venerdì, 20 Maggio 2022
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Verso il 25 aprile. Se il buongiorno si vede dal mattino… Bella Ciao! di Roberto Bonuglia

Una festa dell’odio? Monopolizzata da decenni dalla «partigianeria senza partigiani» anche quest’anno la sola presentazione del manifesto della festa ha scatenato le prime polemiche di Roberto Bonuglia

Monopolizzata ormai da decenni dalla «partigianeria senza partigiani» [1], anche quest’anno la sola presentazione del manifesto della festa ha scatenato le prime polemiche. Montate anche dal fatto che gli organizzatori abbiano vietato espressamente ai partecipanti ‒ non propriamente in linea con il concetto di libertà di espressione ‒ di sfilare con le bandiere della Nato considerate dal «partigiano senza resistenza» [2] letteralmente «inappropriate» [3] dando invece per scontata, come ormai ogni anno, la presenza di quelle palestinesi.

Che qualche problema gli organizzatori lo avessero con le bandiere, in effetti si era capito già notando che nel manifesto pittato ad hoc «dall’illustratrice e fumettista Alice Milani» [4] ‒ nipote del più celebre don Lorenzo ‒ le bandiere della Pace delle finestre a sinistra fossero in bella vista mentre, rigorosamente a destra e stranamente in lontananza, quelle tricolori fossero non quelle italiane, bensì quelle ungheresi [5].

Quest’anno, insomma, non ci si è fatti mancare nulla: Massimo Gramellini ha parlato degli organizzatori come di «Associazione Nazionale Putiniani d’Italia» [6], altri hanno rilevato che il richiamo all’articolo 11 della Costituzione («L’Italia ripudia la guerra») sarebbe «monca, senza richiami alla guerra combattuta dagli stessi partigiani […] e senza la parte in cui si legge “come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli”» [7].

La storia divisiva del 25 aprile, insomma, si arricchisce di un nuovo ulteriore capitolo confermando come scritto in un twitt da Ruth Dureghello che «è ormai consuetudine quella dell’Anpi di confondere aggressori e aggrediti» [8] e di farlo, probabilmente, anche in considerazione del fatto che «l’associazione che avrebbe dovuto tutelare la memoria dei partigiani italiani è nelle mani di chi ne rivendica un’eredità che non gli appartiene. […] È evidente che in mancanza dei partigiani che ormai hanno un’età avanzata o non ci sono più, nessuno abbia diritto a parlare a nome loro”» [9].

D’altra parte, l’ultima Presidente dell’associazione Carla Federica Nespolo ‒ scomparsa il 4 ottobre 2020 ‒ era nata il 4 marzo 1943: il 25 aprile 1945, «aveva poco più di due anni, ma magari già faceva la Resistenza» [10]. Quello attuale, Gianfranco Pagliarulo, nemmeno esisteva essendo nato il 16 settembre 1949: invidiabile il suo record, quello di essere «il primo rappresentante dei partigiani a non aver fatto la guerra» [11]. Uno insomma, per dirla con Pierluigi Battista, che potrebbe essere paragonato ad un inscritto ad «un’associazione di garibaldini che pretendesse di parlare a nome di Garibaldi» [12].

A dire il vero, ciò fa luce su un problema ancora più annoso: quello della rappresentatività della componente comunista della resistenza e dei reali numeri del “movimento”, nel suo complesso, negli anni che furono da preludio dall’incontrastata entrata delle truppe americane a Roma. 

I dati certificati sul portale I Partigiani d’Italia dell’Archivio Centrale dello Stato [13], ad esempio, rivelano che i combattenti dopo l’8 settembre 1943 furono appena 10.000, diventati 30.000 nel febbraio-marzo 1944 e 130.000 nei giorni precedenti il 25 aprile 1945. Solo dopo la “Liberazione” i dati ufficiali rivelano che i partigiani arrivarono a 250.000. Tra essi, inoltre, va ricordato che molti aderirono alla resistenza attratti «da un (piccolo) premio in denaro» – il cosiddetto “premio di solidarietà”, fissato tra le 1.000 e le 5.000 lire – e/o perché «volevano lavarsi la coscienza e rifarsi una verginità democratica» [14].

Considerati questi numeri non sorprende che ‒ come acutamente scritto anni fa da Andrea Cometti ‒ all’ombra del fisiologico ricambio generazionale «gli anziani, che sono i diretti testimoni di quegli eventi e purtroppo sono sempre meno, sovente non ricordano la lotta partigiana con particolare ammirazione, l’impressione è che quello che si è studiato finora sui libri di storia non risponda completamente alla “vera verità”, rispetto il passaparola generazionale; o almeno che alcune verità storiche siano state volutamente manomesse o dimenticate fidandosi alla “nebbia del tempo”» [15].

