venerdì, 20 Maggio 2022
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Il conflitto russo-ucraino tra convergenze parallele e coincidenze significative di Roberto Bonuglia

Pare proprio che Cina e Russia siano impegnate a replicare un modello imperialistico tra il “neosovietico” e il “neocomunistico”. L’homo sovieticus? di Roberto Bonuglia

Enzo Bettiza fu il primo corrispondente occidentale da Mosca ai tempi della Guerra Fredda e della logica di Yalta: quest’ultima molto meno cosciuta della prima visto che ‒ rispetto alla vulgata del derby Usa-Urss ‒ ha comportato in termini geopolitici «per tutta una serie di Paesi a Est di quella che è diventata la cosiddetta cortina di ferro la consegna di fatto all’egemonia sovietica, e quindi ai partiti comunisti all’interno di quelle realtà, al di là del gioco democratico» [1].

Non sorprende, quindi, che proprio Bettiza sia stato altresì il primo a scrivere che i russi avessero «rotto con i cinesi e la frattura nel blocco comunista avrebbe aiutato l’America a vincere la Guerra Fredda» [2].

Nel 1982, tra l’altro, uscì un suo libro [3] il cui filo conduttore era la descrizione dell’homo sovieticus ossia una «variante disastrosa dell’homo sapiens, dominante dalla Prussia alla Cambogia e all’Etiopia» [4] epigono a sua volta dell’homo bolscevicus per eccellenza (Lenin) che Bettiza descriveva in quelle pagine come «un ominide meccanico, duro, opaco, capace di esistere unicamente e interamente nel presente socialista, privo di memoria, di dubbi, di rimorsi» [5].

Oggi la situazione è ben diversa: dopo trent’anni di dorata menzogna [6] e di grande inganno [7] globalista le maglie del villaggio globale preconizzato da McLuhan [8] si stanno stringendo e i rapporti Cina-Russia sono tornati ad essere molto stretti, con il beneplacito statunitense la cui economia è controllata, de facto, proprio dalla Cina. Forte com’è, quest’ultima, della politica di acquisizioni nelle imprese ‘government-controlled’ fatta negli ultimi anni negli States [9] nel silenzio generale del mainstreaming.

La vittima sacrificale, oggi come ieri, è il povero Vecchio Continente colpito economicamente ‒ prima ‒ dai lockdown pandemici e ‒ poi ‒ dalle sanzioni sadicamente imposte da Biden e masochisticamente poste in essere dalla von der Leyen, visto che la maggior parte dell’eurozona dipende, in buona misura, proprio dal gas proveniente dalla Russia: «come effetto a cascata, il costo dell’energia ha fatto aumentare quello di tutti gli altri beni e servizi. L’inflazione non era così alta da quasi trent’anni» [10].

Quindi, mentre quasi nessuno ricorda che, proprio la Russia, abbia «compiuto diverse manovre insieme alla Nato di cui è stata fino a poco tempo fa membro associato, tant’è che ancora oggi in alcuni siti ufficiali non aggiornati se ne trova traccia» [11] e quasi nessuno si chiede se, quello in corso, più che un conflitto russo contro la Nato sia invece da intendersi come una guerra che la rafforza la Cina, toglie ogni dubbio la rinnovata sinergia politico-militare-(post)ideologica di quest’ultima con la Russia dell’ex militare ed ex funzionario del Kgb Vladimir Vladimirovič.

Il quale, tra l’altro, dopo essersi presentato nel 1975 alla scuola numero 401 fece carriera senza mai mettere piede fuori dalla cortina rimanendo a Leningrado per reclutare stranieri come spie per poi essere mandato a Dresda, poiché conosceva bene il tedesco: «nella Germania dell’Est raccoglieva rapporti, collaborava con la Stasi e […] viveva in un mondo ancora più sovietico dell’Unione sovietica» [12]. Lo stesso dal quale proveniva, guarda caso, Angela Merkel che è stata per sedici anni «la sua interlocutrice principale in Occidente» [13] e la maggiore fautrice dell’allargamento a Est dell’Ue quanto della Nato. Creando, de facto, le premesse per una miccia pronta a esplodere a danno dell’Europa che, con la sua uscita di scena, avrebbe inevitabilmente perso la sua impronta germanocentrica a favore del geocentrismo tecnologico del Draghistan.

