domenica, 26 Giugno 2022
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Perchè dobbiamo farci monaci di Luca Rossi

Perchè non un partito bisognerebbe fondare, ma qualcosa di simile a un monastero cistercense di Luca Rossi

Ci sono milioni di italiani che hanno compreso la natura malvagia e corrotta del sistema. Essi sanno che i giornali e le televisioni manipolano le menti, costruendo una narrazione degli eventi diretta a confonderle, e ormai hanno capito che la differenza tra i partiti politici è un’illusione fabbricata artificialmente, e che tutti sono servi dello stesso potere finanziario, e che scuole, ospedali, chiese sono diventate istituzioni catturate, cioè istruite da un potere centrale per catturare l’uomo, indebolirlo e renderlo schiavo. Milioni di italiani, nonostante le false statistiche ufficiali, non si sono piegati al ricatto del siero genico sperimentale e hanno saputo sopportare disagi enormi, in molti casi la perdita del posto di lavoro, piuttosto che cedere di fronte a un’ingiustizia così evidente. Milioni di italiani sono scesi in piazza in questi due anni di farsa pandemica, rivendicando il loro diritto a poter scegliere liberamente il trattamento sanitario per la loro salute e il loro diritto a un lavoro. Tutto questo è un fatto positivo e in sé racchiude una carica di speranza e di ottimismo. Ma allora, da dove nasce, il senso di stanchezza, confusione e disperazione che sento, dovunque mi trovi in questa Nazione?  Perché tutti questi italiani che hanno capito tutto, sembrano però non aver capito una cosa, e cioè che se non sapremo organizzarci e agire uniti saremo spazzati via come tante mosche?

La divisione che serpeggia tra le fila dei resistenti e dei controrivoluzionari, uomini e donne abbastanza lucidi da aver compreso il pericolo mortale che stiamo attraversando, è sconfortante perché essenzialmente immorale. Questo non toglie che molte iniziative e associazioni siano lodevoli e diffondano contenuti di buon livello, e i loro fondatori siano uomini intelligenti e coraggiosi, spesso uomini di fede, onesti e niente affatto immorali. Quindi, ancora una volta mi chiedo, da dove nasce la disperazione che sento? La risposta è che non lo so, e se lo sapessi forse non sarebbe vera disperazione. Probabilmente il nemico è stato scaltro più del demonio, cioè ha tollerato se non incoraggiato il proliferare di questi mille rivoli nella società, mentre lui si concentrava nel controllo del flusso principale, così che essi alla fine avrebbero dovuto comunque affluire in lui. Viviamo tutti intrappolati nelle strutture del sistema che vogliamo combattere, e nella misura in cui abbiamo partecipato e partecipiamo a queste strutture, abbiamo pochissimi margini di manovra. Ad esempio, la domanda più ricorrente tra il pubblico che assiste agli incontri di questi comitati e associazioni riguarda le alleanze politiche. Ma come non capire che questo sarebbe come finire nelle fauci del drago? La democrazia in Italia è finita.

Non è mai esistita in realtà, ma almeno prima i signori che la controllavano avevano la decenza di conservare le apparenze. Adesso tutto è crollato, e il poco che è rimasto in piedi di parvenza democratica, tra non molto crollerà rovinosamente. Quindi, bisogna creare qualcosa di nuovo, è necessario che gli italiani riscoprano il genio dell’invenzione. Abbiamo inventato quasi tutto in questo Paese: il diritto, le banche, il pianoforte, il violino, il motore a scoppio, il freno a pedale, le strade (furono i Romani a razionalizzarne la costruzione e l’uso), la cucina (furono i Romani ad adibire uno spazio apposito per la preparazione e cottura del cibo), il microprocessore, il personal computer, la plastica, l’elicottero, la pila elettrica, la radio, la prospettiva, gli acquedotti, i ponti (quelli romani furono tra i primi grandi e duraturi ponti mai costruiti). Oggi dobbiamo reinventarci daccapo, dobbiamo costruire insieme un nuovo modo di vivere: nuove scuole, nuovi ospedali, nuovi sistemi di rappresentanza e di lavoro, nuove chiese. Ma non possiamo farlo da soli, dobbiamo farlo uniti sotto il segno della Tradizione. L’amore per la nostra terra e l’amore di Dio, quando sono sinceri e profondi, possono fare miracoli.

Il migliore esempio di questo amore sono le abbazie cistercensi che si possono trovare in molte regioni italiane. Per illustrare meglio questo concetto, spero mi perdoniate una nota personale.

I miei genitori sono nati in due valli diverse, separate dalla dorsale appenninica. Mio padre è nato nel versante che da verso il mare e la città di Genova, mentre mia madre in quello che si rivolge alla pianura. Ho avuto modo così di osservare fin da bambino, soprattutto nei caratteri dei miei nonni, due modi di essere molto diversi tra loro.  Dalla parte dei miei nonni materni c’era la forza di una religiosità profonda e schietta, tanto da sembrare un’autentica stranezza che uomini e donne così semplici potessero essere anche così sicuri e solidi nelle loro credenze. Dalla parte di mio padre c’era invece l’opposto, una fondamentale selvatichezza e inciviltà di costumi e una confusione o sostanziale indifferenza riguardo ai fatti della religione. Fino a non molto tempo fa, avevo attribuito questa differenza alla sola natura, ma recentemente ho fatto una scoperta che mi ha aperto alla mente le ragioni di questa differenza. La cultura, insieme alla natura, aveva operato questa differenza. Un monastero cistercense, filiazione di quello che si era stabilito a Rivalta Scrivia, era stato attivo dal 1200 al 1450 sul monte Porale, e aveva formato, attraverso le opere, l’esempio e la preghiera dei suoi monaci, le anime dei miei antenati materni che vivevano nei dintorni.  Data l’impervia natura di quelle valli, il loro influsso sarebbe durato molto più a lungo della loro effettiva scomparsa.  In un certo senso posso dire di aver ancora conosciuto due monaci cistercensi nelle figure dei miei nonni materni, i quali non erano dei santi, ma certamente i migliori insegnanti che un bambino possa avere.

Morale della favola, non un partito bisogna fondare, ma qualcosa di simile a un monastero cistercense. I monaci che costruivano le chiese certamente dovevano tenere conto di relazioni ed alleanze, ma prima di tutto si preoccupavano di pregare e di costruire.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 24 Maggio 2022

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