domenica, 26 Giugno 2022
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Seduti su una “Polveriera” di Michele Rallo

Le Opinioni Eretiche di Michele Rallo

«Siamo tutti seduti su una polveriera – scrivevo otto anni fa su queste pagine – Anzi su due polveriere. Una è l’Iraq, l’altra è l’Ukraina. Speriamo che non ci siano scintille.» [vedi “Social” del 20 giugno 2014]

Due anni piú tardi – sempre da queste stesse colonne – cosí commentavo una delle tante provocazioni americane contro la Russia: «È questo il clima in cui è maturata l’ultima provocazione: quella dell’annunzio di una “guerra cibernetica” contro la Russia. Mosca ha risposto che gli Stati Uniti “scherzano col fuoco”. Speriamo che ci si fermi agli scherzi, se così vogliamo chiamarli. Speriamo che Putin – come ha fatto finora – mantenga i nervi saldi e non cada nella trappola di rappresaglie e controrappresaglie.» E concludevo: «Perché il pericolo di una guerra mondiale è tutt’altro che remoto. Peraltro, la linea del fronte non sarebbe in America, ma qui, in Europa.» [vedi “Social” del 21 ottobre 2016]

Come stessero le cose, quindi, era chiaro fin da allora. Ed era chiaro non soltanto al sottoscritto, naturalmente, ma a tutti coloro che seguivano la scena diplomatica senza i paraocchi del “politicamente corretto”. Uno fra tutti, e certamente il piú autorevole: Henry Kissinger, Segretario di Stato con i presidenti Nixon e Ford, mostro sacro della diplomazia planetaria e, a tutt’oggi, il massimo esperto americano di politica internazionale.

Cosí Kissinger aveva vaticinato proprio nel 2014: «Trattare l’Ucraina come parte del confronto Est-Ovest e spingerla a far parte della NATO, affosserebbe per decenni ogni prospettiva di integrare la Russia e l’Occidente, e in particolare la Russia e l’Europa, in un sistema di collaborazione internazionale.» L’ex Segretario di Stato aveva previsto tutto con grande luciditá; salvo il fatto che l’obiettivo degli USA – o almeno dei Presidenti democratici degli ultimi anni – fosse proprio quello di evitare che la integrazione fra Russia ed Europa potesse realizzarsi; e che, per scongiurare quel pericolo, fossero pronti anche ad una guerra che riportasse indietro di ottant’anni l’orologio della storia.

Poi, naturalmente, c’é stato tutto il resto. A cominciare dalle “rivoluzioni colorate” e dalle “primavere arabe” promosse dai filantromiliardari americani vicini al Partito Democratico per destabilizzare i governi di mezzo mondo. Il “nostro” mezzo mondo, naturalmente, quello eurasiatico e mediterraneo; con la rigorosa esclusione dell’altro mezzo mondo, il “loro” (Americhe e area del Pacifico).

E senza considerare neanche altri fattori non proprio secondari. Due, in particolare: l’invasione migratoria dell’Europa e l’insorgere di un pericolosissimo fenomeno terrorista dai tratti assai misteriosi.

Sull’invasione é inutile soffermarsi piú di tanto. Basta dire che fra i suoi massimi promotori c’é quel George Soros che – guarda caso – é fra i massimi promotori anche delle “rivoluzioni colorate”.

Quanto al terrorismo islamista, il meno che si possa dire é che uno Stato – sia pure uno Stato sui generis come l’ISIS – non nasce dal nulla, come per incanto; soprattutto quando un tale “Stato” possa contare su finanziamenti miliardari e su provvidenziali megaforniture di armi ed equipaggiamenti (di provenienza segretissima), tali da tenere in scacco per alcuni anni gli eserciti di due Stati sovrani.