Un mondo, quello di Putin, che sarebbe collassato col muro di Berlino ‒ giornata che ben ricorda Vladimiro, avendola passata bruciando documenti del Kgb mentre la folla minacciava di prendere d’assalto l’edificio in cui era trincerato [14] ‒ quando poco dopo, imploso l’Urss, la stessa fine toccò al Kgb al quale venne «meno un vero e proprio network mondiale di organizzazione di intelligence e di eversione. La rete si è disintegrata, ma i singoli elementi sono rimasti in campo, trovandosi improvvisamente privi di un punto di riferimento. Essi hanno finito coll’essere cooptati nel sistema americano» [15].

Ciò nonostante, dall’idea di Urss Putin non si è mai staccato ed ha sempre coltivato ‒ passando dal Kgb all’Fsb ‒ il desiderio di ricostruire la vecchia Unione Sovietica: basterebbe ricordare il conflitto voluto da Eltsin nell’agosto 1999 in Cecenia quando Putin era già ministro, prima di diventare (alla fine di quell’anno) presidente. Le operazioni, è noto, andarono avanti per un decennio. La capitale cecena Grozny (che in russo significa “la terribile”, nome imposto dagli zar dopo una guerra dei secoli precedenti) fu quasi completamente rasa al suolo dai bombardamenti russi: un modello per quello che Putin ha fatto in seguito ad Aleppo, in Siria, e per quanto sta facendo in Ucraina» [16]. Atteggiamento in linea con quanto fatto nel 2008 in Georgia dove ‒ dopo l’elezione democratica di un governo diverso da quello filo-russo ‒ Putin invase due regioni autonome georgiane, l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud, nelle quali «un conflitto a intermittenza era in corso fin dai tempi dell’Urss, ufficialmente giustificando l’intervento con la necessità di proteggere la popolazione delle due regioni, a maggioranza russa, da discriminazioni del governo georgiano» [17].

Ieri come oggi l’obiettivo del “Putler coi baffetti” è quello di estendere l’impero russo ad Ovest “contro le democrazie”, alla pari di quanto i suoi predecessori compulsivi «eressero a Berlino, nel 1961, il “Muro di difesa antifascista”. Mica era un carcere per impedire la fuga di milioni di persone, ma un bastione difensivo contro il fantasma di Mussolini» [18].

Questo, insomma, il vero lato di Putin e di tutto ciò che rappresenta da sempre: in convergenza parallela con gli Usa in chiave antieuropea e anticristiana nonostante si sia impegnato a rinverginarsi delegando mecenatisticamente a filosofi ortodossi la formulazione di impegnative quarte teorie politiche epicentrate sulla presunta creazione di “soggetti radicali” e facenti leva su improbabili visioni storiche e geopolitiche di eurasiatismo e multipolarismo che dovrebbero contrapporre al “grande reset” un “grande risveglio”. Sì, quello dell’imperialismo sovietico e antioccidentale che segue il funesto copione stalinista producendo mostruosi discepoli mentre il pragmatico trasformismo degli ex comunisti dopo la caduta del Muro di Berlino  a seguito del quale al Cremlino fu ammainata la bandiera dell’Urss, ma non quella del comunismo  rappresenta «la più persuasiva conferma di quanta strada abbiano fatto gli insegnamenti di Lenin per indurre gli eredi del suo verbo ad approfittare di qualsiasi occasione per mettere in atto la strategia dell’inserimento nelle società di ogni regime, di ogni tempo presente e futuro» [19].

Questo rivelano le filosofiche visioni dughiniane e fusariste, suggestive per quei molti che nel Vecchio Continente le casacche le hanno vestite tutte in attesa che qualcuno venisse a salvarli: maglie trumpiste, putiniane, e via discorrendo tra un twitt e l’altro. Un crogiuolo di leoni da tastiera e di smemorati siberani [20] pronto a chiudersi «nel suo kyrillismo, nel suo patetico neosovietzarismo, nel suo culto della “middle class” piagnucolante che urlano al “Gomplotto Planetario”, nella sua marcescenza reazionaria, nel suo torcicollo perenne, nella sua ridicola versione “Law and Order”» [21]. Il tutto senza rendersi conto, invece, delle convergenze geopoliticamente parallele e dalle coincidenze significative  per dirla con Giorgio Galli  tra gli interessi di Putin e Biden, ad esempio, in chiave ovviamente antieuropea, antidemocratica, anticristiana. Una convergenza parallela all’ombra del dragone che economicamente salda gli interessi di Usa e Russia.

