domenica, 26 Giugno 2022
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Perché è sbagliato dire che l’antica alleanza persiste di Francesco Lamendola

Perché è sbagliato dire che l’antica alleanza persiste e l’eresia consiste nell’attribuire all’Alleanza un “Senso carnale” che fra l’altro equivale a una paradossale forma di razzismo all’incontrario che discrimina i “Non-ebrei” di Francesco Lamendola  

Nel suo discorso di Magonza del 17 novembre 1980, tenuto dinanzi ai rappresentanti della comunità ebraica, Giovanni Paolo II richiamandosi alla Nostra aetate del 28 ottobre 1965 ed elogiando le virtù del “dialogo” interreligioso, ha affermato solennemente che l’Antica Alleanza non è stata mai revocata (§ 3).

(…) La prima dimensione di questo dialogo, cioè l’incontro tra il popolo di Dio dell’Antica Alleanza, da Dio mai denunziata (cf. Rm 11,29), e quello della Nuova Alleanza, è allo stesso tempo un dialogo all’interno della nostra Chiesa, per così dire tra la prima e la seconda parte della sua Bibbia. In proposito dicono le direttive per l’applicazione della dichiarazione conciliare “Nostra Aetate”: “Ci si sforzerà di comprendere meglio tutto ciò che nell’Antico Testamento conserva un valore proprio e perpetuo…, poiché questo valore non è stato obliterato dall’ulteriore interpretazione del Nuovo Testamento, la quale al contrario ha dato all’Antico il suo significato più compiuto, cosicché reciprocamente il Nuovo riceve dall’Antico luce e spiegazione” (Nostra Aetate, II).

E sei anni dopo, parlando nella Sinagoga di Roma e rivolgendosi al rabbino capo, Elio Toaff, , il 13 aprile 1986, egli ha ripreso il discorso e affermato che gli Ebrei sono fratelli maggiori dei cristiani nella fede in Abramo (§ 4):

4. L’odierna visita vuole recare un deciso contributo al consolidamento dei buoni rapporti tra le nostre due comunità, sulla scia degli esempi offerti da tanti uomini e donne, che si sono impegnati e si impegnano tuttora, dall’una e dall’altra parte, perché siano superati i vecchi pregiudizi e si faccia spazio al riconoscimento sempre più pieno di quel “vincolo” e di quel “comune patrimonio spirituale” che esistono tra ebrei e cristiani. È questo l’auspicio che già esprimeva il paragrafo n. 4, che ho ora ricordato, della dichiarazione conciliare “Nostra Aetate” sui rapporti tra la Chiesa e le religioni non cristiane. La svolta decisiva nei rapporti della Chiesa cattolica con l’Ebraismo, e con i singoli ebrei, si è avuta con questo breve ma lapidario paragrafo.

Siamo tutti consapevoli che, tra le molte ricchezze di questo numero 4 della “Nostra Aetate”, tre punti sono specialmente rilevanti. Vorrei sottolinearli qui, davanti a voi, in questa circostanza veramente unica.

Il primo è che la Chiesa di Cristo scopre il suo “legame” con l’Ebraismo “scrutando il suo proprio mistero”. La religione ebraica non ci è “estrinseca”, ma in un certo qual modo, è “intrinseca” alla nostra religione. Abbiamo quindi verso di essa dei rapporti che non abbiamo con nessun’altra religione. Siete i nostri fratelli prediletti e, in un certo modo, si potrebbe dire i nostri fratelli maggiori.

Entrambi gli episodi sono stati ricordati da don Curzio Nitoglia nel suo saggio Non abbiamo fratelli maggiori. Perché l’Antica Alleanza è stata revocata e gli ebrei hanno bisogno di Gesù per salvarsi. (Edizioni Radio Spada, 2019). E si tratta di due gravi eresie, perché contraddicono frontalmente il Nuovo Testamento e in particolare ciò che dice san Paolo, che era un ebreo nonché un fariseo osservante, nella sua opera di maggior spessore teologico, l’Epistola ai Romani. Infatti, nel nono capitolo egli scrive:

1 Dico la verità in Cristo, non mento, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo: 2ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua. 3Vorrei infatti essere io stesso anatema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne. 4Essi sono Israeliti e hanno l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse; 5a loro appartengono i patriarchi e da loro proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen.

6Tuttavia la parola di Dio non è venuta meno. Infatti non tutti i discendenti d’Israele sono Israele, 7né per il fatto di essere discendenza di Abramo sono tutti suoi figli, ma: «In Isacco ti sarà data una discendenza»; 8cioè: non i figli della carne sono figli di Dio, ma i figli della promessa sono considerati come discendenza. 9Questa infatti è la parola della promessa: Io verrò in questo tempo e Sara avrà un figlio. 10E non è tutto: anche Rebecca ebbe figli da un solo uomo, Isacco nostro padre; 11quando essi non erano ancora nati e nulla avevano fatto di bene o di male – perché rimanesse fermo il disegno divino fondato sull’elezione, non in base alle opere, ma alla volontà di colui che chiama -, 12le fu dichiarato: «Il maggiore sarà sottomesso al minore», 13come sta scritto:

«Ho amato Giacobbe e ho odiato Esaù».

