mercoledì, 25 Maggio 2022
HomeRELIGIONITeologiaSan Pio X e il modernismo come li vedono oggi di Francesco...

San Pio X e il modernismo come li vedono oggi di Francesco Lamendola

Un ginepraio: perchè san Pio X è il simbolo di tutto ciò che per un “cattolico” adulto e dialogante, ecumenico e inclusivo rappresenta il male: il Male con la lettera maiuscola? di Francesco Lamendola  

Volete far arrabbiare un modernista che si spaccia per cattolico o che crede di essere cattolico? Parlategli di san Pio X; parlategli della sua santità, del suo rigore morale, della sua purezza, della sua azione riformatrice nella Chiesa: sarà come agitare il classico panno rosso davanti al toro appena entrato nello spazio della corrida. Per qualche istante vi guarderà perplesso, incredulo, come se non vi vedesse, o come se stentasse a vedervi, e vi ascolterà come se non vi udisse, o come se non capisse quel che state dicendo; poi abbasserà la corna, soffierà forte dal naso e partirà alla carica. Mai, a nessun patto, resterà indifferente mentre voi tessete le lodi quel papa. Neppure per un istante valuterà obiettivamente e razionalmente qualunque cosa voi possiate dire: san Pio X, per lui, è un concentrato della “vecchia” Chiesa, del “vecchio” cattolicesimo, di tutto ciò che detesta, disprezza e odia (anche se non ammetterebbe mai di odiare qualcuno, perché il suo buonismo ideologico glielo vieta, anche di fronte a se stesso): in breve, san Pio X è il simbolo di tutto ciò che per un “cattolico” adulto e dialogante, ecumenico e inclusivo, rappresenta il male, il Male con la lettera maiuscola.

Per quel che riguarda la cultura cattolica “ufficiale” o semiufficiale, quella che si insegna nelle Facoltà di teologia e che si diffonde attraverso la stampa degli ordini religiosi, parlare del pontificato di san Pio X è sempre qualcosa di spinoso e di poco piacevole, una fonte d’imbarazzo e un ginepraio dal quale non si desidera altro che uscire il più presto possibile, anche a costo di qualche compromesso, di qualche giravolta, di qualche mezza ammissione e di qualche mezza verità proferita malvolentieri, tra i denti, quasi con l’aria di voler ritirare le parole che si è appena stati costretti a  pronunciare. Prendiamo, a titolo di esempio – ma la scelta sarebbe amplissima, addirittura sterminata – ciò che scriveva in un dossier sui papi del XX secolo Marcello De Stefano sulla rivista mensile dei padri dehoniani Presenza Cristiana, peraltro una rivista bella e ben curata  (nr. di novembre 1988, pp. 28-29):

Ma il pontificato di Pio X è caratterizzato anche da un importante provvedimento che tanto ha fatto e fa discutere gli storici. Nel settembre 1907 veniva pubblicata l’enciclica “Pascendi”. Se in materia di catechesi la sua preoccupazione era quella di promuovere la diffusione della dottrina cristiana, l’enciclica nasceva dall’esigenza di difenderla dalle moderne eresie. E l’eresia di moda era identificata col cosiddetto “modernismo”.

Alle idee moderne che scienziati e letterati diffondevano nei loro scritti veniva rimproverato il rifiuto della trascendenza di Dio, il trionfo della coscienza soggettiva sulle verità oggettive e la mancanza di fede nei dogmi. Se questo, sul piano teorico, era un’osservazione giusta nei confronti del modernismo in quanto tale, c’è però da dire che sotto la voce “modernismo” si nascondeva una grande varietà di idee e di personaggi, non tutti riconducibili alle categorie suddette.

LA PREOCCUPAZIONE DEL PAPA, VA DETTO, ERA SQUISITAMENTE PASTORALE, e mirava a mettere in guardia dal diffondersi di una cultura vestita di novità ma, nelle sue radici, anti-cristiana. D’altronde molti cattolici, che simpatizzavano per il cosiddetto “modernismo”, erano animati soltanto dalla preoccupazione di avvicinare la fede cristiana alla cultura moderna. Il papa concludeva la sua enciclica con un invito alla “vigilanza”. Un invito accolto dai suoi più zelanti collaboratori per condannare, mettere all’indice, perseguitare, come moderni inquisitori, personaggi sospettati di modernismo.

Sono soprattutto questi fatti ad aver acceso un forte dibattito, con perplessità davanti a questa enciclica papale, accusata di avere scavato un fossato fra il cristianesimo e la cultura del XX secolo. Resta però il fatto che il papa non aveva altra preoccupazione che “instaurare omnia in Christo”, guidando il suo gregge come un pastore d’anime, “parroco del mondo”.

Il disagio, l’imbarazzo, la necessità di dire una cosa e anche il suo contrario, trasudano da ogni frase, da ogni riga, da ogni virgola, vorremmo dire, di questo brano di prosa; e ciò sia detto senza alcuna malevolenza, anzi, con rispetto per la difficile condizione in cui si sono trovate e si trovano tuttora molte anime in questo momento di confusione, di sbandamento e d’inversione dei valori, quando ciò che fino a qualche anno fa era motivo di fierezza, diviene un passato da nascondere e quasi di cui vergognarsi.

