mercoledì, 25 Maggio 2022
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Vero e falso spiritualismo di Francesco Lamendola

Filosofia esoterica o spiritualismo pervertito? Perchè non tutto ciò che è, o dice di essere spirituale, è per ciò stesso “buono”: il criterio per riconoscere lo spiritualismo buono da quello cattivo di Francesco Lamendola  

Si dice che oggi la nostra civiltà è minacciata dal materialismo e se ne deduce un forte bisogno di far rivivere le radici spirituali dell’uomo, di vivificarne le sorgenti inaridite. Insomma, si propone un “ritorno” allo spiritualismo come antidoto al materialismo: il materialismo ci ha allontanati da noi stessi, lo spiritualismo ci farà ritrovare la strada di casa. Sembrerebbe un discorso coerente e persuasivo: la maggior parte delle persone non vi trova alcun difetto di ragionamento ed è pronta a sottoscriverlo e a regolarsi di conseguenza. Invece non è così: la proposta di tornare alla spiritualità è una di quelle che paiono chiare e ragionevoli, e invece nascondono la più grave delle minacce. C’è qualcosa di peggio del materialismo, ed è uno spiritualismo pervertito. In effetti, sia il materialismo che il falso spiritualismo hanno la stessa origine: l’ipertrofia dell’ego, l’oblio della metafisica collegata alla teologia; in altre parole: il rifiuto radicale della condizione creaturale e la pretesa, più o meno consapevole, più o meno dichiarata, di prendere il posto di Dio e di sedere da legislatore onnipotente sul trono della creazione.

Bisogna anzitutto tener presente che spiritualismo e spiritualità non sono la stessa cosa, anche se, nel parlare comune, sovente i due termini vengono adoperati come sinonimi. Come tutti gli “ismi”, lo spiritualismo è un’assolutizzazione del concetto di spiritualità, che oltretutto viene talvolta adoperato per designare i seguaci della “dottrina degli spiriti” di Allan Kardec. La spiritualità è la dimensione spirituale della vita umana, e bisognerebbe riflettere che si tratta di un termine generico, dotato di opposte polarità: vi è una spiritualità positiva o superiore, e una spiritualità negativa o inferiore. I seguaci dell’esoterismo e di varie dottrine iniziatiche hanno ben chiara, almeno in teoria, questa differenza, e difatti generalmente sostengono di mirare allo sviluppo della propria spiritualità in senso ascendente, potenziando la parte divina dell’uomo, ovvero la parte che aspira al divino (e già qui vi è un’ulteriore distinzione fra le dottrine teosofiche che vedono l’uomo come un essere divino che deve acquistare la piena coscienza della propria natura, e quelle, come certe correnti gnostiche derivate dal cristianesimo, che riconoscono la differenza ontologica fra Dio e l’uomo e mirano solo ad aiutare l’uomo ad ascendere verso il divino). I satanisti, e in genere i cultori della magia nera o della via della “mano sinistra”, invece, si prefiggono dichiaratamente lo sviluppo dei propri poteri mediante l’aiuto delle forze maligne ed un culto esplicito rivolto al Principe del mondo. Bisogna sempre tenere a mente che anche quest’ultima, a rigor di termini, è una forma di spiritualità, in quanto si contrappone alle scuole di pensiero materialiste, secondo le quali l’uomo e tutto l’universo altro non sono che realtà materiali, e che non vi è alcun principio spirituale al di fuori o al di sopra di esse.

Esoteristi o cattolici: equivoco o grande inganno: perchè il pensiero di Julius Evola, così come quello di René Guénon, e in genere tutto l’esoterismo, è di per se stesso radicalmente, irrimediabilmente, incompatibile con il cristianesimo?

