domenica, 26 Giugno 2022
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Studiano l’imprinting per modificare l’istinto umano di Francesco Lamendola

Vogliono trasformare la mente umana in qualcosa di artificiale, che risponda solo a dei “comandi”? Dall’oca Martina a Klaus Schwab e Bill Gates: verso una scienza post-umana di Francesco Lamendola  

C’è, nel nostro immaginario collettivo, un’immagine molto carina, molto dolce: quella di un simpatico vecchio signore coi capelli bianchi, che cammina calzando stivali di gomma e dietro il quale se ne viene trotterellando una simpaticissima paperina, che ormai tutti conoscono come “l’oca Martina”. Quel simpatico signore dall’aria fine e distinta è, ci hanno detto, un grande scienziato, un etologo: uno che studia il comportamento degli animali. E siccome molti di noi si sentono istintivamente “amici degli animali” (anche se di questa amicizia si scordano non appena sono seduti a tavola, e il loro occhio cade sui piatti di carne che il menu del giorno offre ai clienti buongustai) ecco che quella coppia inseparabile, l’ochetta e il nonnino, acquista le dimensioni epiche e favolose di un commovente patto fra l’uomo e l’animale, un patto che attira la nostra simpatia e nel quale tutti ci sentiamo un po’ coinvolti, sempre per merito di quel delizioso signore dai capelli bianchi e i pantaloni di velluto infilati dentro gli stivali, che se ne va con aria mite e pensosa in mezzo alla campagna, accompagnato dalla sua starnazzante piccola amica, quasi una nipotina adottiva.

Sì, perché la cara Martina gli va dietro senza perderlo di vista neppure per istante, come se egli fosse la sua mamma: perché così è stata addestrata a fare; non con lunghi e faticosi esercizi quotidiani, bensì  sfruttando una “scoperta” dell’anziano signore, e cioè che un pulcino di oca selvatica, come di qualsiasi altro animale, si “attacca” e si affeziona irrevocabilmente al primo essere in movimento che vede nelle prime ore della sua vita, e lo elegge a sua madre adottiva, anche ignorando la madre vera, se questa compare solo in un secondo momento. Per tutta la vita, quell’essere in movimento diventa, per lui, la propria madre: anche un uomo. Perciò “Martina” non va dietro ai calcagni di Konrad Lorenz perché questi si è meritato il suo affetto e la sua fiducia incondizionata, ma semplicemente perché questi ha scoperto il segreto per esercitare sul suo istinto un brutale intervento di sostituzione, che pomposamente gli etologi chiamano imprinting”. E non solo gli etologi, ma anche gli psicologi perché potevano trattenersi, codesti “scienziati del comportamento”, dalla tentazione di verificare lo stesso principio sui piccoli dell’uomo? E non solo il neonato si “attacca” al primo essere in movimento, ma anche alla prima cosa in movimento. Lo scienziato Eckard Hess ha costruito un ingegnoso marchingegno per studiare il fenomeno dell’imprinting sui piccoli anatroccoli: una camera circolare in cui si muove una sagoma girevole di legno che riproduce un’anatra, capace anche di emettere il suono registrato del suo verso naturale. E vengono introdotti nella camera degli anatroccoli appena nati, essi restano talmente impressionati dal modello in movimento che lo eleggeranno per sempre a loro madre adottiva, disdegnando di curarsi delle anatre vere.

A questo punto dovrebbe essere chiaro che siamo stati ingannati: quegli scienziato non sono dei buoni nonnini che amano gli animali, ma degli uomini cinici e spietati, che non esitano a manipolare quanto c’è di più sacro nel mondo della natura: l’istinto che lega i piccoli alla propria madre. E viceversa, delle madri verso i loro piccoli. Gli esperimenti condotti sul pesce tilapia, la cui femmina, sottoposta all’imprinting mediante la sostituzione delle sue uova con quelle di un’altra specie, non riconosce più i suoi piccoli e se li mangia tranquillamente, non una volta soltanto, ma per tutto il corso della sua vita, ha realmente qualcosa di mostruoso. Va contro tutto ciò che è la natura, contro ogni elementare senso di rispetto verso di essa. Certo, gli scienziati fanno con gli animali, esperimenti ben più crudeli e dolorosi, anche sul piano fisico: ma in quelli basati sull’imprinting c’è una crudeltà in più, quella che si esercita a livello mentale su delle creature assolutamente inconsapevoli, E la cosa diventa addirittura inquietante se si considera che, da allora, cioè dagli anni ’40 del secolo scorso (L’anello del re Salomone è del 1949) , essi non hanno mai cessato di fare esperimenti del genere sugli esseri umani.