La cronologia delle polemiche suggerisce, già nel 2017, la defezione del PD che all’epoca ‒ per bocca di Matteo Orfini ‒ definì il corteo «elemento di divisione quando dovrebbe essere invece l’occasione di unire la città» [16]. Ma la “perdita dell’innocenza” del 25 aprile si ebbe nel 2014 a seguito dell’aggressione subita da una decina di esponenti della Brigata Ebraica da «una cinquantina di ragazzi con le bandiere palestinesi» [17]: «se non fosse stato per le forze dell’ordine ci avrebbero aggrediti fisicamente, e sarebbe scoppiata la rissa» [18], come denunciato all’epoca da Fabio Perugia.

Incipit di una situazione paradossale preconizzata l’anno prima nella Capitale, a Porta San Paolo, quando il Presidente dell’Associazione Romana di Amicizia a Israele Alberto Tancredi non poté «intervenire sul palco insieme ai rappresentanti delle altre realtà istituzionali e associative coinvolte. Prima ancora, all’indirizzo dei manifestanti, pesanti offese e l’invito ad abbassare gli stendardi con la stella di Davide» [19].

Il tutto si sarebbe riproposto, nel 2018, con i fischi a Roma per l’allora sindaca Virginia Raggi e con quelli all’omologo della Risiera di San Sabba. In quest’ultimo caso venne fischiato anche il rabbino Alexander Meloni «mentre prendeva la parola per celebrare il rito religioso ebraico» [20]: gridare slogan come “Israele assassina” e “fuori i fascisti dal corteo” [21] contro ex deportati dei Lager risulta ancora oggi un non invidiabile record di revisionismo del revisionismo che ha confermato, de facto, l’evoluzione della festa della liberazione in festa dell’odio [22].

Nel 2019, poi, alla riproposizione dell’ignobile coro di fischi contro la Brigata Ebraica [23] durante il corteo di Milano si aggiunse l’aggressione a danno della delegazione del Movimento 5 Stelle [24].

Del 2020 furono invece gli episodi di Milano [25] e di Roma [26] quando, in pieno lockdown e non rispettando il fatto che «le celebrazioni pubbliche fossero sospese per l’emergenza Coronavirus» [27], si originarono diversi momenti di tensione da parte di «persone note» [28] alle forze dell’ordine.

Nel 2021, inoltre, il paradosso della divisione deflagrò nelle tensioni tra gli organizzatori del corteo e gli attivisti del “movimento della casa”: i primi volevano impedire ai secondi di depositare un omaggio floreale a Porta San Paolo, forse perché si trattava di garofani ‒ fiore, come noto, dal simbolismo craxiano non proprio gradito dai comunisti, Raphaël docet ‒ forse perché l’intolleranza del monopolismo della memoria ebbe, come al solito, la meglio sul buonsenso. Il risultato fu paradossale: «alla base degli spintoni e degli insulti, l’accusa mossa dai movimenti per la casa (che hanno sfilato anche con le bandiere di Potere al popolo) nei confronti dell’Anpi: “Quando ci sono gli sgomberi voi dove state?”» [29].

Bella domanda, alla quale possiamo aggiungere, facendola nostra, quella coraggiosamente posta da Mario Ajello: a che serve l’ANPI? Forse «serve a combattere il fascismo, l’Anpi? No, perché il fascismo non c’è più. Serve a riunire gli antichi partigiani? No, perché non ci sono più. Serve a tenere vivo il ricordo? No, perché all’uopo ci sono gli storici. Più che altro serve come motore, un po’ da giovani e un po’ da canuti ex sessantottini, della dilatazione lessicale del termine fascismo. […] E così, è fascista il padre che punisce, il professore che boccia, lo studente che bulleggia, il vigile che multa, l’arbitro che non è imparziale» [30].

A scorrere indietro le pagine della cronaca storico-politica della controversa festa di liberazione si potrebbe assumere come incipit un articolo di Mario Tedeschi che sulle colonne de Il Borghese del 21 aprile 1974 scrisse: «Il 25 aprile è diventato una data simbolo della nostra società dei consumi; come il giorno di San Valentino, il Natale e così via. Abbiamo la “festa del papà”, la “festa della mamma”, la “festa dei fidanzati”, la festa di Nostro Signore e abbiamo anche la festa dell’odio. Per ogni ricorrenza c’è il “genere” di consumo consigliato attraverso la televisione; una volta il panettone, una volta il brandy, una volta i baci di cioccolato, una volta l’antifascismo. Perché l’antifascismo del 1974 è come la camicia nera d’un tempo: si indossa soltanto in particolari occasioni».