Si comincia col dire che l’enciclica Pascendi è stata un importante provvedimento di san Pio X. L’aggettivo importante non è compromissorio, lo si può intendere sia in senso positivo che negativo. Ma naturalmente un cattolico vuol capire se si è trattato di un provvedimento utile e necessario, oppure se è stato in qualche modo gratuito e soprattutto sproporzionato; vuol capire se san Pio X, sia pure mosso dalle migliori intenzioni, non sia andato, per caso, a caccia di zanzare con il fucile per elefanti. Il pericolo, insomma, c’era o non c’era? Il modernismo rappresentava effettivamente una grave minaccia per la dottrina e per la fede dei cattolici, oppure si trattava di un insieme di idee e posizioni tutto sommato innocue, seppure, ammettiamolo, un po’ imprudenti e troppo avanzate? L’autore afferma che a san Pio X va riconosciuta l’onesta intenzione di difendere, sul piano pastorale, la fede cattolica; e d’altra parte afferma che il modernismo, scritto fra virgolette, era l’eresia allora di moda. Perché “modernismo” fra virgolette? Forse perché anche lui pensa, come lo pensarono e lo dissero, da subito, i detrattori di san Pio X, in realtà non esisteva una eresia di tal nome, e paradossalmente fu proprio il pontefice, con la sua azione indiscriminatamente repressiva, a coagulare e unificare delle correnti e delle tendenze che erano, invece, alquanto diversificate? E poi, perché definire il modernismo come l’eresia di moda? Da quando in qua ci sono delle eresie che vanno di moda? Una cosa che va di moda è una cosa che non viene percepita come contraria alla morale pubblica e al pubblico bene: al contrario, l’idea di moda si associa a quella di un fenomeno che risponde a dei bisogni sociali che, autentici o meno, sentono la necessità di manifestarsi alla luce del sole, ed esibiti come una bandiera. Dunque un’eresia che va di moda è una contraddizione in termini: o gli eretici non sanno minimamente di essere tali, oppure lo sanno, ma sono così arroganti e sicuri di sé, da non sentire il bisogno di nascondersi, o di edulcorare le loro idee e le loro aspirazioni. In tutti i casi, questo è un campanello d’allarme: san Pio X volle opporsi a un fenomeno, o un insieme di fenomeni e atteggiamenti, che allora “erano di moda”, cioè venivano esibiti e quasi ostentati, benché fossero oggettivamente difformi da ciò che la Chiesa aveva sempre insegnato. In altre parole, quando i seguaci di un’eresia ostentano le proprie convinzioni, devono essere sicuri che la loro vittoria è solo questione di tempo: altrimenti, da che mondo è mondo, agirebbero in maniera più graduale e prudente, consci che dalla dialettica fra la Chiesa e gli eretici sono questi ultimi a dover agire come una minoranza sovversiva, e quindi lontanissimi dall’idea di considerarsi gli interpreti di un fenomeno di moda.

Ma quali erano le principali idee portate avanti dai modernisti? Eccole: il rifiuto della trascendenza di Dio, il trionfo della coscienza soggettiva sulle verità oggettive e la mancanza di fede nei dogmi. Mica poco: in pratica, il rifiuto della fede cattolica e la negazione della dottrina cattolica, non in questo o quell’aspetto secondario, ma nelle sue basi fondamentali. Subito dopo, però, l’autore si affretta a precisare che sotto la voce “modernismo” si nascondeva una grande varietà di idee e di personaggi, non tutti riconducibili alle categorie suddette. È quasi un giocare a nascondino: ma insomma, fu giusta e opportuna l’azione di Pio X contro il modernismo? O fu una disgraziata caccia alle ombre, una crociata contro i fantasmi? Un colpo al cerchio, per difendere l’operato del papa, o quantomeno le intenzioni del papa, e un colpo alla botte, per giustificare le buone intenzioni (soggettive) di una parte dei modernisti; e poi di nuovo un colpo al cerchio, per non aver l’aria di screditare troppo la Pascendi, che è pur sempre – fino a prova contraria – magistero solenne, e quindi insegnamento veritiero, infallibile e non negoziabile della santa Chiesa:

LA PREOCCUPAZIONE DEL PAPA, VA DETTO, ERA SQUISITAMENTE PASTORALE (la sottolineatura non è nostra, ma del testo), e mirava a mettere in guardia dal diffondersi di una cultura vestita di novità ma, nelle sue radici, anti-cristiana. Una cultura “vestita di novità” ma, nelle sue radici, anti-cristiana: caspita! Non stiamo parlando, allora, di una cosa da poco, o di una cosa opinabile, a seconda delle varie interpretazioni: stiamo parlando di un attacco radicale al cuore della Chiesa e al cuore della fede dei cattolici. Ma in tal caso, certo che la Pascendi era giustificata, anzi era necessaria, anzi era assolutamente indispensabile, e più che mai urgente: non far nulla, girarsi dall’altra parte e lasciare campo libero ai modernisti sarebbe stato come firmare l’atto di morte, il suicidio formale della Chiesa e la distruzione della fede. Ma ecco il colpo alla botte, la lancia spezzata in difesa, se non del modernismo, di molti che “simpatizzavano” per esso: D’altronde molti cattolici, che simpatizzavano per il cosiddetto “modernismo”, erano animati soltanto dalla preoccupazione di avvicinare la fede cristiana alla cultura moderna. Insomma: il santo padre era animato soltanto da una viva preoccupazione pastorale, come si addice al “parroco del mondo”; molti modernisti, o simpatizzanti del modernismo, erano soltanto animati da un’intenzione in fin dei conti lodevole: avvicinare la fede cristiana alla cultura moderna. Una cosa da nulla: avvicinare la verità all’errore; avvicinare la vera dottrina a un insieme d’idee e di comportamenti integralmente moderni, cioè massonici, immanentisti, relativisti e indifferentismi e perciò radicalmente anticristiani. Cosa volete che sia; una cosuccia di poco conto!

Come se non bastasse, san Pio X ha innescato, forse non lui personalmente, però, indirettamente, il suo modo di affrontare la questione, una vera e propria ondata repressiva di sapore antico, cioè inquisitoriale: il suo invito alla “vigilanza” (sul piano pastorale) venne accolto dai suoi più zelanti collaboratori per condannare, mettere all’indice, perseguitare, come moderni inquisitori, personaggi sospettati di modernismo. E dunque anche se le motivazioni della Pascendi erano giuste sul piano pastorale, quest’ultima mise in moto un meccanismo di tipo maccartista, cioè colpì in maniera indiscriminata chiunque fosse anche solo sospettato di modernismo. E questo effetto collaterale, come oggi si direbbe, appare a molti cattolici progressisti, anche oggi, anzi oggi più di ventiquattro anni fa, quando fu scritto l’articolo, una cosa assai più grave e più deleteria dei possibili pericoli insiti nel modernismo stesso: per cui molti di essi pensano, pur se non lo dicono apertamente, però lo lasciano capire in tutti i modi, che la Pascendi fu quantomeno un errore, perché fu un rimedio peggiore del male. Basti vedere il giudizio negativo e rancoroso che essi esprimono, o più spesso adombrano, sull’operato di san Pio X, ogni qualvolta si tratta di celebrare la chiaroveggenza e lo spirito profetico dei sacerdoti modernisti che allora vennero colpiti dalla repressione antimodernista: ne abbiamo già parlato in svariate occasioni, ad esempio a proposito di don Giuseppe Lozer, che ai primi del ‘900 era parroco a Torre di Pordenone (vedi l’articolo Quei cattolici piccoli e rancorosi che non sopportano la canonizzazione di Pio X, pubblicato sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 25/01/18).

Altro colpo alla botte: Sono soprattutto questi fatti ad aver acceso un forte dibattito, con perplessità davanti a questa enciclica papale, accusata di avere scavato un fossato fra il cristianesimo e la cultura del XX secolo. E si noti l’uso prudenziale della formula impersonale: non si dice che la Pascendi ha scavato un fossato ecc., ma che essa è stata accusata (e da chi, poi? dai neomodernisti travestiti da cattolici) di aver scavato un fossato fra il cristianesimo e la cultura del XX secolo. E subito dopo, l‘ennesimo colpo al cerchio, tanti per ristabilire un equilibrio: Resta però il fatto che il papa non aveva altra preoccupazione che “instaurare omnia in Christo”, guidando il suo gregge, ecc. Come dire: si deve capirlo, bisogna scusarlo, perché dopotutto voleva “solo” instaurare omnia in Christo.

Che cosa concludere, a questo punto? Pare quasi che la lotta antimodernista di san Pio X sia stata il frutto di un grande equivoco, di uno spiacevole malinteso: infatti erano tutti, gli uni e gli altri, pieni di buone intenzioni: né i modernisti volevano davvero portare la fede fuori dai binari, né il papa voleva davvero accanirsi contro delle anime belle, quantunque forse un po’ imprudenti. Che peccato! Tante buone intenzioni, da una parte dall’altra, per giungere a un risultato così triste: lo scontro senza quartiere, la denigrazione reciproca. E pensare che sarebbe bastata solo un po’ di buona volontà, un po’ di apertura e di senso della misura! Già. Pare quasi di ascoltare una favola triste: triste, ma a suo modo romantica. E si finisce per crederci, dato che in tal modo si evita di fare i conti con il nocciolo della questione: che non è stato un malinteso, ma una pericolosissima eresia.

Vedi anche:

Quei cattolici piccoli e rancorosi che non sopportano la canonizzazione di Pio X – PIO X E DON GIUSEPPE LOZER

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 21 Aprile 2022

Most Popular

Recent Comments