In tutto questo la cartina di tornasole è rappresentata dalla rinsaldata sponda che il Sol levante ha fornito a Putin: dall’inizio della guerra in Ucraina, (non a caso iniziata solo dopo la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Pechino [22]) i media cinesi ‒ strettamente controllati dal governo ‒ hanno fornito una copertura degli eventi progressivamente «sempre più distorta, omettendo dettagli sulle vittime civili e sulla diffusa condanna internazionale di Mosca, citando le stesse reti statali russe e trasmettendo le opinioni della Russia funzionali ‒ senza verifica o contradditorio ‒ al suo pubblico nazionale» [23]. Lo conferma il video postato il 9 marzo dal China’s People’s Daily su Wiebo che, celebrando il “lato umano” di Putin, documenta la consegna di aiuti umanitari nella periferia di Kharkiv: più di cinque milioni di utenti hanno visto come le truppe russe ‒ dopo aver attaccato con missili e artiglieria la città ‒ abbiano fornito 120 tonnellate di «cibo, acqua potabile, medicine, vestiti, biancheria da letto e altre forniture» [24]. Per la serie, prima il dovere, poi il piacere.

Questa svolta filo russa di Pechino non sorprende visto che Xi Jinping e Putin non abbiano affatto nascosto le loro convergenze annunciando ‒ già il 4 febbraio ‒ nella capitale cinese una “nuova era” dei loro legami: era il primo vertice di persona tra i due dopo la pandemia ed ha confermato che il partenariato russo-cinese fosse destinato ad essere segnato meno da strategie di copertura e da allineamenti puramente retorici, per caratterizzarsi in politiche sinergiche più «concrete e sostanziali» [25].

Basta leggere la dichiarazione congiunta a latere dell’incontro nel quale si rivendicano comuni «tradizioni democratiche di lunga data, che si basano su un’esperienza millenaria di sviluppo, un ampio sostegno popolare e la considerazione dei bisogni e degli interessi dei cittadini» [26] (vallo a chiedere nello Xinjiang [27], ai cristiani in Cina [28] o ai Testimoni di Geova in Russia [29]) e si condannano tentativi di alcuni Stati di imporre i propri “standard democratici” ad altri Paesi» [30]: un nitido esempio ‒ a voler essere buoni ‒ di disturbo bipolare geopolitico.

Pare quanto mai eufemistico che Russia e Cina si autoproclamino Paesi democratici essendo, la prima, teatro di una lunga striscia di quanto mai sospetti suicidi  ‒ Leonid Shulman, Alexander Tyulyakov, Vladislav Avaev e Sergei Protosenya [31] ‒ e, la seconda, uno dei governi con uno dei sistemi mediatici più restrittivi al mondo composto principalmente da organi di informazione sostenuti dallo Stato, con piattaforme Internet proprie e social media monitorati da «un vasto apparato di censura che rimuove tutte le informazioni ritenute sensibili» [32].

Convergenza parallela  per dirla con Flamigni [33] ‒ più che democratica, insomma, alla quale faceva riferimento il 7 marzo scorso il ministro degli Esteri cinese Wang Yi quando definì ufficialmente la Russia «the most important strategic partner» [34] della Cina. Affermando, inoltre, che l’amicizia tra i due popoli è di ferro, il ministro ha ricordato a qualcuno ‒ e non a torto ‒ il famoso poster di propaganda che celebrava la forza del rapporto sino-sovietico in cui campeggiava il claim «La nostra forza è forte come l’acciaio» [35].