Oggi come ieri, quindi, il 25 aprile rimane essenzialmente una festa dell’odio, una giornata in ostaggio di un’élite che non è mai stata “maggioranza” nella storia italiana. Nemmeno quando, «il numero dei partigiani, sul finire del fascismo, man mano che avanzavano gli alleati e la lotta si faceva meno pericolosa, ebbe un crescendo come quello del Bolero di Ravel» [31].

Il tutto dimenticando gli orrori della Resistenza ‒ quella più rossa di tutte ‒ che dimenticò ben presto e maliziosamente sia Porzus [32], le responsabilità ideologico-politiche di Via Rasella [33] e che «partigiani erano il cattolico Paolo Emio Taviani e Edgardo Sogno che nel Dopoguerra hanno dato vita a Gladio per proteggere l’Italia da un’eventuale invasione sovietica; partigiani erano Guido Pasolini, ammazzato dalla Brigata comunista Garibaldi, e Francesco De Gregori, lo zio del cantautore, ucciso con lui a Porzus» [34].

Il che fa, delle polemiche intorno a questa presunta festa «non solo d’incoerenza, ma anche di strumentalità politica» [35], sicuramente un momento noioso ‒ come giustamente sottolineato dalla Dureghello ‒, ma ineludibile; se non foss’altro per ricordare che un’associazione che riceve quasi 200 mila euro dallo Stato [36] ‒ e quindi da tutti ‒ dovrebbe per lo meno riconsiderare la pretesa ormai consunta dal tempo e dalla storia di essere, «quasi per diritto divino, l’unica e insindacabile interprete e custode dei valori e delle idee dell’antifascismo. E anche, spesso, di confondere queste idee grandiose con la semplice retorica e con la rivendicazione di appartenenza e bandiere» [37].

Come accade, ad esempio, «quando l’ANPI, nel 2016 scese in piazza a Latina, sventolando le proprie bandiere non accanto a quelle della Nato ma a quelle di Forza Nuova, urlando che Renzi era un “ducetto”. Bei tempi quelli in cui l’ANPI veniva utilizzato dai compagni come una leva utile a manganellare politicamente i fascisti immaginari» [38].

Addio, dignità, nel sogno, sia pur mattutino. Lo scrisse Pier Paolo Pasolini e il titolo della poesia era, non a caso, «Le belle bandiere».

Note:

[1] M. Ajello, Lo strano caso dell’Anpi, la “partigianeria” senza più i partigiani, in «Il Messaggero», del 24 aprile 2019, ora in https://www.ilmessaggero.it/pay/edicola/anpi_partigiani-4447528.html.

[2] A. Grasso, Il partigiano senza resistenza, in «Corriere della Sera», del 27 marzo 2022, ora in https://www.corriere.it/padiglione-italia-grasso/22_marzo_27/partigiano-senza-resistenza-f811c566-ad38-11ec-b4fc-c139140ab75b.shtml.

[3] G.A. Falci, Polemica sul 25 aprile. L’Anpi: no alle bandiere della Nato. Il Museo della Brigata Ebraica: «Parole ipocrite», in «Corriere della Sera», del 15 aprile 2022, ora in https://www.corriere.it/politica/22_aprile_15/polemica-25-aprile-l-anpi-no-bandiere-nato-museo-brigata-ebraica-parole-ipocrite-c4c1b52c-bcd8-11ec-838b-5bff914371d1.shtml

[4] AA.VV., 25 Aprile: dopo Bucha, polemiche sul manifesto Anpi contro la guerra. E le bandiere sono ungheresi, in «Repubblica», dell’11 aprile 2022, ora in https://www.repubblica.it/politica/2022/04/11/news/anpi_25_aprile_guerra_resistenza-345043559/.

[5] AA.VV., Anpi, polemiche per il manifesto del 25 aprile (e le bandiere sbagliate), in «Corriere della Sera», dellì11 aprile 2022, ora in https://www.corriere.it/politica/22_aprile_11/anpi-polemiche-il-manifesto-25-aprile-bandiere-sbagliate-03d892b6-b979-11ec-8b83-29e83193a24c.shtml.

[6] M. Gramellini, Il Fattore P, in «Corriere della Sera», del 12 aprile 2022, ora in https://www.corriere.it/caffe-gramellini/22_aprile_12/fattore-p-43079390-b9d5-11ec-8b83-29e83193a24c.shtml.