14Che diremo dunque? C’è forse ingiustizia da parte di Dio? No certamente!15Egli infatti dice a Mosè:

«Avrò misericordia per chi vorrò averla, /e farò grazia a chi vorrò farla». 16Quindi non dipende dalla volontà né dagli sforzi dell’uomo, ma da Dio che ha misericordia. 17Dice infatti la Scrittura al faraone: Ti ho fatto sorgere per manifestare in te la mia potenza e perché il mio nome sia proclamato in tutta la terra. 18Dio quindi ha misericordia verso chi vuole e rende ostinato chi vuole. 19Mi potrai però dire: «Ma allora perché ancora rimprovera? Chi infatti può resistere al suo volere?». 20O uomo, chi sei tu, per contestare Dio? Oserà forse dire il vaso plasmato a colui che lo plasmò: «Perché mi hai fatto così?». 21Forse il vasaio non è padrone dell’argilla, per fare con la medesima pasta un vaso per uso nobile e uno per uso volgare? 22Anche Dio, volendo manifestare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con grande magnanimità gente meritevole di collera, pronta per la perdizione. 23E questo, per far conoscere la ricchezza della sua gloria verso gente meritevole di misericordia, da lui predisposta alla gloria, 24cioè verso di noi, che egli ha chiamato non solo tra i Giudei ma anche tra i pagani. 25Esattamente come dice Osea:

«Chiamerò mio popolo quello che non era mio popolo
e mia amata quella che non era l’amata.
26E avverrà che, nel luogo stesso dove fu detto loro:
«Voi non siete mio popolo»,
là saranno chiamati figli del Dio vivente.
27E quanto a Israele, Isaia esclama:
Se anche il numero dei figli d’Israele
fosse come la sabbia del mare,
solo il resto sarà salvato;
28perché con pienezza e rapidità
il Signore compirà la sua parola sulla terra.
29E come predisse Isaia:
Se il Signore degli eserciti
non ci avesse lasciato una discendenza,
saremmo divenuti come Sòdoma
e resi simili a Gomorra».

30Che diremo dunque? Che i pagani, i quali non cercavano la giustizia, hanno raggiunto la giustizia, la giustizia però che deriva dalla fede; 31mentre Israele, il quale cercava una Legge che gli desse la giustizia, non raggiunse lo scopo della Legge. 32E perché mai? Perché agiva non mediante la fede, ma mediante le opereHanno urtato contro la pietra d’inciampo,33come sta scritto:

Ecco, io pongo in Sion una pietra d’inciampo
e un sasso che fa cadere; ma chi crede in lui non sarà deluso.

Dunque san Paolo, citando il profeta Malachia (1,2-3), ricorda la Parola di Dio: ho amato Giacobbe, che era il secondogenito, e ho odiato Esaù, che era il primogenito. Questa è la Parola di Dio: mentre l’espressione che definisce gli ebrei i fratelli maggiori dei cristiani in Abramo è una frase, direbbe il buon Nietzsche, molto umana, troppo umana: una frase costruita per piacere agli ebrei, forzando il significato della Scrittura e lambiccando le parole per dar l’impressione di una primogenitura che, in realtà, non esiste. Infatti san Paolo è chiarissimo nell’affermare che l’Alleanza di Dio con gli ebrei era un’alleanza di tipo spirituale: il loro peccato, che li condusse al rifiuto del Messia e all’impenitenza dopo un tale crimine, fu quello d’intenderla in senso materiale. Essi pensarono: «Noi siamo il popolo di Dio in quanto popolo»; mentre Dio li aveva scelti in senso spirituale e non razziale, cioè carnale. Perciò essere figli d’Israele non basta per essere figli di Dio e godere dei benefici dell’Alleanza; tanto più che l’Alleanza comprendeva, ovviamente, il suo completamento finale: l’arrivo del Messia, l’Incarnazione del Verbo. Solo con la venuta di Gesù, preannunziata da numerosi profeti, l’Alleanza ha acquistato il suo pieno significato: e infatti Gesù è venuto anche per richiamare gli ebrei al senso spirituale del patto con Dio. Lo ha detto e ribadito cento volte, per esempio nel corso del drammatico colloquio coi giudei dopo l’episodio della donna adultera, allorché rinfaccia loro di esser figli non di Abramo ma del diavolo, perché è dalle opere che si vede di chi è figlio l’uomo (Gv 8, 30-47):

30A queste sue parole, molti credettero in lui.  31Gesù allora disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; 32conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». 33Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: «Diventerete liberi»?». 34Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. 35Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. 36Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. 37So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. 38Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro». 39Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. 40Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. 41Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». 42Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. 43Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. 44Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. 45A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. 46Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? 47Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio».

E Giovanni il Battista, prima di Gesù, li aveva severamente ammoniti (Lc 3, 7-9):

7Alle folle che andavano a farsi battezzare da lui, Giovanni diceva: «Razza di vipere, chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? 8Fate dunque frutti degni della conversione e non cominciate a dire fra voi: «Abbiamo Abramo per padre!». Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. 9Anzi, già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco».

Conclusione: sostenere che gli ebrei sono i fratelli maggiori dei cristiani e hanno tuttora l’Alleanza, e dunque non occorre che si convertano a Cristo, significa fare un’affermazione gravemente eretica. L’eresia consiste nell’attribuire all’Alleanza un senso carnale; il che, fra l’altro, equivale a una paradossale forma di razzismo all’incontrario, discriminando i non-ebrei. Tali sono i frutti del Concilio e della Nostra Aetate: perché tutto parte da lì, ed è da lì che bisogna tornare a far chiarezza.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 29 Maggio 2022

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