Sono i dati economici a evidenziare quanto si divento stretto il legame tra Mosca e Pechino: secondo i dati doganali cinesi il commercio bilaterale tra i due Paesi è aumentato nel primo trimestre 2022 del 28% rispetto all’anno precedente e, nel solo mese di marzo ‒ dopo l’inizio di quella che in China i media non definiscono un’invasione russa dell’Ucraina bensì un’«operazione militare speciale» [36] ‒ il commercio complessivo tra Mosca e Pechino è aumentato di oltre il 12% rispetto al 2021 [37]. La Cina inoltre, ha coperto quasi il 18% del commercio complessivo della Russia nel 2021, per una cifra di quasi 147 miliardi di dollari (110 miliardi di sterline) [38].

Yan Xuetong ha sostenuto che la guerra di Mosca abbia creato una “difficoltà strategica” per la Cina a causa dell’intensificarsi delle tensioni internazionali. In tal senso ha anche specificato che la Cina incolpi gli Usa essenzialmente «per aver provocato la Russia con il suo sostegno all’espansione della Nato e teme che Washington cercherà di prolungare il conflitto in Ucraina per impantanare la Russia» [39]. La verità è tutt’altra: la Cina, la Russia e gli stessi States sanno che un conflitto allungato e diluito ad hoc in Ucraina può colpire l’unico vero nemico di tutti e tre: l’Europa. 

Una chiave di lettura acclarata dalla lista di chi sta guadagnando dalla situazione: Inghilterra, Usa, Turchia, India e Cina. Il che evidenzia quanto «l’ordine angloamericano in Europa e la salute della Nato potranno ringraziare a lungo lo storico alleato/rivale russo che si appresta a festeggiare l’anniversario della vittoria contro noi europei che la sua massa di carne da cannone, con finanziamento e armamento americano, ha determinato. Questo consentì il varo dell’ordine di Yalta che, sia pure in modo rivisto, corretto e ridotto, Mosca sta riproponendo oggi con sommo gaudio inglese e americano» [40] mentre, forse non casualmente, si consuma anche la svolta di QAnon che sta diventando «sempre più smaccatamente filo-russa ed anche (ed è questa la novità vera) filo-cinese» [41].

Altra (e non ultima in ordine di importanza) coincidenza significativa: il 9 maggio Putin ‒ con la sua sfilata ‒ commemora la «monumentale sconfitta della Germania nazista nella seconda guerra mondiale» [42]. Un Putin volto al passato come conferma la sua dichiarazione all’abbrivio della parata: «Come nel 1945, la vittoria sarà nostra» [43]. Un Victor Day, però, che andrebbe letto alla luce dell’attuale realtà fattuale, più che antinazista, antieuropea: guarda caso, infatti, il 9 maggio è anche la festa dell’Ue, che segna «la storica dichiarazione in cui l’allora ministro degli Esteri francese Robert Schuman espose l’idea di una nuova forma di collaborazione politica in Europa, che avrebbe reso impensabile la guerra tra le nazioni europee» [44].

Quindi, a netto delle dichiarazioni di facciata, delle sirene post ideologiche, delle bolle epistemiche [45] e delle echo cambers [46] in cui molti brancolano nel buio come nella caverna di Platone, pare proprio che la Cina e la Russia siano impegnate a replicare un modello imperialistico tra il neosovietico e il neocomunistico, ma in ogni caso, in primis, antieuropeo volto a indebolire sotto ogni aspetto (economico, politico, geopolitico e fors’anche religioso) l’Europa.

D’altra parte, il Dna è lo stesso, quello che nel 1945 ha promesso pace e progresso portando censura e persecuzione politica e religiosa laddove «l’imperialismo russo continuazione e perfezionamento di quello zarista, si era dilatato a tal punto ‒ a prezzo di milioni e milioni di morti ‒ da inglobare molte popolazioni un tempo fuori dai confini dell’Urss e quindi ridotte in schiavitù» [47]: Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Cosacchia, Georgia, Udel-udel, Caucasia del Nord, Jacuzia, Ucraina, Estonia, Bessarabia e Bucovina, Moldavia, Petsamo (Finlandia), territorio di Koeinigberg, Ucraina subcarpatica, Sahalin del Sud, isole Curili, Tannu-Tuva (Mongolia).