Citiamo da un comune manuale scolastico degli anni ’70 del secolo scorso, a conferma del fatto che da almeno due generazioni tali conoscenze sono impartite nelle scuole e la cultura contemporanea le ha perfettamente assimilate e le trasmette come cosa del tutto normale e scientificamente valida e utile (da: Luciana Monfroni-Carla Pavanati Bettoni, Elementi di scienze naturali, Milano, Signorelli, 1979, pp.573-576):

Osservando i piccoli di molti animali, soprattutto uccelli e mammiferi, è facile accorgersi che essi hanno la tendenza a rimanere vicini alle loro madri  e che tale comportamento si manifesta subito dopo la nascita. Nel caso di animali con prole inetta, questo fenomeno può essere facilmente spiegato  ammettendo l’assoluta necessità che hanno i piccoli, incapaci di procurarsi il cibo, di mantenersi uniti ai genitori per sopravvivere. Più difficilmente spiegabile appare tale comportamento nel caso di specie con prole precoce. Eppure studi accurati, condotti soprattutto sui piccoli di quegli animali che appena nati sono in grado di lasciare il nido (oche, anatre, agnelli, ecc.) hanno dimostrato che essi presentano una tendenza istintiva  a seguire il primo oggetto in movimento che vedono subito dopo la nascita; prima cioè di avere avuto il tempo di  apprendere a comportarsi in questo modo. Poiché generalmente si tratta della propria madre essi imparano a seguirla e a restare sotto la sua protezione per tutto il periodo giovanile. Sostituendo al momento della nascita la madre con qualsiasi altro oggetto mobile, essi conserveranno impressa in maniera indelebile l’immagine di tale oggetto e seguiranno sempre e soltanto questo.  Gli scienziati usano il termine di “imprinting” (o “apprendimento per impressione”) per definire questa forma precocissima di apprendimento.

I pulcini dell’oca sono particolarmente sensibili all’imprinting come è stato dimostrato sperimentalmente dagli scienziati Hess e Lorenz.

Quest’ultimo è addirittura riuscito a indurre l’imprinting verso se stesso facendo in modo che una papera di oca selvatica appena sgusciata dall’uovo lo riconoscesse come madre. Da quel momento “l’oca Martina” (questo è il nome che lo scienziato diede alla papera) manifestò un enorme attaccamento alla persona dello sperimentatore accettando soltanto la sua compagnia e rifiutandosi di seguire i suoi congeneri. Altri studi hanno dimostrato che esiste anche un imprinting acustico e olfattivo, e che tale fenomeno è diffuso anche nei mammiferi, uomo compreso.

Un esempio è quello riguardante l’effetto tranquillizzante che il battito ritmico del cuore ella mamma susciterebbe sul neonato. Secondo alcuni studiosi, il bambino durante il periodo trascorso nel grembo materno si abitua a sentire questo suono che gli infonde sicurezza. Dopo la nascita, reagisce col pianto alla mancanza del battito cardiaco materno e si calma soltanto se la mamma lo prende in braccio tenendolo vicino al cuore. Sperimentalmente è stato provato che bambini allevati in un ambiente in cui giorno e notte veniva diffusa una registrazione del battito cardiaco crescevamo più in fretta e più tranquilli. Questa sarebbe anche la causa inconscia che spinge la maggior parte delle madri (anche quelle mancine) a sorreggere i piccoli col braccio sinistro. L’imprinting è un fenomeno che presenta la massima efficacia subito dopo la nascita e che persiste per un tempo piuttosto breve, detto “periodo critico”, variabile da specie a specie. Nel caso delle anatre a 30 ore dalla nascita è già finito, mentre nell’uomo dura fino all’età di sei mesi circa; in tutti i casi termina nel momento in cui compaiono reazioni di paura verso gli estranei. Inoltre è IRREVERSIBILE, cioè una volta che l’animale ha subito l’imprinting verso un determinato oggetto non è più possibile farglielo dimenticare, Si conoscono anche esempi di imprinting dei genitori nei confronti dei figli. Tipico è il caso del pesce tialapia che distingue perfettamente i suoi piccoli, che alleva amorevolmente tenendoli in bocca, dagli altri pesci della stessa taglia di cui abitualmente si nutre.
A scopo sperimentale ad una coppia di questi pesci che si riproducevano per la prima volta, sono state sostituite le uova con quelle di un altro pesce. Essi non si accorsero di nulla e allevarono i piccoli come se fossero i propri, ma alla seconda deposizione, quando si schiusero le LORO uova non riconobbero i loro VERI FIGLI e li divorarono mantenendo tale comportamento innaturale per tutta la vita. Ciò dimostra che alla nascita dei propri figli questi pesci avevano subito l’imprinting nei loro riguardi, e pertanto avrebbero potuto riconoscere come figli soltanto esemplari appartenenti alla stessa specie di quelli allevati la prima volta.

