domenica, 26 Giugno 2022
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Avanti con la “Buona Battaglia”

Grazie don Claudio Crescimanno. Il rovesciamento della teologia e della vera Chiesa. Tra Bergoglio e Benedetto XVI: una forza maligna, non causale, un piano ben congegnato è riuscito a prendere possesso del vertice della Chiesa di Francesco Lamendola  

Da quando Bergoglio è stato eletto, in maniera dubbia e controversa, pontefice romano, dopo le non meno dubbie e controverse dimissioni di Benedetto XVI, infuria una polemica all’interno della minoranza, invero sparuta, di quanti denunciano la gravissima manomissione della dottrina cattolica da parte della gerarchia ecclesiastica e l’uso di un vero e proprio anti-magistero per diffondere errori ed eresie d’ogni tipo, fuorviando le menti e sospingendo le anime verso l’apostasia, più o meno consapevole, culminata nella trista cerimonia d’intronizzazione della Pachamama nella basilica di San Pietro, a Roma, il 7 ottobre 2019.

Gli animi sono più che mai divisi, e così pure i giudizi: alcuni puntano il dito contro il solo Bergoglio, denunciando in lui un vero e proprio antipapa, se non qualcosa di ancor peggiore, l’anticristo o un suo precursore, e guardano con rimpianto e nostalgia al suo predecessore, convinti che Benedetto sia stato costretto, con l’inganno o il ricatto, alle dimissioni dal suo alto ministero; altri estendo il giudizio negativo allo stesso Benedetto, notando le linee di continuità fra i due pontificati, nonostante alcune differenze, più di stile e di comunicazione che di sostanza teologica, dottrinale, pastorale e liturgica; altri ancora spingono lo sguardo ancora più indietro e individuano nel Concilio Vaticano II la radice delle deviazioni successive, l’evento che ha fatto da detonatore di un processo rivoluzionario le cui parole-chiave sono state rinnovamento, ecumenismo e dialogo-interreligioso, ciascuna delle quali serviva e serve in realtà a mascherare una precisa volontà di sovversione della dottrina cattolica: rispettivamente il ripudio della Tradizione, l’accettazione delle tesi protestanti e la negazione del principio nulla salus extra Ecclesiam, con la conseguente relativizzazione della verità e i suoi frutti inevitabili, il soggettivismo morale e l’indifferentismo religioso.

Sia come sia – e a noi pare che tutte e tre queste posizioni possano essere abbracciate simultaneamente, perché si integrano l’una con l’altra – sta di fatto che la conclusione è sempre la stessa: una forza maligna, preordinata e non causale, un piano molto antico e ben congegnato è riuscito a prendere possesso del vertice della Chiesa e l’ha traghettata lontano dalla vera dottrina, realizzando il tremendo capolavoro di gettare nell’apostasia un miliardo e trecento milioni di fedeli senza che la grande maggioranza di questi si sia resa conto di quel che sta accadendo, e che si è consumato dapprima a piccoli passi, da ultimo invece ad un ritmo sempre più precipitoso, negli ultimi cinquanta anni di vita della Chiesa cattolica. Su tale forza maligna vigono pareri disparati: a noi sembra indubbio che essa sia essenzialmente di origine preternaturale, e vada identificata con l’antico avversario, che, dice la Prima lettera di san Pietro, si aggira come leone ruggente cercando chi divorare; ma che, dal punto di vista umano, è stata impersonata dalla massoneria ecclesiastica, infiltratasi poco alla volta nelle file del clero e giunta infine a dominare la gerarchia, piazzando i suoi uomini nelle posizioni-chiave, in maniera ben dissimulata, e diffondendo dottrine anticattoliche e pessimi modelli liturgici, allo scopo di distruggere quanto la Chiesa ha fedelmente custodito e tramandato, sotto forma di magistero, nel corso di ben diciannove secoli, sovente lottando contro forze strapotenti, ma riuscendo sempre a trionfare di ogni manovra mirante a snaturare il suo insegnamento.

Ora, se questo è lo stato delle cose, ci si domanda, non senza un fremito di raccapriccio, se si possa ancora combattere la buona battaglia per il ripristino della verità all’interno della Chiesa, o se sia diventato inevitabile condurre la battaglia dall’esterno, stante l’estrema difficoltà, per non dire l’impossibilità, di cacciare i pastori infedeli e traditori e riportare la massa dei fedeli nel grembo della vera dottrina, dalla quale si sono inconsapevolmente allontanati, fuorviati dai falsi pastori, e pertanto inconsapevoli di dover lottare per ritornare al vero Vangelo di Gesù Cristo, dal quale, ora come ora, sono lontani come mai era accaduto nel corso della storia.