[7] F. Calcagni, Anpi travolta dalle polemiche, il manifesto per il 25 aprile tra bandiere ungheresi e Resistenza dimenticata, in «il Riformista», dell’11 aprile 2022, ora in https://www.ilriformista.it/anpi-travolta-dalle-polemiche-il-manifesto-per-il-25-aprile-tra-bandiere-ungheresi-e-resistenza-dimenticata-292695/.

[8] Il twitt di Ruth Dureghello del 4 aprile 2002 (ore 6:57 PM) è in https://mobile.twitter.com/dureghello/status/1511025179245387776.

[9] Cit. in E. Fiorito, 25 aprile, una polemica noiosa, in «Shalom», del 18 aprile 2022, ora in https://www.shalom.it/blog/italia/25-aprile-una-polemica-noiosa-b1114181.

[10] M. Ajello, Lo strano caso dell’Anpila “partigianeria” senza più i partigiani, cit.

[11] G.A. Stella, Quei post di Pagliarulo. Quando ossequiava Mosca e voleva processare Kiev, in «Corriere della Sera», del 20 aprile 2022.

[12] L’intervista integrale a Pierluigi Battista è in A. Giuli, Ucraina, la bomba di Pierluigi Battista: “I partigiani di oggi sono usurpatori. Da loro solo ricatti morali”, in «Libero», del 28 marzo 2022, ora in https://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/31003109/ucraina-pierluigi-battista-partigiani-oggi-usurpatori-ricatti-morali.html.

[13] Archivio Centrale dello Stato, Fondo Archivio per il servizio riconoscimento qualifiche e per le ricompense ai partigiani (Ricompart).

[14] G. De Luna, Partigiani d’Italia. Non tanti ma buoni. Ecco i numeri della Resistenza, in «La Stampa», del 14 aprile 2019.

[15] A. Cometti, Partigiani e verità nascoste, in «Quaderni Culturali delle Venezie» dell’Accademia Adriatica di Filosofia “Nuova Italia”, del 10 luglio 2018, [già 14 settembre 2015].

[16] AA.VV., 25 aprile, no del Pd al corteo Anpi: “Divisivi”. E la Comunità ebraica: “Non rappresentano più i partigiani”, in «Il fatto Quotidiano», del 19 aprile 2017, ora in https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/04/19/25-aprile-no-del-pd-al-corteo-anpi-divisivi-e-la-comunita-ebraica-non-rappresentano-piu-partigiani/3531780/.

[17] AA.VV., 25 aprile, tensioni tra Brigata Ebraica e filo-palestinesi nei cortei a Roma e Milano, in «Il Fatto Quotidiano», del 25 aprile 2014, ora in https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/25/25-aprile-renzi-grazie-ai-ribelli-di-allora-viva-litalia-libera/963659/.

[18] La dichiarazione di Fabio Perugia è riportata in AA.VV., 25 aprile, tensione al corteo dell’Anpi, in «Rai.Tv», del 25 aprile 2014, ora in https://www.rai.it/dl/tg3/articoli/ContentItem-168a4ad2-8e38-42be-83a7-391f1b9069d7.html.

[19] AA.VV., 25 Aprile – Gli eroi (dimenticati) della Brigata, in «moked», del 26 aprile 2013, ora in https://moked.it/blog/2013/04/26/25-aprile-gli-eroi-dimenticati-della-brigata/.

[20] AA.VV., 25 aprile, a Milano fischi e urla contro gli ex deportati dei Lager. Raggi contestata a Roma, quattro arresti a Firenze, in «Il Fatto Quotidiano», del 25 aprile 2018, ora in https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/04/25/25-aprile-a-milano-fischi-e-urla-contro-la-brigata-ebraica-e-gli-ex-internati-dei-lager/4316172/.

[21] A. Mazzocchi, 25 aprile, tensione al corteo di Milano: fischi e proteste contro la Brigata Ebraica, in «Il Fatto Quotidiano», del 25 aprile 2018, ora in https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/04/25/25-aprile-tensione-al-corteo-di-milano-fischi-e-proteste-contro-la-brigata-ebraica/4316337/.

[22] R. Bonuglia, Il 25 aprile 75 anni dopo: festa della liberazione o dell’odio?, in «Il Primato Nazionale», del 25 aprile 2020, ora in https://www.ilprimatonazionale.it/cultura/25-aprile-festa-liberazione-odio-154151/.

