G. Aliberti, Diavoli in Paradiso…ovvero lettera a Isotta, in Id., Il Riposo di Clio, Roma, E-Doxa, 2005, p. 217.

[12] F. Ognibene, Da No-vax a pro-Putin, sul web anche voci di cattolici diventati “anti-tutto”, in «Avvenire», del 1° marzo 2022, ora in https://www.avvenire.it/attualita/pagine/da-novax-a-proputin-sui-social-laventino-totale.

[13] G. Mughini, Sul “Fatto” ho letto un articolo che deride gli uomini del Battaglione Azov…, in «Dagospia», del 29 marzo 2022, ora in https://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/mughini-ldquo-fatto-rdquo-ho-letto-articolo-che-deride-uomini-304698.htm; e l’auto-risposta Id., Esito a condividere la pressante richiesta di una “Norimberga” per Putin…, in «Dagospia», del 6 aprile 2022, ora in https://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/versione-mughini-quot-esito-condividere-pressante-richiesta-305657.htm.

[14] Il discorso fu pronunciato nella Sala degli Orazi e Curiazi in Campidoglio, il 31 dicembre 1925 alle 16 in occasione dell’insediamento del nuovo Governatore dell’Urbe (Filippo Cremonesi). Il testo del discorso, pubblicato in «il Popolo d’Italia», n. 1, del 1° gennaio 1926 è ora in B. Mussolini, Opera Omnia, vol. XXII, Dall’attentato Zaniboni al Discorso dell’Ascensione (5 novembre 1925 – 26 maggio 1927), a cura di E. e D. Susmel, Firenze, La Fenice, 1957, pp. 47-49.

[15] L. Canali, Il progetto di Putin, in «Limes», del 23 novembre 2007, ora in https://www.limesonline.com/il-progetto-di-putin/687.

[16] A. Carteny, Prefazione a P. Pizzolo, L’Euroasiatismo. Un’ideologia conservatrice al servizio della geopolitica, Roma, Aracne, 2011, p. 9.

[17] A. Soldatov, I. Borogan, The New Nobility, The Restoration of Russia’s Security State and the Enduring Legacy of the KGB, New York, PublicAffairs, 2010.

[18] Lo ricorda P. Guzzanti, Chi è realmente Vladimir Putin: ex funzionario del Kgb, il servizio segreto che ha mantenuto unita la Russia, in «il Riformista», del 19 marzo 2022, ora in https://www.ilriformista.it/chi-e-realmente-vladimir-putin-ex-funzionario-del-kgb-il-servizio-segreto-che-ha-mantenuto-unita-la-russia-287640/.

[19] AA.VV., The new Russian cult of war, in «The Economist», del 26 marzo 2022, ora in https://www.economist.com/briefing/2022/03/26/the-new-russian-cult-of-war.

[20] B.D. Taylor, The Russian Siloviki & Political Change, in «Dedalus», vol. 146, n. 2, del 2017, pp. 53-63.

[21] AA.VV., The new Russian cult of war, cit.

[22] Hybrid Warfare Analytical Group, “Russkiy Mir” as the Kremlin’s Quasi-ideology, in «Ukraine Crisis», del 28 maggio 2021, ora in https://uacrisis.org/en/russkiy-mir-as-the-kremlin-s-quasi-ideology

[23] T. Carboni, Che cos’è “Russkiy Mir”, la vera ideologia alla base del putinismo, in «La Stampa», del 27 marzo 2022, ora in https://www.lastampa.it/esteri/2022/03/27/news/che_cos_e_russkiy_mir_la_vera_ideologia_alla_base_del_putinismo-2882195/.

[24] G. Adinolfi, Vaghe stelle dell’orso, in «NoReporter», dell’8 aprile 2022, ora in http://www.noreporter.org/index.php/alterview/28649-vaghe-stelle-dellorso.

[25] AA.VV., The Stalinisation of Russia, in «The Economist», del 12 marzo 2022, ora in https://www.economist.com/leaders/2022/03/12/the-stalinisation-of-russia.

[26] I. Arghire, FSB Contractor Hacked, Secret Russian Projects Exposed, in «Security Week», del 22 luglio 2019, ora in https://www.securityweek.com/fsb-contractor-hacked-secret-russian-projects-exposed.

[27] L. Harding, Alexander Litvinenko and the most radioactive towel in history, in «the Guardinan», del 6 marzo 2016, ora in https://www.theguardian.com/world/2016/mar/06/alexander-litvinenko-and-the-most-radioactive-towel-in-history.

[28] M. Eckel, New FBI Documents Shed Light On Probe Into Russian Activist’s Near-Fatal Illnesses, in «Radio Free Europe», del 7 settembre 2021, ora in https://www.rferl.org/a/vladimir-kara-murza-poisoning/31448375.html.

[29] G. Guzzanti, Il mio agente Sasha. La Russia di Putin e l’Italia di Berlusconi ai tempi della seconda guerra fredda, Reggio Emilia, Aliberti Editore, 2009, p. 220.

[30] E.M. Cuomo, Nel 2045 potremo diventare tutti immortali. E costerà come comprare un’auto nuova, in «Corriere Innovazione» (Corriere della Sera), del 15 ottobre 2020, ora in https://corriereinnovazione.corriere.it/cards/nel-2045-potremo-diventare-tutti-immortali-costera-come-comprare-un-auto-nuova/cos-project-2045.shtml.

[31] L. Della Corte, RUSSKIJ MIR: il mondo russo, ovvero la pace russa, in «Progetto Prometeo», del 10 marzo 2020, ora in https://www.progettoprometeo.it/russkij-mir-geopolitica-russia-cultura/.

[32] U. Pavlova, A. Chernova, L. Kolirin, Dmitry Muratov, Russian Nobel Peace Prize winner, says he was attacked with red paint, in «CNN World», dell’8 aprile 2022, ora in https://edition.cnn.com/2022/04/08/europe/dmitry-muratov-red-paint-intl/index.html.

[33] M. Belam, Russian Nobel-winning editor says he was attacked with red paint, in «The Guardian», dell’8 aprile 2022, ora in https://www.theguardian.com/world/2022/apr/08/russian-nobel-winning-editor-dmitry-muratov-attacked-red-paint.

[34] R. Bonuglia, L’antifascismo marmoreo tra iconoclastia e paura della storia, in «Quaderni Culturali delle Venezie» dell’Accademia Adriatica di Filosofia “Nuova Italia”, del 2 giugno 2020, ora in http://www.accademianuovaitalia.it/index.php/storia-e-identita/storia-del-fascismo/9151-l-antifascismo-marmoreo.

[35] G. Aliberti, Diavoli in Paradiso…ovvero lettera a Isotta, cit., p. 203.

[36] F. Tomizza, Il male viene dal Nord. Il romanzo del vescovo Vergerio, Milano, Mondadori, 1984.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 10 Aprile 2022

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