Secondo K. Lorenz la fase di apprendimento rapidissimo e intenso rappresentata dall’imprinting produce notevoli vantaggi pratici per la specie e pertanto è stata favorevolmente selezionata. Infatti la vicinanza dei genitori assicura ai figli difesa e nutrimento; la capacità di riconoscere precocemente il proprio genitore li favorisce inoltre quando da adulti dovranno distinguere gli individui della propria specie, sia per quanto riguarda il cibo e la difesa del territorio, sia per i contatto sociali e la ricerca del compagno al momento della riproduzione.

Gli esperimenti sull’imprinting, dunque, vengono condotti sistematicamente da almeno ottanta anni, e da più di cinquanta l’opinione pubblica ne è perfettamente informata, tanto che qualsiasi ragazzino delle scuole medie ne apprendeva la natura sui libri di testo. Poi, improvvisamente, i libri e le riviste di divulgazione scientifica, in maniera apparentemente inspiegabile, hanno cominciato a divenire più avari di notizie, quasi reticenti. Come mai? Forse tali esperimenti erano stati estesi alla specie umana? Certo che sì: nel brano sopra citato si afferma che il periodo dell’imprinting, per l’uomo, dura fino ai sei mesi d’età. Come lo sanno, gli scienziati? Evidentemente hanno fatto la prova su dei piccoli umani: e a quel punto, chi sa come, sono diventati assai meno loquaci. Prima non vedevano l’ora di sbandierare i loro esperimenti e di sventolare sotto il naso del pubblico i loro “successi”; poi, bocca cucita e profilo basso. Se non che, in questi sessant’anni le tecniche di ricerca scientifica si sono enormemente perfezionate e raffinate: adesso si lavora solo in équipe, in grandi laboratori ove non manca nulla perché i finanziamenti dell’industria privata sono pressoché a fondo illimitato: in confronto, gli esperimenti di Hess e di Lorenz appaiono come commoventi tentativi artigianali. Ciò che sono in grado di fare, oggi, quei signori, va oltre ogni immaginazione: ed è per questo che si guardano bene dal divulgare le loro ricerche. Non si limitano ad esperimentare, anche perché gli esperimenti sono ormai inseparabili dalla manipolazione mentale più completa: sono una cosa sola. E se oltre mezzo secolo fa era normale, per essi, condurre esperimenti dove le femmine degli animali si mangiano i loro piccoli perché non li sanno più riconoscere, di che cosa sono capaci oggi, quando gli esperimenti li fanno direttamente sull’uomo? Fin dove si stanno spingendo? Quali frontiere della morale esistono ancora, per essi? Tenendo conto della disinvoltura con cui usano cavie umane per testare nuovi farmaci, ad esempio nelle campagne “umanitarie” a sostegno di popolazioni del Terzo e Quarto Mondo, oppure espiantano gli organi dei feti vivi per metterli in commercio, il tutto con i finanziamenti della multinazionali del farmaco e di grossi istituti che si occupano di smerciare questo tipo di prodotti, si arriva facilmente alla conclusione che da alcuni decenni questo tipo di “scienza” sta operando per trasformare la mente umana da qualcosa di naturale, che risponde a delle leggi naturali, in qualcosa di totalmente artificiale, che risponde a dei “comandi” impiantati in essa mediante meccanismi di condizionamento che scavalcano l’istinto, anche il più naturale di tutti, come quello materno, grazie al quale la madre riconosce i suoi piccoli, e questi la loro madre.

Un effetto collaterale, e per certi versi un prerequisito indispensabile, di questa linea di ricerca scientifica, è la programmazione dell’insensibilità dei ricercatori. Tali ricerche hanno bisogno di operatori che siano dei bravissimi tecnici, ma che non percepiscano neppure i risvolti etici di quanto vanno facendo. In altre parole, questo tipo di ricerche necessita di una nuova classe di scienziati che guardino all’uomo, come del resto è implicito nella filosofia evoluzionista, senza il benché minimo coinvolgimento emotivo, ma solo e unicamente come si guarda un oggetto di ricerca, le cui reazioni sono ininfluenti e perciò immeritevoli di qualsiasi considerazione etica. È la desensibilizzazione che consente a personaggi come Klaus Schwab, che non sono affatto scienziati, ma che hanno un grandissimo potere sugli scienziati, di affermare che entro il 2050 quattro miliardi di “mangiatori inutili” verranno eliminati da epidemie, guerre e fame; o a Bill Gates  di esprimere concetti del tutto simili, lui che è il principale finanziatore delle agenzie che stanno imponendo le vaccinazioni di massa per fronteggiare un’emergenza sanitaria che non c’è, ma è stata creata ad arte per fini inconfessabili: che tuttavia, per chi è ancora capace di ragionare, appaiono sempre più chiari.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 19 Maggio 2022

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