Chiarito questo punto, bisogna ancora rendersi conto che quanti vanno predicando, ai nostri dì, una sorta di alleanza mondiale, o una suprema crociata, fondata sull’unione di tutte le forze dello spiritualismo, in nome della “buona battaglia” contro le forze del materialismo, presentando le prime come strumenti del bene e della luce e le seconde come emanazioni del male e delle tenebre, non sempre sono propriamente ciò che dicono di essere, o che vogliono far credere di essere. Intendiamo dire che vi sono delle forze spirituali oscure, le quali attingono le proprie radici e la propria tradizione dal sentiero della “mano sinistra”, o che pretendono di saper usare anche la magia (nera, perché tale è sempre e comunque la magia; ma essi affermano di praticare la magia bianca) per un fine “buono”, le quali si presentano come le naturali alleate, ad esempio, di una visione autenticamente cristiana del mondo, in tempi perigliosi come questi, che richiederebbero l’alleanza e se possibile l’unione, in nome dei comuni principi, contro l’offensiva di una globalizzazione scatenata e dominata dai principi del più grossolano spiritualismo. Si tratta di un inganno e perciò di un grave pericolo per quanti non se ne avvedono: primo perché le forze che portano avanti a ritmo accelerato e con modalità estremamente spregiudicate, per non dire crudeli, l’agenda del Nuovo Ordine Mondiale, non sono affatto “materialiste”, anche se hanno avuto sempre l’abilità di diffondere tra le masse una cultura materialista, in modo da indebolire le difese spirituali degli uomini e poter realizzare più facilmente i loro obiettivi, che sono di natura non sono materiale (economica, politica, ecc.) ma anche e soprattutto “spirituale”, ovviamente nel senso negativo del termine, ossia satanici e luciferini; secondo, perché proprio tali forze sedicenti spiritualiste non fanno leva sulla spiritualità “alta”, ma perseguono, dietro una facciata ingannevole, obiettivi che sono sostanzialmente gli stessi della globalizzazione, della quale, di fatto, sono un’emanazione o nel migliore dei casi una replica speculare e inconsapevole, di nessuna efficacia spirituale nella accezione positiva del termine.

Per spiegarci con un esempio pratico tratto dalla storia del XX secolo, ma se ne potrebbero fare a centinaia e anche attingendo a vicende più recenti, un tipico esempio di contro-spiritualità, quella che Réné Guénon e Julius Evola chiamavano “contro-iniziazione”, può essere considerata la proliferazione, a partire dalla fine del 1800 e dai primi anni del 1900, di società segrete di matrice massonica e iniziatica, le quali, a vario titolo, perseguivano l’obiettivo di un’espansione dei poteri “spirituali” dell’uomo, attingendo alle più disparate tradizioni culturali, dallo yoga al tantrismo e dalla teosofia all’antroposofia di Rudolf Steiner, per non parlare dell’alchimia, dell’astrologia, dell’occultismo e della magia, oltre a numerose scuole derivate dalla gnosi, dalla Cabala e dai Rosacroce. Una di esse, tanto per dare un’idea del fenomeno, è stata la società Thule, fondata nel 1910 da Felix Nieder e trasferita nel 1918 a Monaco di Baviera (era ancora in corso la Prima guerra mondiale) sotto l’influsso di uno strano personaggio esperto di spiritualità orientali, il sedicente barone Rudolf von Sebottendorff (1875-1945), in realtà figlio di un macchinista di locomotive slesiano, il quale giunse ad esercitare un’influenza circoscritta, ma profonda, su alcuni personaggi chiave della futura scena politica tedesca, in particolare Rudolf Hess, che, a sua volta, pare abbia trasmesso al suo amico e capo indiscusso del movimento nazista, Adolf Hitler, quanto aveva appreso da lui in ambito “spirituale”.