Può sembrare strano, ma pare piuttosto plausibile, se si legge la geopolitica per quello che i fatti suggeriscono a netto degli stereotipi: Bettiza torna attuale, in tal senso, quando affermò che «Montanelli disprezzava la borghesia che difendeva, e ammirava i comunisti che attaccava. Era convinto che la rivolta di Budapest si dovesse a operai che volevano il vero socialismo; mentre fu una rivolta nazionalista e antisovietica. E i russi, incoraggiati da Togliatti, impiccarono Nagy, per sostituirlo con il suo amico Kadar, ex dissidente. Che accettò, nonostante il capo della polizia politica Farkas, per umiliarlo, gli avesse pisciato in bocca. Questo era l’homo sovieticus» [48]. Questo, tutto sommato, è l’esatto opposto di quello a cui tendiamo. Da sempre.

Note:

[1] G. De Michelis, La lunga ombra di Yalta. La specificità della politica italiana. Conversazione con Francesco Kostner, Venezia, Marsilio, 2003, pp. 12-13.

[2] A. Cazzullo, Morto Enzo Bettiza, ultima intervista: Montanelli disprezzava la borghesia che difendeva, ammirava i comunisti, in «Corriere della Sera», del 28 luglio 2017, ora in https://www.corriere.it/cronache/17_luglio_28/morto-enzo-bettiza-ultima-intervista-montanelli-disprezzava-borghesia-che-difendeva-ammirava-comunisti-69f66634-7376-11e7-a3f5-e19bfc737a80.shtml

[3] E. Bettiza, Il mistero di Lenin. Per un’antropologia dell’homo bolscevicus, Milano, Rizzoli, 1982.

[4] G. Galli, Le coincidenze significative. Da Lovercraft a Jung, da Mussolini a Moro la sincronicità e la politica, Torino, Lindau, 2010, p. 53.

[5] Cfr. la seconda edizione di E. Bettiza, Il mistero di Lenin. Per un’antropologia dell’homo bolscevicus, [Milano, Rizzoli, 1988], p. 390.

[6] R. Bonuglia, Dalla ‘Great Transformation’ al ‘Great Reset’: l’altra faccia dell’utopia globalista, in «Il Corriere delle Regioni», del 10 dicembre 2020, ora in https://www.corriereregioni.it/2020/12/10/dalla-great-transformation-al-great-reset-laltra-faccia-dellutopia-globalista/.

[7] F. Lamendola, Il Grande Inganno, in «Quaderni Culturali delle Venezie» dell’Accademia Adriatica di Filosofia “Nuova Italia”, del 23 aprile 2019, ora in http://www.accademianuovaitalia.it/index.php/contro-informazione/le-grandi-menzogne-editoriali/7481-il-grande-inganno.

[8] Ci si riferisce al volume di M. McLuhan, The Gutenberg Galaxy: The Making of Typographic Man, Londra, Routledge & Kegan Paul, 1962 nel quale l’autore si soffermava sull’importanza dei mass media nella storia umana. Il termine “global village” compare per la prima volta a p. 31 dell’edizione originale.

[9] G.A. Karolyi, R.C. Liao, State capitalism’s global reach Evidence from foreign acquisitions by state-owned companies, in «Journal of Corporate Finance», vol. 42, del 2017, pp. 367-391.

[10] A. Liguori, Ucraina, Russia e Unione europea: chi paga il prezzo delle sanzioni?, in «Il Giorno», del 23 febbraio 2022, ora in https://www.ilgiorno.it/economia/ucraina-russia-sanzioni-notizie-italia-1.7395764.

[11] G. Adinolfi, Cari neofiti della Stella Rossa, in «Noreporter», del 3 aprile 2022, ora in http://www.noreporter.org/index.php/alterview/28635-cari-neofiti-della-stella-rossa.

[12] M. Flammini, Il non detto del rapporto del Kgb su Vladimir Putin, agente solerte ma di serie B, in «Il Foglio», del 6 novembre 2019, ora in https://www.ilfoglio.it/esteri/2019/11/06/news/il-non-detto-del-rapporto-del-kgb-su-vladimir-putin-agente-solerte-ma-di-serie-b-285082/.

[13] T. Mastrobuoni, Afghanistan, Merkel chiede a Putin di fare da mediatore nella crisi, in «Repubblica», del 20 agosto 2021, ora in https://www.repubblica.it/esteri/2021/08/20/news/putin_merkel_ultima_visita_mosca_navalnyj_ucraina_afghanistan_nord_stream_2_gas-314712209/.