Personalmente non abbiamo mai dubitato che la battaglia vada condotta all’interno, anche se dobbiamo ammettere che qualche ragione ce l’hanno, almeno in apparenza, quanti giudicano la cosa impossibile e inutile, perché ormai l’intero edificio della Chiesa visibile è marcio, non solo a livello dottrinale, ma anche a livello morale, infestato com’è da una genia di pastori non soltanto eretici, massoni e in parte perfino satanisti, ma altresì perversi, pervertiti e pervertitori, pedofili e criminali sessuali, nonché diffusori dell’ideologia omofila (valga per tutti il caso degli orridi affreschi che profanano il duomo di Terni, voluti dall’allora vescovo Vincenzo Paglia). Non ne abbiamo mai dubitato perché sempre memori della promessa di Gesù Cristo: questa è la mia chiesa, e le porte degli Inferi non prevarranno su di essa. E tuttavia, come avere ancora speranza in un ripristino della vera Chiesa, se quasi tutti i vescovi, e da ultimo gli stessi cardinali e i papi, sono stati acquisiti al piano satanico di cui si è detto?

Una grande consolazione, in tali angustie, ci è venuta dalla conoscenza di un piccolo resto di pastori fedelidi autentici sacerdoti, ben radicati nella dottrina autentica e dotati di un alto livello di moralità, i quali, benché occultati dai mezzi d’informazione (che dal Concilio appunto si sono significativamente alleati coi settori massonici e modernisti del clero) e naturalmente perseguitati in vario modo dall’episcopato infedele, tengono accesa nelle anime la fiammella della vera fede e fanno sperare che, con l’aiuto dello Spirito Santo, il giorno della riscossa e della liberazione non sia poi così lontano come potrebbe sembrare stando alle apparenze. Vediamo in essi un riflesso degli Apostoli che, fin dal principio, si impegnarono a diffondere ovunque il Vangelo di Gesù e a battezzare nel suo Nome, secondo il mandato che avevano da Lui ricevuto; un riflesso del loro sacro zelo per la verità e dello spirito di abnegazione che si evince in essi dalla lettura dei Vangeli, degli Atti degli Apostoli e delle lettere del Nuovo Testamento.

In questo piccolo resto, abbiamo avuto l’onore e il privilegio di fare la conoscenza di un sacerdote come don Claudio Crescimanno, il quale ha appena scritto un libro, intitolato Signore, non t’importa che moriamo? Riflessioni sulla barca che affonda (Edizioni Città Cristiana, 2022), di piccola mole ma estremamente lucido e denso di significato, nel quale abbiamo trovato una descrizione acuta e precisa degli eventi che hanno condotto alla presente degenerazione, e che ci sentiamo pertanto di sottoscrivere, parola per parola, dalla prima all’ultima pagina, tanto che non avremmo saputo scrivere diversamente, se avessimo voluto accingerci alla stessa fatica. Ogni paragrafo, ogni frase sono così limpidi e argomentati, così ispirati, e al tempo stesso scritto con tale esemplare chiarezza, che meriterebbero una meditazione profonda ed una riflessione particolare, cosa che raccomandiamo di fare a quanti ci stanno leggendo.

Per limitarci ad una parte della descrizione di come il grande inganno conciliare e il grande tradimento della fede sono stati condotti all’interno di un clero in gran parte inconsapevole, disorientato e conformista, e davanti ad una massa di fedeli che non chiedeva di meglio che una dottrina più che disposta a venire incontro a tutte le umane  debolezze e a scusare tutti i peccati, riportiamo questa pagina dello scritto di don Crescimanno (cit., pp. 8-10):

Ma poco dopo la loro nascita, questi movimento [cioè il movimento biblico, quello teologico e  quello liturgico] si biforcano: in ciascuno di essi c’è una parte formata da coloro che ritengono si debba procedere nel rispetto di una tradizione bimillenaria che è, nel suo complesso, manifestazione dello Spirito di Dio che guida e arricchisce in defettibilmente la Chiesa; e c’è un’altra parte formata da coloro ritengono questi ambiti, anzi tutta la vita della Chiesa, non solo bisognosa di un rinnovamento, ma inadeguata, fuorviata, degenerata, da mille e cinquecento anni a questa parte: la Chiesa ‘costantiniana’, con la sua teologia statica, la sua morale intransigente, la sua liturgia sacrale e clericale, la sua struttura piramidale; per questo si rende necessaria una vera e propria rivoluzione, anche se non la chiamano mai con questo termine. Questa corrente rivoluzionaria viene condannata ripetutamente e con forza dal Magistero della Chiesa, da san Pio X, con la “Pascendi” del 1907 e tutta l’azione conseguente contro l’eresia modernista, fino a Pio XII, che con la “Divino Afflante Spiritu” (del 1943) interviene sulla questione biblica; con l’”Humani Generis” (del 1950) e la “Sempiternus Rex” Christus” (del 1951), interviene sulla questione teologica; con la “Mediator Dei” (del 1947) interviene sulla questione liturgica. Ma nonostante le ripetute condanne del Magistero, la corrente rivoluzionaria prende progressivamente il sopravvento in ciascuno dei tre ambiti sopra citati e opera efficacemente, in alcuni momenti allo scoperto, in alcuni momenti in modo sotterraneo, a preparare il clima che influirà in modo determinante sulla celebrazione del Vaticano II e sulla sua applicazione nei decenni seguenti, cioè sul post-concilio. In questa azione hanno un ruolo fondamentale anzitutto il movimento modernista, agli inizi del Novecento; poi la “Nouvelle Théologie”, sua legittima erede, a partire dagli anni Quaranta, che annovera tra i suoi membri i teologi più prestigiosi e affermati del Ventesimo secolo e la cui influenza in ogni disciplina teologica e morale è incalcolabile. (…)