Sulla natura e l’effettiva entità di tale apporto esoterico e delle relative pratiche di magia e occultismo nella formazione politica e nella tecnica di potere sulle masse praticata dal Führer (quest’ultimo termine venne appunto creato da Hess ad imitazione dell’italiano “duce”, ma con dei risvolti appunto “spirituali” del tutto peculiari) si è discusso e si discute tuttora, senza che s’intraveda una conclusione della vexata quaestio con il raggiungimento di un sostanziale accordo da parte degli storici, e soprattutto dei biografi, di Hitler. Per alcuni tale aspetto sarebbe stato fondamentale, e Hitler, di fatto, sarebbe stato un vero e proprio mago nero, animato sin dagli esordi, o quasi, dal lucido progetto di creare una forza “spirituale” fondata sui principi e sulle pratiche esoteriche di von Sebottendorf, il quale a sua volta sosteneva di essere giunto ad elaborare una vera e propria “chiave per la realizzazione spirituale”, mediante esercizi appropriati di meditazione e di gestualità rituale; per altri invece tale aspetto sarebbe stato, sì, presente nella mente e nel modo di procedere del capo del nazismo, senza però che Hitler ne venisse dominato e anzi mostrando la sua capacità di servirsene, come di fatto seppe servirsi di altri aspetti insiti nella cultura tradizionalista germanica, e nordica in genere, col costante richiamo all’eredità ancestrale degli ariani, i quali, come è noto (e come sostenuto nell’apocrifo Libro di Ura Linda) avrebbero un tempo popolato un continente boreale poi distrutto dai cataclismi – come Atlantide, col quale taluni lo identificano – e dal quale si sarebbero sparsi in ogni direzione, fornendo al resto dell’umanità i tesori della loro avanzata civilizzazione.

Ecco, a titolo di esempio, gli esercizi di meditazione che praticava e che raccomandava Rudolf von Sebottendorff, fondatore della società Thule (che fu una delle sorgenti da cui nacque il Partito nazionalsocialista) ispirandosi più o meno vagamente alla massoneria, al sufismo e al misticismo dei dervisci, in un breve trattato del 1924 dal lunghissimo titolo: La pratica operativa dell’antica Frammassoneria turca. La chiave per la comprensione dell’Alchimia. Un’esposizione del rituale, della dottrina e dei segni di riconoscimento della Frammassoneria orientale (riportato in: René Alleau, Le origini occulte del nazismo. Il Terzo Reich e le Società Segrete; titolo originale: Hitler et les Societés Secretes, Paris, Editions Bernard Grasset, 1969; traduzione dal francese di Riccardo Leveghi, Roma, Edizioni Mediterranee, 1989, pp. 166-169):

Il padre cappuccino Esprit Sabbathier, nel suo prezioso trattato del 1679: “L’Ombre idéale de la Sagesse universelle”, sintesi di profondi insegnamenti della Cabala,  ha espresso una grande verità sempre attuale, svelando che tra le forze distruttrici dei tre regni della natura quelle che prefigurano «la potenza omicida per eccellenza: la Chimera». La chimera, che von Sebottendorff ha proposto ai nazionalsocialisti, ha fatto più vittime che i carri d’assalto ai quali aveva accordato precedentemente un mefistofelico finanziamento [al tempo delle guerre balcaniche, 1912-13, per mezzo dell’ingegnere Friedrich Wilhelm Göbel, morto nel 1929], e più delle teorie razziali che aveva tanto eloquentemente predicato a Monaco, poiché nessuno di questi mezzi di distruzione poteva essere comparato al mito del “capo spirituale germanico” grazie al quale, dopo averne sedotto Rudolf Hess, von Sebottendorff sperava, attraverso questo mediatore, di persuadere Hitler alla sua “missione” e d’iniziarlo alla più perniciosa delle magie: quella che trasforma, grazie alla volontà, il dubbio personale nella certezza assoluta di parlare in nome di Dio e della Provvidenza, arma per eccellenza di cui può disporre un profeta.

«Maometto ha creato – ci dice Sebottendorff con quella untuosa cautela che caratterizza il suo stile  un DISPOSITIVO ESTREMAMENTE SAGGIO allo scopo di aprire la via della conoscenza a tutti coloro che veramente la cercano. Ha offerto nel “Corano” un certo sistema, dei punti di riferimento che mostrano questo cammino e rivelano all’uomo la LEGGE DELLA CREAZIONE…».