[14] S. Shuster, Vladimir Putin, The Imperialist, in «Time», del 10 dicembre 2014, ora in https://time.com/time-person-of-the-year-runner-up-vladimir-putin/.

[15] G. De Michelis, La lunga ombra di Yalta. La specificità della politica italiana. Conversazione con Francesco Kostner, cit. p. 202.

[16] Cfr. l’intervista a Margerita Boniver, in G. Terzi, Il vero piano di Putin: “Vuole la Bielo-Ucraina”. Un cuscinetto per rovinare l’Europa?, in «Libero», del 26 aprile 2022, ora in https://www.liberoquotidiano.it/news/esteri/31341998/margherita-boniver-piano-putin-costruire-bielo-ucraina-cuscinetto-rovinare-europa.html.

[17] Ibidem.

[18] P. Ferrari, Tra denazificatori e “consacratori”, in «Radio Spada», del 26 marzo 2022, ora in https://www.radiospada.org/2022/03/pietro-ferrari-tra-denazificatori-e-consacratori/.

[19] F.M. D’Asaro, Prefazione a AA.VV., 1917-1977: ottanta anni dopo. La tragedia del comunismo, Roma, Centro Culturale La Fondazione, 1997, p. 7.

[20] R. Bonuglia, Tra Putin e “Smemorati siberiani”: qualcosa non torna nell’euroasiatismo, in «Corriere delle regioni», del 10 aprile 2022, ora in https://www.corriereregioni.it/2022/04/10/tra-putin-e-smemorati-siberiani-qualcosa-non-torna-nelleuroasiatismo-di-roberto-bonuglia/.

[21] AA.VV., Spigolature… Marciume, in «KulturaEuropa», del 5 maggio 2022, ora in https://www.kulturaeuropa.eu/2022/05/05/spigolaturemarciume/.

[22] J. Kirby, What Chinese media is saying about Russia’s Ukraine war, in «Vox», del 3 aprile 2022, ora in https://www.vox.com/23005295/china-russia-ukraine-war-media-censorship.

[23] R. Standish, China’s Censorship, Propaganda Push Russian Version Of The War In Ukraine, in «Radio Free Europe», del 9 marzo 2022, ora in https://www.rferl.org/a/china-echoes-russia-ukraine-war/31745136.html.

[24] China’s People’s Daily, #120吨人道物资从俄罗斯运抵乌克兰#, ora in https://weibo.com/tv/show/1034:4745120436912265?from=old_pc_videoshow

[25] R. Standish, New World Order Or Hidden Power Struggle? Experts Assess The Future Of Chinese-Russian Relations, in «radio Free Europe», del 4 febbraio 2022, ora in https://www.rferl.org/a/russia-china-relations-power-struggle-new-world-order/31686856.html.

[26] President of Russia, Joint Statement of the Russian Federation and the People’s Republic of China on the International Relations Entering a New Era and the Global Sustainable Development, del 4 febbraio 2022, ora in http://en.kremlin.ru/supplement/5770.

[27] R. Bonuglia, Il Lockdown tra fine della privacy e comunismo della sorveglianza, in «Corriere delle Regioni», del 17 luglio 2021, ora in https://www.corriereregioni.it/2021/07/17/il-lockdown-tra-fine-della-privacy-e-comunismo-della-sorveglianza-roberto-bonuglia/.

[28] O. Enos, H. So, Religious Persecution in China Intensifies With Brainwashing Camps for Christians, in «The Heritage Foundation», del 12 maggio 2021, ora in https://www.heritage.org/religious-liberty/commentary/religious-persecution-china-intensifies-brainwashing-camps-christians.

[29] P. Reevell, Russia’s mysterious campaign against Jehovah’s Witnesses, in «ABC News», del 18 luglio 2021, ora in https://abcnews.go.com/International/russias-mysterious-campaign-jehovahs-witnesses/story?id=78629389.

[30] President of Russia, Joint Statement of the Russian Federation and the People’s Republic of China on the International Relations Entering a New Era and the Global Sustainable Development, cit.