Cosa si propongono questi esegeti, teologi, liturgisti, rivoluzionari? Nessuna delle innovazioni proposte è originale: sono tesi che riguardano l’interpretazione della Scrittura, il valore dei dogmi, le conseguenze morali della fede, il valore dei sacramenti, le forme rituali, la struttura della Chiesa, il rapporto con le altre religioni e con il mondo; su questi temi c’è un’unica paradossale proposta: sposare al più presto ciò che il Magistero ha condannato e combattuto negli ultimi cinquecento anni! Sì, perché i rivoluzionari rileggono la storia a rovescio e sostengono che nella contrapposizione del XVI secolo tra Lutero e il concilio di Trento, in realtà aveva ragione Lutero, solo che purtroppo la Gerarchia di allora non lo ha capito e la Chiesa si è chiusa alla meravigliosa opportunità della riforma; nella contrapposizione del XVIII secolo tra l’illuminismo e il cristianesimo, aveva ragione l’illuminismo, solo che il Magistero di allora non lo ha capito e di nuovo la Chiesa si è arroccata nelle sue posizioni integraliste e intransigenti e così ha perso l’opportunità di lasciarsi beneficamente rinnovare dai principi e dai valori dei lumi… e così via, di contrasto in contrasto. In questo modo per circa cinquecento anni la Chiesa cattolica non ha fatto altro che chiudersi al mondo, alle novità, al progresso, e moltiplicare le condanne: dalla bolla “Exsurge Domine” di Leone X, alla “Mirari Vos” di Gregorio XVI, alla “Pascendi” di Pio X, alla “Humani Generis” di Pio XII. E la cosa più drammatica – sempre secondo questo pensiero –  è che in questo modo la Chiesa non ha fatto altro che allargare sempre più il suo divario con il Vangelo; eh sì, perché da Lutero fino all’abate Franzoni, i protestanti, gli illuministi, i massoni, i liberali, i modernisti, i socialisti, insomma tutti i rivoluzionari, ingiustamente e ottusamente condannati, in realtà avevano visto giusto, avevano capito il Vangelo meglio del Magistero cattolico!

Ma finalmente c’è stata la svolta, finalmente con il Concilio Vaticano II la Chiesa, seppure con mezzo millennio di ritardo, prende consapevolezza di tutto ciò: ecco la portata rivoluzionaria del concilio così appassionatamente celebrata dai sostenitori di questo pensiero. Naturalmente questa rivoluzione copernicana si manifesta solo parzialmente nei documenti, che sono frutto di un compromesso fra le varie posizioni presenti in concilio e quindi per ciò stesso rappresentano una fase ancora immatura del cambiamento, e dunque provvisoria; ma piuttosto si manifesta nel famoso “’spirito’ del concilio. Lo spirito del concilio è da cinquant’anni il criterio di interpretazione della realtà che ha scalzato tutti i criteri precedenti (vero e falso, bene e male…), la nuova ‘ortodossia’ violando la quale si incorre nella nuova ‘scomunica’ per la quale non c’è remissione.

Il nodo decisivo, alla fine, è sempre lo stesso: il concetto di “dialogo col mondo”, che induce con la frode ad abbassare la guardia e finisce per consegnare la Chiesa nelle braccia del mondo, della sua mentalità e, più concretamente, dei suoi poteri malvagi. Oggi sappiamo e vediamo assai bene quali siano tali poteri: e il tristissimo spettacolo di una chiesa che prontamente si allinea al colpo di stato globale e, complice di quei poteri, spranga le chiese, riaprendole solo a condizioni umilianti, per diffondere le menzogne sull’emergenza sanitaria e promovendo, anzi imponendo, l’inoculazione del clero, mentre tace del tutto sui bisogni spirituali delle anime, sulla perenne verità soprannaturale di Gesù Cristo, testimonia in maniera inequivocabile quale fosse, fin dal principio, l’obiettivo della rivoluzione conciliare: sottomettere la chiesa al mondo, asservirla all’antico e implacabile nemico. Ma è un piano destinato a fallire miseramente. Dio conosce i suoi e darà loro l’ispirazione, la forza e la tenacia necessarie alla salute delle anime, al ripristino della sua Chiesa e al trionfo della verità.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 26 Maggio 2022

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