Non sembra di ascoltare le parole dei Tentatore riguardo l’”Albero della Vita”? (…)

Per riassumere, gli esercizi mistico-magici di von Sebottendorff si possono definire come uno yoga basato sulla ripetizione di alcune sillabe durante determinati periodi della rivoluzione sinodale della Luna, in associazione con segni della mano e “movimenti” che hanno lo scopo di «ricevere le più sottili radiazioni della forza originale per integrarle nel corpo umano e per spiritualizzarne la materia attraverso l’energia universale». (…)

Proseguendo queste pratiche, sapori e odori “sottili” si fanno sentire; infine «è tempo di aguzzare la vista: il discepolo DISTINGUERÀ UN’OMBRA NERA che segna il termine della prima parte del lavoro».

Quando si produce il fenomeno, «quel giorno è festeggiato come l’inizio di una nuova vita e il discepolo riceve il nome di loggia (“Logername”)». Non si tratta per ora che degli inizi. Negli esercizi seguenti, diversi colori mostrano il progresso della trasmutazione “sottile” dell’iniziato. Il nero dell’ombra si ambia in blu, in rosso tenue, poi in un verde pallido. Quando il colore è diventato verde brillante, questo periodo è finito

Il periodo seguente, dopo tutto un gioco di tinte, fa apparire un bianco giallastro, poi un abbagliante candore dell’ombra misteriosa in rapporto alle “prese” sul petto. Dopo la “posizione ventrale”, questi esercizi mistico-magici terminano nell’elaborazione di un’ombra rosso granata. «Il Massone orientale è diventato maestro perfetto. La pietra cubica è del tutto squadrata». Gli iniziati orientali, secondo von Sebottendorff, chiamano questi lavori “l’Opera spirituale”, la “Scienza della Chiave”, e definiscono se stessi “Figli della Chiave”.

Si tratta, infatti, della dissoluzione, chiamata “chiave” dagli alchimisti orientali e occidentali del “piccolo Io” fisico ordinario e della “coagulazione” o della concentrazione del “corpo sottile” dell’”Io divino”. «Una volta giunti alla fine del nostro addestramento – insegna von Sebotendorff – sentiamo il nostro corpo terrestre divenirci di momento in momento più straniero. Noi cresciamo al di là di esso; vediamo distintamente che esso è diventato polvere e ceneri. È il punto più basso che possa essere raggiunto, quello in cui le tenebre della morte e i loro terrori ci avvolgono. Per questa ragione, gli antichi frammassoni orientali non accoglievano nelle loro comunità se non uomini coraggiosi, perché le prove riservate al neofita erano assai rudi. Il coraggio e la sopportazione erano le due virtù principali che essi dovevano avere».

E a chi pensasse che tali cose dopotutto riguardano un fenomeno circoscritto, quasi una curiosità per specialisti, e relegato ad un momento storico fortunatamente passato, bisognerebbe far notare che le tecniche ed, almeno in parte, la filosofia esoterica elaborata da von Sebottendorff, divennero patrimonio specifico ed esclusivo, nel giro di pochi anni, di quelle malefiche Scuole di formazione (Ordensburgen) ove si addestrava l’élite delle SS, e in particolare le speciali unità chiamate Teste di morto (Totenkopf) e la guardia del corpo del Führer, la Leibstandarte Adolf Hitler, scuole che erano quattro in tutto, la principale delle quali aveva sede, sotto la diretta supervisione di Heinrich Himmler, a Werwelsburg, in Westfalia.