[31] L. Coen, Guerra Russia-Ucraina, la lunga striscia di suicidi anomali tra i top manager russi: da Shulman a Protosenya, quattro morti in 4 mesi, in «Il Fatto Quotidiano», del 22 aprile 2022, ora in https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/04/22/guerra-russia-ucraina-la-lunga-striscia-di-suicidi-anomali-tra-i-top-manager-russi-da-shulman-a-protosenya-quattro-morti-in-4-mesi/6567562/

[32] R. Standish, China’s Messaging On The Ukraine War Is Evolving, But In Which Way?, in «Radio Free Europe», del 3 maggio 2022, ora in https://www.rferl.org/a/china-ukraine-war-messaging-standish/31832716.html.

[33] S. Flamigni, Convergenze parallele. Le Brigate Rosse, i servizi segreti e il delitto Moro, Milano, Kaos Edizioni, 1998.

[34] K. Moritsugu, China calls Russia its chief ‘strategic partner’ despite war, in «AP News», del 7 marzo 2022, ora in https://apnews.com/article/russia-ukraine-business-europe-global-trade-wang-yi-26278cf4ea0a1f9ab6264593aedba66c.

[35] E. Tafuro Ambrosetti, La Cina dovrebbe mediare nella guerra Russia-Ucraina?, in «ISPI», dell’8 marzo 2022, ora in https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/should-china-mediate-russia-ukraine-war-33995.

[36] R. Standish, China’s Messaging On The Ukraine War Is Evolving, But In Which Way?, cit.

[37] General Administration of Customs P.R. China, 202112进出口商品国别(地区)总值表(美元 del 18 gennaio 2022, ora in  http://www.customs.gov.cn/customs/302249/zfxxgk/2799825/302274/302277/302276/4127455/index.html

[38] K. Wang, W. Song, Ukraine war: What support is China offering Russia?, in «BBC», del 14 aprile 2022, ora in https://www.bbc.com/news/60571253.

[39] Y. Xuetong, China’s Ukraine Conundrum. Why the War Necessitates a Balancing Act, in «Foreign Affairs», del 2 maggio 2022, ora in https://www.foreignaffairs.com/articles/china/2022-05-02/chinas-ukraine-conundrum.

[40] G. Adinolfi, Il cane rabbioso e l’addestratore, in «NoReporter», del 3 maggio 2022, ora in http://www.noreporter.org/index.php/alterview/28722-il-cane-rabbioso-e-laddestratore.

[41] S. Magni, La svolta di Q-Anon: in Russia è pacifista, negli Usa filocinese, in «inside over», del 2 maggio 2022, ora in https://it.insideover.com/societa/la-svolta-di-q-anon-in-russia-e-pacifista-negli-usa-filocinese.html

[42] J. Shepp, What Is Putin Planning for May 9?, in «New York», dell’8 maggio 2022, ora in https://nymag.com/intelligencer/2022/05/what-is-putin-planning-for-may-9.html.

[43] G. Agliastro, Putin vuole i fasti del 1945: “Come allora trionferemo”, in «La Stampa», del 9 maggio 2022, ora in https://www.lastampa.it/esteri/2022/05/09/news/putin_vuole_i_fasti_del_1945_come_allora_trionferemo_-3437661/.

[44] Unione Europea, Giornata dell’Europa, in https://european-union.europa.eu/principles-countries-history/symbols/europe-day_it.

[45] R. Bonuglia, La nuova pandemia: il tifo da stadio nel conflitto russo-ucraino, in «Corriere delle regioni», dell.’8 aprile 2022, ora in https://www.corriereregioni.it/2022/04/08/la-nuova-pandemia-il-tifo-da-stadio-nel-conflitto-russo-ucraino-di-roberto-bonuglia/.

[46] R. Bonuglia, A.C.F. Alka, La vera guerra in corso alla faccia dell’infodemia russo-ucraina (Parte Seconda), del 7 maggio 2022, ora in https://www.orazero.org/la-vera-guerra-in-corso-alla-faccia-dellinfodemia-russo-ucraina-parte-seconda-by-roberto-bonuglia-alessia-c-f-alka/.

[47] F.M. D’Asaro, Prefazione, cit.

[48] Cfr. il testo dell’intervista a Bettiza in A. Cazzullo, Morto Enzo Bettiza, ultima intervista: Montanelli disprezzava la borghesia che difendeva, ammirava i comunisti, cit.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 09 Maggio 2022

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