[23] S. Consenti, M. Mingoia, 25 Aprile a Milano, 70mila in corteo. Fischi alla Brigata ebraica, in «Il Giorno», del 26 aprile 2019, ora in https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/25-aprile-1.4559602.

[24] G. Gaetano, 25 aprile, tensione con i 5 Stelle alla manifestazione di Milano, in «Corriere della Sera», del 25 aprile 2019, ora in https://www.corriere.it/politica/19_aprile_25/25-aprile-tensione-5-stelle-manifestazione-milano-aa447246-6765-11e9-8fa9-3e1bbc7d4c0f.shtml.

[25] M. Serra, Gli antagonisti violano la quarantena per il 25 aprile a Milano: fermati dalla polizia, in «La Stampa», del 25 aprile 2020, ora in https://www.lastampa.it/cronaca/2020/04/25/news/gli-antagonisti-violano-la-quarantena-per-il-25-aprile-a-milano-fermati-dalla-polizia-1.38760951/.

[26] AA.VV., 25 aprile: assembramenti non autorizzati in città, interviene la polizia per disperderli, in «Roma Today», del 26 aprile 2020, ora in https://www.romatoday.it/politica/assembramenti-25-aprile-2020-roma.html.

[27] C. Ranieri Guarino, S. Mesa Paniagua, Ragazzi in “corteo” per il 25 aprile: fermati (con la forza) dalla polizia, attimi di tensione, in «Milano Today», del 25 aprile 2020, ora in https://www.milanotoday.it/video/polizia-via-democrito-25-aprile.html.

[28] ANSA, 25 aprile: antagonisti in strada, tensione con polizia, in «ANSA», del 25 aprile 2020, ora in https://www.ansa.it/lombardia/notizie/2020/04/25/25-aprile-antagonisti-in-strada-tensione-con-polizia_38867bc2-52e0-476c-af85-2d05aa0159df.html.

[29] AA.VV., Roma, spintoni e insulti tra movimenti per la casa e Anpi: le tensioni in piazza per il 25 aprile, in «Il Fatto Quotidiano», del 25 aprile 2021, ora in https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/04/25/roma-spintoni-e-insulti-tra-movimenti-per-la-casa-e-anpi-le-tensioni-in-piazza-per-il-25-aprile-video/6177290/.

[30] M. Ajello, Lo strano caso dell’Anpi, la “partigianeria” senza più i partigiani, cit.

[31] Ibidem.

[32] R. Bonuglia, Dalle foibe a Porzûs il febbraio “corto e amaro” del negazionismo di sinistra, in «Quaderni Culturali delle Venezie» dell’Accademia Adriatica di Filosofia “Nuova Italia”, del 9 febbraio 2020, ora in http://www.accademianuovaitalia.it/index.php/storia-e-identita/storia-della-guerra-civile/8407-foibe2.

[33] R. Bonuglia, Via Rasella: l’obiettivo fu la rappresaglia, in «Quaderni Culturali delle Venezie» dell’Accademia Adriatica di Filosofia “Nuova Italia”, del 27 marzo 2020, ora in http://www.accademianuovaitalia.it/index.php/storia-e-identita/storia-della-guerra-civile/8652-iii-la-rappresaglia-di-via-rasella.

[34] A. Giuli, Ucraina, la bomba di Pierluigi Battista: “I partigiani di oggi sono usurpatori. Da loro solo ricatti morali”, cit.

[35] AA.VV., 25 aprile, per Ruth Dureghello la polemica con l’Anpi è diventata “noiosa”, in «Progetto Dreyfus», del 19 aprile 2022, ora in https://www.progettodreyfus.com/25-aprile-dureghello-anpi/.

[36] Come risulta dai dati ufficiali ANPI, nel corso del 2021 l’associazione ha ricevuto 97 mila euro il 3 febbraio 2021 e il 28 ottobre 2021 altri 99 mila euro dal Ministero della Difesa come quote «Contributo alle Associazioni combattentistiche e d’Arma», cfr. i dati ufficiali in ANPI, Amministrazione trasparente, novembre 2021, ora in https://www.anpi.it/media/uploads/files/2021/11/amministrazione_trasparente_2021_C0gyBUj.pdf.

[37] P. Sansonetti, Libero, l’Anpi e i soldi dello Stato, in «Il Dubbio», del 6 febbraio 2019, ora in https://www.ildubbio.news/2019/02/06/libero-lanpi-e-i-soldi-dello-stato/.

[38] G. Cerasa, Quando l’Anpi agitava le sue bandiere vicino a quelle di Forza Nuova, in «Il Foglio», del 20 aprile 2022.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 20 Aprile 2022

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