Ebbene, cosa direbbero i nostri scettici contraddittori, se scoprissero che tali pratiche e tali idee, o pratiche e idee molto simili a quelle di von Sebottendorff, vale a dire strani miscugli di magia, occultismo ed esoterismo orientale e occidentale, esistono a tutt’oggi e vengono attentamente studiate e coltivate anche in ambienti insospettabili? E qui torniamo al nostro discorso iniziale: non tutto ciò che è, o dice di essere, “spirituale”, è per ciò stesso “buono”; bisogna diffidare e verificare approfonditamente quali sono le sue radici. Fondamentalmente, il criterio per riconoscere uno spiritualismo buono e distinguerlo da uno cattivo è il seguente: il primo persegue l’unione con il divino, mirando a rafforzare la natura spirituale dell’uomo, senza tuttavia disconoscere la sua dimensione umana e materiale e soprattutto senza annullare, o pretendere di annullare, la differenza ontologica fra le creature ed il Creatore; il secondo presuppone la natura divina dell’uomo stesso e con ciò si pone in una prospettiva che, intenzionalmente o meno, finisce per condurre verso il sentiero della “mano sinistra”, poiché il logico corollario dell’auto-divinizzazione dell’uomo è il suo asservimento alle forze del male, le quali lo illudono proprio come fece il Serpente nel Giardino dell’Eden, e operano in modo da gettarlo contro il vero Dio (non contro un dio qualsiasi, anzi esse si servono di false divinità per meglio ingannarlo). E cosa direbbero i nostri scettici amici se dicessimo loro che un tipico esempio di falso spiritualismo è quello impersonato da figure come Alexander Dugin, il quale va dicendo che è necessaria un’alleanza fra tutti coloro che credono nello “spirito” contro le forze maligne della globalizzazione, ma nella cui formazione e nel cui bagaglio culturale più profondo s’incontrano, oltre a Guénon ed Evola, numerosi personaggi del tipo di von Sebottendorff, e in particolare l’esoterista Wolfram Sievers, colonnello delle SS condannato a morte al Processo di Norimberga per crimini contro l’umanità, da lui tanto ammirato da assumere, in un circolo giovanile che frequentava, lo Yuzhinsky, lo pseudonimo di Hans Sievers? Errori di gioventù e intemperanze dei vent’anni, si dirà; ma negli studi e negli interessi successivi di Dugin si incontrano sempre e solo figure di “spiritualisti” di tal genere, peraltro democraticamente assortiti traendoli sia dall’estrema destra che dall’estrema sinistra, cioè tanto in odore di nazismo, quanto di ultra-comunismo: poiché la sua concezione filosofica, l’euroasiatismo, sembra dia poca importanza alle forme politiche interne pur di potenziare e giustificare la spinta espansionista e la missione “redentrice” della Russia nel mondo.

Abbiamo nominato Evola e Guénon come personaggi che s’incontrano sovente alla radice della cultura “tradizionalista” occidentale; e abbiamo anche ricordato che entrambi a parole hanno messo in guardia contro i possibili slittamenti del sapere occulto verso le forze infere, e quindi contro il pericolo di cadere in forme di vera e propria contro-iniziazione (cioè, tanto per capirci, di possessione demoniaca). Ma che direbbero i nostri gentili interlocutori se facessimo loro notare che lo stesso Guénon, e soprattutto Evola, non erano poi così immuni da tale pericolo, né così lontani da una tale prospettiva, dal momento che la loro visione spirituale non differiva nella sostanza da quella di un Sebottendorff o di un Sievers, fatta salva la specificità dei temi ariani cari al sapere tradizionale nordico? Sì, lo sappiamo: l’abbiamo detta grossa; e tutti gli evoliani e i guénoniani del mondo, che non sono affatto pochi, se la legheranno al dito e non ce la perdoneranno mai. Per loro, abbiamo bestemmiato. Ma tant’è: amici di tutti, fin dove possibile; ma sopra ogni cosa amici della verità. E la verità, per noi poveri e rozzi cattolici, è in Gesù Cristo, non nei saperi segreti che conducono ad un inquietante potenziamento dei poteri preternaturali e ad un’ambigua espansione della coscienza, che altro non è se non un’ulteriore espansione dell’io già ipertrofico, causa di una gran parte dei mali dell’uomo e fonte di ogni superbia e di ogni disastroso delirio di onnipotenza.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 06 Maggio 2022

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