Tornando alla crisi ukraina, é chiaro che questa volta Putin sia caduto in trappola, reagendo alle provocazioni americane nel modo peggiore: invadendo l’Ukraina e mettendosi cosí formalmente e sostanzialmente dalla parte del torto. Il resto l’hanno fatto giornali e televisioni occidentali, propalando la fake new di una “invasione immotivata”. Tutto puó dirsi di questa invasione, tranne che sia “immotivata”. Sará anche sanguinosa, tragica, brutale, ma certamente non immotivata. Gli americani hanno organizzato un colpo-di-Stato in Ukraina per destituire il Presidente democraticamente eletto e per sostituirlo con un governo di loro proconsoli. Dopo di che hanno fatto chiedere all’Ukraina di aderire alla NATO e, nelle  more, hanno effettuato minacciose manovre militari congiunte Ukraina-NATO (ben tre!). Infine, hanno cominciato fin da súbito ad utilizzare il territorio ukraino come un gigantesco laboratorio per “studi” assai sospetti, taluno dice anche di natura chimico-batteriologica. In una di queste iniziative – affermano ambienti “complottisti” – sarebbe coinvolto addirittura il figlio di Biden, Hunter.

Ma, al di lá delle ragioni e dei torti per quanto fin qui avvenuto, quello che piú mi allarma é ció che potrá succedere nel futuro, anche immediato; e soprattutto – scusate l’approccio egoistico – quali sarebbero le conseguenze per l’Europa.

L’Europa, infatti – o meglio questa nefasta Unione Europea che agisce in nome dell’Europa – ha finora operato come una protesi (artificiale) degli Stati Uniti d’America. Non soltanto sposando ciecamente la versione americana della crisi ukraina (quella della invasione “immotivata”), ma adottando tutta una serie di misure che sono oggettivamente lesive, fortemente lesive degli interessi dei popoli europei: si va dalle sanzioni che hanno azzoppato l’economia del nostro Continente, all’invio di armi che ci ha reso di fatto dei co-belligeranti (e quindi degli obiettivi potenziali di rappresaglie), alla balzana idea di “ridurre la dipendenza energetica” dalla Russia; riduzione che dovrebbe avvenire a prezzo sia di una ulteriore crescita dei costi (oramai insostenibili), sia di una maggiore dipendenza anche da paesi islamici e africani, evidentemente giudicati piú affidabili che non la Russia. Scenario, quest’ultimo, suscettibile di sviluppi semplicemente catastrofici, qualora alcuni di quei paesi dovessero finire nell’orbita del fondamentalismo islamico.

A Bruxelles non capiscono, non vogliono capire che la manovra americana contro la Russia ha anche effetti collaterali – fortemente voluti – contro l’Europa. L’Europa non aveva e non ha alcun interesse nella partita Russia-Ukraina. Men che meno l’interesse a tirar dentro l’UE un altro paese povero, che dovremo sorreggere con colossali esborsi. Ma questa é soltanto la cornice della manovra antieuropea di Washington.

Gli aspetti piú pericolosi stanno dentro questa cornice. Gli USA continuano a provocare la Russia, a sospingerla verso una guerra generalizzata, estesa a tutti i paesi della NATO, noi compresi. In questa direzione – é chiaro anche ai ciechi – va l’adesione di Svezia e Finlandia alla NATO. Putin, finora, ha mantenuto i nervi saldi. Ma cosa potrebbe succedere nella disgraziatissima ipotesi che i nervi dovessero cedere? Basterebbe una fucilata in Carelia per far scattare il meccanismo dell’articolo 5 del trattato atlantico e farci ritrovare tutti in guerra.

Ora, nell’ipotesi di un conflitto del genere e avendo le forze armate russe dato una cattiva prova di sé nella guerra convenzionale, Mosca sarebbe certamente tentata dal ricorrere all’uso delle armi nucleari. Ove ció avvenisse – continuo in un ragionamento assolutamente ipotetico – né i russi né gli americani lancerebbero i temutissimi missili balistici intercontinentali (suscettibili di provocare una “risposta” devastante), ma farebbero invece ricorso a piú modesti ordigni nucleari “tattici”, da utilizzare sul terreno di scontro o nelle retrovie: cioé in Europa.

Ed ecco che il cerchio si chiuderebbe nella maniera piú drammatica, sulla nostra testa. Possibile che a Bruxelles non capiscano quali pericoli stiamo correndo? E possibile che non lo capiscano neanche a Roma, a Berlino o a Parigi? Possibile che non ci sia un momento di riflessione, di consapevolezza, di razionalitá neanche davanti ad un pur remoto pericolo nucleare? Possibile che l’unica cosa che importi sia quella di dire yes alla “grande alleata”? Possibile che lo zerbinismo atlantista sia l’unico “valore” di questa nostra disgraziatissima Europa?

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 20 Maggio 2022

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